Il treno sulla spiaggia: l’impatto della rete ferroviaria sul turismo balneare

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Il tratto della linea ferroviaria Messina-Catania che corre sulla spiaggia fra Itala Marina e Scaletta Marina.

L’arrivo del primo treno alla stazione di Sanremo, il 25 gennaio del 1872, fu certamente accolto con grande entusiasmo da tutta la popolazione, sia da chi era semplicemente affascinato dal progresso della scienza e della tecnica, sia da coloro che vedevano scendere dai vagoni delle borse piene di franchi, sterline e marchi (anche se quel primo treno veniva da Genova e non da Ventimiglia!). Forse si placarono anche gli animi che si erano scontrati sui due diversi tracciati: quello costiero, per toccare il porto, e quello più interno, per non danneggiare quel turismo che proprio la ferrovia avrebbe dovuto sviluppare.

Il turismo balneare, nato nel nord Europa, arrivava anche da noi e la ferrovia, che si prolungava sempre più lungo la costa, lo avrebbe spinto fino all’Italia meridionale. Ma non fu tanto l’arrivo dei turisti del nord, che inizialmente si fermavano in Liguria, quanto la moda che loro portavano, e il bisogno di emulazione delle classi privilegiate italiane, e poi a catena di tutti gli altri, che pose le basi di quell’attività che oggi costituisce una fetta importante dell’economia italiana.

Foto d’epoca della ferrovia da poco realizzata che collega la Francia con l’Italia e che inizia a portare i turisti del nord Europa sulle nostre spiagge. È così che Sanremo e altre località della Liguria hanno perso proprio quella spiaggia che avrebbe dovuto ospitare i nuovi “bagnanti”.

Quando l’auto era ancora appannaggio di pochi, era sempre il treno che portava dalle città dell’interno verso il mare, e la crescita delle località privilegiate dalla presenza di una stazione determinò un forte dualismo nello sviluppo urbanistico, economico e sociale degli insediamenti costieri. L’auto “per tutti” livellò queste differenze; anzi, dette inizio alla ricerca di località “incontaminate” che, di fatto, portò alla cementificazione di lunghi tratti costieri.

Sviluppo della rete ferroviaria in Italia.

Ma se la ferrovia ha avuto degli effetti positivi per lo sviluppo del turismo balneare, come avvenuto in Liguria con il collegamento con la riviera francese, essa ha costituito anche una limitazione all’accesso e all’uso delle spiagge, quando non ha innescato proprio quei fenomeni erosivi che oggi minacciano la sopravvivenza della stessa economia turistico-balneare di molti tratti costieri. Facendo oggi il bilancio di quanto la ferrovia ha dato e di quanto ha tolto al turismo balneare, ci si accorge che forse qualche deragliamento c’è stato!

Termini Imerese: la ferrovia costruita lungo la costa è oggi affiancata dalla viabilità ordinaria, ed entrambe necessitano di difese in scogli con una totale compromissione di un tratto di litorale che aveva ben altre potenzialità.

La morfologia della penisola italiana, con le Alpi Marittime e la dorsale appenninica che in molti punti si allarga fino al mare, ha condizionato il tracciato ferroviario nelle tratte che collegano il nord con il sud del Paese. Anche la necessità di far arrivare i binari dentro ai porti, sostenuta dalla fazione risultata vincente a Sanremo, è un elemento non secondario di cui tenere conto.

In definitiva, la lotta era fra chi vedeva la ferrovia come mezzo di trasporto delle merci e chi dei turisti. Sta di fatto che molto spesso i binari venivano posti direttamente sulla spiaggia, utilizzando per la realizzazione del rilevato gli stessi sedimenti del litorale o quelli prelevati alla foce dei fiumi. E una volta attaccata dalle onde, la linea ferroviaria venne subito difesa con opere rigide che non contemplavano il mantenimento dell’arenile antistante.

Le difese costiere realizzate dalle Ferrovie dello Stato lungo la tratta Paola-San Lucido

Molte spiagge della Liguria sono sparite per questa ragione, per non parlare della costa adriatica, dove la ferrovia, in molti tratti, è arrivata prima degli insediamenti costieri e ha occupato la striscia di territorio di maggior pregio. Un pregio dovuto alla vicinanza del mare e dal quale il treno non trae nessun vantaggio; anzi, è proprio con il mare che oggi deve lottare, realizzando chilometri e chilometri di scogliere artificiali.

Loano (Liguria): il treno sulla spiaggia e la scogliera aderente per la difesa della linea ferroviaria.

Anche in Sicilia la rete ferroviaria corre vicino al mare su due dei suoi tre lati per collegare i centri abitati maggiori posti in prossimità della costa (Siracusa, Messina, Catania, Trapani, Ragusa e Palermo). E anche in Sicilia la scelta del tracciato non trovò i cittadini concordi, come avvenne per esempio a Catania, dove comunque l’innesto con il porto ebbe la meglio.

Anche laddove la spiaggia non è andata persa, la barriera costituita dal rilevato ferroviario e il pericolo/divieto di attraversamento dei binari hanno di fatto separato il mare dai centri abitati, consentendo l’attraversamento solo in pochi punti con sottopassaggi o passaggi a livello. Ciò ha posto una forte limitazione allo sviluppo turistico della costa, essendo il gestore della ferrovia lontano dagli interessi locali e operando con valutazioni costi/benefici che non hanno i residenti lungo il tracciato come principali soggetti di riferimento.

