Attualità

La lettera di infrazione dell’Ue contro l’Italia sull’estensione delle concessioni balneari

Pubblichiamo in esclusiva il documento di dodici pagine inviato da Bruxelles al ministro Di Maio, per avviare la messa in mora del nostro paese a causa del presunto mancato rispetto del diritto europeo nella gestione delle concessioni di spiaggia

Dodici pagine dedicate a smontare l’intero impianto normativo delle proroghe sulle concessioni balneari, invitando il governo italiano a istituire le immediate evidenze pubbliche. La lettera di messa in mora inviata lo scorso 3 dicembre dalla Commissione europea al ministro degli esteri Luigi Di Maio è un’analisi fredda e articolata che non risparmia nessuna delle tante leggi approvate negli ultimi quattro anni in materia di demanio marittimo, dalla “salva-spiagge” voluta dai deputati Tiziano Arlotti e Sergio Pizzolante subito dopo la sentenza della Corte di giustizia europea “Promoimpresa”, che il 14 luglio 2016 ha dichiarato illegittime le proroghe automatiche delle concessioni balneari, passando per la 145/2018 che ha disposto il prolungamento di 15 anni, fino ad arrivare alla 77/2020 che puntava a blindare l’estensione legandola all’emergenza Covid. Tutta carta straccia secondo la Commissione europea, che nella lettera di messa in mora – esaminata da Mondo Balneare – afferma senza mezzi termini come «a causa dell’illegalità del quadro normativo italiano, le concessioni prorogate dalla legislazione italiana sono impugnabili e soggette ad annullamento da parte dei tribunali». Addirittura, secondo Bruxelles «le autorità locali hanno il dovere di rifiutarsi di rinnovare le concessioni in linea con l’obbligo, che incombe a tutte le autorità nazionali, di adoperarsi al massimo per dare attuazione al diritto dell’Ue».

Il documento è stato tenuto riservato dal governo italiano, che ha tempo fino al 2 febbraio per rispondere alle osservazioni della Commissione. Se l’Ue riterrà insoddisfacente la replica, potrà avviare la procedura di infrazione con conseguente sanzione pecuniaria, finché l’Italia non avrà approvato una riforma delle concessioni demaniali marittime compatibile con le direttive europee. In attesa di capire quali saranno le mosse di Conte e ministri, Mondo Balneare è riuscito a ottenere e pubblicare in esclusiva la lettera di Bruxelles, al fine di informare gli imprenditori del settore sulle pesanti questioni in ballo. Il comunicato stampa con cui la Commissione europea ha annunciato la messa in mora, infatti, è nulla in confronto alla lettera vera e propria, firmata dal commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton, che con toni glaciali entra nel merito della gestione italiana delle concessioni balneari, fino ad affermare che «la reiterata proroga della durata delle concessioni balneari compromette gravemente la certezza del diritto a danno di tutti gli operatori in Italia, compresi gli attuali concessionari, che non possono contare sulla validità delle loro concessioni esistenti».

Non solo: secondo Bruxelles, «questa situazione di incertezza giuridica […] costituisce una minaccia reale per gli attuali concessionari nello svolgimento delle loro attività e ha gravi implicazioni, portando a un aumento del contenzioso e del malcontento nelle comunità locali. La reiterata proroga della durata delle concessioni balneari prevista dalla legislazione italiana scoraggia inoltre gli investimenti in un settore chiave per l’economia italiana e che sta già risentendo in maniera acuta dell’impatto della pandemia da Covid-19. Scoraggiando gli investimenti nei servizi ricreativi e di turismo balneare, l’attuale legislazione italiana impedisce, piuttosto che incoraggiare, la modernizzazione di questa parte importante del settore turistico italiano. La modernizzazione è ulteriormente ostacolata dal fatto che la legislazione italiana rende di fatto impossibile l’ingresso sul mercato di nuovi e innovatori fornitori di servizi. Inoltre, la legislazione italiana impedisce alle comunità locali italiane di ottenere un congruo corrispettivo per il reddito generato sul suolo pubblico, corrispettivo che le autorità locali non hanno di conseguenza a disposizione per investire in servizi per le comunità locali e a vantaggio dei loro cittadini. L’impatto negativo diretto sui bilanci pubblici della vigente legislazione italiana in violazione del diritto dell’Ue pone interrogativi importanti in un momento in cui l’Italia prevede di utilizzare ingenti fondi dell’Ue per sostenere il settore del turismo e le comunità locali che spesso dipendono da esso».

