“Quel porto manderà in erosione la spiaggia?”

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Il porto di Viareggio ostacola il flusso di sedimenti che alimenta il litorale della Versilia, e ha portato alla formazione di un’ampia spiaggia che ora si raccorda con la diga foranea, ma i suoi moli non si spingono in alti fondali e la sabbia ha ripreso a passare.

«Quel porto che stanno per costruire manderà in erosione la mia spiaggia?». È una delle tante domande che vengono fatte dai titolari di concessioni balneari quando si viene a sapere che sta per essere costruita un’opera a mare – non solo un porto, ma anche una difesa costiera o la protezione di una foce fluviale. Forse non ci si domanda se un ripascimento artificiale in atto nella località adiacente porterà un beneficio anche sul nostro litorale, ma il tema è sempre lo stesso: qual è l’areale d’impatto, negativo o positivo, di quanto si fa lungo la costa?

Per dare una risposta bisogna tornare a quel “fiume di sabbia” di cui abbiamo parlato nel primo articolo della nostra rubrica “Granelli di sabbia”, nell’ormai lontano febbraio 2020, quando spiegavamo che la gran parte dei sedimenti che formano le nostre spiagge proviene dalla foce dei fiumi e si muove lungo la costa spinta dalle correnti indotte dal moto ondoso. Nello stesso modo si muovono quei materiali che franano dalle falesie o quelli che noi scarichiamo direttamente sulla costa per fare un ripascimento artificiale o… per liberarcene in modo abusivo.

In un altro “Granello di sabbia” abbiamo introdotto il concetto di “profondità di chiusura”, ossia quella che separa i fondali in cui si registrano variazioni morfologiche dovute al movimento dei sedimenti, da quelle in cui poco cambia con il trascorrere del tempo (giorni, mesi, anni… e fermiamoci qui!), se non per la deposizione delle particelle più fini che si muovono in sospensione. Ebbene, questo movimento può essere sia perpendicolare alla costa (da e verso riva), sia orizzontale a essa, ossia lungo riva. Molto spesso le due componenti si sommano, in particolare quando le onde arrivano di traverso.

Sappiamo bene che è possibile fermare, almeno in parte, questo flusso di sedimenti ponendo un ostacolo lungo il suo corso, come per esempio un pennello anti-erosione. E sappiamo altrettanto bene che il flusso riprende subito sottoflutto al pennello, dove la sabbia viene portata via senza che altra ne prenda il posto, tanto da determinare o incrementare l’erosione della spiaggia. E quanto dovrebbe sporgere il mio pennello (egoista!) per trattenere tutta la sabbia che passa? Dovrebbe spingersi fino alla profondità di chiusura, che fra breve vedremo dove potrebbe trovarsi.

Così facendo avremmo creato un limite di quella che si chiama “unità fisiografica”, ossia di un tratto di costa che non ha scambi di sedimenti con i tratti adiacenti. Ecco che se di pennelli che si spingono fino alla profondità di chiusura ne costruiamo due, ne abbiamo creata una completamente artificiale.

Ma a questo punto bisogna tornare alla profondità di chiusura e cercare di avere un’idea di dove possa essere posta. Lungo la costa italiana, nei tratti più esposti al moto ondoso può anche essere superiore ai 10 metri, mentre nelle zone più riparate non va oltre qualche metro. La profondità di chiusura è determinata dal clima ondoso, e in particolare dall’altezza d’onda e nel periodo delle mareggiate più forti. Più lungo è il tempo di osservazione e più probabilità si hanno che arrivino onde eccezionali, ma la questione è assai complessa e a noi basta questo per andare avanti nel nostro discorso. Però un punto va chiarito: la gran parte dei sedimenti si muove lungo la costa entro una fascia assai più ristretta, ossia fra la linea esterna dei frangenti delle mareggiate maggiori e quella della risalita dell’onda sulla spiaggia.

Di pennelli così lunghi non è facile trovarne, però i porti hanno la necessità di spingersi in alti fondali per consentire l’ingresso alle navi di grande pescaggio e, nei porti turistici, per garantire l’entrata in acque sicure prima di attraversare la linea dei frangenti. Un grande porto può quindi costituire veramente il limite di un’unità fisiografica, mentre un porto minore impedirà lo scambio di sedimenti fra le due spiagge adiacenti solo fino a quando non arriverà una bella mareggiata. È comunque certo che la struttura aggettante in mare fermerà completamente, o solo in parte, il nostro fiume di sabbia, e la spiaggia che aveva acquisito una conformazione conseguente a un determinato input sedimentario dovrà abituarsi a un’alimentazione minore, e quindi… dimagrire!

