Attualità

Balneari e centrodestra festeggiano Cassazione: “Vittoria contro gli abusi giudiziari”

Tutti i commenti sulla sentenza che ha annullato la pronuncia del Consiglio di Stato contro la proroga al 2033

Associazioni balneari e forze politiche di maggioranza festeggiano la sentenza della Cassazione che ha annullato la pronuncia del Consiglio di Stato contro la proroga al 2033 delle concessioni balneari. La Corte di Cassazione non si è espressa nel merito della decisione di Palazzo Spada, limitandosi ad annullare la sua pronuncia per eccesso di giurisdizione; ma tanto basta per far cantare vittoria ai balneari e ai rappresentanti dei partiti che li sostengono.

I commenti della politica

Così Riccardo Zucconi, deputato di Fratelli d’Italia: «Si mette male per i violatori seriali del buon senso in materia di concessioni balneari. La sentenza della Corte di Cassazione, dopo quella della Corte di giustizia europea e i risultati del tavolo interministeriale sulla mappatura delle coste italiane, è la pietra tombale di quanti vogliono minare le basi stesse di un importante settore del turismo nazionale. Con l’aggravante intanto di avere accusato i nostri ministeri di falsità nel verificare la sussistenza della scarsità di risorse, cui l’articolo 12 della Bolkestein condiziona qualsiasi asta. Un esito scomodo per lorsignori e molto scomodo anche per qualche burocrate europeo, a cui si aggiunge, oggi, il vedersi cassata definitivamente la sentenza del Consiglio di Stato che era alla base di dannose normative nazionali, ma anche (roba da non credere) del parere motivato sull’infrazione relativa ai balneari. Difendiamo le microimprese, il turismo, l’economia italiana».

Sempre in casa Fratelli d’Italia, questo il commento dell’europarlamentare Carlo Fidanza: «La sentenza della Corte di Cassazione che accoglie il ricorso della Regione Abruzzo, del Sindacato italiano balneari e di Assonat contro la sentenza del Consiglio di Stato del novembre 2021 è un passaggio molto significativo, per il quale è doveroso ringraziare i ricorrenti. Il venir meno di quella sentenza, che noi abbiamo sempre criticato per il suo palese esondare dalle competenze della giustizia amministrativa, nonché il riconoscimento da parte della suprema corte del legittimo operato di governo e parlamento, rafforzano la necessità di utilizzare questa finestra temporale per varare una norma nazionale di riordino del settore. Nel frattempo i Comuni, in questo nuovo quadro e in attesa della definizione della trattativa con l’Europa, potranno procedere all’applicazione della normativa vigente, riconoscendo la validità dei titoli fino al 31 dicembre 2024, in modo da far venir meno prontamente quella spada di Damocle che pende sui concessionari in attesa delle nuove norme nazionali».

Soddisfatto anche il senatore della Lega Gian Marco Centinaio: «Il Consiglio di Stato non poteva ignorare le ragioni dei balneari, quando ha emesso la sentenza che bloccava le proroghe delle concessioni. A dirlo non sono né i diretti interessati né la Lega, bensì una sentenza delle sezioni unite della Corte di Cassazione. La stessa sentenza ora impone all’organo di giustizia amministrativa di rivedere quella decisione, anche alla luce delle nuove norme approvate nel frattempo dal parlamento. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità di coinvolgere i diretti interessati nelle decisioni che li riguardano, tanto da avere promosso un tavolo tecnico nazionale, anche con la rappresentanza delle Regioni e della categoria dei balneari. E abbiamo anche detto che il Consiglio di Stato non poteva pretendere di decidere senza ascoltare tutte le argomentazioni in causa e, soprattutto, ignorando le norme approvate dal parlamento, al quale esclusivamente spetta il compito di fare le leggi. La sentenza della Corte di Cassazione oggi ci dà ragione. Mi auguro che il prossimo pronunciamento del Consiglio di Stato tenga conto correttamente delle norme vigenti in Italia e di tutte le posizioni finalmente chiamate legittimamente a partecipare al dibattimento».