La strada, secondo la Commissione europea, è una soltanto: «La direttiva sui servizi (la cosiddetta “Bolkestein”, NdR) e i trattati europei forniscono non solo un quadro per la parità di trattamento dei prestatori di servizi, ma in aggiunta promuovono l’innovazione e la concorrenza leale, a vantaggio dei consumatori e delle imprese italiane ed europee. La necessità di applicare una procedura di selezione aperta, a evidenza pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi offre a tutti i prestatori di servizi interessati – attuali e futuri – la possibilità di competere per l’accesso a risorse limitate necessarie per la fornitura di un servizio, proteggendo al contempo i cittadini dal rischio di monopolizzazione di tali risorse pubbliche. È pertanto nell’interesse dei cittadini italiani, delle comunità locali italiane e dello stesso settore del turismo balneare che la legislazione italiana si conformi senza indugio alle norme europee che hanno come obiettivo la tutela dell’interesse pubblico e del benessere di tutti i cittadini europei».

Le pagine che seguono a questa dura introduzione rappresentano un’analisi prima del diritto europeo e poi di quello italiano in materia di concessioni demaniali marittime, dimostrando quelle che a parere della Commissione europea sono tutte le incongruenze del sistema di rinnovo delle concessioni balneari con le norme comunitarie. Il ragionamento di Bruxelles si basa principalmente sull’articolo 12 della direttiva Bolkestein e sulla già citata sentenza “Promoimpresa” della Corte Ue, che afferma l’invalidità delle proroghe automatiche a favore delle procedure selettive. Al contrario, evidenzia la lettera della Commissione, l’Italia con l’estensione al 2033 avrebbe approvato una norma in contrasto col diritto europeo, con l’ulteriore aggravante della successiva legge 77/2020 che, «vietando esplicitamente alle autorità di avviare o proseguire procedimenti pubblici aperti di selezione per l’assegnazione di concessioni scadute (o in scadenza), impone espressamente alle autorità locali di astenersi dall’applicare i principi di trasparenza, imparzialità e pubblicità alle procedure di assegnazione delle concessioni, in palese violazione del diritto dell’Ue».

La lettera di messa in mora arriva persino a intaccare i principi del dpcm per la riforma del demanio marittimo, contenuti nella stessa legge 145/2020. Secondo la Commissione, infatti, «il dpcm è tecnicamente inidoneo a modificare sia il quadro normativo (primario) vigente stabilito dal Codice della navigazione e/o dal decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, la cui modifica richiede un atto normativo di rango primario (legge, decreto-legge o decreto legislativo), sia il regolamento di esecuzione del 1952, adottato con decreto del Presidente della Repubblica; per tale motivo il dpcm in questione può avere, tutt’al più, unicamente un effetto limitato per quanto riguarda la definizione e/o l’interpretazione di tali norme». E cosa ancora più preoccupante, nella conclusione del documento si smonta una delle tesi portate avanti negli ultimi anni dalle associazioni di categoria dei balneari, quella della “scarsità delle risorse” che sulle spiagge italiane non esisterebbe, rendendo possibile una sorta di “doppio binario” con le gare solo sulle spiagge libere e il proseguimento degli attuali titolari sulle concessioni già assegnate. Una strada impraticabile secondo Bruxelles, poiché «per i limitati casi ipotetici in cui si possa ritenere che l’articolo 12 della direttiva servizi non sia applicabile in quanto viene meno il requisito della scarsità delle risorse, è necessario prendere in considerazione l’articolo 49 TFUE», che prevede le gare sulle concessioni pubbliche con ancora meno tutele rispetto a quelle previste dalla Bolkestein.

