Liguria

Bagni Liggia risequestrati con la forza, presentato ricorso in Cassazione

La Guardia costiera ha sfondato gli ingressi dello stabilimento al centro di un complesso contenzioso di rilevante interesse nazionale

Dopo il provvedimento che ha annullato il dissequestro dei Bagni Liggia, lunedì scorso la Guardia costiera si è recata al noto stabilimento balneare di Genova per rimettere i sigilli all’intera struttura. Come riferisce il titolare Claudio Galli a Mondo Balneare, «all’arrivo della Guardia costiera non ero presente, non essendo stato avvertito, anche se sarebbe bastata una semplice pec. Invece le forze dell’ordine hanno chiamato il mio avvocato, il quale ha fatto loro notare di non essere il mio amministratore di sostegno e pertanto di non essere tenuto a sapere dove io fossi». Dopo qualche ora di attesa, il personale della Guardia costiera ha tagliato i lucchetti e sfondato gli ingressi sia dell’area adibita a stabilimento balneare che dell’abitazione privata di Galli, situata al primo piano della struttura.

Il giorno successivo al sequestro, l’avvocato Michele Ciravegna ha presentato per conto di Galli il ricorso in Cassazione, rivendicando la violazione dell’articolo 49 del Trattato fondativo dell’Unione europea e dell’articolo 12 della direttiva Bolkestein nonché il mancato rispetto della recente sentenza del Consiglio di Stato che pur annullando la proroga delle concessioni balneari al 2033, le ha dichiarate valide fino al 31 dicembre 2023. In sostanza, secondo il legale di Galli il sequestro sarebbe illegittimo poiché la concessione sarebbe ancora valida.

La spiaggia in concessione ai Bagni Liggia si trova sotto sequestro da luglio 2019, poiché secondo il pubblico ministero di Genova Walter Cotugno le proroghe istituite dallo Stato italiano sarebbero illegittime in quanto in contrasto con la direttiva europea Bolkestein. Lo scorso 16 novembre la Capitaneria di porto, su ordine del pm Cotugno, ha messo i sigilli anche sull’intero stabile, che comprende cabine, bar-ristorante e abitazione privata della famiglia Galli. A dicembre la struttura è stata dissequestrata dal gip Riccardo Ghio che ha accolto la richiesta di Galli; tuttavia pochi giorni dopo lo stesso gip ha firmato il provvedimento di annullamento di dissequestro chiesto dal pm Cotugno.

Il caso dei Bagni Liggia è di rilevante interesse nazionale poiché seguendo lo stesso ragionamento che il pm di Genova ha fatto per lo stabilimento di Galli, qualsiasi giudice italiano potrebbe far sequestrare migliaia di stabilimenti balneari in tutta la penisola, a partire proprio dall’accanita procura del capoluogo ligure che potrebbe andare avanti a far mettere i sigilli anche ad altri lidi. D’altronde lo stesso Galli ad agosto 2020 aveva invitato le procure di tutta Italia, a titolo provocatorio, a sequestrare tutti gli stabilimenti balneari esistenti, sostenendo che se la proroga non è valida per la sua concessione, allora non deve esserlo nemmeno per i suoi colleghi: com’è noto, infatti, l’estensione della concessioni al 2033 disposta dalla legge 145/2018 è stata oggetto sia di una lettera di messa in mora da parte dell’Unione europea che di una pronuncia del Consiglio di Stato che ne ha annullato la validità. Per questo, se il governo italiano non farà in fretta a varare una legge di riordino delle concessioni demaniali marittime che risolva il buco normativo, quello dei Bagni Liggia rischia di non restare un caso isolato.

Per approfondire

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Le associazioni di categoria non vogliono i bandi al 2024 ma un altra proroga ,ritenendo che il governo possa aiutarli sulla base di temi cassati da tutte le giurisdizione.

    Il governo, su pressione delle associazioni perde altro tempo ma lo sfascio e’ alle porte e a farne le spese saranno i balneari che potrebbero ricevere dei benefici da una riforma, ma per colpa dei facinorosi continueranno a subire le spese.

  2. Leggendo la sentenza del CdS ho capito che le concessioni sono da considerarsi scadute ma tenute in piedi solo per preparare i bandi per cui se la Cassazione dovesse legittimare il sequestro si c confermerebbe che i comuni virtuosi come Chiavari, Moneglia, Olbia, Lecce, Arzachena, ecc. potranno a loro giudizio decidere anche di fare i bandi per la stagione 2023…grazie ancora Galli!

    • Avv. Lucano says:

      “A loro giudizio” non esiste , perché la regolamentazione delle aste avverrà tramite provvedimento legislativo, e non tutte le concessioni andranno a gara, qualsiasi bando adesso non ha senso, se poi smentito da una disciplina successiva , anzi rischia di essere poi revocato in autotutela.

      • Al solito avv. “qualcosa” lei è una certezza..ogni comune ha già gli strumenti legislativi per fare i bandi che i comuni devono far diversi perché diverse possono essere le necessità di quella comunità…l’unica cosa che può fare una legge è riconoscere qualcosa al concessionario uscente mentre sul fare i bandi al 2024 le assicuro che sarà così!

  3. Nikolaus Suck says:

    Non c’è nessun buco normativo. E il ricorso in Cassazione impostato così è tempo perso. Ma sarò felice se verrò smentito perché questo sequestro non sta in piedi.

  4. No.il disasto e’ causato da alcuni di voi che continuano imperterriti a fare raffronti con paesi che o hanno sistemi completamente diversi oppure hanno norme di magggior rigore verso i concessionari.

    Buttiamola in casciara,sempre

  5. Infatto non c e nessun vuoto normativo, in assenza di riforma l amministrazione comunale o indice il bando secondo le attuali norme, oppure non lo indice.

    • Nell ‘annullare l ‘ultima proroga il Consiglio di Stato ha stabilito che e’ auspicabile, nelle more dei bandi al 2024, una riforma.

      Se la rirforma non dovesse arrivare in tempo, al 2024 ha stabilito comunque
      l ‘inefficacia di qualsiasi eventuale ulteriore proroga, e imposto aii dirigenti comunali di applicare la direttiva comunitaria .

      La riforma e’ un opzione nom un obbligo

  6. Avv. Lucano says:

    Una vergogna inaudita , un sequestro insensato, non sussistono rilievi penalistici nella vicenda, un abuso incredibile.

  7. Ma, il “sistema” non dovrebbe essere uguale per tutti gli Stati membri, nonostante la stragrande maggioranza di essi, (quelli che spingono per l’applicazione della direttiva) non hanno coste balneabili come l’Italia, e diversi altri, nemmeno il mare?!

  8. Certo non tutte le concessioni andranno a bando nel 2024, moltissime sono state oggetto di gara pubblica , ed esercitano legiittimamente la loro attivita ,solo alla scadenza indicata in concessione andranno a bando.

    Mandare a gara adesso le concessioni scadute, potrebbe creare altro caos e discriminazione tra criteri ,anche se le regole per indire i bandi gia’ vengono applicate dalle amministrazioni

  9. Certo ci sono stati che non hanno il mare, ma ad esempio hanno laghi, fiumi ecc.

    E’ chiaro che l applicazione della direttiva ha un impatto maggiore in italia per quanto riguarda il damanio marittimo,ma questo non giustifica la sua esclusione

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