Attualità

“Spiagge a gara”, spunta norma in decreto concorrenza: balneari in agitazione

Contro la proposta, emersa a sorpresa dagli uffici della presidenza del consiglio, si schierano anche i politici più vicini alla categoria

Nella legge annuale sulla concorrenza sul tavolo del consiglio dei ministri spunta un articolo per istituire le immediate gare delle concessioni demaniali marittime. La notizia si è diffusa ieri pomeriggio e ha scatenato il putiferio, con i politici più vicini agli imprenditori balneari (Gian Marco Centinaio della Lega, Maurizio Gasparri e Deborah Bergamini di Forza Italia, Umberto Buratti del Partito democratico) che si sono subito attivati per affossare il tentativo, proveniente da qualche funzionario della presidenza del consiglio: l’ipotesi più accreditata vedrebbe la firma di Francesco Giavazzi, consigliere diretto di Mario Draghi.

Per la verità, c’è poco di cui stupirsi: Mario Draghi in persona lo aveva lasciato intendere lo scorso giugno, anzi il provvedimento è persino in ritardo rispetto ai tempi annunciati dal premier. Il problema è che allora il presidente del consiglio non si era sbilanciato sui contenuti della norma, e soprattutto sarebbe rimasto all’oscuro di tutto il ministro del turismo Massimo Garavaglia (Lega), che sulla questione nei mesi precedenti si era esposto in senso contrario (ma forse, come temevamo già alcuni mesi fa, questo fatto dimostrerebbe che il leghista non è del tutto affidabile sul tema). E incolpevole sarebbe anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Vincenzo Amendola (Pd), al contrario di quel che ieri sera sostenevano frettolosamente alcuni gruppi online di balneari (quelli, per fortuna minoritari, che passano il tempo libero a improvvisarsi sindacati od organi di informazione – ma è in questi casi che si vede la differenza tra chi fa il giornalista o il rappresentante di categoria per professione e chi invece, per irresponsabilità o ingenuità, è solo in grado di fare allarmismo senza nemmeno mettere a fuoco ciò che sta accadendo, scatenando colpevolmente disinformazione e confusione).

Resta il fatto che il colpevole del tentativo di mandare gli stabilimenti balneari subito a gara sarebbe un funzionario che avrebbe agito su ordini di un anonimo mandante, come d’altronde già accaduto più volte in passato con altre bozze di legge elaborate da solerti e oscuri burocrati per istituire le evidenze pubbliche delle concessioni balneari. Una questione che comunque deve essere risolta in fretta, dal momento che l’estensione delle concessioni fino al 2033 istituita dalla legge 145/2018 è stata giustificata come periodo transitorio in vista di una riforma che non è mai stata portata a compimento, scatenando per questo una lettera di messa in mora dall’Unione europea, svariate diffide dell’Antitrust e contraddittorie sentenze dei Tar che hanno portato il presidente del Consiglio di Stato a convocare un’adunanza plenaria per il prossimo 20 ottobre al fine di stabilire una posizione unitaria.

Il tentativo, comunque, ha scatenato dure reazioni da parte della politica e delle associazioni di categoria. Così il senatore leghista Gian Marco Centinaio si è espresso in una nota: «Secondo alcune indiscrezioni, nel decreto concorrenza si vuole inserire l’annullamento delle concessioni demaniali marittime e mandarle tutte a gara nei prossimi mesi. Se queste voci fossero fondate, come Lega saremmo pronti a fare le barricate. Siamo e saremo sempre dalla parte dei balneari che devono essere tutelati in base alla legge 145 del 2018, soprattutto in questo momento in cui il paese sta uscendo dai difficili mesi della pandemia. Abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare per permettere al settore di essere nella condizione di programmare e quindi anche di poter fare investimenti. Non si può passare da un orizzonte di quindici anni al 2033 come prevedeva la legge alla prospettiva di vedersi annullate le concessioni fra pochi mesi».

