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Spiagge, decreto concorrenza: gare rinviate, ma governo avvia mappatura concessioni

Dal testo approdato in consiglio dei ministri è stato stralciato ogni riferimento alla riassegnazione dei titoli tramite evidenza pubblica, ma entro sei mesi si dovrà completare la ricognizione del demanio marittimo necessaria per completare il riordino del settore. Irritazione del Movimento 5 Stelle, festeggiano Forza Italia, Pd e associazioni di categoria.

Sulla riforma delle concessioni balneari, il governo ha finalmente trovato una mediazione: dopo mesi di scontri interni alla maggioranza, il decreto concorrenza è approdato ieri in consiglio dei ministri rinunciando a regolamentare la riassegnazione dei titoli tramite gare pubbliche, ma comprendendo un articolo che impone almeno di iniziare la mappatura del demanio marittimo necessaria a concludere il riordino del settore. Come anticipato già la scorsa settimana da Mondo Balneare, l’intento del governo sarebbe quello di attendere la sentenza del Consiglio di Stato che si è riunito lo scorso 20 ottobre in adunanza plenaria al fine di esprimere un orientamento unitario della giustizia amministrativa sulla validità dell’estensione delle concessioni fino al 2033 disposta dalla legge 145/2018; ma oltre a questo fattore, sul rinvio delle gare ha pesato la ferma opposizione delle forze di centrodestra. Le intenzioni del premier Draghi, scritte nella prima bozza del decreto concorrenza poi stralciata, erano infatti quelle di disciplinare subito la riassegnazione delle concessioni tramite evidenze pubbliche, ma Lega e Forza Italia hanno fatto muro: e così il provvedimento, inizialmente atteso per luglio, è prima slittato a ottobre e infine è approdato in consiglio dei ministri senza alcun riferimento alle gare.

La notizia ha scatenato il plauso unanime delle associazioni di categoria (tutti i commenti sono in calce a questo articolo, NdR), mentre dalle forze politiche è trapelata la soddisfazione di Pd e Forza Italia e l’irritazione del Movimento 5 Stelle, col deputato Sergio Battelli che invoca le gare e annuncia emendamenti per modificare il testo del decreto. Ma che il premier Mario Draghi intenda risolvere comunque il problema in tempi brevi, lo dimostra la presenza di un articolo che impone di completare entro i prossimi sei mesi la mappatura ufficiale delle aree demaniali marittime in concessione: in particolare, il provvedimento prevede una delega al governo per costituire un sistema informativo di rilevazione delle concessioni di beni, al fine di «promuovere la massima pubblicità e trasparenza dei principali dati e delle informazioni relativi a tutti i rapporti concessori». Il decreto legislativo che ne seguirà dovrà, tra l’altro, individuare lungo tutto il territorio nazionale il numero e la tipologia di concessioni balneari, l’entità dei canoni e la storicità dei titoli: la rilevazione dovrà includere «tutti gli atti, i contratti e le convenzioni che comportano l’attribuzione a soggetti privati o pubblici dell’utilizzo in via esclusiva del bene pubblico» e «prevedere la piena conoscibilità della durata, dei rinnovi in favore di un medesimo concessionario, di una società controllata dal concessionario o di un suo familiare diretto, del canone, dei beneficiari, della natura della concessione, dell’ente proprietario e, se diverso, dell’ente gestore, nonché di ogni altro dato utile a verificare la persistenza in favore del medesimo soggetto delle concessioni e la proficuità dell’utilizzo economico del bene in una prospettiva di tutela e valorizzazione del bene stesso nell’interesse pubblico». Il testo completo del provvedimento si trova all’articolo 2 della bozza del decreto concorrenza, pubblicata dal Sole 24 Ore.

