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Balneari: Antitrust continua diffide, Anci chiede intervento del governo

Dopo la Toscana, le azioni di contrasto del garante della concorrenza contro l'estensione al 2033 arrivano in Liguria e Campania

L’Autorità garante della concorrenza non si ferma con gli attacchi contro le amministrazioni comunali che hanno esteso le concessioni balneari fino al 2033 in base alla legge 145/2018, tanto da portare l’Associazione nazionale comuni italiani a chiedere un incontro urgente col governo. Gli ultimi sindaci che hanno ricevuto le diffide dell’Antitrust sono quelli di Casamicciola in Campania e di Sarzana in Liguria: l’azione dell’Agcm si è espansa così al di fuori dei confini della Toscana, dove aveva iniziato le sue aggressive azioni a ottobre contro Piombino (in cui il Tar Toscana ha accolto il ricorso proprio nei giorni scorsi), a dicembre contro Carrara e Castiglione della Pescaia (ma solo per la prima è stato ad oggi presentato formale ricorso) e a febbraio contro San Vincenzo. Fuori dalla Toscana, l’Antitrust ha già diffidato anche i Comuni di Latina (Lazio) e Castellabate (Campania).

Il tono delle diffide dell’Agcm è sempre lo stesso: il garante della concorrenza evidenzia che l’estensione automatica delle concessioni balneari al 2033 sarebbe in contrasto con la normativa europea sulla libera concorrenza e dà 60 giorni di tempo per annullarla, altrimenti presenterà ricorso al Tar. Le missive, firmate da Gabriella Musco, ricordano che «in materia di affidamenti riguardanti l’uso dei beni pubblici (rientranti nel demanio o nel patrimonio indisponibile dello Stato o degli enti locali), l’individuazione del privato affidatario deve avvenire mediante l’espletamento, da parte della pubblica amministrazione, di procedure a evidenza pubblica», e che «la concessione di proroghe in favore di precedenti concessionari rinvia ulteriormente il confronto competitivo per il mercato, così impedendo di cogliere i benefici che deriverebbero dalla periodica concorrenza per l’affidamento, attraverso procedure competitive». Pertanto, secondo l’Antitrust i Comuni avrebbero dovuto disapplicare la legge 145/2018, poiché in contrasto con la direttiva europea Bolkestein e con gli articoli 49 e 56 del TFUE.

L’accanimento dell’Agcm sta destando grande preoccupazione tra gli imprenditori balneari, soprattutto dopo che il garante della concorrenza si è spinto addirittura a scrivere al presidente del consiglio Mario Draghi per sollecitare l’istituzione delle gare sulle concessioni demaniali. Non è da escludere che uno di questi contenziosi porti fino alla Corte di giustizia europea, il che rappresenta uno scenario ancora più inquietante rispetto alla lettera di messa in mora inviata lo scorso dicembre da Bruxelles per avviare una procedura di infrazione contro l’estensione al 2033. L’unica soluzione per interrompere questo marasma – che non può portare vantaggi per nessuno, se non agli avvocati ingaggiati per le cause – sarebbe un’immediata riforma generale del settore varata dal governo italiano, che però al momento sembra insensibile alla questione. Per gli operatori del settore, già peraltro colpiti come tutti gli imprenditori turistici dalle conseguenze della pandemia, il momento storico è purtroppo di grande agitazione, e queste notizie (che pubblichiamo per dovere di informazione, e non per sadismo) stanno spingendo da più parti a una grande mobilitazione della categoria per chiedere alla politica di agire subito. Le azioni dell’Antitrust, infatti, se non saranno fermate potrebbero potenzialmente proseguire contro tutti i Comuni che hanno esteso le concessioni al 2033, generando un’enorme serie di inutili contenziosi.

Una prima azione concreta è stata portata avanti nei giorni scorsi dall’Anci, che ha inviato una lettera al capo di gabinetto della presidenza del consiglio Antonio Funiciello per chiedere un urgente incontro. Nella sua missiva, la segretaria generale dell’Anci Veronica Nicotra chiede «criteri univoci e uniformi sul territorio nazionale che garantiscano la legittimità degli atti posti in essere dai Comuni», sottolineando che «l’automatismo della proroga quindicennale ha generato un contrasto tra disciplina interna e normativa europea nonché un corposo contenzioso» tra svariate sentenze in contraddizione tra loro e interventi dell’Antitrust. «In tale contesto – conclude l’Anci – il rischio più concreto è quello di un blocco dell’azione amministrativa dei Comuni in materia».

Particolarmente significativo per dimostrare l’impasse in cui si trovano le amministrazioni locali è anche il commento diramato dal Comune di Sarzana in seguito alla diffida dell’Antitrust: «I consiglieri di maggioranza e la giunta, con una punta di malcelato stupore, hanno ricevuto la nota dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Il Comune di Sarzana – come del resto numerosi altri in Italia – stante la vigenza della legge 145/2018 e successive modificazioni e integrazioni, si è semplicemente limitato a prendere atto che una legge dello Stato ha estenso la durata delle concessioni demaniali fino al 2033 auspicando, contestualmente, un riordino della normativa generale in materia di demanio marittimo a tutela degli operatori del settore. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto che il Comune di Sarzana abbia “disposto l’attivazione del procedimento di estensione della durata delle concessioni di beni del demanio marittimo” e, reputando la delibera in contrasto con gli artt. 49 e 56 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ha invitato il Comune stesso a “disapplicare la normativa posta a fondamento della delibera di Consiglio Comunale numero 93 del 2020“. Una simile presa di posizione appare francamente paradossale: un’autorità statale, qual è l’Autorità garante che, nella piena e legittima vigenza di una legge dello Stato che regolamenta la materia delle concessioni demaniali marittime, diffida il nostro Comune (e molti altri) ad adottare iniziative per “rimuovere le violazioni della concorrenza” contestate. É evidente che il settore del demanio marittimo necessiti da anni di un riordino normativo e che gli operatori del settore balneare, le associazioni di categoria e i sindacati vogliano la massima chiarezza sulle norme vigenti e applicabili anche per poter programmare investimenti e nuove iniziative. In questo specifico settore i Comuni italiani sono stati abbandonati in uno stato di incertezza assoluta che danneggia soprattutto i balneari e tutto il comparto economico che si muove intorno alle concessioni demaniali marittime. La giunta e i consiglieri di maggioranza, in attesa dell’esito delle decisioni dei tribunali amministrativi che sono stati investiti della medesima questione, rimangono fermi nelle posizioni assunte in consiglio e auspicano l’appoggio di tutte le associazioni di categoria ma, soprattutto, che il governo e il parlamento si adoperino quanto prima per risolvere in modo autorevole e definitivo la questione, sollevando le amministrazioni locali e i loro funzionari da scelte e decisioni interpretative che loro non competono, avendo sacrosanto diritto a muoversi nell’ambito di un quadro normativo certo e univoco».

Insomma, il momento è purtroppo della massima gravità e richiede una grande allerta: se non arriverà un immediato intervento dal legislatore nazionale, la situazione continuerà a intricarsi a scapito dell’intero sistema turistico balneare. E pare assurdo che nessuno tra i ministri competenti in materia abbia ancora preso in mano la situazione.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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