Sindacati e associazioni

Associazioni balneari divise, polemica sulla lettera a Meloni

Nove sindacati inviano un appello alla premier, gli altri due li accusano di avere sbagliato

Si intensifica la polemica fra le associazioni nazionali degli imprenditori balneari, a due giorni dall’11 aprile che segnerà una giornata storica per la categoria. Dopodomani a Roma saranno due le iniziative organizzate dai sindacati del settore, ovvero la manifestazione in piazza Santi Apostoli promossa da Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti e la conferenza stampa alla Camera dei deputati di Assobalneari-Confindustria e Base Balneare. In entrambi i casi, la richiesta è quella di una rapida soluzione che restituisca certezze agli attuali imprenditori balneari, alle prese con la scadenza delle concessioni il 31 dicembre 2024 e con il silenzio tombale del governo; ma a differire sono i contenuti e le modalità degli appelli sindacali. Tanto è bastato affinché una lettera inviata ieri alla premier Giorgia Meloni, firmata da nove associazioni di categoria tra cui Assobalneari e Base Balneare, non sia piaciuta a Sib e Fiba, che hanno deciso di non sottoscriverla e di rispondere pubblicamente ai colleghi. Si tratta dell’ultimo capitolo di un battibecco che va avanti da oltre un mese; da quando cioè i sindacati in seno a Confcommercio e Confesercenti hanno proposto di organizzare una manifestazione di piazza unitaria per l’11 aprile, alla quale però le altre sigle non hanno voluto aderire per divergenza di opinioni, preferendo organizzare un’altra iniziativa a Roma per la stessa mattina. Analoghe sono state le dinamiche relative alle lettere e ai documenti inviati al governo, rispetto ai quali le varie associazioni non sono mai riuscite a mettersi d’accordo tutte insieme.

Il fronte dei sindacati balneari è insomma sempre più polarizzato in due fazioni, e nonostante entrambe stiano lottando per salvare le proprie imprese, le divisioni rischiano purtroppo di fornire un alibi alla politica per giustificare una trattativa al ribasso (oltre che favorire il proliferare di alcuni truffatori e mitomani che si nascondono dietro a presunti comitati indipendenti per seminare ulteriore zizzania e prendere in giro i pochi balneari che li seguono, millantando di essere gli unici a fare qualcosa di concreto: ma su questi soggetti abbiamo già scritto). In definitiva, sembra essere già andato in fumo il tentativo, compiuto appena un mese fa alla fiera di settore Balnearia di Carrara tra le urla di alcuni incivili, di costituire un fronte unitario fra le tante (troppe) associazioni di categoria dei balneari. E non si vuole qui addossare la colpa all’una o all’altra sigla, bensì prendere atto di una situazione che rischia di penalizzare tutti. Soprattutto i tanti concessionari ormai stanchi delle divisioni sindacali, e interessati solo a salvare le proprie aziende.

La lettera alla presidente del consiglio Meloni è stata inviata ieri dai presidenti di nove associazioni di categoria: si tratta di Fabrizio Licordari (Assobalneari-Confindustria), Bettina Bolla (Base Balneare), Sabina Cardinali (Cna Balneari), Marco Maurelli (Federbalneari), Mauro Vanni (Confartigianato Imprese Demaniali), Mauro Della Valle (Confimprese Demaniali), Vittoria Ratto (Associazione Italia Balneare), Giuseppe Ricci (Itb Italia) e Giuseppe Mancarella (Federterziario Balneari), che hanno svolto un importante lavoro per elaborare il documento congiunto. «Le scriventi associazioni di categoria intendono manifestarle tutta la preoccupazione percepita dai propri associati in ordine al fatto che diverse amministrazioni locali, in assenza di criteri generali nazionali, si stiano prodigando in attività amministrativa istruttoria protesa all’espletamento di procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di “vecchie” e “nuove” concessioni ai fini dello svolgimento di attività turistico-ricreative», esordisce la lettera. «Il che sta avvenendo nonostante il divieto ex lege imposto nei confronti dagli enti concedenti di procedere all’emanazione dei bandi prima che siano stati adottati i decreti delegati di riordino dell’intera materia delle concessioni demaniali marittime. In altri termini, si rende doveroso attendere il completamento dell’iter, sebbene il primo dato parziale elaborato dal tavolo e trasmesso alla Commissione europea segnali già, sotto il profilo quantitativo, come le aree assentite in concessione a uso turistico-ricreativo equivalgano al 33% del totale».

