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Balneari, Consiglio di Stato valuta rinvio a Corte Ue

L'esito dell'adunanza plenaria di stamane sarà noto solo a fine anno, ma c'è già l'ipotesi di chiedere il parere del giudice europeo in merito all'estensione delle concessioni al 2033.

Si saprà solo tra due mesi il parere del Consiglio di Stato in merito all’estensione delle concessioni balneari al 2033, anche se una delle ipotesi più accreditate è il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea – e in tal caso la decisione potrebbe essere anticipata già alla fine di novembre. È quanto è emerso dall’attesa adunanza plenaria che il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi ha convocato stamane a Roma, al fine di esprimere una posizione unitaria della giustizia amministrativa in merito all’applicazione o meno della legge 145/2018 che ha disposto il prolungamento di quindici anni della validità delle concessioni demaniali marittime su cui insistono i circa diecimila stabilimenti balneari italiani.

Nello specifico, recitava l’ordine del giorno, i giudici di Palazzo Spada sono stati chiamati a decidere «se sia doverosa o no la disapplicazione delle leggi statali o regionali che prevedano proroghe automatiche e generalizzate delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative; in particolare se, per l’apparato amministrativo e per i funzionari dello Stato, sussista o meno l’obbligo di disapplicare la norma nazionale confliggente col diritto dell’Unione europea e se detto obbligo, qualora sussistente, si estenda a tutte le articolazioni dello Stato membro, compresi gli enti territoriali, gli enti pubblici in genere e i soggetti a essi equiparati». Nell’ultimo anno, infatti, si sono moltiplicati i contenziosi tra i concessionari balneari e i funzionari di alcune amministrazioni comunali che si sono rifiutati di applicare la legge 145/2018, ritenendo l’estensione di 15 anni in contrasto col diritto europeo; e in sede di ricorso al Tar alcuni giudici hanno dichiarato la validità della norma mentre altri ne hanno confermato la disapplicazione, generando caos e disparità tra i titolari degli stabilimenti balneari italiani.

La decisione di convocare un’adunanza plenaria è stata provocata da una serie di innovative sentenze firmate dal presidente del Tar di Lecce Antonio Pasca, il quale ha dichiarato che la direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi, in quanto non-autoesecutiva, non prevale sulla legge italiana, pertanto la 145/2018 non può essere disapplicata dal momento che non esiste nessun’altra norma da applicare al suo posto. La plenaria del Consiglio di Stato, appunto, dovrà decidere se questa tesi è giuridicamente corretta e soprattutto se un funzionario comunale ha comunque il diritto di disapplicare una norma dello Stato in materia di estensione delle concessioni demaniali marittime, o se invece questo potere spetti solo ai giudici in caso di contenzioso. L’adunanza plenaria di questa mattina è stata solo una prima e approfondita riunione in cui il presidente Patroni Griffi ha ascoltato le varie parti in causa (oltre ai presidenti di sezione del Consiglio di Stato, erano presenti gli avvocati di alcune associazioni di categoria che si sono costituite in giudizio, di cui riportiamo i commenti in calce a questo articolo), e ora Palazzo Spada si prenderà qualche settimana di tempo per elaborare un giudizio di merito. In base a fonti interne all’adunanza plenaria, interpellate da Mondo Balneare, una delle ipotesi più probabili è che il Consiglio di Stato decida per un rinvio pregiudiziale alla Corte costituzionale o addirittura alla Corte di giustizia europea: in tal caso la conferma si avrebbe entro la fine di novembre; mentre se il massimo organo di giustizia amministrativa dovesse optare per esprimere un proprio giudizio di merito, questo arriverebbe solo intorno a Natale. Da questa scelta dipende l’esito della riforma delle concessioni balneari che il governo è chiamato a varare proprio per risolvere il caos in corso: come ha infatti dichiarato il premier Mario Draghi, l’esecutivo intende attendere la decisione di Palazzo Spada prima di elaborare qualsiasi norma.

