Norme e sentenze

Concessioni balneari al 2033, arriva la decisione definitiva del Consiglio di Stato

Fissata l'adunanza plenaria per stabilire una posizione unica e autorevole sulla legittimità della norma

Il Consiglio di Stato si esprimerà il 13 ottobre sulla legittimità dell’estensione delle concessioni balneari al 2033 disposta dalla legge 145/2018. Lo ha deciso il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, fissando per quella data un’adunanza plenaria di tutte le sezioni di Palazzo Spada per valutare una volta per tutte l’orientamento ufficiale e unitario del massimo organo di giustizia amministrativa sulla delicata questione del prolungamento automatico delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo, deciso dal governo italiano ma oggetto di svariate sentenze contrastanti da parte dei Tar di tutta Italia a causa della presunta incompatibilità col diritto europeo.

Nello specifico, l’oggetto della discussione plenaria del Consiglio di Stato saranno il ricorso proposto dal Comune di Lecce contro la sentenza n. 73/2021 del Tar Puglia (si tratta della nota pronuncia firmata lo scorso gennaio dal presidente del Tar di Lecce Antonio Pasca, il quale ha affermato che la direttiva europea Bolkestein non è autoesecutiva e pertanto, in assenza di una norma italiana che l’ha recepita, l’estensione delle concessioni al 2033 non può essere disapplicata in quanto non esiste un’altra legge da applicare al suo posto) e il ricorso presentato da una società privata contro la sentenza n. 504/2021 del Tar Sicilia, anch’essa riguardante l’estensione al 2033.

Nel decreto che convoca l’adunanza plenaria, il presidente Griffi afferma fra l’altro che «la questione, di notevole impatto sistemico, afferisce al rapporto tra il diritto nazionale e il diritto unionale, con specifico riguardo al potere di disapplicazione delle norme interne, ritenute contrastanti con quelle sovranazionali, da parte del giudice amministrativo», e inoltre «riveste una particolare rilevanza economico-sociale che rende opportuna una pronuncia dell’adunanza plenaria onde assicurare certezza e uniformità di applicazione del diritto da parte delle amministrazioni interessate nonché uniformità di orientamenti giurisprudenziali».

Insomma, dal momento che il governo italiano ha lasciato a metà il percorso di riforma del demanio marittimo (l’estensione al 2033 doveva infatti essere solo un periodo transitorio in vista di una legge di riordino che però non è mai arrivata), il Consiglio di Stato intende mettere fine al caos in corso da mesi sulle concessioni balneari, tra amministrazioni comunali che hanno applicato l’estensione al 2033 e quelle che non l’hanno applicata, giudici che l’hanno dichiarata legittima e giudici che invece l’hanno bocciata. La decisione unitaria di Palazzo Spada, che arriverà dopo l’estate, sarà insomma un importante punto fermo su una vicenda che si strascica ormai da molti anni, dal momento che riguarderà queste tre importanti questioni imposte dal presidente Griffi:

  1. «se sia doverosa o no la disapplicazione, da parte della Repubblica Italiana, delle leggi statali o regionali che prevedano proroghe automatiche e generalizzate delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative; in particolare se, per l’apparato amministrativo e per i funzionari dello Stato membro, sussista o no l’obbligo di disapplicare la norma nazionale confliggente col diritto dell’Unione europea e se detto obbligo, qualora sussistente, si estenda a tutte le articolazioni dello Stato membro, compresi gli enti territoriali, gli enti pubblici in genere e i soggetti ad essi equiparati, nonché se, nel caso di direttiva self-excuting, l’attività interpretativa prodromica al rilievo del conflitto e all’accertamento dell’efficacia della fonte sia riservata unicamente agli organi della giurisdizione nazionale o spetti anche agli organi di amministrazione attiva»;
  2. «nel caso di risposta affermativa al precedente quesito, se, in adempimento del predetto obbligo disapplicativo, l’amministrazione dello Stato membro sia tenuta all’annullamento d’ufficio del provvedimento emanato in contrasto con la normativa dell’Unione europea o, comunque, al suo riesame ai sensi e per gli effetti dell’art. 21-octies della legge n. 241 del 1990 e s.m.i., nonché se, e in quali casi, la circostanza che sul provvedimento sia intervenuto un giudicato favorevole costituisca ostacolo all’annullamento d’ufficio»;
  3. «se, con riferimento alla moratoria introdotta dall’art. 182, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, come modificato dalla legge di conversione 17 luglio 2020, n. 77, qualora la predetta moratoria non risulti inapplicabile per contrasto col diritto dell’Unione europea, debbano intendersi quali “aree oggetto di concessione alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto” anche le aree soggette a concessione scaduta al momento dell’entrata in vigore della moratoria, ma il cui termine rientri nel disposto dell’art. 1, commi 682 e seguenti, della legge 30 dicembre 2018, n. 145».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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