La classificazione delle spiagge in base alla gestione turistica

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

Condividilo!

Classificare è un’attività spontanea nell’uomo, che serve per raggruppare le cose e gli esseri viventi sulla base di elementi comuni oppure per comunicarne le caratteristiche in modo rapido, seppure approssimativo (e talvolta errato!). Nelle scienze la classificazione ha portato a risultati importanti: basti pensare alla tavola periodica di Mendeleev, che ha spinto alla ricerca degli elementi chimici mancanti; oppure a quella di Linneo di piante e animali che, definendo il concetto di “specie”, ha consentito a Darwin di formulare la teoria dell’evoluzione… che, ironia della sorte, è andata a contraddire proprio l’impostazione fissista di Linneo!

Per le spiagge vi sono molte classificazioni, da quelle che le raggruppano per forma (lineari, cuspidate, paraboliche…) a quelle che considerano le dimensioni dei loro sedimenti (sabbia, ghiaia, ciottoli…), per passare a quelle che fanno riferimento al modo con il quale viene dissipata o riflessa l’energia delle onde, e infine a quelle che le vedono dal punto di vista del rischio di annegamento per i bagnanti. Per non parlare di quella che usiamo spesso in Italia, che divide le spiagge libere da quelle in concessione!

Ovviamente le spiagge si possono classificare in mille altri modi, dal colore dei sedimenti che le costituiscono al tipo di persone che le frequentano; ma oggi parleremo di una classificazione sviluppata per essere di supporto alla gestione del litorale, ed è quella proposta da Allan Williams e Anton Micallef nel loro famoso libro “Beach management. Principles and practice”, edito da Earthscam nel 2009, che tuttora costituisce un riferimento indispensabile per chi si occupa di questi problemi. Il volume ha finalità molto più ampie che non quelle di suggerire come classificare le spiagge e fornisce strumenti di analisi e metodi di valutazione, proponendo anche un formulario per giungere a una gerarchizzazione della loro qualità sulla base di numerosissimi parametri attraverso la BARE (Bathing area registration and evaluation system).

Il sistema riconosce cinque tipi di spiaggia: resort, urban, village, rural e remote, la cui traduzione, anche se a prima vista può sembrare banale, trova difficoltà per la non esatta simmetria dei termini inglesi con quelli italiani. La classificazione di Williams e Micallef è stata inizialmente formulata per le coste euro-mediterranee ma viene ora utilizzata in ambienti completamente diversi, come nell’America latina dove Camilo Botero, nel suo libro di prossima pubblicazione “Ordenamiento y gestión de playas. Fundamentos, metodologías y aplicación”, l’ha trovata conforme, pur con qualche distinguo, alle tipologie di spiaggia lì presenti. In questo articolo vogliamo quindi vedere come questa classificazione consenta di inquadrare la varietà delle spiagge italiane che, come viene scritto anche nel libro di Williams e Micallef, costituiscono forse un’eccezione, se non un’anomalia, a livello planetario.

La classificazione raggruppa le spiagge nelle cinque tipologie secondo un insieme di variabili legate all’accesso, all’occupazione, all’uso e alla gestione di ciascun tratto di litorale, e nell’analizzarla ci aiuteranno anche alcuni commenti fatti proprio da Botero. Ma a che serve questa classificazione? In sostanza, raggruppare le spiagge in base a elementi comuni, seppure in modo approssimativo, può consentire di evidenziare determinati problemi e valutare l’efficacia delle soluzioni adottate in un confronto fra situazioni omogenee, e anche a sviluppare piani di gestione che tengano conto delle differenze oggettive fra spiagge che rientrano in categorie diverse.

Spiagge urbane

Le spiagge urbane sono quelle spiagge situate in centri urbani con almeno 10.000 abitanti stabili, dove sono presenti servizi pubblici ben consolidati, con scuole di vario ordine, centri religiosi, banche, uffici postali e un’area commerciale ben definita.

In prossimità dell’area urbana vi possono essere porti di vario tipo. In genere queste spiagge sono ad accesso libero. A causa della loro posizione tendono ad avere un’elevata densità di utenti, dai residenti ai turisti, che variano a seconda della stagione. Sono caratterizzate dall’avere uno o più accessi a strade pubbliche, anche con linee di trasporto permanenti. Per quanto riguarda la gestione, Botero mette in guardia sul rischio di superamento della capacità del carico, sugli aspetti ambientali e su quelli relativi alla sicurezza; ma in questo caso si considerano molte città oggettivamente pericolose del Sud America.

La spiaggia del Poetto, in Sardegna. Pur esterna al centro di Cagliari, è ben raggiungibile con i mezzi pubblici e viene vissuta dai cittadini come una vera e propria spiaggia urbana, verso la quale hanno un attaccamento particolare.

Spiagge di paese

Lontane dai grandi centri urbani, le spiagge di paese si trovano comunque in agglomerati abitati stabili, con scuole primarie, centri religiosi e negozi. Vi può essere un insediamento turistico costiero connesso o comunque vicino al centro abitato.

Le spiagge di paese possono essere raggiunte con mezzi pubblici o privati. Per Botero hanno spesso meno di 5.000 abitanti, ma vi sono frequenti attività turistiche o ricreative nella stagione balneare. Talvolta consentono anche l’accesso ai servizi igienici pubblici, possono avere servizi di sorveglianza e, nella stagione turistica, è presente il bagnino. Tendono ad avere un’identità molto forte con la popolazione locale, che conferisce loro un appeal speciale per il turismo indipendente.

Donnalucata, Sicilia: una spiaggia di paese, in cui l’insediamento antropico, pur strutturato, lascia alcuni elementi di naturalità.

