Baie a spirale: dove le spiagge cercano un equilibrio (e l’uomo le copia!)

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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spiagge a spirale
La spiaggia posta a sud di Geraldton (Western Australia): una perfetta spirale.

All’attacco del moto ondoso, una spiaggia cerca di proteggersi come può. Abbiamo visto come sposti la sabbia da riva verso il largo per avere una pendenza minore e, di conseguenza, una superficie maggiore su cui le onde possano dissipare la propria energia, e ora vedremo che anche il suo sviluppo longitudinale è il risultato di un processo di autoregolazione, che le fa assumere la configurazione che meglio si oppone all’assalto del mare.

In assenza di alimentazione, un litorale sarebbe in equilibrio se i fronti delle onde incidenti vi arrivassero ortogonalmente, in modo che non vi sia flusso di sedimenti lungo riva (dimentichiamo le piccole perdite verso il largo). Questo può avvenire in una piccola baia se le onde giungono sempre dalla stessa direzione e la diffrazione operata sui capi le fa ruotare in modo che le creste si dispongano parallelamente alla riva (è il caso delle “pocket beach“).

Interessante è il caso, più frequente, nel quale una spiaggia delimitata da due promontori viene investita costantemente da onde oblique rispetto alla linea che congiunge i due punti fissi su cui essa si appoggia. In questo caso, la linea di riva si dispone secondo una spirale logaritmica che si allarga progressivamente dal promontorio sopraflutto, dove avviene la diffrazione delle onde, a quello sottoflutto, dove la costa viene a essere parallela alla direzione delle onde al largo, che in questo settore non subiscono diffrazione.

Questi tratti di litorale prendono il nome di “zeta bays”, per la somiglianza con la lettera greca zeta (ζ).

Evoluzione di una spiaggia verso la configurazione a spirale logaritmica. A destra la Britannia Bay (Sud Africa), che l’ha quasi raggiunta.

Si giunge a questa configurazione perché le correnti indotte dal moto ondoso spostano i sedimenti in una sola direzione, togliendoli vicino al primo promontorio e depositandoli in prossimità del secondo. Via via che la spiaggia viene scavata, il primo promontorio diventa un punto di diffrazione delle onde sempre più potente, tanto che alla fine i fronti d’onda ruotano così tanto da giungere paralleli alla nuova riva e non essere più in grado di muovere la sabbia. Questa si è infatti accumulata sull’altro lato della spiaggia, facendola ruotare fino a disporsi anch’essa parallela alle onde, ma a quelle provenienti dal largo che non subiscono diffrazione.

Su di una carta geografica, o anche su Google Earth, se troviamo una spiaggia che ha questo andamento possiamo affermare con certezza che le onde prevalenti provengono da una direzione ortogonale al tratto rettilineo. Esempi particolarmente belli si hanno in Australia, dove questo modello è stato sviluppato, ma il tratto più famoso si trova a Half Moon Bay in California, che deve la propria forma alla diffrazione delle onde su Pillar Point. Purtroppo, la costruzione di un porto nell’area riparata ha rovinato la continuità della costa.

Baie a spirale sulla costa dello Yemen del Nord, nel Golfo di Aden. Sapreste dire da che parte vengono le onde prevalenti?

In Italia, dove la direzione di provenienza del moto ondoso è più variabile, è difficile che si sviluppino perfette configurazioni a spirale, ma la spiaggia di Punta Ala, dove le onde provenienti da nord e da ovest sono schermate dalla costa del Golfo di Follonica e dall’Isola d’Elba, è stata riconosciuta come una zeta bay prodotta dalla diffrazione delle onde di scirocco sul promontorio di Punta Ala.

Un altro esempio molto bello si trova in Sardegna, nella baia di Porto Pino, ma anche qui, come ad Half Moon Bay, delle opere a mare hanno rotto la curvatura.

Ma se la spirale logaritmica è una forma di equilibrio di una spiaggia, perché non copiare la natura e crearne dove dobbiamo combattere l’erosione? È su questa idea che sono nati i progetti che si basano sugli headlands, ovvero dei piccoli promontori artificiali a una determinata distanza fra di loro, talvolta a forma di corti pennelli obliqui.

Singapore: difesa del litorale basata su headlands, in questo caso pennelli obliqui, che inducono la diffrazione delle onde e la formazione di tante spiagge a spirale (immagine tratta da Google Earth).

Come abbiamo detto, il sistema funziona se le onde provengono sempre (o quasi) dalla stessa direzione: una condizione piuttosto rara in Italia. In un precedente articolo di “Granelli di sabbia” abbiamo detto “paese che vai, difesa che trovi“: in questo caso non è l’orgoglio nazionale che ci impedisce di adottare sistemi sviluppati in altri paesi; ma è che, insieme agli headlands, dovremmo importare anche le onde!

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