Altrettanto duro è Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari aderente a Fipe-Confcommercio: «Abbiamo avuto notizia, da ambienti parlamentari e di governo, che la presidenza del consiglio dei ministri intenderebbe inserire anche la questione delle concessioni demaniali marittime nel disegno di legge annuale sulla concorrenza in corso di elaborazione e che dovrebbe andare a breve in consiglio dei ministri per poi essere esaminata e approvata dal parlamento. Se questa notizia fosse fondata sarebbe un grave errore, perché è ancora pendente e non conclusa una intensa e seria interlocuzione fra i nostri uffici ministeriali preposti e quelli della Commissione europea sulla validità ed efficacia della vigente normativa di riforma della materia contenuta nella legge 145/2018. A ciò si aggiunga che si è in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato in adunanza plenaria sui contenziosi riguardanti la sua applicazione e che potrebbe fornire utili e importanti indicazioni in punto di diritto. Ma soprattutto si avrebbe una clamorosa smentita di quanto sin qui operato e dichiarato dal governo: dalla difesa della legge 145/2018 nella lettera di risposta alla Commissione europea al rifiuto del governo e segnatamente del premier Draghi di inserire la questione delle concessioni demaniali marittime nel Pnrr, così come chiesto incautamente ad aprile dal vicecommissario europeo Dombrovskis. A conferma di ciò, il testo del Pnrr adottato dal governo e dal parlamento italiano e approvato dalla Commissione e dal Consiglio europeo non contiene alcun riferimento alle concessioni demaniali marittime e all’applicazione della direttiva Bolkestein sulle nostre spiagge. Per non citare le ripetute assicurazioni del ministro Garavaglia che qualsiasi soluzione sarà illustrata e concordata con le organizzazioni di categoria prima ancora che con gli uffici della Commissione europea. In definitiva sarebbe un “colpo di mano” sbagliato, inaccettabile e intollerabile. Ci auguriamo e ci aspettiamo che ciò non avvenga».

Per ora il tentativo parrebbe sventato, ma resta ancora da capire quale sia l’intento del governo, ovvero se voglia risolvere la questione entro settembre (come annunciato due settimane fa dal ministro Garavaglia) oppure se preferisca attendere la decisione del Consiglio di Stato, che darà ulteriori e importanti spunti giuridici per scrivere una riforma compatibile col diritto italiano ed europeo e al contempo (si spera) rispettosa degli attuali imprenditori balneari.

Gli altri commenti

Qui di seguito gli articoli con ulteriori commenti sulla vicenda giunti nelle ore successive in redazione:

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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  1. Tutela imprese says:

    Siamo pronti vediamo cosa farà il governo e l’Europa . Aspettiamo con ansia , si ritroveranno in un mare di problemi altro che Alitalia. Accendessero il cervello che salteranno tante poltrone se si ragiona con i piedi e si segue la linea europea del siamo tutti uguali e i sacrifici di anni che se ne frega.

    • Nikolaus Suck says:

      Appunto Alitalia. Hanno approvato quella lasciando (davvero) a casa decine di migliaia di persone. Hanno approvato con un tratto di penna riforme ben più impattanti su milioni di persone come le pensioni, i licenziamenti, etc.. E sono ancora lì. Perché dovrebbero fermarsi di fronte a meno di 20.000 concessionari che non sono nemmeno lavoratori dipendenti a tempo indeterminato ma liberi imprenditori, rappresentano lo zerovirgolazerozeroqualcosa di tutti gli italiani, e per guadagnare e potersi organizzare oltre le scadenze già previste dalla legge nazionale sono stati già favoriti da ben due proroghe e oggi hanno tutto il tempo per partecipare alle gare con il vantaggio dell’esperienza? Fate tutte le vostre patetiche barricate, qualche altro contentino forse lo spuntate, ma mettetevi in testa che dovete finalmente mollare l’osso che non è vostro.

      • La differenza è semplice molti stabilimenti sono di proprietà di ricchi e facoltosi, moltissimi di politici non solo nazionali ma in particolare regionali e comunali…quindi secondo te che farà la politica?
        Ci vediamo nel 2033

        • Nikolaus Suck says:

          Argomento molto lodevole e pulito non c’è che dire, hai una bella opinione di questo paese e sei pure orgoglioso di marciarci. Lo vedremo cosa farà, lo vedremo.

      • fatti i conti bene , forse sono un pò di più i balneari, lei conta solo le imprese ma deve guardare i lavoratori e l’indotto , siamo a 200.000. Sono tanti

      • Mollare l’osso? Ti rivolgi a noi come se fossimo cani. Questo è il nostro lavoro, la nostra vita, il mare. Non so se hai notato cosa c’è dopo il mare, c’è un punto. Vi rivolgete a noi con modi minacciosi, stiamo solo lavorando. Comunque se per caso vorreste scatenare una guerra, noi siamo pronti. Ci vediamo in prima linea, spero di incontrarti faccia a faccia. 👋 buona giornata … suck… 😂😂😂

        • Nikolaus Suck says:

          L’osso è la spiaggia, che non è “vostra” e non lo è mai stata. E che ciò nonostante non la volgiate mollare è palese. E lì dove potresti eventualmente incontrarmi, perdi sicuro. Buona giornata a te.