La delimitazione delle unità fisiografiche secondo le “Linee guida nazionali per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici” (Ministero dell’ambiente-Regioni).

Siamo partiti da un porto perché su quello è stata posta la domanda, ma lungo la gran parte delle coste del mondo è la natura e non l’uomo a decidere dove comincia e dove finisce un’unità fisiografica, e questo avviene in genere davanti a promontori alla cui base il mare sia sufficientemente profondo. Questi delimitano le unità fisiografiche principali, mentre quelle delimitate dai porti le consideriamo secondarie, ma non per questo meno efficienti.

Conero
Il promontorio del Conero, che s’immerge in alti fondali in un mare a bassa energia, può ben rappresentare il limite di una unità fisiografica principale.

All’interno di una unità fisiografica, principale o secondaria, possiamo riconoscere delle celle sedimentarie che hanno scambi con quelle adiacenti, ma solo durante le mareggiate di medio-alta intensità. I loro limiti possono essere il nostro porticciolo turistico, un pennello, i moli guardiani posti alla foce di un fiume o di un canale artificiale, ma anche un promontorio che si affacci su bassi fondali o che sia investito da onde particolarmente forti.

moli guardiani fiume morto nuovo
I moli guardiani del Fiume Morto Nuovo, un tratto artificiale di un corso d’acqua che drena parte della pianura di Pisa, interagiscono con il trasporto litoraneo, ma i bassi fondali antistanti consentono un pur ridotto flusso litoraneo, come dimostra la barra che ne aggira la testata (foto Provincia di Livorno).
Capo d'Orlando spiaggia
A Capo d’Orlando (Sicilia), anche se la spiaggia emersa s’interrompe prima di superare il promontorio, le forti mareggiate e i bassi fondali consentono un flusso sedimentario che supera la punta e alimenta il litorale posto oltre il promontorio.

Vi possono essere dei confini, magari un po’ più sfumati ma ugualmente invalicabili, anche in litorali sabbiosi continui, per esempio dietro a un’isola che per diffrazione delle onde crea flussi litoranei convergenti (come si vede nel disegno all’inizio di questo articolo). In altri casi il trasporto litoraneo (il nostro fiume) diretto in un certo senso, perde forza e lascia il campo a un trasporto in senso inverso; in pratica si hanno flussi convergenti, come quelli che vi sono al riparo dell’isola, dovuti alla diverse condizioni meteomarine a cui sono esposti i due tratti costieri, spesso anche per un diverso orientamento della costa. Sono punti fortunati, perché la sabbia gli arriva da entrambe le direzione e la spiaggia si accresce in continuazione… almeno finché c’è sabbia nelle zone di provenienza.

Porre strutture aggettanti in mare in questi punti non dovrebbe creare grossi problemi, anche se un flusso nullo è spesso la risultante di due flussi opposti di pari intensità e un’opera marittima potrebbe penalizzare entrambi i lati, magari a una certa distanza perché la sabbia si accumulerebbe alla radice dell’ostacolo.

Pietrasanta spiaggia
La spiaggia di Marina di Pietrasanta è in continuo accrescimento, essendo posta nel punto di convergenza dei flussi sedimentari che portano sabbia da nord, dalla foce del Fiume Magra, e da sud, da quella del Fiume Arno. Per questo, e per il fatto di essere sorretto da pali stretti e distanziati, il pontile, che è stato costruito nel 2008, non genera squilibri nelle spiagge adiacenti.

Molto spesso la cuspide di un delta fluviale costituisce il limite fra due celle sedimentarie, dato che la sua prominenza in mare induce una deviazione del moto ondoso, cosa che garantisce l’input sedimentario su entrambi i lati (si veda sempre il disegno). In questo caso si parla di limite divergente, mente nel caso precedente, e in quello dietro all’isola, avevamo limiti convergenti.

Anche se molti altri sono gli impatti di un porto sulle spiagge adiacenti, è certo che nell’ambito di una corretta pianificazione e gestione della fascia costiera, l’identificazione delle unità fisiografiche di primo e secondo ordine e delle varie celle minori è un presupposto per qualsiasi progettazione, anche del nostro porto! Ma ne avranno tenuto conto?

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