La situazione, insomma, resta complicatissima: dopo che nel 2010 l’Italia ha frettolosamente abrogato il rinnovo automatico delle concessioni balneari con l’intento di adeguarsi alla direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi, sono state istituite prima una proroga al 2015 e poi al 2020, finché la Corte di giustizia europea con la sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016 ha dichiarato l’illegittimità delle proroghe automatiche sulle concessioni di spiaggia e ha ribadito che l’Italia dovrebbe istituire delle gare pubbliche per riassegnarle. Infine nel 2018 il primo governo Conte, con la legge 145 fortemente voluta dall’allora ministro del turismo Gian Marco Centinaio, ha esteso le concessioni fino al 2033 giustificando questo prolungamento non come una proroga automatica, bensì come un periodo transitorio necessario a varare un riordino completo del settore. La stessa norma è stata molto articolata nel definire i principi di massima della riforma, stabilendo anche il termine del 30 aprile 2019 per varare un primo dpcm, ma il governo non ha rispettato la scadenza e da allora si sono generati centinaia di contenziosi con sentenze in contrasto tra loro, senza dimenticare le diffide dell’Antitrust e la lettera di messa in mora recapitata lo scorso dicembre da Bruxelles. Proprio per esprimersi sull’intricata questione in assenza di una legge del parlamento e del governo, che continuano da anni a disinteressarsi del problema, il presidente del Consiglio di Stato ha convocato l’adunanza plenaria di stamane.

Sib-Confcommercio: “Confidiamo in decisione positiva”

Nella seduta odierna del Consiglio di Stato, il Sindacato italiano balneari – Confcommercio è stato presente in persona del suo presidente nazionale Antonio Capacchione e del presidente regionale della Toscana Stefania Frandi, entrambi avvocati con patrocinio presso le giurisdizioni superiori. «In sede di discussione non ci si è limitati a un riferimento alle proprie memorie già depositate, ma si è approfonditamente argomentato sulle ragioni giuridiche che vantano i balneari italiani», riferisce una nota del Sib. «La discussione è stata arricchita anche dagli interventi, univoci e coerenti fra loro, di tutti gli avvocati incaricati della difesa dei concessionari. La nostra partecipazione personale e diretta ha contribuito a dimostrare e sottolineare alla corte la rilevanza nazionale della futura decisione sul destino delle decine di migliaia di famiglie che rappresentiamo: si è quindi potuto portare all’attenzione dell’adunanza plenaria l’inapplicabilità della direttiva Bolkestein perché non self-executive; l’assenza del presupposto della “scarsità di risorsa”; la necessità dell’esistenza, “caso per caso”, della rilevanza transfrontaliera; la doverosità della tutela del legittimo affidamento e del valore aziendale proprio in ossequio della giurisprudenza unionale; la competenza della Corte costituzionale nell’ipotesi di una eventuale disapplicazione della legge 145/2018, e così via. In definitiva, tutte le nostre molteplici e note argomentazioni giuridiche».

Prosegue il comunicato del Sib: «Il Consiglio di Stato, il cui presidente Patroni Griffi ha diretto con competenza e attenzione la discussione, ha infine riservato le cause per la decisione, che sarà depositata nelle prossime settimane. Non si esclude che la questione sia rimessa alla Corte costituzionale, stante le possibili conseguenze penali e di lesioni dei diritti fondamentali come il diritto di proprietà, di una eventuale disapplicazione della norma nazionale in favore di quella europea. Così come è anche possibile la rimessione alla Corte di giustizia europea su una serie di questioni: dall’estraneità al Trattato europeo di un’armonizzazione in materia di turismo alla lesione del diritto di proprietà aziendale del concessionario, o anche su altri aspetti specifici come l’assenza di una definizione europea del presupposto della “scarsità di risorsa”».

«Siamo fiduciosi ancorché convinti che la “questione balneare” non debba essere risolta dai giudici bensì dal governo e dal parlamento, attraverso i quali si esplica la sovranità», conclude il Sib-Confcommercio. Ci auguriamo e ci stiamo adoperando affinché queste istituzioni si assumano per intero la responsabilità di tutelare le 30.000 aziende balneari e, con essi, salvaguardare un pezzo importante dell’economia e della storia del nostro paese».

Assobalneari-Confindustria: “Il problema dev’essere risolto dalla politica”

«Un rinvio alla Corte di giustizia europea sarebbe come tirare la palla in tribuna: non ha senso chiedere un parere a chi si è già espresso in tutte le salse contro i diritti dei balneari italiani». Lo afferma Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria, che è intervenuta all’adunanza plenaria del Consiglio di Stato con il proprio avvocato Stefano Zunarelli. «La soluzione del problema deve partire dalla risposta che il governo italiano ha dato alla lettera di messa in mora europea, alla quale Assobalneari ha fornito il proprio contributo: in quella lettera sono contenute tutte le tesi che i balneari esprimono da anni per difendersi, e da quella lettera si deve partire per la contrattazione con Bruxelles. Ci opponiamo all’intenzione del governo di attendere la decisione del Consiglio di Stato: non possiamo lasciare una questione così importante, che riguarda migliaia di famiglie e centinaia di migliaia di lavoratori, in mano a un manipolo di giudici. Questa partita non può essere giocata nelle aule dei tribunali, ma va risolta dal parlamento con il coinvolgimento dei purtroppo pochi politici che conoscono bene la nostra difficile materia. È ora di passare ai fatti concreti: le ragioni per cui noi balneari rifiutiamo le evidenze pubbliche ormai sono note – dal fatto che la risorsa spiaggia non è limitata a quello che le nostre sono concessioni di beni e non di servizi – ora bisogna che il governo si dia da fare e risolva subito la situazione».

