Opinioni

Balneari tra mediazioni e slogan, mentre la nave affonda

Il governo sta lavorando alla riforma delle concessioni di spiaggia, ma gli imprenditori del settore sono ancora divisi e impreparati

È proprio vero che la storia si ripete, e come abbiamo già scritto tre anni fa, questo vale soprattutto per i balneari italiani: davanti al governo Draghi che sta lavorando a un provvedimento per disciplinare la riassegnazione delle concessioni demaniali marittime, la categoria si sta mostrando ancora divisa e impreparata, proprio come è accaduto ai tempi dei precedenti tentativi di riforma, dalla bozza Fitto del 2010 al ddl Arlotti-Pizzolante del 2017. Alcune associazioni di categoria, oggi come allora, portano avanti posizioni di mediazione compatibili col diritto europeo per tutelare i propri diritti (legittimo affidamento, valore aziendale, professionalità); altre invece sono arroccate su posizioni più intransigenti (“no alle aste!”, “fuori dalla Bolkestein!”). Rispetto al passato c’è però un’importante differenza: la nave sta affondando, perciò si tratta di decidere in fretta se salvare il salvabile oppure assistere al naufragio invocando un improbabile miracolo.

Purtroppo, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la validità della proroga al 2033 e imposto di riassegnare le concessioni balneari tramite gare pubbliche entro i prossimi due anni, la situazione si è fatta molto critica: il governo non può ignorare le disposizioni del massimo organo di giustizia amministrativa, le procure possono avviare le procedure di sequestro delle concessioni ritenute invalide (come già avvenuto ai Bagni Liggia di Genova) e le amministrazioni locali stanno ragionando sulla stesura degli imminenti bandi di gara dei titoli esistenti. Davanti a questa drammatica situazione c’è ancora chi professa che oggi sia possibile ottenere un provvedimento che eviti per sempre le gare delle concessioni; ma ciò che è grave è che una minoranza rumorosa continui ad aggredire con campagne di fango violente e inaudite chiunque non sia d’accordo con questa posizione (come nei giorni scorsi è accaduto ad alcuni rappresentanti sindacali e come capitato in passato anche a Mondo Balneare solo per avere pubblicato notizie che non andavano d’accordo con le teorie del “no alle aste”: un segno di una tale ignorante cecità, davanti al quale non si può che rassegnarsi al lasciar perdere). Il risultato è che le associazioni di categoria, che su richiesta del governo avrebbero la possibilità di mostrarsi forti e coalizzate inviando un solo documento unitario di sintesi delle proprie proposte tecniche, rischiano di non riuscire a mettersi d’accordo e pertanto di presentarsi per l’ennesima volta come un’armata Brancaleone, aumentando la possibilità che il governo tiri dritto per la sua strada e imponga le gare immediate e senza alcun paracadute per gli attuali concessionari.

Con questo discorso non si vogliono delegittimare le posizioni di chi rivendica l’esclusione totale ed eterna dalle gare, che è un principio su cui tutti i balneari sono ovviamente d’accordo. Piuttosto, non sembra questo il momento storico più adatto per portarle avanti, davanti a un governo palesemente ostile e con tesi che nel tempo sono state via via demolite dalla giurisprudenza. Più responsabile appare l’idea di trovare un difficile punto di mediazione, accettando le ormai inevitabili evidenze pubbliche e ottenendo alcune adeguate tutele per gli attuali concessionari, per poi lavorare con più calma ad altre legittime e permanenti forme di salvezza delle proprie imprese come per esempio la sdemanializzazione delle aree su cui insistono i manufatti. Al contrario, erigere subito e soltanto il muro del “no alle gare” rischia di non fare gli interessi della categoria, soprattutto perché abbiamo già visto in dodici anni come questa scelta non abbia purtroppo raggiunto alcun traguardo; anzi ha solo peggiorato la situazione fino a portarla nel baratro in cui si trova oggi.

Se persino molti politici considerati “amici” dei balneari negli ultimi due mesi hanno sfumato le loro posizioni, rendendosi conto che la strada del “no alle gare” è ormai impraticabile nell’attuale contesto giuridico nonché indifendibile davanti a un’opinione pubblica per la maggioranza ostile, è perché evidentemente non è più il momento degli slogan. Poi ognuno è libero di seguire chi più lo rappresenta, ma ogni scelta avrà delle conseguenze, come ha ricordato un commento tra i tanti che nel bene e nel male affollano il nostro portale finito al centro di questa infuocata e complessa discussione. Si tratta della costruttiva opinione di un imprenditore del settore che ci sembra opportuno riportare in conclusione a questo articolo: «Ragazzi, sono un balneare come voi. E vi assicuro che se le idee che state proponendo saranno la base delle proposte della categoria al governo ne usciremo sconfitti. […] Ci sono punti importanti su cui la nostra posizione è forte: legittimo affidamento, valore aziendale, rescissione anticipata della concessione, eccetera. Se li perdiamo di vista per star dietro alle sirene del “no alle aste” o del “75 anni come in Spagna” finiremo per perdere anche quello che ci spetta. […] Una mia amica è andata l’anno scorso da un dermatologo per un neo. Gli ha detto “è tutto a posto”. Dopo sei mesi un suo amico medico gli ha detto “guarda che quel neo assomiglia a un tumore”. Era proprio un tumore. Secondo voi la mia amica a chi vuole più bene, a quello che gli ha detto “vai tranquilla” o a quello che gli ha messo davanti il problema? Attenti, un blog in cui ce la raccontiamo fra di noi dicendoci che nessuno ci può fare niente ci farà dormire tranquilli, ma poi il risveglio potrebbe essere molto doloroso. Ben venga il controcanto degli altri, se competenti».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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