Cna Balneari

Cna: “Balneari chiedono certezze su concessioni”

"Le imprese sulla spiaggia sono il volano dell'economia turistica italiana"

«Trentamila imprese italiane, non meno di trecentomila addetti e le proprie famiglie non possono continuare a rimanere appesi al filo dell’incertezza come da troppo tempo accade». Lo si legge in una nota di Cna Balneari, che lancia un appello a tutte le forze politiche in favore di questa categoria d’imprese.

«Le imprese balneari – prosegue la nota di Cna – si sono dimostrate anche questa estate il volano dell’economia turistica nazionale fornendo un apporto non secondario alla ripresa dell’economia e dell’occupazione. Ma non possono continuare a investire per adeguare gli stabilimenti a una domanda sempre più alla ricerca della qualità e della sicurezza se, appunto, i loro orizzonti imprenditoriali continueranno a rimanere troppo corti».

«Chiediamo al Governo e al Parlamento, quindi, di tutelare in ogni sede a livello nazionale e soprattutto europeo la scelta di estendere le concessioni demaniali marittime al 2033».

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Cna Balneari

Cna Balneari è la sezione di Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa) che associa i titolari di stabilimenti balneari.
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  1. Non serve alcun altra spiegazione 300.000 addetti e piccole imprese a conduzione familiare. Si devono vergognare, qualsiasi cosa facciano che vada contro il lavoro.

    • Nikolaus Suck says:

      “Fumo dei fumi, ogni cosa è fumo.”
      Le concessioni balneari sono in tutto meno di 18.000 (dato preciso e verificabile). Le “imprese” (a conduzione familiare o meno), facenti capo ai corrispondenti titolari, sono queste, e non 300.000 (questo invece che “dato” è?).
      Poniamo poi pure che ciascuna di queste imprese abbia addirittura dieci “addetti” (qualunque cosa tale locuzione significhi) – e sappiamo bene che NON è così – si arriverebbe al massimo non oltre i 180.000 “addetti” in tutto, non 300.000.
      E nulla vieta (anzi!) che i concessionari partecipino alla gare e le vincano (avendo pure il vantaggio dell’esperienza), e nemmeno che i concessionari vincitori, vecchi o nuovi, impieghino gli stessi “addetti”, anzi potrebbe addirittura essere una delle clausole del bando.
      Senza dire che appunto perché imprenditori con un know how, volendo hanno la capacità e possibilità di mettersi in discussione e vincere altre gare (sia sostitutive che aggiuntive) ovunque siano bandite, creando altra occupazione per sé stessi ed altri.
      Mentre l’indotto necessario come tale resta sempre lo stesso chiunque sia il concessionario.
      Il resto è pura speculazione di parte. Fumo, appunto.

      • Lello Valente says:

        Sono pienamente d’accordo. Non capisco il perché per tutte le imprese busigna fare bandi di ogni genere,invece per i balneari si invoca questo inspiegabile privilegio

      • Mi permetto di precisare che in molti stabilimenti insistono Bar Ristorante Bazar gli addetti dalla segreteria al servizio di spiaggia e dei servizi conta non meno di 26 addetti. Oltre eventuali sostituzioni per compensare i turni di riposo di almeno altri 4 addetti. Non dimenticando la difficoltà a reperire personale qualificato stagionale.

  2. Vedi che come sempre dici cose non vere suck!!Gli stabilimenti balneari sono circa 7000(esistono stabilimenti che hanno più di una concessione al loro interno)poi c è tutto il settore nautico e degli ormeggi,infine insistono su demanio alberghi,ristoranti,distributori di benzina ecc.,quindi il dato di 30000 concessioni ad uso turistico e ricreativo è coretto e verificabile e se aggiungi a queste anche concessioni come ad esempio distributori di benzina che ho citato pocanzi
    ,e che insistono su demanio,ti accorgerai che sono ben più di 30000!Dato verificabile il mio però non il tuo!!tu mi dici come si fa a mettere a gara tutto questo?col rialzo del canone(cosa che tutti escludono a priori,ma che sarebbe unico modo per decretare senza dubbio alcuno l’ipotetico vincitore)?o con il progetto che garantisce la più proficua gestione del bene demaniale(a parole tutto bello,nell’atto pratico si aprirebbero contenziosi che dureranno anni)?Comunque unica cosa certa è una:che tu,Ilaria e Diario non avrete mai uno stabilimento balneare perché come diciamo a milano ci vogliono i danè!!Quindi rassegnatevi!!!E in più quando parli documentati perché a me le cazzate non le racconti!!Studia un po’ va che è meglio!!!

