Porti = erosione costiera. Ma le soluzioni ci sono

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Il porto di Casal Velino (Campania), una formidabile trappola per la sabbia.

Si dice sempre che la spiaggia è percorsa da un fiume di sabbia, e sappiamo che questo flusso può venire intercettato, ad esempio dai pennelli che costruiamo lungo la costa per limitare (o meglio spostare sottoflutto) l’erosione. I nostri vituperati pennelli sono lunghi qualche decina di metri e non raggiungono mai grandi profondità; ma i porti che si spingono in mare per centinaia di metri, se non di qualche chilometro, che effetto hanno sulle nostre spiagge?

È una domanda retorica: lo sappiamo bene tutti che, se costruiti su litorali sabbiosi, i porti determinano una forte erosione delle spiagge poste sottoflutto. I porti devono avere dei moli in grado di proteggere le imbarcazioni prima che queste attraversino la linea dei frangenti, di per sé pericolosi e che rendono difficoltose le manovre. Ma sappiamo anche che la gran parte della sabbia si muove proprio all’interno di questa linea, e il porto la blocca quasi tutta. Per non parlare dei porti commerciali, che devono garantire l’attracco a navi il cui pescaggio cresce in continuazione.

Ma perché i porti non si fanno sulle coste rocciose, dove non creerebbero questi problemi? Il fatto è che un porto deve avere alle spalle un territorio pianeggiante, dove si possano realizzare i piazzali per lo stoccaggio delle merci, deve essere raggiungibile da strade e ferrovie, costituisce un polo di sviluppo per l’industria, e, spesso, nasce insieme a una città. Ecco, tutto questo si realizza bene, per non dire esclusivamente, in aree pianeggiati che hanno quindi litorali sabbiosi.

I moli di un porto che si protendono in mare su di un litorale sabbioso intercettano quel fiume di sabbia che corre lungo la costa, determinando l’espansione della spiaggia posta sopraflutto e l’erosione di quella che si trova sottoflutto.

Non è solo il bacino portuale proteso in mare che crea il problema; la stessa situazione si determina nei porti canale o anche nelle semplici darsene scavate a terra, perché anche qui le barche vi devono entrare in sicurezza e su fondali adeguati. La gran parte dell’erosione che si è sviluppata lungo le coste dell’Adriatico centro-settentrionale è stata innescata proprio dai moli che prolungano in mare le foci fluviali, i moli guardiani. Sono gli stessi moli che vengono costruiti anche per impedire l’insabbiamento della foci e garantire il deflusso dell’acqua durante le piene.

Anche se i sedimenti riuscissero ad accumularsi fino alla punta del molo e volessero raggiungere il litorale posto sottoflutto, lo dovrebbero fare transitando su fondali tali dai quali non potrebbero tornare a riva. E comunque, lo farebbero solo i sedimenti più fini, poco utili alla stabilità del litorale. Per non parlare di quelli che entrano direttamente in porto!

Il problema dell’impatto dei porti sulla dinamica delle spiagge non si risolve ospitando le imbarcazioni in darsena o lungo l’asta terminale del fiume; ciò che ostacola il flusso della sabbia sono i moli che si spingono in mare, dei quali non si può fare a meno.

Quindi, non dobbiamo più costruire porti sulle coste basse e demolire quelli esistenti? C’è chi lo chiede, ma vi sono altre soluzioni meno drastiche: basta rendere il porto permeabile al flusso dei sedimenti, e questo lo si fa con i by-pass. La cosa è semplice: si prende la sabbia da un lato e la si trasporta dall’altro. Lo si può fare con escavatori e camion, oppure con pompe aspiranti che succhiano una miscela di acqua e sabbia e, attraverso dei tubi, la spingono dall’altra parte del porto. Questi sistemi possono essere installati a terra per l’occasione, oppure essere stabili in ciascun porto; in alternativa, si possono usare draghe aspiranti refluenti, in particolare quando il viaggio che deve fare la sabbia è molto lungo.

Importanti spostamenti di sabbia, con impianti mobili a terra o su nave, sono stati fatti o sono in fase di progettazione in molte regioni, anche con “generose” cessioni di sedimenti da un territorio comunale a un altro, come per esempio i 20.000 m3 che dal porto di Giulianova sono finiti sulla spiaggia di Alba Adriatica, o i 100.000 m3 che da Viareggio a sono andati ad alimentare la spiaggia di Marina di Massa.

Se siamo curiosi di sapere quale sia stato il refluimento più importante effettuato in Italia, è bene aspettare l’edizione del 2021 del Guinness dei Primati, dove forse troveremo il dragaggio del porto e dell’avamporto di Ortona, per un volume di 700.000 m3 da destinare alla spiaggia emersa e sommersa fra Foro e Lido di Riccio (Abruzzo).

