Ripascimento artificiale delle spiagge, qual è il materiale migliore?

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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La spiaggia di Cala Gonone (Sardegna), frutto di un ripascimento in ghiaietto stabilizzato con secche artificiali, realizzato quasi trent'anni fa.

Effettuando il ripascimento artificiale, crediamo di dare da mangiare alla spiaggia, ma in realtà nutriamo il mare… che altrimenti si mangerebbe la spiaggia!

Se una spiaggia è in erosione significa che il suo bilancio sedimentario è in deficit, ossia che su quella spiaggia il mare toglie più sabbia di quanta non ne porti. In prevalenza la sposta lungo riva, ma una piccola quantità, costituita dai granelli più fini, viene portata al largo. Queste classi granulometriche (limo e argilla) in prossimità delle foci dei fiumi possono essere di origine fluviale, mentre sulle spiagge più lontane si formano per l’abrasione che subiscono i granuli trascinati dalle onde; ma in genere questo processo è più lento di quanto non si immagini, e sedimenti di queste dimensioni sulla spiaggia sono quasi assenti.

Le opere di difesa (per esempio i pennelli di cui abbiamo parlato in un “granello” precedente) possono limitare gli spostamenti o intercettare la sabbia in transito, ma non risolvono il problema del deficit sedimentario, che riguarda ampi settori di litorale e che deve essere affrontato con una visione strategica unitaria. In definitiva, se i corsi d’acqua che arrivano sulla nostra costa non portano più la sabbia che portavano nel passato, o se ne portano meno di quanta non venga persa dalle spiagge, bisogna fare noi il lavoro che un tempo facevano i fiumi: portare la sabbia! A meno che non si decida di accettare questo fenomeno, che oggi è incrementato anche dall’innalzamento del mare, e sviluppare dei piani di arretramento strategico. Ma se la scelta è quella di mantenere la spiaggia nella sua configurazione attuale, bisogna darle da mangiare, ossia effettuare un ripascimento artificiale.

Il primo principio da adottare sarebbe quello di usare sabbia delle stesse dimensioni e colore di quella naturale: sabbia fine se questa costituisce già il nostro arenile o ghiaia se abbiamo una spiaggia ghiaiosa (del colore abbiamo già parlato in un “granello” precedente). Ma non sempre i materiali disponibili hanno le dimensioni opportune, e talvolta siamo noi stessi a voler modificare la granulometria della spiaggia per renderla più appetibile all’uso turistico balneare o per metterla in grado di meglio resistere all’attacco delle onde.

Se osserviamo il profilo di spiagge costituite da sedimenti diversi, ci accorgiamo che le spiagge di sabbia fine hanno una pendenza molto bassa, mentre quelle formate da ghiaia sono molto più ripide. Questo aspetto non riguarda solo la battigia, ma caratterizza anche i fondali antistanti.

Punta dei Sabbioni (Veneto): una spiaggia a debole pendenza in quanto costituita da sabbia fine.

La sabbia fine tende a disporsi prevalentemente in mare, mentre quella più grossolana si raccoglie vicino alla linea di riva; infatti le dimensioni dei sedimenti si riducono procedendo da costa verso il largo. Se versiamo una determinata quantità di sedimenti su di una spiaggia, vedremo che il suo profilo avanza senza cambiare l’originaria pendenza solo nel caso in cui quello che mettiamo abbia le stesse dimensioni di quello che c’era. Se portiamo sedimenti più fini, cambierà la pendenza della spiaggia e buona parte del materiale si disporrà sui fondali antistanti: l’arenile avrà così un aumento di superficie inferiore a quello determinatosi nel caso precedente. Se invece scarichiamo materiale più grossolano, per esempio ghiaietto su una spiaggia sabbiosa, questo rimarrà quasi tutto vicino a riva e l’espansione dell’arenile sarà più consistente.

Inoltre, si osserva che nelle spiagge grossolane l’acqua che risale la battigia s’infiltra maggiormente e il flusso di ritorno asporta una quantità inferiore di granelli. In definitiva, la stabilità di un ripascimento è legata anche alle dimensioni del materiale utilizzato. Oltre al migliore rapporto fra il volume versato e l’ampliamento dell’arenile, i materiali più grossolani non vanno in sospensione e non rendono torbida l’acqua, ma ciò ha anche un prezzo: la battigia più ripida può rendere meno agevole l’accesso al mare per i bambini, gli anziani e per le persone con disabilità.

A questo punto la scelta non è facile: da un lato la gran parte degli utilizzatori preferisce sabbia fine o media, dall’altro il ripascimento con sabbia grossolana o ghiaietto crea una spiaggia più larga e più stabile. Possiamo allora dire che in medio stat virtus? No, la virtù sta nell’attenta analisi dei processi in atto, delle caratteristiche granulometriche dei materiali, degli aspetti ambientali prima ed economici dopo, e nella capacità di trovare una soluzione sostenibile da tutti questi punti di vista. Ma non è una cosa facile… e basta girare lungo le nostre coste per rendersene conto!

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  1. LA SIRENETTA S.A.S. DI VIRGILIO MICHE says:

    Qual’è la procedura per effettuare un ripascimento artificiale?

  2. Enzo Pranzini says:

    Dipende molto da dove viene la sabbia, se da terra o da mare. Parleremo di questo fra breve.
    In ogni caso, sarebbe meglio metterla davanti alla spiaggia, in modo che il mare la rielabori, la pulisca e la spinga a riva dandogli un profilo naturale. Se a riva non torna, … vole dire che non ci doveva stare e che è stata sbagliata la granulometria.

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