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“Spiagge, la risorsa non è scarsa”: il report del governo, solo 19% coste in concessione

L'esito del tavolo di ieri a Roma fa sperare i concessionari balneari di essere esclusi dalla Bolkestein. Palazzo Chigi promette una riforma entro la fine dell'anno.

Il dato è ancora provvisorio, ma la percentuale è molto bassa: solo il 19% lineare dei litorali italiani risulta al momento occupato da concessioni secondo il Ministero delle infrastrutture, e il governo intende basarsi su questo per portare avanti l’esclusione delle concessioni balneari dalla direttiva Bolkestein. È emerso ieri al tavolo tecnico fra ministeri e associazioni di categoria, quarto appuntamento di una serie di convocazioni che sta andando avanti da giugno e che è ormai arrivata al termine: il prossimo e ultimo incontro è stato annunciato per il 25 settembre; dopodiché Palazzo Chigi scoprirà finalmente le carte e presenterà il provvedimento tanto atteso per riformare la gestione del demanio marittimo, probabilmente da inserire nella prossima legge di bilancio. L’idea dell’esecutivo, condivisa ieri con le associazioni di categoria, resta quella di garantire la concorrenza richiesta dalla famigerata direttiva europea Bolkestein assegnando spiagge libere per far avviare nuove imprese, anziché mandare a gara quelle esistenti. La tesi si basa su una relazione della presidenza del consiglio, pubblicata da Mondo Balneare in fondo a questo articolo, che dimostra l’ampia disponibilità di spiagge libere: di questo si andrà dunque a discutere a Bruxelles, non appena la mappatura sarà completata.

La strada della non scarsità della risorsa – ammessa dalla stessa Bolkestein come possibile criterio di esclusione dalle gare pubbliche – resta l’unica possibile, dopo che la Corte Ue nei giorni scorsi ha ribadito l’impossibilità di preservare le concessioni rilasciate prima del 2009, anno di recepimento della direttiva in Italia. E ieri Elisa Grande, capo dipartimento della presidenza del consiglio e coordinatrice generale del tavolo sulla riforma delle concessioni balneari, ha finalmente svelato i dati: secondo il Sistema informativo demanio del Ministero delle infrastrutture, appena il 19% lineare delle coste italiane è occupato da concessioni, di cui il 5% è rappresentato da istanze non ancora ammesse. Se si guarda alla superficie in metri quadri di demanio marittimo, la percentuale scende addirittura al 18%: stiamo parlando infatti di poco meno di 62 milioni di metri quadrati occupati da ombrelloni, lettini e strutture, su un totale di circa 426 milioni di spiagge e scogliere.

Il dato, come detto, non è ancora definitivo. Innanzitutto perché c’è una notevole discrepanza con i numeri forniti dalle Regioni, riportati dalla stessa relazione, che parlano del 37% lineare di costa fruibile occupata. A questo proposito il documento afferma che «appare necessaria la precisazione del concetto di “litorale fruibile” e “litorale concedibile”»: in sostanza, mancano ancora dei criteri unanimi con cui stabilire quali sono le spiagge assegnabili per nuove imprese e quali invece escludere dal calcolo in quanto aree naturalistiche protette, coste non balneabili, demanio militare, eccetera. Ma soprattutto, il lavoro del Mit non è ancora riuscito a individuare le statistiche sul demanio lacuale e fluviale, quantomeno dei tratti concessi e concedibili: sono infatti diversi gli stabilimenti balneari esistenti lungo laghi e fiumi, e altri potrebbero aggiungersene per aumentare la concorrenza. Il lavoro, insomma, non è ancora definitivo; ma ciò che è emerso finora lascia ben sperare i balneari che vedono la luce in fondo a un tunnel durato tredici anni. A patto che gli intenti vengano convertiti in fretta in una legge.

La relazione della presidenza del consiglio

I commenti delle associazioni di categoria

Riportiamo qui di seguito i commenti dei rappresentanti delle associazioni di categoria dei balneari che ci sono giunti in redazione.

Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio: «I dati forniti nella bozza di relazione del tavolo tecnico consultivo confermano la non scarsità della risorsa. Durante l’incontro abbiamo ribadito la necessità che il criterio sia nazionale e che indichi se c’è la possibilità del rilascio di nuove concessioni, sempre a livello nazionale, in conformità ai pronunciamenti delle corti sia costituzionale che europea. Nella discussione è stata inoltre evidenziata la necessità di un intervento chiarificatore urgente sulla questione della maggiorazione dei canoni demaniali».

Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Al quarto tavolo tecnico istituito a Palazzo Chigi per analizzare i risultati della mappatura dei litorali italiani e la determinazione dei criteri che stabiliranno il principio di scarsità o meno della risorsa, Assobalneari Italia aderente a Federturismo-Confindustria, Base Balneare, Federterziario e Associazione Imprese Balneari Italia hanno parlato con voce unica, ribadendo che i criteri devono tenere conto del dato nazionale nel suo complesso. La richiesta di Assobalneari Italia di aggiungere, ai dati già emersi, anche quelli di laghi e fiumi, come peraltro previsto dalla normativa, ha trovato preparata la rappresentante delle Regioni, che ha segnalato che il dato è stato consegnato alla fine di luglio per l’analisi. Con il risultato che si sta delineando, riteniamo che la trattativa con Bruxelles ci possa vedere con argomenti forti e importanti, anche alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia europea che ha aperto nuovi scenari grazie alla dottrina giuridica che, con fermezza e convinzione, ha sostenuto il presidente del Tar di Lecce Antonio Pasca».

Maurizio Rustignoli, presidente della Federazione imprese balneari di Confesercenti: «Il tavolo tecnico si è focalizzato su un ampio confronto tra tutti gli attori interessati, per trovare successivamente una sintesi nel prossimo incontro che si svolgerà nella seconda metà di settembre, sul principio della scarsità o non scarsità della risorsa. Una discussione proficua in cui le associazioni del settore hanno espresso una posizione unanime. Dai dati, comunque, emerge già con chiarezza che non sussiste scarsità della risorsa. Auspichiamo dunque che questo possa tradursi in un’ipotesi di norma in tempi brevi. A nostro avviso è assolutamente doveroso arrivare a una bozza di legge in tempi ristretti e riteniamo che a guidarne la stesura debba essere un principio composito e dinamico: bisogna chiaramente fare riferimento ai dati della mappatura e, contestualmente, occorre una nuova programmazione del demanio marittimo. Perciò siamo assolutamente fiduciosi che dalla sintesi di questi dati si possa approdare a una norma, condivisa con la Commissione europea, per una giusta applicazione della direttiva Bolkestein che possa riportare equilibrio al comparto balneare».

Mauro Della Valle, presidente Confimprese Demaniali: «Siamo certi che la determinazione dimostrata da parte di questo governo sarà quella di aprire subito un dialogo responsabile con la Commissione europea a Bruxelles, rappresentando i dati incontrovertibili emersi dalla mappatura, e cioè che in Italia la risorsa demaniale concedibile e usufruibile non risulta essere scarsa. Da qui deriva un’urgente necessità di emanare un “decreto legge sulla scarsità della risorsa”, sicuramente prima del 1° gennaio 2024, quando le concessioni demaniali marittime italiane siano ritenute scadute. Adesso il governo Meloni per la prima volta nella storia della Repubblica italiana ha un quadro oggettivo della risorsa e può responsabilmente, come fino a oggi sempre fatto, difendere e tutelare un patrimonio unico al mondo che è rappresentato dal made in Italy turistico balneare, riconducibile a un interesse nazionale».

Mauro Vanni, presidente Confartigianato Imprese Demaniali: «Al tavolo abbiamo ribadito che entro la fine di settembre si devono chiudere i lavori sulla mappatura del demanio marittimo, lacuale e fluviale, stabilendo anche i criteri per determinare o meno la scarsità della risorse. Questo aspetto, infatti, è fondamentale per determinare il valore transfrontaliero delle concessioni. Deve esserci una valutazione omogenea a livello nazionale e tutto il litorale accessibile deve essere considerato disponibile».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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