Per volumi che superano i 200.000 m3/anno si ritiene che siano più efficienti gli impianti di by-pass stabili, che dovrebbero essere progettati contestualmente al porto stesso. In Toscana sono stati in funzione due sistemi di by-pass stabili: uno al porto di Marina di Carrara e uno al porto di Viareggio, entrambi dismessi per problemi di gestione tecnica o economica dell’impianto. Ora a Viareggio la sabbia ha superato la testa della diga foranea e va a formare una barra che chiude l’imboccatura del porto, imponendo quindi un saltuario dragaggio, fra cui quello ricordato sopra. A Marina di Carrara, per superare il porto, la sabbia dovrebbe passare su fondali maggiori di 10 metri, cosa che riescono a fare solo le particelle più piccole. Comunque, qui la sabbia e la ghiaia hanno smesso di arrivare perché il Fiume Magra, che alimenta questa costa, ne porta sempre meno, e quella che porta viene fermata da opere di difesa in territorio ligure: un impianto di by-pass avrebbe ben poco lavoro da fare!

In Australia, sulla Gold Coast, un sistema di by-pass consente a 500.000 m3 di sabbia all’anno di superare la foce del Tweed River, la cui bocca è tenuta aperta da due moli guardiani. La sabbia viene prelevata in mare 300 metri sopraflutto e fatta defluire sottoflutto dove è necessaria per mantenere l’equilibrio della spiaggia.

La foce del Tweed River (Australia) con i moli guardiani che ne consentono la navigazione, mentre oltre si vede il pontile (lungo 450 metri) sul quale è posto un sistema di aspirazione della sabbia costituito da 10 pompe. Una miscela di acqua a sabbia corre in una tubazione lungo la costa e alimenta le spiagge della Gold Coast con un volume di sabbia che oscilla fra 250.000 e 1.000.000 m3 all’anno.

Si potrebbe pensare che costruendo un porto all’estremità di una unità fisiografica, dove non giunge quel fiume di sabbia, non si creino problemi alla spiaggia limitrofa; e invece sono molti i casi in cui, anche in Italia, queste opere, spesso porti turistici, hanno innescato l’erosione di estesi tratti di costa. Anche in questo caso, non si determina una riduzione del bilancio sedimentario di una spiaggia, ma solo una diversa distribuzione dei sedimenti, perché le onde vengono diffratte dai moli del porto e giungono a riva in modo diverso. Il risultato è una crescita della spiaggia in aderenza al porto a spese di un tratto più lontano. Una buona progettazione potrebbe ridurre questo effetto, ma se ne vedono poche in giro!

Classico esempio è il molo del porto di Marina di Campo (Isola d’Elba), posto all’estremità di una pocket beach, che determinò l’espansione della spiaggia adiacente e l’insabbiamento dell’area portuale stessa, a spese del settore centrale del golfo dove, all’inizio degli anni ’90, crollò la passeggiata a mare.

Un porto costruito all’estremità di una pocket beach non interrompe il flusso sedimentario, ma richiama la sabbia dalla parte centrale dell’insenatura.

Ma non è facile costruire un porto in queste condizioni, e in Italia ne abbiamo molti esempi. Il porto di Buggerru, in Sardegna, era stato costruito con l’apertura verso nord-est, per garantire un ingresso protetto dai venti di Maestrale, ma si riempì immediatamente di sabbia, tanto che fu aggiunto un molo che ha ruotato l’ingresso a sud-ovest. Ma sulla costa occidentale della Sardegna le mareggiate sono molto forti e muovono la sabbia anche a notevoli profondità, tanto che il porto continua a insabbiarsi!

Il porto di Buggerru (Sardegna): la sabbia che si deposita al suo interno è visibile anche in questa immagine di Google Earth.

Un altro porto sfortunato è quello di Cetraro. Anche lui è posto in aderenza a un promontorio e, per diffrazione delle onde sull’apice della diga foranea, richiama sabbia dalla spiaggia vicina; ma il promontorio non è tale da costituire il limite di una unità fisiografica e viene superato da una gran quantità di sabbia, che anch’essa finisce nel porto: infatti, per anni è rimasto quasi inutilizzato.

Il porto di Cetraro (Calabria) in una immagine tratta da Google Earth e in una foto ripresa dalla costa settentrionale. È evidente l’accumulo della sabbia contro la radice della diga foranea (A). La diffrazione delle onde sulla testa della diga è responsabile della formazione della spiaggetta triangolare (B), nonché dell’ampia ampia spiaggia alla radice del molo di sottoflutto (C). Il tutto a spese del litorale meridionale!

È evidente che i porti, commerciali e turistici, sono un’esigenza e una opportunità per un paese affacciato sul mare, ma molti sono stati costruiti quando le conoscenze sulla dinamica dei litorali non erano molto sviluppate, o l’attenzione per le spiagge assai modesta. Di ciò stanno pagando non solo il paesaggio costiero e l’economia del Paese, ma anche direttamente i porti stessi. I sistemi di by-pass possono aiutare a risolvere il problema, ma spesso sarebbe opportuno lavorare anche con gomma e matita!

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