Abbiamo visto che la stessa Liguria, all’inizio “baciata dalla fortuna”, ha scoperto che quello delle ferrovie era un bacio avvelenato: perdita della spiaggia, scogliere aderenti o parallele, impossibilità di accesso al mare se non attraverso stretti e sudici sottopassi, il rumore dei treni che non ti lascia neppure la notte. Ed ecco che la striscia di territorio più vicina al mare, in particolare nelle rare pianure alluvionali, il cui valore commerciale sarebbe oggi altissimo, è andata persa o è stata notevolmente compromessa.

Ma è proprio dalla Liguria che è partita un’inversione di tendenza, con lo spostamento della ferrovia all’interno e il recupero del vecchio tracciato con percorsi pedonali e ciclabili, come quello di 24 km che collega San Lorenzo al Mare a Ospedaletti, nella Riviera di Ponente; mentre nel Levante ligure si può pedalare per 10 km da Arenzano a Varazze. Entrambi alternano tratti “vista mare” (come un tempo dai finestrini del treno!) a tratti in galleria, ovviamente illuminata. Quello che sorprende, oltre al passare in continuazione dal sole al buio con a fianco un mare meraviglioso, è la tranquillità che si assapora nei borghi che attraversiamo, certamente rinati a nuova vita.

La pista ciclabile Arenzano-Varazze, nel levante ligure.
La pista ciclabile Arenzano-Varazze, nel levante ligure.

Lo spostamento all’interno della ferrovia, o comunque una riqualificazione dei territori che attraversa, è un’opera indispensabile per il rilancio di molte località turistiche. Alcuni esempi si hanno nella realizzazione di piste ciclabili sulle difese aderenti che affiancano i binari, come abbiamo visto – in un precedente “Granello di sabbia” – essere stato fatto fra Cupra e Pedaso (Marche). Ma ripetere l’operazione fatta in Liguria in tratti in cui ciò sarebbe estremamente più semplice, come lungo la costa adriatica, consentirebbe il recupero di aree di eccezionale valore ambientale ed economico, con il rilancio di un turismo più sostenibile e un’occasione di creazione di innumerevoli posti di lavoro. Ciò dovrebbe essere accompagnato da azioni che estendano alle aree interne i benefici di cui si avvantaggiano quelle costiere per la presenza del mare, favorendo flussi perpendicolari alla costa e non solo paralleli. Tenendo anche conto dell’incredibile patrimonio edilizio in abbandono presente nelle zone interne, che potrebbe costituire una valida alternativa a un’ulteriore espansione di insediamenti lineari lungo la costa.

Si parla oggi di Recovery Fund, Next Generation EU, Green Deal, MES (chissà perché i cittadini si sentono lontani dalle istituzioni?), che in italiano si dovrebbero tradurre in “un sacco di soldi per correggere gli errori del passato e far fare un balzo in avanti al paese in una prospettiva ecologica e sostenibile”. Non è forse questa l’occasione per togliere la ferrovia dalla spiaggia?

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  1. antonio trivisani says:

    Fare tesoro delle esperienzze del passato non è servito ad un bel nulla….oggi si preferisce, per il Dio denaro, prolungare i lungomare e collegare le stazioni balneari in un continuo di ripetizioni di strade. Al mare si deve accedere con l’automobile altrimenti è un lido poco appetibile è il turismo del mordi e fuggi che si preferisce.

    • Enzo Pranzini says:

      Speriamo che almeno i paesi che si affacciano ora al turismo balneare imparino dai nostri errori! E in giro per il mondo qualche esempio si vede;. Speriamo reggano!

  2. Dove la ferrovia viene tolta dal mare si passa da 20% treno 80 % auto a 99.9% auto e la città diventa un parcheggio, esattamente uguale alla periferia di Milano. Già ora tante persone iniziano a viaggiare solo con mezzi pubblici. Se il treno arriva a distanza pedonale con orari comodi un luogo può essere considerato, altrimenti semplicemente non è raggiungibile. Direi di evitare di commettere altri errori simili a quelli fatti nel ponente ligure, con decine di borghi diventati semplicemente irraggiungibili (se non in auto e quindi dove non vale la pena andare) tra i quali Varigotti, San Lorenzo al Mare, Ospedaletti). Tra l’altro la pista ciclabile copre solo alcune stazioni soppresse ed è scomoda quando piove, il biglietto del treno regionale costa meno di una bici a noleggio quindi proprio esperienza pessima.

    • Enzo Pranzini says:

      L’osservazione è giusta, ma vi sono lunghi tratti di litorale in cui la ferrovia corre da una stazione all’altra occupando tratti di costa di grandissimo valore. E poi, le stazioni dei paesi, in particolare sulla costa adriatica, possono essere poste sul margime a terra dell’abitato e non su quello a mare, ciò consentirebbe tracciati più lontani dalla riva, con recupero di territorio di qualità e miniori problemi per la ferrovia stessa. E’ evidente che tutto questo richiederebbe un piano dei trasporti ben strutturato, che tenga in considerazione le varie esigenze, logistiche, economiche, ambientali, ecc. Togliere la stazione ad un paese richiede interventi compensativi in termini di accessibilità che forse in Liguria non sono stati previsti, e forse, erano anche difficili. Comunque, lo spostamento di tratti ferroviari per toglierli dall’attacco delle onde sono stati fatti e sono in corso in diversi paesi, anche in quelli in cui la spiaggia non ha il valore turistico che ha da noi. Per gli amanti delle ferrovie consiglio il libro di Robert Duck (2015) On the Edge: Coastlines of Britain. Edinburgh University Press, 222 pagine, che mostra proprio la difficile convivenza delle ferrovie con la morfologia costiera.

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