Queste, infine, le parole dei parlamentari Forza Italia Maurizio Gasparri, Deborah Bergamini e Roberto Bagnasco: «Il rinvio al Consiglio di Stato da parte della Cassazione sulla sentenza relativa ai balneari conferma quello che abbiamo sempre sostenuto, ritenendo che ci fosse stata una prevaricazione delle proprie competenze da parte dei giudici del Consiglio di Stato. Ora gli stessi dovranno tenere conto delle ultime decisioni del parlamento e rivedere il proprio giudizio. Alla luce di questa sentenza, ma soprattutto dei lavori svolti dal tavolo tecnico sulla mappatura delle coste, il governo vada avanti su tutti i fronti per dare futuro e continuità alle imprese italiane».

Di parere opposto è invece il Movimento 5 Stelle, con le parole del senatore Mario Turco: «Come al solito, in tema di balneari, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia confondono le mele con le pere. La sentenza odierna della Cassazione è meramente procedurale e di metodo, non di merito. Esultare come si fa quando si segna un gol nel calcio dunque significa continuare a prendere in giro i cittadini e le imprese balneari, in attesa di una soluzione definitiva alla questione. I partiti di maggioranza si mettano l’anima in pace: lo status quo delle concessioni affidate “sine die” a canoni irrisori non può essere preservato. Non si può tornare al regime delle prorogatio, vista la vigente disciplina di cui al decreto 118/2022, approvata nel corso del governo Draghi anche con il voto favorevole di Lega e Forza Italia, nonché tenuto conto della decisione della Corte di giustizia europea sul rinnovo automatico delle concessioni. È da oltre un anno che si attende una decisione da parte del governo Meloni. Speriamo che non si ripeta la brutta figura con la Commissione europea sul tentativo fallito di dimostrare la risorsa non scarsa delle spiagge, quando l’esecutivo ha persino falsificato la lunghezza delle nostre coste portandole da 8.000 a 11.000 km, aumentandole così di 3.000 km. Riteniamo valida la soluzione contemplata nel decreto concorrenza del giugno 2022, che apriva una nuova stagione di gare pubbliche con modalità perfettamente sostenibili per tutti. Il governo Meloni, fino a questo momento, di proposte non ne ha fornite nessuna: il caos normativo non è una soluzione. Così come non lo è il fantomatico tavolo dove vengono forniti strampalati e fuorvianti dati per dimostrare che le spiagge sono una “risorsa non scarsa”. In centinaia di Comuni a vocazione turistica marittima lo sono eccome, e non è un caso che pure l’Ue abbia ritenuto sballato quel calcolo. Pertanto, invece di stappare spumantini per la sentenza della Cassazione, governo e maggioranza si adoperino per dare concrete risposte a Bruxelles. Altrimenti il salasso della procedura d’infrazione non ce lo toglierà nessuno».

I commenti delle associazioni balneari

Da parte delle associazioni di categoria, ecco il commento di Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio, promotore principale del ricorso in Cassazione: «La Cassazione ha ritenuto la sentenza del Consiglio di Stato viziata da eccesso di giurisdizione, avendoci estromesso dal processo ancorché la decisione andava a incidere su coloro che rappresentiamo. Ha quindi rinviato al Consiglio di Stato, che dovrà tenere conto del principio affermato dalla Cassazione e che dovrà “nuovamente pronunciarsi” sugli altri motivi di illegittimità da noi sollevati sulla sentenza dell’adunanza plenaria. Estremamente importante e significativo che la Cassazione abbia anche menzionato che il Consiglio di Stato dovrà tenere conto delle nuove leggi che il parlamento e il governo emanano, esercitando “i poteri normativi loro spettanti”. La vicenda balneare con questa sentenza è a una importante svolta. Riteniamo che la sua soluzione, come sempre, spetti al parlamento e non ai giudici. Ma con questa sentenza della Corte di Cassazione nella sua massima e autorevole espressione, si stigmatizza l’abuso del Consiglio di Stato e si effettua un richiamo al rispetto delle “prerogative del parlamento”. Con questa sentenza si elimina, pertanto, una pesante ipoteca del Consiglio di Stato sulle prerogative legislative del governo e del parlamento. È una vittoria del diritto contro gli abusi anche giudiziari, ma è soprattutto una vittoria dei balneari ottenuta grazie alla nostra iniziativa sindacale anche in sede giudiziaria. Ora continua la nostra battaglia a tutela dei diritti dei concessionari attualmente operanti. Ho provveduto a ringraziare la professoressa Maria Alessandra Sandulli e il professore Romano Vaccarella, che convintamente ci hanno sostenuto in sede giudiziaria».