La mappatura del demanio marittimo contenuta nel decreto concorrenza è né più né meno quella già prevista dalla legge 145/2018, che oltre a estendere le concessioni fino al 2033 come periodo transitorio in vista della liberalizzazione del settore, aveva stabilito i principi per la successiva riassegnazione delle concessioni, tra cui appunto una ricognizione delle aree concesse e di quelle concedibili. Tale mappatura doveva essere completata entro il 30 aprile 2019, ma il compito non è mai stato nemmeno avviato e di conseguenza molti tribunali italiani hanno disapplicato l’estensione al 2033, che in assenza di una riforma organica non era più credibile come periodo transitorio, bensì appariva come una proroga automatica (e quindi illegittima in base alla sentenza “Promoimpresa” emessa il 14 luglio 2016 dalla Corte di giustizia europea). Per lo stesso motivo, nell’ultimo anno sono arrivate una lettera di messa in mora dall’Unione europea e svariate diffide dell’Antitrust contro i Comuni che hanno applicato la norma. Ma ora pare proprio che Draghi voglia chiudere una questione che si trascina dal 2010, da quando cioè lo Stato italiano ha recepito la direttiva europea “Bolkestein” sulla liberalizzazione dei servizi abrogando il rinnovo automatico delle concessioni in vigore fino ad allora, senza mai riuscire a introdurre un riordino del settore che possa conciliare i principi europei con i diritti degli attuali concessionari titolari di imprese private su suolo pubblico. E i titolari di stabilimenti balneari devono prepararsi a fare i conti con lo scenario delle procedure selettive che il governo vorrà senza dubbio istituire a partire dal 2033.

Illustrando i contenuti del decreto concorrenza, il premier Draghi ha dichiarato che con la mappatura del demanio marittimo, il governo vuole avviare «un’operazione di trasparenza» mappando tutte le concessioni in essere «come quelle relative alle spiagge, alle acque minerali e termali, alle frequenze. Si tratta di un provvedimento analogo a quanto ci apprestiamo a fare con il catasto. I cittadini potranno così verificare quanto ciascun concessionario paghi per esercitare la sua attività. Ci aspettiamo che questo esercizio metta in evidenza la frammentazione delle competenze tra amministrazioni centrali e territoriali e la scarsa redditività per il governo della maggior parte delle concessioni».

I commenti della politica

Come anticipato, il Movimento 5 Stelle non ha gradito lo stralcio delle procedure di gara dal decreto concorrenza. Così infatti afferma il deputato Sergio Battelli in un post su Instagram: «Sul ddl concorrenza salta la questione balneari. Il premier Mario Draghi ci ha provato, ma il centrodestra ha fatto muro. Lo dico e lo ripeto senza disagio: non è una questione di Bolkestein o non Bolkestein. In Italia la gestione del demanio marittimo è stata prorogata, derogata, derubricata per anni e da tutti i governi, compreso il Conte uno. Il concetto è semplice: non esiste una concessione “a vita” senza una procedura di gara di aree pubbliche. Diverse regioni hanno proprie leggi che determinano percentuali di arenile libero e accessibile, ma sono inapplicate da anni. Le gare sono il punto di arrivo: lavoriamo su principi e criteri per normarle, ma questo caos normativo deve finire, ed ecco perché parlerò nuovamente con il mio gruppo per presentare emendamenti».

Di tutt’altra opinione è invece il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che recita in una nota: «Ha fatto bene il governo, accogliendo le nostre ripetute istanze, a escludere dal ddl concorrenza le concessioni balneari. Si tratta, infatti, di materie già regolate da altre norme e per cui più volte siamo intervenuti chiedendone l’esclusione anche in Europa dalla direttiva Bolkestein, una norma che non ha nulla a che fare con queste attività. Per quanto riguarda le concessioni balneari, siamo di fronte a imprese turistiche fondamentali per il comparto e che operano da troppi anni in una situazione di incertezza intollerabile, alla quale si sono sommati i tanti danni dovuti al maltempo e la pandemia degli ultimi anni. Continuare a minacciarle nuoce al settore e impedisce investimenti fondamentali che dovranno invece essere incentivati per poter sfruttare appieno una delle peculiarità che pochi paesi europei possono vantare e che altri invece vorrebbero far scomparire».