Resort

Il termine “resort” è piuttosto ambiguo, come ammettono Williams e Micallef, perché è presente, con accezioni diverse, in guide turistiche, offerte di agenzie e dépliant di gruppi alberghieri, e trova definizioni contrastanti anche da parte delle agenzie di certificazione come la Foundation for environmental education (l’ente che rilascia le Bandiere Blu) e la Clean beaches coalition (che riconosce la certificazione Blue Wave).

In genere il termine “resort” si applica a spiagge nelle quali il responsabile della gestione è totalmente o principalmente una struttura ricettiva. Possono trovarsi in centri abitati, ma più spesso si trovano in zone rurali, dove gli ospiti dell’hotel possono godersi la spiaggia in modo più esclusivo. Botero mette in evidenza come il loro elemento principale sia l’uniformità dei visitatori che, come detto, sono solitamente ospiti della struttura alberghiera che si trova in prossimità della spiaggia. La spiaggia dei resort soddisfa tutte le esigenze ricreative degli ospiti, spesso non spingendolo all’esplorazione del paese ospitante. In genere cibo e vivande sono comprese nel prezzo della vacanza e possono venire servite anche sulla spiaggia.

Gli studiosi stranieri includono in questa categoria anche le nostre spiagge in concessione occupate da stabilimenti balneari, ma la cosa necessiterebbe di un maggiore approfondimento.

Alba Adriatica, Abruzzo: strutture balneari che offrono servizi di spiaggia completi paragonabili a quelli dei resort.

Spiagge rurali

Le spiagge rurali sono quelle spiagge poste in aree lontane dai centri abitati, dove la densità di abitanti è molto bassa, così come quella dei visitatori. Generalmente hanno alle spalle terreni agricoli, che possono anche costituire elementi distintivi di una regione. Secondo Botero, a causa della loro distanza dalle aree urbane, le spiagge rurali tendono a ricevere meno attenzione da parte dei governi locali; quindi la loro gestione è spesso trascurata o lasciata alla buona volontà degli abitanti della zona.

Si tratta di spiagge con un alto potenziale di sviluppo turistico, motivo per cui spesso si evolvono in resort quando un imprenditore alberghiero acquisisce la proprietà fronte mare.

Sant’Andrea Patrono dello Ionio, Calabria: un raro esempio di autentica spiaggia rurale (foto di Francesca Sanseverino)

Spiagge remote

La caratteristica principale delle spiagge remote è legata alla loro difficoltà di accesso. Potrebbero appartenere alla categoria rurale, in quanto si trovano generalmente in zone lontane dai centri abitati, ma si differenziano perché sono raggiungibili solo a piedi lungo sentieri di almeno 300 metri, oppure con auto 4×4 o in barca.

Queste spiagge hanno solitamente alti valori di naturalità, con paesaggi eccezionali, che premiano la fatica di chi le raggiunge. Allo stesso tempo sono le spiagge più fragili in termini di protezione, poiché il turismo di massa può distruggerle in modo irreversibile, soprattutto quando si migliora l’accesso.

Cala Civette, Toscana: una spiaggia raggiungibile solo da mare o con un lungo sentiero.

La specificità italiana è difficile da classificare

Se le classificazioni basate sulla morfologia, la dinamica o la sedimentologia delle spiagge adottate a livello globale possono essere facilmente applicate anche a quelle italiane, questa classificazione, che è nata per finalità gestionali, non tiene probabilmente conto di quelle specificità che rendono il nostro settore turistico balneare unico al mondo. D’altra parte, sviluppare una nuova classificazione che non dialoghi con le altre e non consenta confronti con realtà diverse dalla nostra non avrebbe molto senso.

Vi è però un aspetto che dovrebbe essere considerato, in particolare in un momento in cui si devono andare a ridefinire le modalità con le quali verranno date le concessioni e i relativi canoni demaniali: le spiagge urbane e quelle dei centri abitati minori, ma ben strutturati, sfruttano condizioni favorevoli preesistenti (accessi, parcheggi e servizi), mentre le altre vanno a valorizzare aree marginali e portano lavoro dove spesso mancano alternative. Questo, però, non vuole dire che si debbano dare in concessione le poche spiagge rurali e remote rimaste libere!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Altri articoli dalla rubrica "Granelli di sabbia"

Condividi questo articolo

  1. Buongiorno professore trovo i suoi articoli molto istruttivi, essendo un piccolo operatore del settore, la ringrazio x questo, anche se purtroppo in questo ultimo decennio ci stanno veramente esasperando cordiali saluti

    • Enzo Pranzini says:

      Mi fa piacere di essere di un qualche aiuto e trovo assurdo che non si riesca ad arrivare ad una soluzione dei problemi che tenga conto dell’importanza economica e sociale di questo settore, della tutela dell’ambiente e del legittimo diritto di tutti di godere del mare. Ma più che altro non si guardi al futuro!

  2. Un grande ringraziamento al Prof.
    I suoi articoli come tutte le sue opere riflettono un pensiero che dovrebbe guidare le prossime scelte amministrative.
    Ma di ciò non vi è speranza alcuna!!

  3. Enzo Pranzini says:

    Ti ringrazio e la mia risposta al commento precedente vorrebbe andare proprio in quella direzione. Finchè la spiaggia rimane un terreno di battaglia fra interessi che credono di essere opposti non si risolverà nulla. Bisogna arrivare a capire che gli opposti interessi non sono altro che aspetti diello stesso problema, e che una soluzione sarà tale slo se sarà nell’ ‘interesse’ di tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.