  2. Ma per andare al mare dobbiamo spendere 40 € per ombrello e sdraia che’ non esiste quasi piu’ la spiaggia libera, ma vi siete accorti dei guadagni faraonici della categoria negli ultimi 30 anni?
    Si potrebbe sapere quale risultato economico producono le spiagge e gli spazi demaniali ?

    • Da me con 40€si prendi 4 omb e 6 lettini….cmq per il resto credo tu non sia un esperto di economia ma il turismo balneare italiano (stabilimenti,hotel,ristorazione e tutti i servizi annessi)genera il 13%pil nazionale

      • Nikolaus Suck says:

        E continuerà a generare il 13% del PIL anche dopo le gare, con lo stesso indotto e chiunque siano i concessionari. Mentre, per rispondere seriamente alla domanda di Claudio, in base agli ultimi dati disponibili attualmente tutte le concessioni portano allo Stato appena 103 milioni annui in totale, cioè niente, in assoluto e in realszione a valori e guadagni.

        • È come dire che un qualsiasi commerciante paga solo affitto del negozio…sui canoni cmq ti do ragione sono troppo bassi perché il legislatore quando ha calcolato i parametri per istituirlo ha contato solo le strutture commercialimentre nn ha calcolato la spiaggia…lo facessero!!!

  3. Salve, da operatore commerciale nel settore turistico credo sia giusto mandare a bando le concessioni demaniali, in quanto nel mio comune ad esempio, non essendoci in vigore il piano delle coste, tutti gli stabilimenti balneari sono stati autorizzati in conferenza di servizi senza neanche indurre una manifestazione d’interesse a cui avrebbero potuto partecipare anche altri operatori commerciali.
    Io però per un chiosco su area comunale devo partecipare ad un bando pubblico ogni anno.
    Saluti.

  4. ancora con ste gare , svegliatevi le imprese non possono andare a gara, quelle vanno pagate, hanno un valore legalmente riconosciuto anche in europa, la spiaggia aimè deve seguire le sorti delle stesse, non può essere slegata, é concettualmente sbagliato inserire nel decreto concorrenza un bene pubblico su cui insistono aziende private legalmente riconosciute. Il tentativo di tirare dentro la bolkestain le spiagge è una cantonata europea pazzesca, semmai accadrà sarà il più grande scandalo e scippo di impresa degli ultimi 100 anni., una roba deprorevole, da comunismo staliniano. Quello che serve è spiegare la specificità italiana e la caratterista di gestione del bene , concesso a imprese a carattere familiare e non multinazionali. Il popolo vuole i mc donalds sulle spiagge, certo, perche questo accadrà.

    • Nikolaus Suck says:

      Ai principi dell’impresa privata cedibile non si può e deve derogare, ma a quelli pubblici e dettati nell’interesse generale sì. Come no.
      L’unico vero “scandalo e scippo degli ultimi 100 anni” e oltre sarebbe semmai far “seguire” e legare le spiagge pubbliche e collettive al privato. Rinsavisci.

  5. Salve
    In riguardo alle tariffe già care per l’affitto di ombrelloni – lettini e altro , credo che aumenteranno perchè gli investimenti per la realizzazione delle trutture ricettive balneari ad oggi hanno un costo esorbitante, quindi si dovrà fare il calcolo di ammortamento solo per il periodo della concessione fino alla gara successiva per coloro che si aggiudicheranno la gara.

  6. Amerigo+Spinelli says:

    Ma se la gente va ai lidi è perché le spiagge libere sono sporche, incontrollate e piene di pericoli. Poi chi ha realizzato un lido, con enormi sacrifici sia fisici che burocratici, deve avere la possibilità di tenerselo anche se andrà in evidenza pubblica! Ragioniamo da saggi e non da invidiosi stronzi!

  7. Finalmente finalmente finalmente si scardinano questi maledetti diritti acquisiti!

    piangete pure ma LE SPIAGGE DEVONO ESSERE MESSE A BANDO!

