Le coste della Sicilia orientale si preparano alla stagione estiva dopo i gravi danni causati dal ciclone Harry. Sono infatti in corso, e in alcuni casi già completati, numerosi interventi di somma urgenza avviati nei territori più colpiti dalle mareggiate, con l’obiettivo di ripristinare infrastrutture, mettere in sicurezza le spiagge e garantire la piena fruibilità dei litorali da parte di cittadini e turisti. La situazione appare invece più complessa in Sardegna, dove gli operatori del settore balneare lanciano un allarme sul rischio occupazionale in vista dell’estate.
Sicilia: interventi per oltre 25 milioni lungo i litorali più danneggiati
Secondo quanto comunicato dalla Regione Siciliana, i lavori stanno procedendo secondo programma e dovrebbero consentire di affrontare la stagione balneare senza criticità rilevanti. Le opere riguardano in particolare alcuni Comuni delle province di Messina e Catania, dove il maltempo dello scorso gennaio ha provocato danni significativi a strutture balneari, porti e aree costiere.
Il primo piano di interventi, proposto dal presidente della Regione Renato Schifani e approvato dal Dipartimento nazionale di Protezione civile, mobilita complessivamente oltre 25 milioni di euro. A questi si aggiungono ulteriori lavori per più di 18 milioni destinati al ripristino e alla messa in sicurezza di scali portuali e infrastrutture costiere, seguiti dagli uffici territoriali del Genio civile.
L’assessore regionale al Territorio e Ambiente Giusi Savarino ha dichiarato che “i lavori sono a buon punto e le poche criticità riscontrate saranno portate all’attenzione della cabina di regia, di cui faccio parte. In ogni caso sono ottimista sul fatto che ci faremo trovare pronti per la stagione estiva ormai alle porte”.
In Sardegna il nodo concessioni e i danni alle strutture
Se in Sicilia prevale l’ottimismo sul recupero dei litorali, la situazione appare critica in Sardegna. Secondo le stime di Confindustria Sardegna, oltre 6mila lavoratori potrebbero non trovare impiego nella prossima stagione a causa della combinazione tra i danni provocati dalle mareggiate e l’incertezza normativa legata alle concessioni demaniali marittime. Il settore turistico-balneare dell’isola comprende oltre 550 strutture turistico-ricreative e 118 attività tra porticcioli, approdi e impianti produttivi, con un ruolo centrale per l’economia locale.
I danni economici causati dal ciclone sono stimati in circa 10 milioni di euro, cifra che potrebbe rivelarsi sottostimata considerando l’impatto su stabilimenti balneari, hotel fronte mare, porti turistici e attività legate alla pesca e all’itticoltura. Dopo i confronti con le istituzioni regionali, gli operatori auspicano interventi normativi in grado di garantire stabilità al comparto e favorire nuovi investimenti. Al centro del dibattito resta l’adeguamento alla direttiva europea Bolkestein, che prevede gare pubbliche per l’assegnazione delle aree demaniali e che, secondo le imprese, rischia di penalizzare un tessuto produttivo composto in larga parte da micro e piccole aziende familiari. In questo contesto, le associazioni di categoria sollecitano misure urgenti per sostenere il ripristino delle strutture danneggiate, tutelare i livelli occupazionali e assicurare continuità operativa a un settore considerato strategico per l’economia turistica delle regioni costiere.
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