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Bagni Liggia, l’ingiustizia continua: negato dissequestro, balneari in allerta

L'assurda vicenda dello stabilimento genovese è sempre più intricata e si intreccia col destino di altre migliaia di concessioni demaniali

Il tribunale di Genova ha respinto l’istanza presentata da Claudio Galli, concessionario dei Bagni Liggia di Genova Sturla, per ottenere il dissequestro della spiaggia. La vicenda ha ormai del surreale: lo stabilimento è stato sequestrato nel luglio del 2019 perché la cassazione, alla quale si era rivolta la procura di Genova dopo essersi vista respinta la richiesta di sequestro preventivo prima dal gip e poi dal tribunale del riesame in sede di appello, il 6 marzo 2019 ha emesso una sentenza nella quale ha stabilito che tutti i rinnovi delle concessioni demaniali che si sono succeduti in Italia dal 2010 a oggi, essendo stati stabiliti per legge e quindi senza il ricorso a una gara pubblica, sarebbero invalidi perché le leggi italiane sarebbero in contrasto con la direttiva europea ”Bolkestein” sulla liberalizzazione dei servizi. Le sentenze della Cassazione non sono soggette a nessun riesame nella normativa italiana: l’unica maniera per opporsi è fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma visti i costi e i tempi di questa procedura, Galli non ha fatto ricorso in Europa e quindi la sentenza che lo riguarda è ormai cristallizzata.

A fronte della pronuncia della cassazione, il tribunale del riesame di Genova si è visto costretto a rimangiarsi la sentenza nella quale dava ragione ai Bagni Liggia e a ordinare, il 12 luglio 2019, il sequestro cautelare della spiaggia nel bel mezzo della stagione estiva, per «evitare il protrarsi del reato di abusiva occupazione di spazi demaniali». A giugno 2020 Galli ha depositato una denuncia di reato presso la procura di Genova che riguardava 17.594 concessioni demaniali (tutte quelle italiane di tipo turistico-ricreativo), chiedendo provocatoriamente il sequestro cautelare di tutte le spiagge oggetto di concessione poiché tutti i titoli erano conseguenza degli stessi rinnovi automatici che la cassazione aveva dichiarato invalidi. La denuncia di Galli era molto circostanziata e includeva le coordinate di ogni concessione e le relative foto aeree. Per facilitare la trasmissione delle denunce di reato a tutti gli enti interessati, l’esposto comprendeva anche il riepilogo per comune, provincia, regione e procura, sia in forma cartacea che in forma digitale.

La procura di Genova ha chiesto che il procedimento scaturito dalla denuncia di Galli venisse archiviato, ma il concessionario ha depositato opposizione alla richiesta di archiviazione e il gip Milena Catalano ha fissato l’udienza per decidere al 12 luglio 2021: «Un anno dopo l’esposto e quasi un anno dopo l’opposizione, nonostante l’evidente urgenza della richiesta, rendendo completamente inutile la mia iniziativa», denuncia Galli a Mondo Balneare. «Infatti lo scopo dell’esposto era quello di “forzare” il governo a occuparsi del problema dei balneari, e non certo di ottenere migliaia di sequestri per i miei colleghi».

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Nel riepilogare la vicenda occorre ricordare che tutte le concessioni balneari italiane erano in scadenza il 31 dicembre 2020 in base a una proroga automatica che la Corte di giustizia europea a luglio 2016 ha dichiarato in contrasto col diritto comunitario; tuttavia a dicembre 2018 l’allora governo Conte aveva disposto un’ulteriore estensione di tutte le concessioni in essere fino al 31 dicembre 2033, in vista di un riordino generale della materia che non è mai stato portato a termine. A fronte di ciò la procura di Genova ha esercitato pressioni sui Comuni della provincia affinché non applicassero l’estensione al 2033, e tutte le amministrazioni del genovese (con l’eccezione di Arenzano) si sono piegati e hanno istituito una proroga tecnica limitata alla sola stagione 2021, peraltro non prevista da alcuna legge statale, anziché quella al 2033. Tutti i concessionari della provincia di Genova hanno fatto ricorso al Tar Liguria contro le mancate proroghe e sono ad oggi in attesa di giudizio.

La situazione ligure è analoga a quella di altri Comuni italiani, come per esempio quello di Lecce che ha negato l’estensione al 2033: tuttavia, in questo caso i concessionari che hanno fatto ricorso al Tar hanno ottenuto piena ragione, con una serie di innovative sentenze firmate dal giudice Antonio Pasca le quali affermano che la direttiva Bolkestein non è autoesecutiva e quindi l’estensione al 2033 non può essere disapplicata, poiché non c’è nessun’altra legge nazionale da applicare al suo posto. Il Comune di Lecce ha fatto ricorso in Consiglio di Stato, che però ha preliminarmente rigettato le istanze cautelari e condannato il Comune a pagare le spese di giudizio, portandolo proprio nei giorni scorsi a fare dietrofront e a disporre finalmente l’estensione al 2033 dopo lunghi mesi di battaglie legali. Nel frattempo l’intera vicenda delle concessioni balneari si è ulteriormente complicata in seguito a una lettera di messa in mora inviata lo scorso dicembre dalla Commissione europea all’Italia nonché a una serie di diffide presentate dall’Autorità garante della concorrenza contro alcune amministrazioni comunali “colpevoli” di avere applicato l’estensione al 2033.