  8. A tutti coloro che vorrebbero le spiagge libere senza un lido e senza nulla credo sia un sogno di qualche ingenuo che crede che tutte le spiagge diventino del tutto libere ma neanche un chiodo che occupi 2 mm di spiaggia aaahhhhahhhaa ma come viene in mente impossibile come è impossibile togliere i chioschi dai parchi dalle pinete o i punti di ristoro e benzine dall autostrada perché sapete bene che anche tutte queste situazioni sono beni pubblici con sopra si sopra il pezzetto di terra beni privati Si beni privati su bene pubblico su cui si paga affitto a vita imu tari tassa sugli ombrelloni per La spazzatura e varie , bene pensate di togliere tutto ciò per il nulla ?? aaahaaahaaah e come si genera economia con il nulla ridicoli pensate che sia meglio il nulla economico per una nazione o il generare economia, posti di lavoro, luoghi di incontro bellezza si bellezza perché questi posti assumono una forma che agli occhi del genere umano regalano emozioni certo capisco che non può essere per tutti avere lo stesso pensiero infatti ecco che troviamo sempre coloro che vanno contro tutto e tutti che credono che sia meglio il nulla beh io credo tutto il contrario il lavoro qualunque esso sia non si tocca poi è chiaro in questo caso specifico c’è chi dice troppe spiagge in gestione ma cisono altrettante spiagge libere almeno dalle mie parti ci sono e come è si è liberi di scegliere di essere serviti o di auto servirsi nelle spiagge libere però quando vi scappa di andare in bagno dovete Andare a casa per farla e non nel mare o sulla sabbia o per caso vi servite di quei bagni che vengono montati sulla spiaggia dal comune o dal privato su quel pezzo di spiaggia di cui paga la spazzatura e la fogna e tutto il resto, bene detto tutto ciò passerei al sig Suck perché la sua casa non va all asta???? Risposta : è un bene privato piazzato su un terreno pubblico comunale che è stato acquistato dal compratore altra domanda sa perché le attività che sorgono sulla spiaggia non possono andare all asta perché sono come quelle case private di cui si sono create le mura solo che ci lavora dentro e sorgono su terreno pubblico demaniale su cui si paga un affitto a vita e quindi diventa terreno privato ad uso pubblico e che magari decidessero di vendere i terreni pubblici demaniali così facendo probabilmente eviteremmo molto volentieri di far perdere il lavoro a chi ha investito e si è creato un lavoro . Signor Suck le auguro che mai nessuno Le venga a dire che la sua casa potrebbe andare all asta e si gioisca pure mi dispiace pensare che ci sono persone che gioiscono nel vedere gli altri in mezzo ad una strada

  9. Sig Suck mi meraviglio di Lei che centra la droga in questo discorso credo che Lei abbia toccato un argomento poco consono alla questione io mi soffermerei sulla sua limitatezza di pensiero e le consiglio di aprire un po’ di più i suoi orizzonti e quanti come lei che vorrebbero che le attività andassero alla mercé . Le pongo un quesito quale è il suo interesse nel mandare a gara attività di gente che ha fatto i strasacrifici per il proprio lavoro???
    Per la maggior parte dei casi le attività che sorgono su un pezzetto di terra pubblico demaniale AD USO PUBBLICO e quindi SENZA TOGLIERE NULLA ALLA COLLETTIVITÀ perché tutti possono usufruire del mare e dell Arena / spiaggia e quel terreno che si va ad occupare pagando un fitto diventa privato per le mura che tengono erto lo stabile e si ha la gestione dell arenile con delle regole ben precise stabilite dal demanio marittimo e sei lei va a leggere un ordinanza balneare troverà scritto che non si può vietare a nessuno il transito vuol dire che L ingresso e libero però poi si sceglie usufruisce delle comodità messe a disposizione della collettività o fa da se ombrellone a spalla e traino sedie direzione spiaggia libera fino ad un certa ora perché dopo una certa ora le spiagge devono tornare libere se dette sono considerate libere perché sempre da giurisprudenza del demanio marittimo se si dovesse decidere di lasciare un suo bene come L ombrellone di sua proprietà perché acquistato da lei beh per il diritto demaniale è occupazione abusiva di demanio quindi passibile di denuncia penale, tutto cambia se quel pezzetto di spiaggia ne ha la concessione pagando un fitto e quindi diventa bene privato come la sua casa, ora le chiedo perché chi ha la concessione di un bene dovrebbe concedere la possibilità di andare a gara ?? Lei darebbe la possibilità di mettere a gara la sua casa o meglio lascerebbe la possibilità di decidere per Lei a qualcun altro di mettere la sua casa all asta ??? NON CREDO PROPRIO. Immagini tutti coloro che hanno un lavoro per sostenersi se hanno il piacere di mettere in pericolo la propria sopravvivenza, la propria CASA . Signor Suck qui la droga non c’entra proprio nulla qui si tratta di difendere ciò che con grande sacrificio si è costruito proprio come la sua casa.