Soddisfatto è anche il deputato del Partito democratico Umberto Buratti: «È assolutamente corretta, doverosa e di buon senso la scelta del governo di non introdurre il tema delle concessioni demaniali marittime all’interno del decreto concorrenza. Bene anche la cosiddetta mappatura, che dovrà servire per avere una visione d’insieme del demanio che, ricordo, non interessa solo gli stabilimenti balneari, bensì ogni struttura esistente come immobili abitativi, commerciali, teatri, distributori di benzina, eccetera. Per questo è necessario potenziare gli uffici del Sistema informativo demanio (Sid) e completare il procedimento previsto dalla legge 125/2016 per l’aggiornamento della dividente demaniale marittima (la linea di demarcazione tra demanio e altre proprietà) da parte delle Regioni in ragione delle mutate condizioni della costa. Come ha ben detto il presidente Draghi, l’intervento in materia di concessioni demaniali marittime deve essere fatto in una logica microeconomica che tenga conto della realtà delle concessioni demaniali, che è molto articolata e differente nelle varie zone d’Italia. Inoltre dobbiamo ancora conoscere l’esito della sentenza del Consiglio di Stato. Da qui si potrà arrivare a una riforma organica che tenga conto delle specificità del nostro demanio e offra risposte coerenti, adeguate e non superficiali che tutelino le imprese. Noi siamo pronti, come parlamentari Pd, a sostenere il lavoro del governo per affrontare e risolvere la questione delle concessioni sul demanio marittimo e a collaborare per far sì che si arrivi a una soluzione definitiva e condivisa».

I commenti delle associazioni di categoria

Da parte delle associazioni che rappresentano gli imprenditori balneari italiani, la soddisfazione è unanime. «Bene l’esclusione dei balneari dal disegno di legge sulla concorrenza», dichiara Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari aderente a Fipe-Confcommercio. «Bene anche la ricognizione delle concessioni dei beni, del resto già prevista nella riforma della disciplina contenuta nella legge 145/2018. È tempo che si applichi, senza indugio, questa legge che delinea un percorso di riforma della materia non più dilazionabile. La balneazione attrezzata italiana, costituita da 30.000 imprese con 1 milione fra addetti diretti e indiretti, non può vivere nell’incertezza. La questione delle concessioni balneari non può essere affrontata in maniera semplicistica o strumentale, come taluno vorrebbe in maniera irresponsabile e demagogica. È una vicenda delicata e complessa, tanto da avere dato luogo a contrasti giurisprudenziali che hanno richiesto persino la fissazione dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato. La decisione di Palazzo Spada, attesa per le prossime settimane, sarà importante ancorché spetti alle istituzioni rappresentative (governo, parlamento e regioni) risolvere questa intricata vicenda con un giusto bilanciamento fra la concorrenza e i diritti fondamentali delle aziende attualmente operanti, salvaguardando la balneazione attrezzata italiana che costituisce un prezioso vantaggio competitivo del paese nel mercato internazionale delle vacanze».

Dello stesso tenore è la nota di Maurizio Rustignoli, presidente di Fiba-Confesercenti: «Sicuramente è di grande buon senso non avere inserito la questione delle concessioni balneari nel ddl concorrenza: in questa fase si rischierebbe di avere un approccio frettoloso e quindi sbagliato su un tema molto complicato. Abbiamo bisogno di seguire un percorso, e noi balneari di Fiba-Confesercenti ribadiamo che il percorso è quello già tracciato dalla legge 145/2018. Apprendiamo con soddisfazione il fatto che il governo intende comunque procedere con una mappatura delle coste italiane: è questa la strada da seguire per comprendere le varie sfaccettature della questione e raccogliere tutti gli elementi utili. Preso atto di quello che sarà l’esito della sentenza del Consiglio di Stato, secondo Fiba si potrà e si dovrà celermente procedere alla riforma del demanio, tenendo in considerazione i passaggi già previsti dalla legge e la necessaria tutela delle imprese balneari e dei loro investimenti».