Per Maurizio Rustignoli, presidente di Fiba-Confesercenti, la sentenza della Cassazione è «un risultato di assoluta importanza per la categoria dei balneari, rappresentando la possibilità di riaprire un percorso equilibrato di discussione e di confronto sul tema, che certamente dovrà tenere conto di tutti gli elementi che sono emersi successivamente alla sentenza, incluso il lavoro del tavolo tecnico. Un lavoro che noi come Fiba-Confesercenti sosteniamo e difenderemo in tutte le sedi preposte: il comparto è nell’incertezza da troppo tempo. Ricordo che il tavolo è stato gestito con la regia della presidenza del consiglio dei ministri e si è svolto alla presenza di tutti i ministeri di competenza. E che, piaccia o meno, è giunto alla conclusione che solo il 33% della risorsa disponibile è data in concessione. Dopodiché abbiamo assistito a una serie di affermazioni inesatte, con l’unico obiettivo di screditare quello che è uscito dal tavolo. Fra l’altro riteniamo che ci sia ancora da lavorare su questi dati perché, comunque, manca tutta la mappatura del fluviale. Ora possiamo riaprire la discussione. Abbiamo sempre detto con assoluta chiarezza che non vogliamo eludere i principi europei, però Fiba-Confesercenti chiede oggi, ancora più di prima, una giusta applicazione della direttiva Bolkestein. Riteniamo ovviamente fondamentale il lavoro in corso, che dovrà essere discusso con la Commissione europea. È necessario che i ministri di competenza continuino a interloquire con la Commissione europea, come è stato detto tra l’altro recentemente anche dalla presidente Meloni. Questo confronto è indispensabile ed è un confronto che deve giungere a nostro avviso a trovare un nuovo punto di equilibrio. È evidente che nella gestione di questa questione ci sono state delle distorsioni, ci sono stati dei passaggi perlomeno non fatti nel giusto modo, non col giusto approfondimento e fuori dai tempi previsti. Questo ha portato a una stratificazione di norme e a incomprensioni in sede europea, ma l’interlocuzione con la Commissione deve continuare».

Aggiunge Mauro Della Valle, presidente di Confimprese demaniali: «Accogliamo con favore la sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite con la quale i giudici di piazza Cavour hanno annullato la sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato. Con questa pronuncia, infatti, è stato chiarito che le associazioni di categoria erano legittimate a proporre atto di intervento. Ora auspichiamo che l’adunanza plenaria, in osservanza di questa pronuncia, celebri nuovamente l’udienza ascoltando le tesi delle associazioni precedentemente escluse e, quindi, possa pronunciarsi ribaltando i precedenti convincimenti».

Anche secondo Mauro Vanni, presidente di Confartigianato imprese demaniali, «la pronuncia della Corte di Cassazione è una notizia importante per la categoria, perché conferma i dubbi che Confartigianato aveva sul pronunciamento del giudice amministrativo di secondo grado che non teneva conto delle norme che nel frattempo erano state emanate da parlamento e governo. La sentenza della Cassazione rinvia nuovamente al Consiglio di Stato per una nuova decisione e pertanto, fino a nuova decisione nel merito, vengono a decadere i presupposti della legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2022, che aveva individuato nel 31 dicembre del 2023 il termine per la durata delle concessioni, e si sollevano le amministrazioni dall’intervenire in maniera inderogabile entro il 31 dicembre 2023 per determinare la scadenza delle concessioni, dando a loro il tempo di amministrarle fino all’entrata in vigore di una nuova normativa. Alla luce di queste novità, Confartigianato imprese demaniali auspica che il governo, urgentemente e con i risultati della mappatura del tavolo tecnico consultivo, concordi con l’Europa una norma che metta fine in maniera definitiva a una situazione che da troppi anni si sta trascinando, portando incertezze a un settore che, invece, ha bisogno di investimenti a garanzia del prodotto turistico e a salvaguarda delle imprese a gestione famigliare che finora hanno gestito il demanio balneare. Certamente ora si apre una stagione nuova in questa interminabile vicenda, confidando che finalmente si possa fare luce utilizzando il buonsenso in un settore nevralgico dell’economia del paese».