Concludono le nove sigle, rivolgendosi direttamente alla premier Meloni: «Illustre presidente, è fondamentale evitare che gli enti territoriali finiscano con l’agire in ordine sparso, dando luogo a un’applicazione disomogenea e asimmetrica della disciplina, capace di ingenerare situazioni di incertezza giuridica e disparità di trattamento fra gli operatori del settore. Alla luce di tutto ciò, nel ribadirle il nostro più vivo sostegno per come sta conducendo questa non semplice trattativa in sede europea e manifestando fin d’ora la nostra più ampia disponibilità a collaborare nella maniera più fattiva, siamo a richiederle un incontro in modo da poter essere aggiornate rispetto ai profili evolutivi dell’interlocuzione con la Commissione europea».

Le uniche due associazioni balneari che non hanno voluto firmare la lettera di ieri alla presidente del consiglio sono Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, che le avevano già scritto lo scorso 12 marzo. E a quanto pare, i contenuti del testo non sono piaciuti ai presidenti Antonio Capacchione e Maurizio Rustignoli, che hanno inviato questo messaggio alle altre nove sigle: «Carissimi, dispiace che nella lettera e nell’allegato documento tecnico-giuridico non sia stata recepita nessuna (neppure una!) delle nostre molteplici osservazioni da ultimo evidenziate nella nota del 3 aprile scorso. Inaccettabile che non vi sia alcun cenno neanche alla pur minima necessità di salvaguardare gli atti di proroga al 2033 già rilasciati, le concessioni anteriori al 2009 con un cosiddetto “doppio binario”, la proprietà aziendale, l’abrogazione dell’articolo 49 del Codice della navigazione. Neppure accennata la necessità di tutelare il legittimo affidamento dei concessionari attualmente operanti! L’esigenza di un’unità di intenti non può andare a discapito della chiarezza, oggi più che mai necessaria. Come abbiamo ripetutamente detto, vi è la necessità di una posizione semplice, forte e chiara. C’è bisogno di dire adesso tutti insieme: “Legge Meloni subito”. E senza perdere ulteriore tempo, perché si stanno già facendo le gare in danno dei concessionari».

Proseguono Capacchione e Rustignoli: «Amareggia che non si sia condivisa questa urgenza di chiedere che sia emanata, senza perdere neppure un giorno di tempo, una nuova legge (che chiamiamo “Meloni” per la fiducia che nutriamo verso questo governo) che abroghi la vigente “legge Draghi” (ovvero la 118/2022 che impone la scadenza delle concessioni il 31 dicembre 2024, NdR). In definitiva, riteniamo sia non solo inutile ma sbagliato, in un momento così drammatico, limitarsi a una lettera di richiesta di incontro per semplicemente “avere informazioni sulla trattativa in Europa”. Una lettera che peraltro si aggiungerebbe alle altre innumerevoli già inoltrate e senza alcun riscontro! E poi, soprattutto, allegando un documento tecnico-giuridico confuso e gravemente carente di tutte le ragioni giuridiche dei balneari. Così come riteniamo profondamente sbagliato non scendere adesso in piazza come abbiamo proposto, per rivendicare, con orgoglio e determinazione, il ruolo e la funzione dei balneari italiani. Peccato che ancora una volta si sia persa un’occasione per un’opportuna posizione sindacale unitaria. Con grande e profonda amarezza».

Questo ultimo capitolo della lunga storia di polemiche fra associazioni balneari è però nulla, rispetto all’emergenza in corso fra tutti i concessionari italiani. Tanto che, a prescindere dalla paternità della manifestazione di dopodomani in capo a Sib e Fiba, saranno numerosi gli imprenditori appartenenti ad altre sigle che decideranno comunque di recarsi in piazza per mandare un messaggio al governo Meloni. Nella capitale sono attesi pullman di balneari da tutta Italia, oltre ai sindaci e agli assessori di numerose località costiere in difficoltà a causa dell’inerzia di Palazzo Chigi. Una risposta concreta del governo a queste migliaia di famiglie potrà essere il segnale più importante, a prescindere dalle divisioni sindacali. Che sarebbe bene cercare di risolvere mettendo da parte le differenze e gli interessi di parte, come gesto di responsabilità nei confronti di migliaia di concessionari esasperati.

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