Fid Salento: “Governo avvii subito riforma”

Per la Federazione imprese demaniali Salento, erano presenti in aula gli avvocati Francesco Vetrò, Leonardo Maruotti e Federico Massa. Il presidente di Fid Salento Mauro della Valle auspica che dalla decisione del Consiglio di Stato parta un percorso di stabilità imprenditoriale: «Non si può intervenire con una messa a bando senza un periodo di riforma del comparto demaniale marittimo, che in Italia si sa quanto potrebbe durare. Nel frattempo la politica inizi immediatamente un percorso di riforma e sopratutto riempia di contenuti la legge 145/2018, che tutt’oggi è un contenitore vuoto e che continua a generare innumerevoli contenziosi. La Federazione imprese demaniali è orgogliosa che la nostra sentenza sia stata scelta per discutere della problematica nell’adunanza del Consiglio di Stato e ci auguriamo che a breve si possa dare serenità a trentamila famiglie di imprese italiane, pioniere del made in Italy».

Fiba-Confesercenti: “Attendiamo la risposta del Consiglio di Stato”

«In una seduta importante, il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi ha ascoltato con grande disponibilità le istanze del comparto: ora attendiamo una risposta». Così Maurizio Rustignoli, presidente nazionale di Fiba-Confesercenti, commenta l’adunanza plenaria di oggi. «Riguardo alle concessioni del comparto balneare – afferma Rustignoli – abbiamo rimarcato il tema della verifica della non scarsità del bene; si è ribadito, inoltre, che l’eventuale interesse transfrontaliero vada verificato caso per caso; ed è stata sottolineata l’importanza del riconoscimento del principio del legittimo affidamento, insieme alla doverosa riconoscenza del valore aziendale delle imprese esistenti, riconosciuta anche dalla stessa sentenza europea. Infine abbiamo evidenziato che, qualora la suddetta legge dovesse essere dichiarata illegittima, circa il 90% dei concessionari balneari italiani si troverebbe in una situazione di illegalità: nella maggior parte dei Comuni costieri, infatti, l’estensione del titolo concessorio è stata rilasciata in base alla legge 145 dello Stato. Ora serve responsabilità da parte della politica: per questo chiediamo al governo, quanto prima, un tavolo di confronto con le rappresentanze delle categorie, per far partire con urgenza quel percorso riformatore del comparto delle concessioni demaniali e marittime. Un percorso diverso e fondamentale per garantire la continuità aziendale, gli investimenti indispensabili e un futuro alle imprese, affinché il nostro settore continui a essere leader nel mondo per i servizi e l’accoglienza, oltre che nell’interesse socio-economico dei territori coinvolti e per il benessere dell’intero sistema turistico italiano».

Cna Balneari: “Estensione al 2033 non sia messa in discussione”

«Cna Balneari chiede che non sia messa in discussione la misura, contenuta nel decreto rilancio e convertita in legge dal parlamento, che estende al 2033 le attuali concessioni demaniali marittime». Lo afferma una nota dell’associazione Cna Balneari emessa in seguito alla plenaria del Consiglio di Stato. «Inoltre è necessario ribadire la legittimità e l’appropriatezza della disciplina a buon diritto individuata dal legislatore nazionale. Si tratta di una misura fondamentale per garantire stabilità al comparto, che grazie alla campagna vaccinale ha reagito positivamente rilanciando gli investimenti e confermando i livelli occupazionali».

«La stragrande maggioranza dei Comuni costieri ha già da tempo completato la procedura amministrativa di estensione delle concessioni, secondo quanto stabilito dalla norma nazionale che tiene conto del principio di tutela del legittimo affidamento», prosegue Cna Balneari. «Inoltre è di fondamentale importanza realizzare una riforma complessiva del demanio marittimo per il rilancio degli investimenti e la tutela dell’intera filiera delle imprese operanti nel settore turistico-demaniale non mettendo in discussione l’estensione al 2033 delle attuali concessioni».