  3. Nikolaus Suck says:

    Il mio dato è per eccesso quello delle 17epassamila concessioni segnalate dal vostro geniale compare dei bagni Liggia e ora tutte potenzialmente a rischio sequestro. Ma se tu mi dici che gli stabilimenti balneari di cui qui si parla sono addirittura meno di quasi due terzi ovvero 7000 sono contento.
    E quell’altro non parlava di 30000 come te, ma di 300.000 con tanto di punto.
    A gara ci va la spiaggia ovvero la risorsa pubblica contendibile, non “tutto questo”.
    E in base ad una offerta “economicamente più vantaggiosa” che include anche, ma non solo, il rialzo sul prezzo da bilanciare con altri elementi. Perché come tu stesso rilevi il fine non è solo il massimo guadagno, ma il miglior uso è interesse generale.
    Per questo esistono dei criteri oggettivi valutabili, eventualmente anche in un contenzioso, che non vuol dire e non blocca nulla. Infatti essendo in materia “speciale” di appalti su concessioni la legge prevede un procedimento accelerato (e costosissimo quindi c’è da pensarci bene se vale la pena) che non solo si risolve in massimo un paio d’anni in entrambi i gradi di giudizio, ma nel frattempo consente l’esecuzione della concessione e del contratto senza bloccare nulla, quindi si va avanti lo stesso.
    I dané ci vogliono pure per le concessioni, solo che vanno a Stato e collettività e non ai privati come piace a voi.
    E a me con o senza dané di avere uno stabilimento non frega proprio nulla.
    Caro mio dire a me di studiare è una strategia perdente e un boomerang, prova un po a farlo tu se sei in grado.
    Il resto è ancora altro fumo.
    Vedremo alla prova dei fatti.

  4. A piombino un perdente di un punto blu ha fatto ricorso al TAR chiedendo di valutare diversamente i punteggi attribuiti alla propria proposta e ha perso perché il partecipante accetta l’insindacabile giudizio della commissione..Andrea88 sei certamente il numero uno ad arroganza e chissà che un prossimo bagno d’umiltà ti e ci stupisca!

  5. Giovanni Corso says:

    Buongiorno qui sul lago di Garda a Bardolino paghiamo 140.000 euro all’anno con adeguamento Istat e abbiamo circa 200 lettini non vi sembra sia il caso di adeguarvi ? O ci sono due Italie ? E ogni 12 anni ritorna alla’asta .
    Sento costi ridicoli che noi forse kpaghiamo solo di tari .
    Aziende che fatturano milioni di euro e si lamentano ma scherziamo ?
    Vi auguro tutto il bene possibile ma non lamentatevi per favore

    • Lello Valente says:

      Non entro nelle polemiche sul numero dei concessionari,non ewuesto il problema. È il principio,civsono concesdionari che occuoano benivda 30/40 anni pagando una miseria!! Perché non capire che il mercato richiede che questo privilegio venga cancellato? Molto rispetto per chi paga 140mila Euro l’anno,ma ci sono concessionari che ne pagano briciole di Euro!!!!! Perché solo per i balneari il privilegio del rinnovo fino al 2033? Per le altre migliaia di imprese che hanno un contratto con la PA per vari servizi nessuna proroga?

  6. Scusate, se mi intrometto.
    Volevo sapere se qualcuno mi puo’ gentilmente spiegare, come è stata è stata applicata la Bolkestein agli stabilimenti balneari e ambulanti nel resto degli stati membri dell’UE, grazie in anticipo.