    • Nikolaus Suck says:

      L’errore sta tutto qui: avere una concessione non significa affatto che la spiaggia “diventa bene privato” come la mia o la sua casa, e non è lei a dovere o potere “concedere la possibilità di andare a gara”, lo prevede la legge, e da sempre.

  10. Elvo Alpigiani says:

    Alcune precisazioni.
    La sentenza della Corte UE del 2007, C- 174, definisce le concessioni demaniali assimilabili ai contratti di locazione ed in merito alla sentenza non è stata applicata l’IVA al canone demaniale.
    Quindi per la Corte UE l’atto amministrativo della concessione demaniale è assimilabile ad un contratto di locazione.
    Contratti di locazione essendo delle obbligazioni contrattuali, non sono nell’ambito applicativo della direttiva Bolkestein, art. 3 e 17 della stessa direttiva.
    Come possono essere nell’ambito applicativo dell’articolo 12?
    Stanno applicando una direttiva ed un articolo della stessa non correttamente.
    Infatti dalla sentenza del 14 luglio 2016, la Corte UE precisa che l’articolo 12 della direttiva Bolkestein si applica alle autorizzazioni per l’esercizio delle attività, il cui numero è limitato per la scarsità delle risorse naturali.
    Ma le spiagge non sono limitate, almeno in Liguria, dalla scarsità delle risorse naturali, Infatti in Liguria abbiamo una legge regionale che limita le concessioni demaniali marittime al 60% del fronte mare balneabile per ogni singolo Comune.
    Se è una legge regionale a limitarne il numero, non è più la scarsità delle risorse naturali e quindi l’applicazione dell’articolo 12 ????
    Credo che qualsiasi cittadino italiano abbia il diritto di protestare quando sono applicate le leggi e le sentenze non correttamente.

    • Nikolaus Suck says:

      La sentenza nel caso C174 risolveva uno specifico problema interpretativo di una singola norma di una direttiva e confinato alla materia fiscale, nei rapporti tra concedente e concessionario, dicendo che la concessione da parte di un ente diverso dallo Stato (un’Autorità Portuale, i cui servizi portuali sono sottratti alla direttiva Bolkestein, art. 2.2. d)) non poteva considerarsi attività imprenditoriale di servizi portuali o cessione di beni e servizi perché più simile ad un contratto di locazione con cui senza cedere nulla né fare attività di impresa si attribuisce un diritto temporaneo di uso e disposizione e basta. Che non è l’attività d’impresa tipica delle Autorità portuali. E sulla base di tale ragionamento, limitato al caso specifico, si è detto che a tali canoni concessori e nei rapporti tra concedente e concessionario non si applica IVA.
      Ma da un lato questo non vuol dire che le tutte le concessioni sono sempre uguali ai contratti di locazione in tutto e per tutto e in ogni ambito. Dall’altro lato la direttiva Bolkestein è estranea e inapplicabile alla materia fiscale (art. 2.3.) e riguarda tutt’altro (i servizi resi dai prestatori ai destinatari, nel nostro caso quelli dei concessionari ai turisti/bagnanti, e non il rapporto concedente/concessionario a monte, come nella sentenza C174). Dall’altro ancora, i suoi articoli 3 e 17 da Lei citati non escludono affatto le obbligazioni contrattuali come ritiene e dice Lei.
      Mentre il Considerando (33) della direttiva in questione include nel suo ambito tra l’altro “i servizi ai consumatori, quali i servizi nel settore del turismo…”. E le concessioni balneari sono c.d. concessioni serventi così definite a livello sia nazionale che europeo, ovvero che “servono” e sono funzionali a sfruttare quanto concesso per prestare servizi a terzi per fini di guadagno, e come tali rientrano tra le concessioni di servizi soggette alla direttiva.
      Quanto alle autorizzazioni limitate per la scarsità delle risorse naturali: Tutte le risorse naturali, tra cui le spiagge, sono “scarse” per definizione, perché tante o poche sono sempre solo quelle e non altre, e una volta concesso tutto il concedibile finiscono. Per cui le autorizzazioni/concessioni sulle spiagge sono sempre “limitate”, perché anche potendole concedere tutte (e non si può), sempre solo quelle sono, e finite le concessioni non si possono dare ad altri e all’infinito. Tante o poche, sono sempre in “numero limitato”.
      Questo è abbastanza intuitivo, e infatti la direttiva non fa che prenderne atto, come presupposto “dato”. Infatti l’art. 12 non dice “QUANDO/SE le risorse naturali sono scarse” (perché lo sono sempre e per definizione e questo è fuori discussione), ma “qualora il NUMERO DELLE AUTORIZZAZIONI sia limitato PER VIA della scarsità delle risorse naturali”, che non è un dato ipotetico e da verificare ma una realtà di fatto “ontologica” e data per scontata (e non potrebbe essere diversamente).
      La “limitazione legislativa” regionale al 60% non solo non c’entra niente, ma anzi aumenta e aggrava la scarsità naturale che già c’è. Ovvero: la risorsa naturale “spiagge”, che è quella e basta e prima o poi finisce anche se è concessa tutta (che sia a livello regionale o nazionale), per effetto di tale limitazione legale diventa ancora più scarsa! La limitazione legale non è alternativa a quella naturale (che già è fuori discussione), ma si aggiunge alla stessa!
      In conclusione l’art. 12 ci sta tutto, anzi è proprio un caso tipico e “di scuola”.

