Attualità

“Spiagge vadano a gara”: la procura di Genova fa pressing sui Comuni

Un carteggio riservato, di cui Mondo Balneare è entrato in possesso, fa emergere le insistenze di un procuratore dopo il clamoroso sequestro dei Bagni Liggia: la richiesta agli enti locali è di disapplicare l'estensione al 2033 e seguire la Bolkestein

Appaiono come vere e proprie pressioni nei confronti delle amministrazioni comunali liguri, affinché disapplichino la legge che estende le concessioni demaniali marittime fino al 2033 e istituiscano le evidenze pubbliche degli stabilimenti balneari, quelle che la procura di Genova ha fatto nei mesi scorsi con una serie di lettere indirizzate a numerosi enti locali. Dopo l’eclatante caso dei Bagni Liggia, fatti sequestrare dal tribunale del capoluogo ligure perché il prolungamento del titolo è stato ritenuto in contrasto con la direttiva europea Bolkestein (vedi notizia), la procura genovese starebbe infatti continuando a insistere per far annullare tutte le concessioni in essere, nonostante la legge 145/2018 che ne ha prolungato la validità di quindici anni. Una questione che torna di attualità, ora che nel “decreto rilancio” è stata inserita un’ulteriore norma a conferma dell’estensione fino al 2033, rendendo ancora più ingiustificabili tutti gli orientamenti contrari ad applicare la legge. Ma soprattutto, questa serie di lettere fa emergere i tentativi di una procura di sostituirsi allo Stato, contestando una norma in vigore e rappresentando in questo caso un pericolo di cui gli imprenditori balneari vanno messi al corrente.

La vicenda emerge da un carteggio riservato, di cui Mondo Balneare è entrato in possesso. In particolare c’è un documento, datato 2 marzo 2020, che non lascia spazio a dubbi: firmata dal procuratore di Genova Francesco Cozzi e indirizzata al Comune di Genova, la lettera chiede quali adempimenti l’amministrazione abbia seguito per adeguarsi alla normativa europea sulla liberalizzazione delle concessioni pubbliche, invitando esplicitamente a disapplicare la legge nazionale che andrebbe in contrasto con il diritto comunitario. «Considerata la particolare importanza inerente l’obbligo del ricorso a procedure ad evidenza pubblica per le concessioni demaniali marittime – scrive il procuratore Cozzi – con la presente si richiede di conoscere quali adempimenti e procedure operative codesto ente (il Comune di Genova, NdR) abbia intrapreso ovvero intenda intraprendere, conformemente alla normativa europea e alla giurisprudenza ormai univoca». E ancora: «La scrivente Procura ritiene infatti che possa ormai considerarsi diffusa l’effettiva conoscenza dell’obbligo a carico dei Comuni gestori in merito alla necessità di disapplicare la normativa nazionale in contrasto con la sovra ordinata normativa europea e la conseguente necessità di ricorrere alle procedure di evidenza pubblica, sia pure con il riconoscimento in tale ambito di interventi di manutenzione necessari effettuati dai gestori nel corso del rapporto di concessione» (scarica la lettera).

Il procuratore Cozzi aveva già inviato una precedente lettera il 7 gennaio scorso in cui segnalava a tutti gli enti competenti sul demanio marittimo che l’estensione al 2033 disposta dal governo italiano sarebbe in contrasto con la direttiva Bolkestein, e invitando esplicitamente a istituire le gare. Tale lettera (scaricala in pdf) richiamava anche le varie sentenze contrarie al prolungamento automatico delle concessioni, da quella del 14 luglio 2016 emessa dalla Corte di giustizia europea alla recente pronuncia n. 7874 del Consiglio di Stato, pubblicata lo scorso novembre. E pare che qualche amministrazione ligure sia stata intimidita dalle pressioni della procura: per esempio il Comune di Recco, che appena due settimane dopo – il 23 gennaio – ha negato l’estensione del titolo fino al 2033 richiesta da un concessionario balneare, elencando tra le motivazioni anche la lettera della procura di Genova (scarica la lettera del Comune di Recco).

Nel frattempo, pochi giorni fa è arrivata una nuova norma, inserita nel “decreto rilancio”, che conferma l’estensione al 2033 (vedi notizia). Anche se la sua formulazione è debole e non contiene istruzioni vincolanti per i Comuni che devono applicare la nuova scadenza, lasciando aperta l’impasse che nell’ultimo anno ha visto molte amministrazioni rifiutarsi di protocollare le concessioni al 2033; si tratta comunque di una conferma normativa di quanto già disposto dalla legge 145/2018: ciò renderebbe ancora più gravi le pressioni della procura di Genova, in quello che sembra un vero e proprio accanimento per espropriare gli stabilimenti balneari ai loro legittimi titolari. Una situazione critica che purtroppo non si fermerà, finché non arriverà una seria riforma del demanio marittimo per porre fine al grave vuoto normativo. Finora a colmarlo ci hanno pensato i giudici con orientamenti diversi tra loro e, nel caso della procura di Genova, molto pericolosi per gli imprenditori balneari.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Giornalista specializzato in turismo balneare, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. È caporedattore di Mondo Balneare.
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    Se si attivassero anche le altre procure sarebbe un disastro!..si sa cosa hanno contestato al funzionario del demanio di Genova quando l’hanno convocata in tribunale? Grazie

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    Carlo F. Accame says:

    Quali sono stati i motivi che hanno indotto il Governo a una formulazione così vaga e burocratese della riconferma del prolungamento delle concessioni? Se il Governo ha deciso di prendere posizione allora perché non esprimerlo con un testo più netto? La domanda varrebbe un articolo! Grazie del Vostro lavoro.

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