    • Nikolaus Suck says:

      Buongiorno Michele, in realtà ne abbiamo già parlato su questa pagina un paio di mesi fa, naturalmente con la consueta vivacità, in un post del 18 luglio. Limitandosi agli Stati principali e dotati di coste marittime, e con la sintesi imposta dal luogo e dallo spazio, per quel che vale Le posso offrire la seguente ricostruzione delle leggi esistenti:
      FRANCIA: Il “Décret plage” del 2006 ha previsto la decadenza di tutte le concessioni precedenti e la liberazione anche forzata dell’80% dello spazio sulle spiagge naturali e del 50% su quelle artificiali, stabilito criteri retroattivi per l’occupazione del litorale, adeguato al mercato i canoni e disciplinato l’assegnazione delle concessioni sempre previa gara pubblica e per la durata normale di 6 e massima di 12 anni.
      SPAGNA: Ley de Costas del 2013 di modifica delle precedenti Ley de Aguas e Ley de Portos. Le “spiagge” ovvero tutta l’area dei lidi sono libere e come tali non concedibili. Su massimo il 50% della loro superficie si può svolgere attività imprenditoriale (vendita di lettini e ombrelloni, esercizio di chioschi, etc.), previa “autorizzazione” dell’attività (non concessione della spiaggia) che non può durare oltre quattro anni. I terreni più interni e dietro le spiagge possono essere dati in concessione per l’uso degli immobili costruiti sugli stessi e che sono (diventati) pubblici per legge, e queste concessioni possono durare fino a 75 anni, come contropartita dell’incameramento pubblico degli immobili che prima erano privati. Ma mai la spiaggia.
      PORTOGALLO: Lei da Agua n. 58/2005 e attuazione Lei 226-A/2007. Distinzione tra concessioni vere e proprie per usi estesi e invasivi, e licenze per i servizi amovibili sulla sola spiaggia. Gara pubblica sempre obbligatoria e svolta in base alla normativa sui contratti pubblici di appalto. Durata delle sole concessioni (non delle licenze sulla spiaggia) stabilita caso per caso entro un massimo di 75 anni in relazione agli investimenti previsti e direttamente associati all’utilizzo del bene ed alla loro compatibilità ambientale ed economica. Concessioni di durata inferiore possono essere prorogate, sempre entro il limite massimo, solo se alla scadenza il titolare (che deve essere lo stesso della concessione originaria, quindi non in caso di cessione d’azienda) può dimostrare a) di aver fatto investimenti, legittimi e proporzionati, ulteriori rispetto a quelli originariamente previsti, e b) che gli è oggettivamente impossibile recuperare tali investimenti legittimi e proporzionati. Quindi nessuna durata lunga unica e standard di tutte le concessioni, ma valutazione caso per caso, entro un massimo certo e in base a parametri oggettivi.
      CROAZIA: Maritime domaine and seaports act del 2002. Distingue un uso generale (collettivo), speciale (per fini residuali non commerciali) ed economico/commerciale del demanio. Quello economico (incluse le attività turistico-ricreative) è ammissibile solo senza pregiudicare la possibilità di uso generale della porzione demaniale interessata e se non in contrasto con il sistema di tutela ambientale, con una apposita concessione, assegnata con gara pubblica per una durata massima di 20 anni a seconda degli investimenti previsti nel bando. In alternativa, i soli “artigiani” possono chiedere un “permesso di concessione”, sempre senza limitare l’uso generale e per una durata massima di 5 anni. Sono previste durate maggiori solo in caso di costruzione di edifici e immobili di importanza nazionale, con connessi investimenti consistenti, nel qual caso è possibile che serva addirittura una apposita approvazione parlamentare della singola concessione.
      GERMANIA: Le spiagge sono tutelate da leggi ambientali e non esistono concessioni di spiaggia ai privati. I singoli Stati federali (Land) concedono l’uso (“Sondernutzung”) delle spiagge soltanto ai Comuni in cui esse si trovano, e che possono a loro volta autorizzare la collocazione e l’eventuale affitto a terzi degli “Strandkorb” (una specie di scatola in cui ci si side, gli ombrelloni non si usano) in base alle normali leggi sul commercio e solo durante la stagione balneare (da maggio a settembre).
      Saluti e buona giornata.

