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Balneari, Garavaglia: “A settembre risolviamo questione concessioni”

Il ministro del turismo ha promesso di mettere mano alla materia "per farla finita una volta per tutte"

«A settembre affronteremo il tema delle concessioni balneari: siamo già d’accordo, faremo un giro in Europa per farla finita una volta per tutte». Lo ha annunciato il ministro del turismo Massimo Garavaglia, a margine di un incontro tenutosi nei giorni scorsi a Bologna con i rappresentanti delle categorie economiche.

«Il problema non è fare un’altra legge, perché di leggi ce ne sono già due: la proroga al 2033 e il congelamento di tutte le concessioni durante l’emergenza Covid», ha aggiunto Garavaglia. «Il problema è che le leggi vengono interpretate dalla magistratura a seconda di dove ti trovi e allora va risolta una volta per tutte. Per questo settembre andiamo in Europa e la facciamo fuori per dare una soluzione definitiva e fine delle trasmissioni».

L’intento del ministro è raggiungere questo risultato «prima del 15 ottobre, perché c’è quella sentenza del Consiglio di Stato che potrebbe riaprire un altro cinema». Si tratta della data in cui il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi ha fissato un’adunanza plenaria di tutte le sezioni di Palazzo Spada per decidere una volta per tutte l’orientamento ufficiale e unitario del massimo organo di giustizia amministrativa sulla delicata questione del prolungamento automatico fino al 2033 delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo, deciso dal governo italiano ma oggetto di svariate sentenze contrastanti da parte dei Tar di tutta Italia a causa della presunta incompatibilità col diritto europeo. Da quando il primo governo Conte ha approvato la legge 145/2018, istituendo l’estensione di quindici anni delle concessioni balneari, si sono infatti susseguite numerose sentenze dei tribunali amministrativi spesso in contraddizione tra loro, tra chi ha disapplicato la proroga e chi invece l’ha mantenuta valida. Punto di partenza della plenaria del Consiglio di Stato sarà proprio il ricorso contro una delle innovative sentenze firmate dal presidente del Tar Lecce Antonio Pasca, la quale ha affermato che la direttiva europea Bolkestein non è autoesecutiva e pertanto, in assenza di una norma italiana che l’ha recepita, l’estensione delle concessioni al 2033 non può essere disapplicata in quanto non esiste un’altra legge da applicare al suo posto.

Per il governo Draghi, quella delle concessioni balneari è una matassa molto ostica da sbrogliare. Dopo che nel 2010 il nostro paese ha frettolosamente abrogato il rinnovo automatico delle concessioni per uscire dalla procedura di infrazione decisa dall’Europa, con l’accusa di un presunto contrasto con la direttiva europea Bolkestein, nessuno dei sette governi che si sono nel frattempo succeduti è riuscito a completare un riordino delle concessioni. Le uniche misure prese per regolamentare il settore sono state delle proroghe – prima al 2015, poi al 2020 – finché la Corte di giustizia europea nel 2016 non ha dichiarato l’illegittimità anche di questa pratica. Infine sulla vicenda è intervenuto il primo governo Conte, con una legge fortemente voluta dall’allora ministro del turismo Gian Marco Centinaio che ha esteso le concessioni fino al 2033 giustificando il provvedimento come periodo transitorio in attesa di un riordino complessivo della materia, che tuttavia non è mai stato completato a causa della caduta dell’esecutivo retto dalla maggioranza Lega-5Stelle. Dal momento che l’Italia ha disatteso l’impegno, lo scorso dicembre Bruxelles ha inviato al nostro paese una lettera di messa in mora, preludio a una nuova procedura di infrazione. Nel frattempo le sentenze dei tribunali si stanno continuando ad accumulare, generando una grande disparità tra i balneari che hanno ricevuto ufficialmente dai Comuni l’estensione al 2033 e quelli che invece ancora non hanno più un titolo valido in mano, essendo le concessioni scadute il 31 dicembre 2020 e valide solo grazie al regime di emergenza Covid che ha bloccato le riassegnazioni e le gare, con molti funzionari che si sono rifiutati di applicare una legge dello Stato poiché la ritenevano in contrasto col diritto europeo. Infine si è messo di mezzo l’Antitrust, che ha diffidato diverse amministrazioni comunali per avere applicato una norma italiana. Per risolvere tutto ciò, il governo Draghi dovrà varare una riforma organica del settore mediando tra i vari interessi in gioco, tra gli attuali balneari che chiedono di mantenere le proprie imprese (si tratta infatti di aziende private, seppure situate su suolo demaniale) e chi invece – tra opinione pubblica, burocrati e altri gruppi di interesse economico – pretende le immediate gare delle spiagge per rinnovare i gestori degli stabilimenti.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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