  11. Elvo Alpigiani says:

    Dalla sentenza della Corte UE del 25 ottobre 2007, procedimento C- 174/06, il quesito pregiudiziale della Corte di cassazione:
    «Se il conferimento ad un soggetto del diritto di usare in modo, anche esclusivo, un bene pubblico, senza prestazione di servizi di carattere prevalente su quello di consentire l’uso del bene, per un periodo determinato e dietro corrispettivo d’importo assai inferiore al valore del bene, conferimento posto in essere, su domanda dell’interessato, da un ente pubblico che esercita un’impresa, attraverso l’emanazione di un atto amministrativo, come avviene nella concessione di beni demaniali disciplinata dal diritto nazionale, anziché con un contratto, costituisca un’ipotesi di locazione di beni immobili esente da IVA…… .>>
    Per la Corte UE, <>.
    Per la Corte UE, la concessione demaniale è un atto amministrativo disciplinata dal diritto nazionale (Codice della navigazione) che rientra nella nozione di “locazione di beni immobili “.
    La Corte UE, nella sentenza del 14 luglio 2016, al punto 47: ” nei procedimenti principali, come sottolinea la Commissione, le concessioni vertono non su una prestazione di servizi determinata dall’ente aggiudicatore, bensì sull’autorizzazione a esercitare un’attività economica in demaniale”.
    Non è la concessione di un’area demaniale, bensì l’autorizzazione ad esercitare un’attività economica.
    Al punto 49 : ” Nell’ipotesi in cui le concessioni di cui ai precedenti principali rientrassero nell’ambito di applicazione dell’articolo12 della direttiva 2006/123, circostanza che spetta al giudice del rinvio determinare,……. , il rilascio di autorizzazioni, qualora il loro numero sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali,…..”.
    Ma le nostre autorizzazioni non sono limitate.
    Infatti, la spiaggia è una delle possibilità sulla quale possono essere esercitate le attività di affitto ombrelloni, sdraio e ecc., bar, ristorante ecc. .
    Tali attività possono essere esercitate anche sul lago, sul fiume, in montagna e in collina.
    Tali autorizzazioni non essendo limitate, non sono nell’ambito applicativo dell’articolo 12 della direttiva Bolkestein.
    In merito alla limitazione delle aree demaniali in concessione al 60% del fronte mare balneabile (limitazione per “motivi imperativi di interesse generale”), la Corte UE, nella sentenza del 30 gennaio 2018, causa C- 31 Visser, (citata anche nell’ultima messa in mora della Commissione UE per altre motivazioni) al punto 126, ritiene che in simili circostanze, la conformità della normativa controversa nel procedimento principale alla direttiva 2006/ 123, deve essere valutata alla luce degli articoli 14 e 15 di tale direttiva, relativi ai requisiti vietati o soggetti a valutazione.
    Ne consegue che gli articoli da 9, a 13, non sono applicabili a una normativa (60%) come quella di cui ai precedenti principali.
    Quindi l’articolo 12 non è applicabile.
    Inoltre, al punto 121, il considerando 9 della direttiva 2006/ 123 precisa che quest’ultima si applica unicamente ai requisiti che influenzano l’accesso all’attività di servizi o il suo esercizio.
    Ancora, i regimi di autorizzazione, non alla conclusione di contratti. (Considerando 57)

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