  7. Tutto giusto, tutti ad evidenza pubblica!
    Idea:e se si facessero aste a ribasso per posizioni lavorative nel settore pubblico? Cioè a parità di studio e capacità il posto di lavoro va a chi offre di percepire uno stipendio più basso.
    E i concorsi vinti? Bene, a scadenza anche loro, ogni 5 anni ti rifai il concorso…
    Oh precarietà abbasso i Baleari però!!!!
    Premesso che non è la spiaggia (spesso con erosioni importanti) che fa il fatturato ma il tipo di servizio che si offre in quella area.
    Saluti

    • Nikolaus Suck says:

      A parte tutta una serie di norme costituzionali che la Sua “idea” (nemmeno nuova) violerebbe, già per logica e buon senso il privilegio di poter occupare (temporaneamente, come la legge dice da sempre) e sfruttare per il proprio guadagno imprenditoriale una risorsa collettiva non è in nessun modo assimilabile ad uno status giuridico e al lavoro del dipendente pubblico, il quale rende un servizio pubblico di interesse generale, è “al servizio esclusivo della Nazione” (art. 98 c. 1 Cost.) e in cambio percepisce giustamente uno stipendio parametrato a qualifica e mansione. E la sua stabilità e inamovibilità è garanzia di indipendenza e buon andamento (art. 97 Cost.).

  8. Allora scusatemi pongo un’altro quesito al quale vorrei mi rispondeste nel modo piu’ civile possibile (senza offese e prese per il culo).
    Se io vincessi una spiaggia in gara per sei anni e volessi investire per costruirci qualcosa (bar / ristorante / docce ecc…) , è ben chiaro che quello che investirei dovrebbe essere tale da avere un ritorno almeno nei miei sei anni sicuri di concessione, fino a qui credo non faccia una piega.
    Ora pongo una domanda. Come mai però quando andiamo in ferie quelle 2 settimane di agosto, come la maggior parte degli italiani, cerchiamo sempre qualcosa che offra il massimo dei servizi al minor prezzo possibile. Di conseguenza come puo’ un imprenditore fare questo con un così breve tempo a disposizione?
    Io sono Toscano e vado fiero di quello che è stato creato in Versilia e di quello che la Versilia porta come indotto economico. Pensate che se tutto questo ci fosse stato negli anni 50, la Versilia oggi sarebbe quello che è?

  9. Forse Michele è cambiato l’idea di futuro che si immagina…oggi il modello Versilia non è possibile e tra un po’ neppure desiderato per gli impatti ambientali che ha..anche le macchine prima erano super inquinanti come gli stabilimenti della Versilia e di Ostia ma ora la gente vuole un miglior compromesso per cui strutture così impattanti e costose tra qualche anno non saranno così piena da quel turista di cui parli tu..i balneari guardano alla loro concessione senza chiedersi quale impatto abbia sull’erosione e quando nel piano comunale delle coste gli si dice che la linea di costa indietreggia e lo stabilimento influisce sull’erosione il concessionario vuole comunque il rinnovo per 15 anni (verbali delle riunioni del PUL di Lecce). La Versilia sarà tra 20 anni l’archeologia della balneazione se questi benedetti bando prendono forma.

    • Allora leggendo la tua fine della tua risposta sembra tu mi dia ragione. Io dico solamente che tutti, come ho letto, paragonano i lidi italiani a quelli di Spagna, Portogallo, ecc, ma non considerando, che la cultura dello stabilimento balneare, almeno da noi in Versilia, non si limita ad un Ciringhito con 20 ombrelloni, come nella maggior parte della penisola Iberica, queste io le chiamerei solamente spiagge attrezzate, niente di più. Quello che voglio dire è che se negli anni 50′, i concessionari di allora avessero avuto uno specchio lavorativo di soli sei anni o anche meno, ora non avremo dei Lidi bellissimi invidiati da tutto il mondo, ma solamente delle ‘bellissime’ spiagge attrezzate, che credo non avrebbero attirato il turismo che oggi attirano. Ricordiamoci che l’Italia viene chiamato il Bel Paese e secondo me dobbiamo comportarci come tale. Non ho memoria che questo appellativo venga attribuito a nessun altro stato dell’UE. Comunque questo è il mio personale persiero, saluti.

