Una delle cose più divertenti da fare, quando ci si occupa di spiagge, è cercare di capire la dinamica di un litorale osservando le immagini di Google Earth, avvalendosi, quando possibile, anche della serie storica. Sono immagini ad accesso gratuito, e il programma per vederle si scarica e si installa facilmente, oppure si può usare direttamente dal browser. Le immagini rilevate dai satelliti sono di qualità crescente negli anni, e riprendono tutte le zone della Terra, dall’Equatore alle calotte polari, anche se in queste il dettaglio è decisamente scarso. Ma per noi non è un problema: lì non ci sono spiagge!
Una buona risoluzione la troviamo nelle immagini acquisite negli ultimi 25 anni, e c’è di che divertirsi a scoprire l’impatto che le più recenti opere antropiche hanno esercitato sui nostri litorali. Possiamo seguire la costruzione dei porti e l’erosione che essi hanno indotto; poi vedremo che nei tratti in arretramento sbocciano le difese costiere, pennelli e scogliere parallele, che – se va bene – proteggono i tratti in erosione, ma spostando i problemi sottoflutto. E così vedremo la nascita di ulteriori difese, in sequenze quasi infinite! Ma possiamo anche verificare la durata degli interventi di ripascimento, anche se, non conoscendo le dimensioni della sabbia versata, non siamo in grado di capire se gli insuccessi derivino dalla sfortuna o … dalla stupidità.
Divertente è anche riconoscere le diverse morfologie costiere, le foci fluviali nelle molteplici forme, tomboli e lagune, cordoni dunari e baie sabbiose o rocciose. Spostandosi in altre aree climatiche possiamo osservare le barriere coralline e i mangrovieti, mentre andando a nord vediamo le coste a fiordi, skärgård e a drumlin. Possiamo ripassare tutti gli oltre cento granelli di sabbia che abbiamo pubblicato e che, forse, avete letto!
E, dopo tante ‘lezioni’, è il momento di sottoporvi a un esame, chiedendovi di leggere e interpretare proprio queste immagini, cosa che faccio anche con i miei studenti. Per loro è la parte più divertente (e più facile!) della prova. Spero che lo sia anche per voi, perché ogni tanto, d’ora in avanti, qualche “Granello di sabbia” sarà, se non proprio un esame, almeno un quiz: Riuscite a ricostruire la dinamica di questo litorale?
Cominciamo dalla costa di Cariati, in Calabria, anche se qui la serie storica inizia da quando le trasformazioni della spiaggia indotte dalle opere antropiche sono in buona parte già avvenute. Ma noi possiamo riconoscerle anche senza avere una foto del ‘prima’!
Vi suggerisco di interrompere qui la lettura e di concentrarvi sull’immagine di apertura dell’articolo, acquisita nell’aprile del 2023. Poi leggerete la mia soluzione; che è la ‘mia’. Vi possono essere anche altre interpretazioni, giuste o sbagliate; quello che è importante è che siano logiche. Per questo esercizio agli studenti chiedo di non utilizzare informazioni provenienti da altre fonti, ma di sfruttare al massimo ciò che ci dice l’immagine.
Iniziamo la ‘mia’ lettura.
A sinistra del porto si vede un’ampia spiaggia che si appoggia su due pennelli. Il primo tratto ha un’ampiezza eccessiva per uno sfruttamento turistico balneare: nessuno ha voglia di fare 150 metri per andare a comprare una bibita fresca! il secondo si è formato di recente (nell’immagine del luglio 2011, che trovate più sotto, non c’è ancora) e in gran parte corre davanti alla diga foranea del porto: fino ad oggi non sembra avere trovato l’interesse di nessuno! È chiaro che i due pennelli non sono stati costruiti per difendere la spiaggia, ma per intercettare la sabbia che, scorrendo lungo la costa, andava a insabbiare il porto. Si tratta di sabbia che avrebbe dovuto raggiungere la spiaggia antistante il paese, che si è dovuto difendere con dei pennelli, in parte sommersi, che però hanno ben poco da intercettare!
Non solo il porto e i suoi due pennelli hanno limitato il flusso litoraneo dei sedimenti, penalizzando la spiaggia di Cariati, ma la diga foranea ha anche innescato un flusso sedimentario inverso richiamando la sabbia contro il molo di sottoflutto. Questo è dovuto alla diffrazione delle onde sulla punta della diga foranea, che le porta a ruotare e giungere a riva con una direzione diversa da quella che hanno al largo. Si forma così una bella spiaggia circolare che riprende proprio la forma delle creste delle onde diffratte.

Ma l’inversione del flusso sedimentario non interessa solo la spiaggia compresa fra il molo di sottoflutto e il primo pennello di Cariati, perché questo nell’immagine del 2023 è insabbiato più sul suo lato sinistro che non su quello destro, a indicare un flusso diretto verso est. Nella cella compresa fra il secondo e il terzo pennello la spiaggia inizia a riprendere la configurazione classica a dente di sega, che diventa ancora più evidente nelle celle più orientali. Questo indica che la diffrazione interessa anche onde che passano più lontano dalla punta della diga foranea.
Queste semplici intuizioni si basano solo su pochi concetti espressi in alcuni Granelli di sabbia che spero abbiate letto e che vi abbiano consentito di arrivare alla soluzione prima che io ve l’abbia proposta. O magari ne avete formulata una migliore!
Vi siete divertiti? Allora andiamo un po’ oltre, anche se con le sole immagini non si possono fare previsioni accurate come quelle possibili con analisi matematiche. Dalle due immagini che abbiamo visto risulta che all’estremità del molo foraneo è stata da poco aggiunta un’appendice, probabilmente per limitare l’ingresso della sabbia che viene da est. Applicando il modello di Headland Bay Beach, di cui abbiamo parlato in un Granello precedente, si vede che la spiaggia attuale è in equilibrio con l’originale punta della diga foranea, mentre il recente spostamento del punto di diffrazione delle onde potrebbe portare allo sviluppo di una spiaggia a spirale più stretta, che di fatto chiuderebbe l’ingresso del porto.

Sono certo che anche voi avete pensato che questa piccola appendice possa portare avanti la spiaggia, fino a favorire l’insabbiamento dell’imboccatura del porto, che avverrebbe non più dal lato mare ma dal lato terra. Non c’è che da aspettare le immagini Google Earth dei prossimi anni per vedere se questa previsione è corretta; ma forse vi vedremo una draga al lavoro per garantire l’accesso al porto!
© Riproduzione Riservata