Così infine Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «”Tutto sbagliato, tutto da rifare”, come diceva il grande Gino Bartali. La Cassazione a sezioni unite, accogliendo il ricorso della Regione Abruzzo, unica regione d’Italia ad averlo presentato insieme ai balneari, ha azzerato, cancellato, spazzato via dall’ordinamento giuridico la sentenza della plenaria del Consiglio di Stato, che non può più essere citata né da tribunali né dalla Commissione europea e tantomeno dalle amministrazioni pubbliche sulla vicenda dei balneari. Questo è un esempio che le sentenze, se sono sbagliate, vanno combattute e non accettate, come del resto il Tar Lecce aveva fatto coraggiosamente e con grande coerenza, discostandosi da una sentenza dispotica che oggi viene finalmente rimossa dal mondo giuridico. E noi balneari non ci siamo mai rassegnati a un’ingiustizia che molti giornali hanno anche mascherato e appoggiato con un’informazione strumentalizzata, denigrando un intero comparto economico. Ora il governo ha una grande opportunità per dare un significato al risultato della mappatura ai fini della corretta applicazione dell’articolo 11 della direttiva Bolkestein e non il 12 ingiustamente applicato, e anche per rispondere per le rime alla lettera della Commissione europea. Il castello di menzogne costruito contro le imprese balneari comincia a vacillare e perdere di consistenza».

I commenti delle Regioni

Trionfale è anche il commento della Regione Abruzzo, ricorrente in Cassazione insieme al Sib. Così il governatore Marco Marsilio: «Si tratta di una sentenza molto importante. Sono orgoglioso perché siamo l’unica regione italiana ad avere difeso i diritti dei balneatori. Con la sentenza della Corte di Cassazione si apre un nuovo scenario in merito alla gestione degli stabilimenti balneari. La Corte ha riconosciuto fondate le ragioni della Regione Abruzzo che ha voluto costituirsi in giudizio anche per valorizzare il ruolo degli enti territoriali come soggetti esponenziali degli interessi della comunità. Adesso il Consiglio di Stato, chiamato a esprimersi nuovamente, si trova davanti a un nuovo scenario che comprende le leggi che nel frattempo sono state licenziate dal parlamento e dal governo. Ringrazio lo studio Brancadoro e Cerulli Irelli, che insieme all’avvocatura regionale diretta da Stefania Valeri, ha preparato il ricorso sapendo evidenziare il danno che questa prima sentenza avrebbe causato a un intero comparto non solo in Abruzzo me sull’intero territorio nazionale».

Queste invece le parole di Marco Scajola, assessore al demanio della Regione Liguria e coordinatore del tavolo interregionale sul demanio marittimo: «La sentenza della Corte di Cassazione va nella direzione che auspicavamo. Ritengo ora più che mai improcrastinabile un provvedimento del governo per arrivare a un ordinamento omogeneo delle concessioni demaniali marittime che faccia chiarezza una volta per tutte sul futuro di questo settore. Da parte delle Regioni c’è massima collaborazione, aspettiamo di essere convocati al più presto per poter dare il nostro concreto e fattivo contributo. Questa sentenza è certamente positiva per il settore e chiarisce alcuni aspetti, ma rende ancora più urgente un intervento governativo per comprendere quali siano i comportamenti che le imprese e i territori devono adottare in vista della scadenza del 31 dicembre prevista dalla direttiva europea Bolkestein. Ora nessuno può rimanere a guardare: il governo deve intervenire, con il supporto e la piena collaborazione delle Regioni».

© Riproduzione Riservata

Mondo Balneare

Dal 2010, il portale degli stabilimenti balneari italiani: notizie quotidiane, servizi gratuiti, eventi di settore e molto altro.
Seguilo sui social: