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Balneari, Buratti (Pd): “Si lavori a riforma organica che non penalizzi settore”

Il deputato dem: "Stiamo lavorando a norma che comprende tutte le attività sul demanio marittimo, non solo gli stabilimenti"

«Il Pd sta lavorando a una riforma organica della materia che tenga conto delle specificità del nostro demanio su cui non ci sono solo stabilimenti balneari ma anche negozi, cinema, distributori di benzina, circoli nautici e altre attività. In tal senso, ricordo il lavoro svolto dal ministro dell’economia Gualtieri sulla questione dei balneari pertinenziali, che nessuno prima di lui era riuscito ad affrontare e a risolvere». Lo dichiara in una nota il deputato Umberto Buratti (Pd).

«Il governo dovrà rappresentare in Europa la specificità della nostra offerta turistica balneare e schierarsi con le nostre imprese» prosegue Buratti. «I Comuni costieri e le imprese balneari hanno bisogno di certezze e di un quadro giuridico idoneo che tuteli e rafforzi il nostro sistema turistico. Se lo Stato volesse, potrebbe rideterminare i canoni concessori e contestualmente avviare una riforma complessiva dei beni demaniali. Ogni volta, infatti, che si parla di spiagge si evidenzia il basso gettito dei canoni con l’immancabile esempio del Twiga. Ebbene, poco distante da quella struttura e a 100 metri dalla storica Capannina, lo Stato è proprietario di un immobile abbandonato che non rende niente: zero canoni, nessun gettito fiscale e occupazione».

«La partita delle attività sul demanio vista esclusivamente come lo sfruttamento di un bene pubblico deve essere affrontata e non è più rinviabile, ma non può essere il prodotto di un dibattito ideologico che non tiene conto della realtà italiana», conclude il deputato del Pd. «Noi siamo pronti, come parlamentari Pd, a sostenere il lavoro del governo per affrontare e risolvere la questione delle concessioni sul demanio marittimo e a collaborare con il ministro Garavaglia per far sì che ci sia una soluzione definitiva e condivisa da tutto il governo».

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  1. Tutto ok, pero’ non confondiamo le imprese con gli imprenditori.Quelle imprese che insistono sul Demanio possono benissimo continuare ad esistere secondo la tipicita’ Italiana,gestiteda eventuali nuovi concessionari o vecchi concessionari,secondo chi vincera’la gara.Tutto fra italiani,con preferenza a chi sceglie la gestione a carattere familiare,con aumenti dei canoni concessori,con una chiara data di scadenza del periodo concessorio,basta vendite o subbaffitto e niente diritti ereditari.Tutto fra italiani.Con il consenso dellEuropa.Comunque tutti si smarcano,sono tutti d’accordo per poter dire alla fine della pagliacciata che hanno fatto di tutto,ma la colpa e’ di Draghi e dell’Europa Che tristezza!

    • Non si può fare solo fra italiani , le regole che vogliono imporci sono di matrice europea e riguardano la libertà di stabilimento e le pari opportunità tra cittadini europei. Su tante materie il concetto è valido ma nel caso dei beni demaniali l’impossibilità di applicazione è evidente , la materia deve essere statale , le coste devo essere gestite in da ogni membro in base alle caratteristiche della nazione , non si può applicare un a direttiva per la totalità dei paesi senza tener conto che in Italia il turismo balneare è gestito da micro imprese che rischiano osso del collo con aste . Non si può nn tenerne conto , per questo nn vedrete mai le aste, nn parliamo di multinazionali.

