Da dove viene la sabbia?

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

La foce di un fiume che alimenta un tratto di costa del Galles

Molti pensano che la sabbia che forma le nostre spiagge venga prodotta dall’erosione, da parte delle onde, delle rocce che costituiscono i promontori, e venga poi spostata fino a dove piantiamo l’ombrellone. In realtà solo una piccola parte di questi granelli ha una simile origine, se non in prossimità di falesie formate da rocce molto erodibili; se non fosse cosi, quelle torri costiere edificate secoli addietro sui promontori per avvistare le navi nemiche, o quelle dei contrabbandieri, sarebbero finite in mare già da molto tempo.

La gran parte della sabbia e della ghiaia che forma le spiagge viene prodotta molto più lontano, e cioè all’interno dei bacini idrografici dei fiumi che sfociano lungo le nostre coste. È l’alterazione fisica e chimica delle rocce delle montagne e delle colline a produrre quei granelli che vengono trasportati verso il mare, prima da parte dei piccoli ruscelli e poi dai veri e propri fiumi. Ma anche corsi d’acqua molto piccoli, che arrivano direttamente in mare, portano il loro modesto contributo. La spiaggia è quindi una sintesi delle rocce che affiorano in una certa regione, e questo spiega la diversità del colore sia dei vari granelli che troviamo in un certo punto, sia di quello che caratterizza le diverse spiagge. Ne abbiamo infatti di grigie, di bianche, di nere, di rosse…

Quando la corrente del fiume entra in mare, la sua velocità si riduce drasticamente e l’acqua non può trasportare verso il largo se non le particelle più fini che rimangono in sospensione. Sabbia, ghiaia e ciottoli si accumulano davanti alla foce e, allora, sono le correnti indotte dal moto ondoso (non quelle oceaniche!) che li trasportano lungo la riva, dando origine a quel “fiume di sabbia” che scorre lungo la costa.

Un contributo importante alla formazione delle spiagge, in particolare in ambiente tropicale ma anche mediterraneo, è dato da gusci e scheletri di organismi marini, ed è per questo che la “vita nel mare” è anche la vita della spiaggia. La Posidonia oceanica, quella fanerogama marina (pianta superiore con radici, fusto e foglie) i cui resti spiaggiati sono la dannazione dei gestori degli stabilimenti balneari (e di non pochi bagnanti!) è di fatto una fabbrica di questa sabbia, data la ricca fauna che ospita.

Altra sabbia può venire dai fondali antistanti, magari depositatasi alcuni millenni addietro, quando il livello del mare era più basso rispetto a quello attuale. Nella sua risalita, dai quasi -130 metri dove era 18.000 anni fa al livello attuale raggiunto circa 6000 anni fa, il mare come un bulldozer ha spinto in alto la sabbia delle vecchie spiagge. Le isole-barriera che orlano la costa atlantica degli Stati Uniti, dove vi sono importanti centri turistici, si sono formate proprio così.

Rimane certo il fatto che la gran parte delle nostre spiagge, nonché tutte le pianure costiere, si sono formate grazie all’apporto dei fiumi che, nei secoli passati, trasportavano una grande quantità di sabbia prodotta da un’erosione del suolo, accelerata dalla progressiva riduzione dei boschi. L’abbandono delle campagne e la ricrescita della macchia si traducono quindi in una riduzione dell’apporto fluviale, mente le onde continuano a spostare la sabbia come sempre. Non sorprende quindi che l’erosione delle spiagge inizi proprio dalle foci dei fiumi e che si estenda progressivamente alle spiagge adiacenti, e in particolare a quelle verso le quali il “fiume di sabbia” scorreva. A questo si aggiunga che l’uomo cerca di ostacolare l’erosione del suolo in mille modi (per esempio bloccando le frane), che la sabbia e la ghiaia si deposita nei bacini artificiali, e che nell’ultimo secolo è stata estratta in grande quantità dagli alvei fluviali per farne materiale da costruzione: è evidente che le spiagge non possono mantenere quella forma che era garantita da un continuo apporto di sedimenti. Per non parlare poi di quella che viene bloccata, nel suo cammino lungo la costa, dai porti, dai moli che proteggono le foci fluviali e… dalle stesse opere di difesa dei litorali. Ma di questo parleremo in un altro articolo di “Granelli di sabbia“!

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