A questa serie di puntuali argomentazioni, il governo è chiamato a rispondere entro il 2 febbraio e il compito non sarà affatto facile. Per le migliaia di imprenditori balneari non resta altro che restare sulle spine in queste giornate natalizie piene di incertezza sul loro futuro, sperando che si riesca a chiudere questa annosa e assurda vicenda nel modo migliore possibile.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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  1. Un doveroso ringraziamento a Mondo Balneare per la pubblicazioni di documenti che dovrebbero essere resi pubblici immediatamente, ma che è sempre difficile ottenere.
    Pubblicare tutto, anche ciò che non fa piacere, è segno di serietà e anche se non condivido molte posizioni della Redazione e degli esperti che esprimono pareri in merito all’applicabilità o meno del diritto europeo in merito alle concessioni demaniali marittime, apprezzo molto la il servizio che fornite su una materia così complessa e delicata.

    • Grazie per l’apprezzamento, Roberto. Il nostro obiettivo principale è fare informazione nel modo più obiettivo possibile, perché le persone informate rendono il mondo migliore. Poi la divergenza di opinioni è una cosa normale e, quando porta a un confronto civile, è anche costruttiva.

  2. Voglio esprimere anche io i miei complimenti per la serietà della redazione, rilevando peraltro che l’attenta lettura della nota rappresenta un vero macigno per tutto l’impianto normativo in tema di demanio degli ultimi 4 anni. In effetti tutto ciò era facilmente prevedibile, direi che un po’ di serietà in più da parte dei vari governi che si sono succeduti nel tempo avrebbe potuto evitarlo. Ora il problema a parer mio è davvero serio, sia per chi ha già prorogato e sia per chi in questi giorni ha il cerino in mano.
    Saluti

  3. Un normale contratto di affitto di un bene statale viene trasformato in una bega infinita per azzeccagarbugli . Solo gli italiani sono costretti a subire questa afflizione. Altri hanno anche 100 anni di proroga. Continuare a far parte di un consesso che ci umilia e ci porta alla miseria e’ masochismo. Uscitalia.

  4. Vittorio cao says:

    Vittorio. Complimenti a Mondo Balneare per le informazioni su questa vergognosa vicenda.Penso che disporre di un pool di avvocati (senza dimenticare le iniziative a livello di popolo)sia necessario, come pure un sostegno finanziario, per il quale sono disponibile.Augurl a tutti noi anche in questo
    tristissimoo momento.

  5. Di Maio deve estendere le concessioni visto che la proroga dei 15 anni l’ha fatta lui con la lega nel 2018 se non lho fa e l’ennesima prova che Di Maio sta lì senza nessuna coerenza un abbraccio rimaniamo forti le nostre attività che ci siamo sudate con soldi tempo sacrificio e fenomeni metereologici le abbiamo sacrificato noi non l’europa siamo uniti

  6. Mondo balneare ho letto che 37 stabilimento di ostia sono già stati messi a bando dal Campidoglio ancor prima della scadenza al 31 dicembre

  7. nardi franco says:

    in pratica l’europa ci dice che se da una parte ci chiedete ancora aiuti più cospicui causa covid, aiuti da rinvestire in parte anche nelle settore turistico, tra cui le spiagge, dall’altra fate i furbetti disattendendo le direttive europee che regolano appunto, detto settore. O siamo sempre in Europa, o non solo quando battiamo cassa….

  8. Alessandra Conti says:

    Secondo me le proroghe dovrebbero essere rilasciate anche sulla meritocrazia di ogni concessionario /imprenditore balneare..perché di questo dovremmo parlare: Creare una nuova figura giuridica responsabile della propria impresa, lo stabilimento balneare in stretta relazione con l’ambiente ed il turismo, Dare un patentino con “bollini di merito annuali”, dati sulla base di verifiche sui progressi messi in atto dall’imprenditore nel proprio stabilimento: spazio, vista sul mare (elemento naturale), pulizia, contributi pagati ai dipendenti, salvataggio e pronto soccorso in mare e sulla spiaggia, buon rapporto qualità e costo del biglietto di accesso, etc.. Insomma una rivalutazione del concessionario che avrà tutti gli interessi per continuare il business.

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