Confartigianato Imprese Demaniali: “La politica prenda in mano la situazione”

«Dalle prime notizie giunte dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato è emerso che vi è stato interesse e attenzione alle tesi dei balneari e questo fa ben sperare. Tuttavia sapremo entro fine anno, speriamo, quale sarà il parere del Consiglio di Stato a proposito dell’estensione al 2033 delle concessioni balneari. Non abbiamo elementi per pensare che possa prevalere il rinvio alla Corte di giustizia europea, ma tutto è possibile. Siamo in attesa, come tutti». È il commento di Mauro Vanni, presidente della Confartigianato Imprese Demaniali.

«L’augurio è che la politica prenda in mano la situazione ed eserciti la sua prerogativa di decidere con equità, nel rispetto degli interessi e delle persone. Tocca proprio alla politica dare contenuti a una legge chiara e definitiva. Noi chiediamo ci sia spazio per il legittimo affidamento, per il riconoscimento del valore delle imprese, per una valutazione degli interessi transfrontalieri delle concessioni e sulla disponibilità dei beni concessori. Sono elementi decisivi per liberare gli investimenti e partecipare a processi innovativi che stanno investendo tante località balneari. Siamo fermi su una considerazione basilare, indiscutibile: ogni decisione deve prendere atto e valorizzare ciò che è accaduto sulle aree demaniali, con investimenti e sacrifici degli imprenditori, stabilendo il ruolo fondamentale degli operatori balneari nel successo del modello turistico di tantissime località italiane», conclude Vanni.

Scajola: “Siano governo e parlamento a tutelare i balneari, e non i tribunali”

Infine, questo il commento dell’assessore al demanio della Regione Liguria Marco Scajola, coordinatore del tavolo interregionale sul demanio marittimo in Conferenza delle Regioni: «La questione balneare è centrale per l’Italia e la sua economia. Non a caso come coordinatore del Tavolo nazionale del demanio marittimo della Conferenza delle Regioni mi sono speso insieme a tutti gli altri colleghi delle regioni italiane per dare certezze e tutele alle 30.000 imprese balneari che, oltre a essere una fetta importante della nostra economia, rappresentano anche la storia e la tradizione del nostro paese. Voglio sperare che quanto verrà stabilito dal Consiglio di Stato sia assolutamente favorevole alle legittime richieste del nostro settore balneare, tuttavia resto convinto che una problematica di questa rilevanza debba essere affrontata e una volta per tutte risolta nelle sedi più opportune, che sono il parlamento e il governo e non i tribunali».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Nikolaus Suck says:

    Personalmente per quelli che sono i quesiti cui rispondere non vedo né motivo né spazio per un rinvio pregiudiziale, ma ovviamente è solo un’opinione. Invece un rinvio alla Corte Costituzionale ci potrebbe stare, ma significherebbe che il Consiglio di Stato ritiene addirittura incostituzionale la legge da applicare.
    Sarei invece curioso di sapere quali sono le “fonti interne all’adunanza plenaria” in grado di dire che starebbero “valutando” il rinvio. Sarebbe grave visto che ai giudici è vietato esprimersi fuori udienza e prima della sentenza.

    • Caro suck..sono mesi che ti dico che deciderà la politica…il consiglio di Stato non decide nulla se la politica non vuole…2033 con riordino che prevede tanto green e nuove concessioni al bando subito….poi quello che accadrà realmente dopo il 2033 è un mistero…il tempo lo dira

    • All’inizio per ben due volte si parla di ipotesi e dopo, di possibili rinvii.Poi quello che dicono i vari rappresentanti di categoria e’ frutto dei vari sentori e non frutto di qualche “occulta conoscenza”nei meandri della A. Plenaria. Caro “avvocato” mi sembra un po’ distratto.

  2. Qualora si andasse verso il rinnovo all’anno 2033 gli interessati sarebbero tutti gli stabilimenti presenti nel PUL di ogni comune costiero o solo all’interno del demanio marittimo?
    Grazie

  3. Mettiamo che ci sia un rinvio pregiudiziale alla corte di giustizia europea in che tempi questo potrebbe rispondere ?? Io vedo tempi molto lunghi

  4. Buongiorno Luca io sono convinto che si vada in decisione e che sia in linea con quanto già espresso per la proroga del 2020, cioè illegittima, ma se in passato molti come me hanno accettato di aspettare ora spero che sollecitino i comuni..il rinvio alla corte Ue non ha senso visto che anche loro si erano espressi e la stessa lettera di dicembre conferma che considerano la proroga illegittima..tanto si è discusso sugli indennizzi che erano effettivamente un’opportunità politica che la categoria ha fatto naufragare in nome delle proroghe e ora mi aspetto la conferma che la proroga è illegittima e una prima serie di bandi sollecitati dai cittadini senza tutele per il concessionario uscente che arriveranno, forse, grazie a quella riforma auspicata da tutti e di cui tutti, compreso “qualcosa lucano”, è consapevole dei tempi lunghi…il primo giro di bandi sarà come il sacco di Roma e purtroppo ne faranno le spese gli sprovveduti che hanno comprato dai volponi nel 2019 ma vediamo…io lavorerò perché si vada a bando il prima possibile.