Ancora, così Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Dopo la notizia che le concessioni turistico-ricreative non sono oggetto del decreto concorrenza, Assobalneari-Confindustria esprime la propria soddisfazione per essere riuscita a fare comprendere al governo, attraverso i parlamentari che si sono sempre occupati della questione, che esiste già una legge dello Stato che è la 145/2018, che proroga le concessioni al 2033 e che è già passata al microscopio dalla Commissione europea a suo tempo, senza essere stata contestata. Mettere in discussione questo caposaldo sarebbe stato un errore gravissimo, soprattutto in termini di prospettive per una ripresa economica del paese e del turismo in particolare. L’azione ora necessaria del governo è difendere nei confronti della Commissione europea le imprese turistico-ricreative, e perciò anche gli stabilimenti balneari, dai morbosi e fin troppo interessati attacchi dei tecnocrati di Bruxelles che vorrebbero favorire grossi gruppi di investitori esteri per impossessarsi dei nostri litorali a costo zero. L’esecutivo oggi deve proseguire la trattativa con Bruxelles partendo dalla perfetta risposta data alla richiesta europea di messa in mora dell’Italia e facendo comprendere a quei signori, che nemmeno sanno cosa significhi un’impresa turistica, che siamo locatari di un bene e non di un servizio, come lo stesso Bolkestein è venuto a dichiarare al parlamento italiano. Le argomentazioni per uscirne ci sono, ma si tratta di risolvere l’annosa questione una volta per tutte a livello politico, anziché permettere che siano pochi giudici a esprimersi sul futuro di 30.000 imprese che contribuiscono a far ripartire il settore economico del turismo favorendo occupazione e indotto. Ci auguriamo che quanto avvenuto sia il primo passo per andare nella direzione giusta».

Questo, invece, il commento diramato da Cna Balneari: «Apprezziamo la decisione del governo di non rimettere in discussione nel decreto concorrenza la misura, già convertita in legge dal parlamento, che estende al 2033 le attuali concessioni demaniali marittime. Una richiesta avanzata da tempo dalla nostra confederazione per garantire stabilità a un comparto da 30mila imprese e che il governo ha accolto con una dimostrazione di sensibilità e di concretezza. Cna Balneari considera positivamente anche l’annuncio di una mappatura delle concessioni in vista della riforma del demanio marittimo. E proprio per cominciare a tracciare il futuro del settore, oggi pomeriggio a Viareggio Cna Balneari organizza un convegno con la partecipazione di esponenti delle principali forze politiche».

Da parte di Federbalneari arrivano le parole del presidente Marco Maurelli: «Lo avevamo detto al ministro Garavaglia nel nostro ultimo incontro a Rimini: la mappatura delle concessioni demaniali è la prima cosa da fare e manca formalmente da oltre 10 anni. Sono mancate quattro riforme e siamo convinti che sia la volta buona. Questo input del governo rappresenta il vero segnale di discontinuità chiesto con fermezza da Federbalneari Italia. È necessario anche dare un segnale di riforma al Consiglio di Stato, che si esprimerà in giudizio entro pochi giorni e che siamo convinti confermerà la validità della legge di transizione per la durata delle concessioni con scadenza al 31 dicembre 2033».

Infine, così si è espresso Mauro Vanni, presidente di Confartigianato Imprese Demaniali: «Accogliamo positivamente la decisione del governo di non introdurre il tema delle concessioni demaniali all’interno del decreto sulla concorrenza, ritenuto importantissimo in chiave Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza su cui si fonda la ripartenza italiana dopo la pandemia coi fondi messi a disposizione dall’Unione europea. Quella del governo e del presidente Draghi ci pare una decisione diligente e seria, perché normare superficialmente su un tema come questo si rischia di adottare provvedimenti iniqui. Bisogna rendersi conto che la realtà delle concessioni demaniali è molto articolata, differente nelle varie zone d’Italia, e le 30.000 concessioni hanno situazioni diverse fra loro. In Italia ci sono stabilimenti balneari, camping, ristoranti e alberghi, cioè categorie diverse fra loro. Non pensiamo che quel che accade su un territorio sia la normalità. Se interviene il governo su scala nazionale, deve farlo in modo equo. Noi stessi da anni chiediamo una ricognizione della costa italiana, perché ad oggi il demanio marittimo non ha una fotografia precisa. Con quella, che è l’impegno assunto dal governo, sarà possibile adottare provvedimenti seri».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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