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“Spiagge a gara”, spunta norma in decreto concorrenza: balneari in agitazione

Contro la proposta, emersa a sorpresa dagli uffici della presidenza del consiglio, si schierano anche i politici più vicini alla categoria

Nella legge annuale sulla concorrenza sul tavolo del consiglio dei ministri spunta un articolo per istituire le immediate gare delle concessioni demaniali marittime. La notizia si è diffusa ieri pomeriggio e ha scatenato il putiferio, con i politici più vicini agli imprenditori balneari (Gian Marco Centinaio della Lega, Maurizio Gasparri e Deborah Bergamini di Forza Italia, Umberto Buratti del Partito democratico) che si sono subito attivati per affossare il tentativo, proveniente da qualche funzionario della presidenza del consiglio: l’ipotesi più accreditata vedrebbe la firma di Francesco Giavazzi, consigliere diretto di Mario Draghi.

Per la verità, c’è poco di cui stupirsi: Mario Draghi in persona lo aveva lasciato intendere lo scorso giugno, anzi il provvedimento è persino in ritardo rispetto ai tempi annunciati dal premier. Il problema è che allora il presidente del consiglio non si era sbilanciato sui contenuti della norma, e soprattutto sarebbe rimasto all’oscuro di tutto il ministro del turismo Massimo Garavaglia (Lega), che sulla questione nei mesi precedenti si era esposto in senso contrario (ma forse, come temevamo già alcuni mesi fa, questo fatto dimostrerebbe che il leghista non è del tutto affidabile sul tema). E incolpevole sarebbe anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Vincenzo Amendola (Pd), al contrario di quel che ieri sera sostenevano frettolosamente alcuni gruppi online di balneari (quelli, per fortuna minoritari, che passano il tempo libero a improvvisarsi sindacati od organi di informazione – ma è in questi casi che si vede la differenza tra chi fa il giornalista o il rappresentante di categoria per professione e chi invece, per irresponsabilità o ingenuità, è solo in grado di fare allarmismo senza nemmeno mettere a fuoco ciò che sta accadendo, scatenando colpevolmente disinformazione e confusione).

Resta il fatto che il colpevole del tentativo di mandare gli stabilimenti balneari subito a gara sarebbe un funzionario che avrebbe agito su ordini di un anonimo mandante, come d’altronde già accaduto più volte in passato con altre bozze di legge elaborate da solerti e oscuri burocrati per istituire le evidenze pubbliche delle concessioni balneari. Una questione che comunque deve essere risolta in fretta, dal momento che l’estensione delle concessioni fino al 2033 istituita dalla legge 145/2018 è stata giustificata come periodo transitorio in vista di una riforma che non è mai stata portata a compimento, scatenando per questo una lettera di messa in mora dall’Unione europea, svariate diffide dell’Antitrust e contraddittorie sentenze dei Tar che hanno portato il presidente del Consiglio di Stato a convocare un’adunanza plenaria per il prossimo 20 ottobre al fine di stabilire una posizione unitaria.

Il tentativo, comunque, ha scatenato dure reazioni da parte della politica e delle associazioni di categoria. Così il senatore leghista Gian Marco Centinaio si è espresso in una nota: «Secondo alcune indiscrezioni, nel decreto concorrenza si vuole inserire l’annullamento delle concessioni demaniali marittime e mandarle tutte a gara nei prossimi mesi. Se queste voci fossero fondate, come Lega saremmo pronti a fare le barricate. Siamo e saremo sempre dalla parte dei balneari che devono essere tutelati in base alla legge 145 del 2018, soprattutto in questo momento in cui il paese sta uscendo dai difficili mesi della pandemia. Abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare per permettere al settore di essere nella condizione di programmare e quindi anche di poter fare investimenti. Non si può passare da un orizzonte di quindici anni al 2033 come prevedeva la legge alla prospettiva di vedersi annullate le concessioni fra pochi mesi».

Altrettanto duro è Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari aderente a Fipe-Confcommercio: «Abbiamo avuto notizia, da ambienti parlamentari e di governo, che la presidenza del consiglio dei ministri intenderebbe inserire anche la questione delle concessioni demaniali marittime nel disegno di legge annuale sulla concorrenza in corso di elaborazione e che dovrebbe andare a breve in consiglio dei ministri per poi essere esaminata e approvata dal parlamento. Se questa notizia fosse fondata sarebbe un grave errore, perché è ancora pendente e non conclusa una intensa e seria interlocuzione fra i nostri uffici ministeriali preposti e quelli della Commissione europea sulla validità ed efficacia della vigente normativa di riforma della materia contenuta nella legge 145/2018. A ciò si aggiunga che si è in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato in adunanza plenaria sui contenziosi riguardanti la sua applicazione e che potrebbe fornire utili e importanti indicazioni in punto di diritto. Ma soprattutto si avrebbe una clamorosa smentita di quanto sin qui operato e dichiarato dal governo: dalla difesa della legge 145/2018 nella lettera di risposta alla Commissione europea al rifiuto del governo e segnatamente del premier Draghi di inserire la questione delle concessioni demaniali marittime nel Pnrr, così come chiesto incautamente ad aprile dal vicecommissario europeo Dombrovskis. A conferma di ciò, il testo del Pnrr adottato dal governo e dal parlamento italiano e approvato dalla Commissione e dal Consiglio europeo non contiene alcun riferimento alle concessioni demaniali marittime e all’applicazione della direttiva Bolkestein sulle nostre spiagge. Per non citare le ripetute assicurazioni del ministro Garavaglia che qualsiasi soluzione sarà illustrata e concordata con le organizzazioni di categoria prima ancora che con gli uffici della Commissione europea. In definitiva sarebbe un “colpo di mano” sbagliato, inaccettabile e intollerabile. Ci auguriamo e ci aspettiamo che ciò non avvenga».

Per ora il tentativo parrebbe sventato, ma resta ancora da capire quale sia l’intento del governo, ovvero se voglia risolvere la questione entro settembre (come annunciato due settimane fa dal ministro Garavaglia) oppure se preferisca attendere la decisione del Consiglio di Stato, che darà ulteriori e importanti spunti giuridici per scrivere una riforma compatibile col diritto italiano ed europeo e al contempo (si spera) rispettosa degli attuali imprenditori balneari.

Gli altri commenti

Qui di seguito gli articoli con ulteriori commenti sulla vicenda giunti nelle ore successive in redazione:

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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