  2. La specificità deve essere spiegata e compresa, non si può trattare un imprenditore che opera legalmente da oltre 50 anni su suolo demaniale , facendo della propria impresa l’unico mezzo di sostentamento della famiglia come un yogurt a scadenza, si deve superare l’equivoco di fondo della concorrenza su un bene spiaggia si pubblico, ma cogestito per anni dallo stato e dai privati, questi ultimi giustamente devono poter continuare ad operare se hanno sempre prodotto utili e pagato le tasse. il concetto di concorrenza va di pari passo con quello di sviluppo e lavoro, non possono slegarsi le cose, se tolgo il lavoro in ragione della concorrenza a tutti i costi non sto facendo bene al paese e al tessuto produttivo, ma creo impasse, creo immobilismo, ansia , proprio ciò di cui le imprese non hanno bisogno. La spiaggia non sarà mai dei privati ma l’impresa si , con le sue specificità i sui clienti e il suo modo di operare , per alcuni oserei dire storico e da salvaguardare. Chi gestisce un bagno da anni deve poterlo fare finche non crea danni allo stato e aiuta lo stesso ad incrementare il mercato del lavoro con gli investimenti necessari. Lo stato dal canto suo può imporre canoni più alti in base al fatturato, può obbligare ad investire sul green , ma non può far ruotare un bene su cui gravità un impresa a conduzione familiare che ha l’esperienza e la voglia di proseguire migliorandosi nell’offerta. Cio che si rischia? Che gli investimenti si riducano per la continua rotazione dei beni, innalzamento dei prezzi per massimizzare i ricavi nel breve, che le mafie si intromettano nelle gare riciclando danaro, che le multinazionali investano si grosse concessioni e le trasformino in mc donalds in riva al mare. A questo dovete pensare , e non fare chiacchiere a vuoto.

    • Avv. Lucano cosa ne pensa allora di garantire l’incedibilità dell’azienda per cui rimane al titolare della concessione fino alla sua morte e non può essere venduta poi andrà a bando, le sembra un giusto compromesso?

      • Diario non credo di doverle spiegare che un bene come un azienda ha un valore economico commerciale che può essere liberamente trasferito tra privati, la sua proposta non può essere applicata. Le spiagge, bene pubblico deve seguire le sorti dell’azienda e non il contrario, lo stato sta affittando un pezzo di bene ma nn ha creato un impresa , per effetto di ciò può chiedere per quel bene quello che vuole in termini di costi e sfruttamento e sulle modalità dell’uso stesso , ma nn può togliere l’azienda al privato. Ecco perché nn se ne esce . E chi dice che il bene pubblico su cui insiste l’azienda incamera anche la stessa sta facendo un bel ragionamento da vecchia dottrina amministrativa ma assolutamente non vive nel mondo reale .

        • Nikolaus Suck says:

          Cosa??? Il bene pubblico deve seguire le sorti dell’azienda privata? Quando semmai è ed è sempre stato il contrario, per legge e per principio della materia?
          Lucano pensavo fossi solo incompetente e ci sta perché la specializzazione non è obbligatoria (e pontificare senza sapere una libera scelta), ma tu sei proprio fuori.

          • Non sono fuori , immagino la riforma è una naturale progressione di principi giuridici obsoleti, che possono e devono cambiare.

  3. Qualsiasi impresa, per poter funzionare, ha bisogno di certezze, non si può lasciare un importantissimo settore del TURISMO ITALIANO in balia di imprenditori, che non farebbero altro che speculare, sfruttando al massimo il “periodo” transitorio loro assegnato, con conseguenze facilmente immaginabili sul piano degli investimenti, dell’occupazione e dello sviluppo. Considerazioni elementari che anche i più profani dovrebbero fare. Inoltre, mi chiedo, se esiste qualche Nazione in Europa e nel Mondo che già adotta il “sistema” tanto auspicato dai pro-aste!

  4. Come nelle Telecomunicazioni. La Derefulation ha portato qualità ed abbassamento dei prezzi. Non si può invocare il Mercato quando ci fa comodo
    A gara.

    • Caro Alberto sta parlando di beni diversi e non assimilabili per uso e sfruttamento e per ricadute sul tessuto economico. Qui sono piccole imprese con massimo 8- 10 dipendenti stagionali per la stragrande maggioranza. Mi permetta di dirle che il paragone non regge.

      • Nikolaus Suck says:

        Lucano anche se è una libera scelta io eviterei davvero di pontificare su cose che chiaramente non sai, pure con il tono di chi vuole insegnare ad altri. Non ci fai una bella figura. Tanto meno ove fossi davvero “Avv.”. Nel qual caso secondo me non la fai fare nemmeno alla categoria. Ma tant’è.

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