    • Mi dispiace contraddirti caro futuro balneare…i bandi ci saranno per nuove concessioni nel giro di pochi anni…transizione ecologica sarà il fulcro dei bandi…preparato a questo…per gli altri come ti ho detto tempo fa la politica italiana deve decidere su questo tema e il nulla di fatto del consiglio di stato dimostra che senza il volere politico nn si fa nulla ..il 2033 è confermato concentrati su altro…te lo di per sicuro amico ligure

      • Nikolaus Suck says:

        Ma quale “nulla di fatto del consiglio di stato” che “dimostra” cosa, ma di che parli?
        Non so da dove tu prenda la tua “sapienza” e le tue certezze ma non si decide mai niente subito, la legge prevede un tempo normale di 45 giorni per la decisione, e non è nemmeno un termine perentorio ma può essere superato. Quindi è tutto assolutamente nella norma, e prudentemente aspetterei a ridere.

        • Avv.Suck,Buongiorno.Io,come lei,non capisco cosa abbiano da ridere.O forse stanno capendo la questione allo stesso modo che avevano capito la proroga spagnola.

  5. sto seguendo la vicenda.
    Qui non è in ballo solo la validità dell’applicazione della 145/18 rispetto alla direttiva europea. Visti i recenti intercorsi tra Polonia ed UE è in ballo il concetto di prevalenza delle leggi unionali (Direttive europee) su quelle nazionali. Se i giudici intendessero, con la loro sentenza, dare un segnale alla comunità europea di presa di distanza dalla sentenza della massima corte di giustizia polacca l’esito di questa sentenza non sarebbe favorevole ai balneari

  6. Avv. Lucano says:

    Io prevedo un rinvio alla Cge perché la decisone scotta e i margini di definizione non sono chiari , ci sono ampi spazi per porre interrogativi puntuali e precisi alla corte di giustizia. Questo comunque non può andare a discapito dei concessionari che nn hanno ricevuto proroghe in base al principio di proporzionalità e di applicazione uniforme della legge nello stesso spazio giuridico. La norma non è assolutamente incostituzionale ma pone un congruo termine per mappatura spiagge e attuazione riforma demanio. Proroghe al 2033 nn sono discutibili così come il legittimo affidamento per gli ante 2006

  7. Ilaria non fare la saccente..non tutti i balneari hanno la terza media e non tutti gli HATERS laureati hanno cervello…io sono mesi che vi dico che il consiglio di stato nn deciderà nulla demandando alla politica la decisione in accordo con la UE…la messa in mora non preclude nessun periodo transitorio che servirà per stabilire regole e regolette x le evidenze pubbliche su nuove concessioni (3-5 Anni) con tanto green in rispetto del per e poi evidenze dal 2034 per tutti gli altri con tanti tanti vantaggi x i vecchi concessionari…
    Poi chi vivrà vedrà

  8. Avv. Lucano says:

    La devono smettere i tanti teorici delle lobby immaginarie. L’impresa balneare è sul mercato come tutte le altre imprese, i prezzi sono fatti dallo stesso, se io nn ci voglio andare in uno stabilimento perché ritengo i prezzi nn congrui al servizio nn ci vado. C’è questa assoluta approssimazione nel valutare l’operato di gente che lavoro tutto l’anno. Mettere in difficoltà un sistema che funziona ed è unico al mondo è da paese masochista , ecco perché meritiamo di non crescere mai. Adesso si faccia una riforma seria , che tenga conto dei principi europei della proprietà privata per i manufatti , dell’ avviamento e di un indennizzo congruo in caso di cambio del concessionario. Questo solo per le concessioni post 2006 e che abbiano un carattere transfrontaliero certo è che siano di grandi dimensioni e nn a carattere familiare . Ma come ho sempre detto non è una materia da iper concorrenza, l’errore è stato quello di cancellare il diritto di insistenza perché c’è lo chiedeva l’Europa , invece in questa materia è sacrosanto e legittimo a tutela delle imprese , questo ha provocato l’incertezza attuale .

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