      • Il Belpaese va tutelato.Tutto il mondo ci invidia,ma chissa’ perche’ nessuno ci copia.Se guardiamo le norme che regolano I piani degli arenili negli altri paesi europei salta all’occhio che Al primo posto c’e’ la salvaguardia delle Coste e del Patrimonio naturalistico.Speriamo che nella stesura della legge di riordino del Demanio Marittimo venga coinvolto il Ministero Della Transizione Ecologica.

  10. Credo michele che l’appellativo di bel paese dipenda dalla bellezza delle spiagge e non certo dagli arredi degli stabilimenti…il turismo sta cambiando e il modo che hai di porti mi convince che anche nella tua struttura tu debba essere attento al tema green o alla sostenibilità della filiera..temi prima sconosciuti e oggi attenzionati dal cliente.

    • Invece Diario ti sbagli, io non sono ancora un balneare, vorrei acquistare o prendere in gestione un Lido, ma appunto per questa incertezza che dura ormai da molti anni non riesco a decidermi a fare un cambio di vita così radicale, come biasimarmi!!! Cmq l’appellativo del bel paese, secondo me è dato da tutto l’insieme di ‘offerte’ che offre il nostro litorale e non solo alla bellezza delle spiagge e dal mare. Un cliente credo che dopo un anno di lavoro, stress, grattacapi, quando si ritaglia quelle 2 settimane di vacanza (nel migliore dei casi), vorrebbe trovare dei luoghi , che oltre ad offrirgli 2 metri di spiaggia ed un ombrellone, gli possa offrire tutto quello che gli serva per essere coccolato e appagato per poterlo ricaricare per il successivo anno lavorativo. Infine sono in pieno accordo con la sostenibilità ed il green di uno stabilimento balneare, il futuro deve essere questo, in maniera indiscutibile, da impianti fotovoltaici, pannelli solari per la produzione di acqua calda, il plastic free, i prodotti a km 0 per valorizzare i produttori del territorio e chi più ne ha più ne metta. Però anche tutta questa evoluzione richiede degli investimenti alquanto dispendiosi……… Ti faccio una domanda. Con tutta la buona volontà, tu li faresti con una prospettiva di sei anni?

      • Ma chi dice che la durata Delle concessioni sara’ 6 anni?Sei anni erano nella vecchia norma.Ora si deve fare una Riforma e sulla durata non sappiamo nulla.L’importante per l’Europa e’ che le concessioni siano assegnate con I bandi pubblici.Per il resto sta ad ogni Stato legiferare.Ma ai balneari interessa solo mantenere lo status quo,impossible.

  11. Oggi Michele i bandi partono da sei anni fino ad un massimo che ho visto di 12 anni..io immagino di fare l’investimento adatto a quell’orizzonte temporale..oggi comr allora non comprerei uno stabilimento da un privato a cui in caso di vincita concorderà eventualmente quello che necessito..ti consiglio di bloccare i rinnovi in Versilia e avere fiducia e una volta capito dove si va valutare.

  12. Diversi comuni della tua zona hanno rinnovato le concessioni al 2033 ma se tu mandi una PEC all’AGCM all’indirizzo
    protocollo.agcm@pec.agcm.it
    allegando se vuoi la determina di rinnovo o anche senza chiedendo di valutare la legittimità dei rinnovi, l’autorità interviene bloccando gli atti di rinnovo. A te non costa nulla e non si fa riferimento a te quindi non vieni tacciato di rovina famiglie, ricche famiglie. Se il comune non annulla gli atti come accaduto a Piombino o a san Vincenzo allora l’AGCM porta il comune davanti al TAR che a parte quello di Lecce ha sempre bloccato i rinnovi. Se vuoi competere per una spiaggia questa è l’occasione per non accettare più i privilegi dei balneari!

    • Mi dispiace, ma mi sentirei in colpa per il resto della vita. Preferirei restasse tutto com’è, anzi rinnovassero per altri 30 anni e comprare un lido e la clientela, da un concessionario che ha sudato una vita per creare qualcosa da un pezzo di sabbia. Saluti e grazie per le spiegazioni

      • Nikolaus Suck says:

        Un pezzo di sabbia che è di tutti, concessogli a tempo e con una scadenza, che doveva e deve tenere presente. E rispetto a cui ogni giorno in più è stato ed è oro colato.

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