I pennelli anti-erosione e la statistica del pollo

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

La spiaggia di Misano (Rimini): come una costa sabbiosa può essere trasformata in una rocciosa.

Non è difficile fare crescere una spiaggia: basta costruire un muro perpendicolare a riva e che si spinga il più possibile in mare, ed ecco fatto! La spiaggia si allargherà su un lato, ma… si accorcerà sull’altro. E in media nessuno ci avrà rimesso, come ci spiega bene Trilussa attraverso la metafora dei polli:

risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due.

Quello che è difficile è fare crescere una spiaggia senza danneggiare quelle vicine, e con i muri costruiti in mare questo non è possibile. Lungo la costa scorre un fiume di sabbia, e anche se i granelli si spostano un po’ in su e un po’ in giù, lo spostamento complessivo è quasi sempre in una direzione ben definita. Con strutture che attraversano questo flusso di sabbia (che è anche un flusso di energia del moto ondoso) sbarriamo la strada ad alcuni granelli, che non hanno quindi la possibilità di raggiungere la spiaggia posta sottoflutto; ma lì il flusso di energia continua a essere presente, e se non muove un granello appena arrivato, ne muoverà uno arrivato molto prima. Questo tratto di litorale cede sabbia e nessuno gliela restituisce.

Ma alla fine, neppure in media le due spiagge mangiano un pollo a testa, perché una volta che la spiaggia “ricca” si è accresciuta formando una falcatura che si raccorda al pennello, molta sabbia viene spinta verso il largo e, nella migliore delle ipotesi, torna a riva molto più lontano, e così la spiaggia “povera” resta a bocca asciutta. Ecco allora che chi sta sotto chiede anche lui che venga costruito un pennello, che mangerà il pollo di un altro, e così via per chilometri e chilometri: sulla costa del Veneto ne abbiamo più di 120 su di un tratto lungo 12 km, mentre in Puglia si arriva a oltre 200 su 20 km. È per questo che le spiagge assumono un andamento a denti di sega!

Pensiamo a questa massa di acqua che viene spinta verso il pennello, a come si accumula e alla forza con la quale cercherà di uscire: ecco che si forma quella corrente diretta verso il largo che porta via la sabbia (e certe volte anche le persone: i pennelli sono infatti fra le strutture di difesa costiere più pericolose per i bagnanti).

Ma se la sabbia si muove in gran parte in prossimità del fondale, perché costruire questi muri così alti tanto da farli emergere sopra alla superficie del mare? Accortosi di questo fatto, qualcuno ha pensato quindi di fare i pennelli sommersi, che si innalzino un po’ dal fondale. In questo modo anche loro bloccano la sabbia, ma solo fino a quando questa non ha formato una rampa che la porta a tracimare sul lato opposto della struttura. Per raggiungere la spiaggia posta sottoflutto, non deve più passare dalla punta del pennello, ma scavalca tranquillamente la cresta. Ed è qui che avviene una cosa strana: la corrente è più forte sulla cresta, perché la lama d’acqua è più sottile, ma subito dopo si espande e si riduce la velocità: è così che i granelli di sabbia si depositano anche sottoflutto, e tutti hanno il proprio pollo!

Non è che i pennelli sommersi (che in realtà si chiamano “setti sommersi”) siano esenti da critiche: se fanno crescere la spiaggia, da qualche parte la sabbia dovranno pur prenderla! Inoltre devono essere segnalati per non creare un pericolo per le barche in transito, e comunque una piccola corrente che spinge in fuori la generano anche loro. Ma certamente non hanno impatto sul paesaggio e creano solamente dei leggeri salienti conservando la continuità dell’arenile.

Ma come si costruiscono queste opere? Il sistema tradizionale è con massi di dimensioni opportune, ma possono essere fatti anche con elementi prefabbricati in calcestruzzo, con palancole metalliche, con sacchi o tubi riempiti di sabbia (geocontenitori) e di legno. E possono avere forme differenti, a L, Y, J e formare angoli diversi rispetto alla riva. Ma a questo punto il discorso si fa lungo: ci torneremo in una prossima puntata di “Granelli di sabbia“.

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  1. Avatar
    Maurizio Rustignoli says:

    Complimenti alla redazione di mondo balneare per questa serie interessante di articoli pubblicati sul tema erosione costiera, sarebbe interessante anche un approfondimento su quanto può incidere estrazione metanifera sulla subsidenza.

    • Enzo Pranzini
      Enzo Pranzini says:

      Sull’argomento dovremo tornarci perché vi sono molti aspetti che meritano un po’ di approfondimento, e quello sollevato nella domanda è certamente rilevante.
      Sia per la loro lunghezza che per la distanza, non vi sono valori fissi, ma devono essere determinati con studi approfonditi, e fare affidamento anche sull’esperienza del progettista.
      Già le cose cambiano se la spiaggia è di ghiaia o di sabbia: la ghiaia si muove più vicino a riva e richiede pennelli più corti.
      Per la spaziatura si fa riferimento al rapporto fra lunghezza e distanza: per la ghiaia può essere anche 1:2 (es. un pennello lungo 50 mestri ogni 100 m di litorale) mentre per la sabbia si hanno valori minore, ad esempio 1:4.
      Ma ciò varia anche in funzione dell’angolo con il quale le onde arrivano a costa: per onde quasi parallele la spaziatura è maggiore che non per onde molto oblique.
      Oggi si tende a farli più distanziati, ma bisogna tenere conto anche di altri problemi. L’acqua che “spinge” contro il pennello innesca rip current (correnti di ritorno) molto pericolose per i bagnanti. Purtroppo, fino ad oggi nella progettazione delle opere di difesa si è sempre tenuto conto dell’efficienza, del costo, ecc, molto meno della sicurezza dei bagnanti. Non a caso le spiagge con opere di difesa sono quelle che registrano il maggior numero di annegamenti.

      Per quanto riguarda gli effetti dell’estrazione di idrocarburi sull’erosione costiera, cercheremo di rispondere a Maurizio Rustignoli con un “granello” separato.

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