A fronte di questa intricata situazione e dell’inadempienza del governo che continua a non voler mettere mano a una necessaria riforma del demanio marittimo, nei giorni scorsi il presidente del Consiglio di Stato, organo di rango superiore ai Tar, ha deciso di dirimere una volta per tutte le controversie sui balneari e ha convocato un’adunanza plenaria (ovvero un’udienza a sezioni unite) che inizierà i lavori il 13 ottobre 2021. Dal momento che la decisione di Palazzo Spada non arriverà prima della fine del 2021, il Tar di Genova ha rinviato al 2022 le oltre cento udienze pendenti, a partire da quella dei Bagni Liggia, fissata per il 28 gennaio prossimo. Analogamente anche il Tar di Salerno, presso il quale l’Antitrust ha fatto ricorso contro le proroghe concesse dal Comune di Castellabate, ha deciso di rinviare tutto a dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato.

In assenza di iniziative da parte del governo è ormai evidente che il contenzioso sarà risolto dal Consiglio di Stato, ma solo alla fine dell’anno. Nel frattempo tutti i concessionari demaniali possono lavorare per la stagione estiva in corso a eccezione dei Bagni Liggia, i quali, ritenendosi discriminati, lo scorso 18 maggio hanno chiesto il dissequestro della spiaggia e che venga finalmente fissata la data del processo di merito. Tuttavia il 4 giugno il gip Riccardo Ghio ha negato il dissequestro dello stabilimento, sostanzialmente motivando che non si poteva andare contro la sentenza della cassazione e che non era applicabile neppure la proroga tecnica istituita dal Comune di Genova per il 2021, perché questa presupponeva una concessione valida al 31 dicembre 2020 mentre la cassazione aveva dichiarato la concessione dei Bagni Liggia non valida fin dal 2010, data della prima proroga ex-lege.

La decisione non è stata accettata da Claudio Galli, che ha inviato a Mondo Balneare un elenco di quelli che secondo il suo avvocato Michele Ciravegna sono gli “inghippi logici” della vicenda che lo riguarda:

  • le sentenze della cassazione penale non sono valide “erga omnes” ma solo nei confronti di chi è citato nella sentenza;
  • le motivazioni della cassazione non si applicherebbero inequivocabilmente a tutti i concessionari demaniali, ma occorrerebbero 17.594 procedimenti penali singoli;
  • affinché possa esistere un ricorso in cassazione penale ci devono esser già stati due gradi di giudizio e qualcuno che decida di ricorrere al terzo grado;
  • l’esposto dei Bagni Liggia potrebbe innescare dei procedimenti penali, ma il pm non è tenuto a iniziare le indagini finché è “sub iudice” una richiesta di archiviazione;
  • stessa cosa dicasi per l’inoltro delle denunce di reato alle altre procure d’Italia: qualunque cosa pensino queste procure, non possono fare niente finché non viene loro inoltrato l’esposto dei Bagni Liggia;
  • il gip che deve valutare la richiesta di archiviazione dell’esposto non ha un termine “perentorio” entro il quale decidere;
  • anche quando fosse respinta la richiesta di archiviazione dell’esposto interverrà la sospensione estiva e si andrà a settembre; poi i pm avranno sei mesi di tempo per svolgere le indagini (salvo eventuali proroghe) e quindi non faranno niente in attesa della decisione del Consiglio di Stato di fine 2021;
  • in definitiva quindi, per come è fatto il sistema giuridico italiano e per come si è mossa la procura di Genova, non c’è modo di avere giustizia in tempi ragionevoli tramite il tribunale;
  • l’unico ente che poteva intervenire era il Comune di Genova, ma la giunta comunale ha scelto di adeguarsi al pressing della procura, nonostante il parere contrario del consiglio comunale che si era invece espresso a favore della proroga stabilita dalla legge 145/2018.

Nonostante il dramma che sta vivendo, Galli non ha perso le speranze né lo spirito. Commenta infatti il concessionario: «Bisogna essere positivi: c’è qualcuno che si è imbattuto nella funivia sbagliata e ci ha lasciato le penne, tutto sommato io mi sono solamente imbattuto nel pm sbagliato ma ho ancora le penne, cosa fondamentale per chi si chiama Galli di cognome. Ho una laurea in ingegneria nucleare e un master in informatica: con questo background non riuscirò mai a capire la logica giuridica, ma posso dire che le concessioni demaniali sono atti amministrativi e sono soggette alla giurisdizione dei Tar, mentre l’occupazione abusiva di spazi demaniali è un reato e, come tale, è materia per le procure. Buon senso vorrebbe invece che, affinché l’occupazione da parte di un concessionario diventi un reato, la validità della sua concessione dovrebbe prima essere dichiarata nulla dal Tar. Questo però non è stato l’iter seguito dalla procura, che è direttamente passata a contestare il reato e, così facendo, ha coinvolto solamente la cassazione penale che, per sua natura, non ha competenze in campo amministrativo. In sostanza, mi pare evidente che la procura abbia fatto un uso politico della giustizia. Ma prima o poi ci sarà l’invocato processo di merito e le mie ragioni verranno riconosciute: spero solo di essere ancora vivo per poter chiedere i danni alla procura. Nel frattempo ho chiesto al gip la possibilità di far partecipare dei giornalisti all’udienza del 12 luglio ma temo che, se mai otterrò una risposta, sarà negativa».

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