Emilia-Romagna

Riforma spiagge, Bonaccini-Corsini: “Tutelare valore aziendale imprese balneari”

La Regione Emilia-Romagna ha elaborato un documento per il governo con le sue proposte per il riordino delle concessioni, che includono il riconoscimento degli investimenti e della professionalità

Giusto riconoscimento al valore aziendale dell’impresa, degli investimenti realizzati e della professionalità degli operatori, anche a tutela del lavoro di decine di migliaia di persone. È questo, in sintesi, il cuore del documento che la Regione Emilia-Romagna metterà sul tavolo del governo per dare un contributo concreto alla riforma delle concessioni demaniali marittime, con l’obiettivo di dare certezze al settore balneare in vista dell’applicazione della direttiva Bolkestein. «Un documento condiviso con le associazioni di categoria – spiega una nota della Regione – e presentato ai Comuni costieri per le loro osservazioni, per una riforma sempre più urgente vista la recente sentenza del Consiglio di Stato che anticipa al 31 dicembre 2023 la scadenza delle attuali concessioni, dieci anni prima rispetto a quanto aveva stabilito la legge nazionale 145/2018. E, di conseguenza, l’eventuale predisposizione dei bandi di gara per nuove assegnazioni da parte delle amministrazioni comunali, qualora il governo, il solo a poterlo fare, decidesse in tal senso».

Sono in Emilia-Romagna la questione riguarda complessivamente 1.067 imprese balneari, di cui 427 in provincia di Rimini, 355 in quella di Ravenna, 177 in quella di Forlì-Cesena e altre 97 nel ferrarese (dati Unioncamere aggiornati a settembre 2021) Imprese per lo più a conduzione familiare che, sempre secondo dati Unioncamere, offrono lavoro nella regione a circa 50mila persone, a cui va sommato tutto l’indotto.

«Bisogna agire in fretta e bene – affermano il presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini – fermo restando il fatto che non tocca alle Regioni decidere se devono essere fatte le gare per l’assegnazione delle concessioni. La decisione, infatti, spetta esclusivamente al governo. Dobbiamo evitare che il combinato disposto della Bolkestein e dei provvedimenti nazionali, giusti e necessari, adottati per contrastare l’epidemia del covid, impediscano la ripresa di un settore che da anni è un pilastro dell’offerta turistica balneare italiana, un elemento di forte distintività e unicità nel panorama europeo, rischiando così di metterlo definitivamente in crisi. Parliamo di persone e famiglie che hanno il diritto di avere certezze sul loro futuro lavorativo, imprenditori che dopo l’estensione al 2033 delle concessioni balneari legiferata dal governo avevano e hanno fatto investimenti importanti nelle proprie strutture, contribuendo ad aumentare la qualità della ricettività e la sostenibilità dei territori, anche per recuperare competitività dopo i lockdown necessari contro il covid, con la convinzione di poterli ammortizzare in un congruo arco di tempo. Peraltro, un lavoro portato avanti parallelamente ai progetti di riqualificazione avviati dalle istituzioni locali».

«A tutti i balneari dobbiamo risposte certe e serie – proseguono Bonaccini e Corsini – e il nostro impegno costante sarà quindi quello di mantenere un’interlocuzione stretta con il governo perché parta da subito un confronto con le Regioni, i Comuni e le associazioni di categoria, con l’obiettivo di varare entro pochi mesi una riforma organica del demanio, concordando con la Commissione europea i principi fondamentali per evitare nuove procedure di infrazione o eventuali nuovi ricorsi. Il nostro orientamento è chiaro: occorre che prevalga un principio di ragionevolezza che metta sul piatto della bilancia svantaggi e benefici. Per questo abbiamo presentato ai sindaci dei Comuni costieri, che hanno già espresso un ampio consenso, e condiviso con le associazioni di categoria, una piattaforma di lavoro: è necessario che le concessioni tengano conto delle diverse realtà territoriali per garantire la crescita e la competitività dell’industria turistica regionale, oltre agli elevati standard dei servizi balneari finora offerti sulla nostra costa, conosciuti e apprezzati in Italia e all’estero. Al tavolo tecnico-politico che istituirà il governo sarebbe auspicabile la presenza dei coordinatori delle commissioni regionali al turismo e al demanio».

Nel dettaglio, il documento della Regione Emilia-Romagna «punta sul giusto riconoscimento del valore aziendale dell’impresa, degli investimenti realizzati e della professionalità degli operatori che hanno gestito finora il bene demaniale», prosegue la nota. «Elementi che dovranno essere considerati tra i criteri di valutazione dei nuovi bandi di gara, insieme agli standard qualitativi dei servizi e alla sostenibilità sociale e ambientale del piano degli investimenti. Con l’esclusione del rialzo del canone demaniale che non dovrà essere oggetto di gara ma rimanere predeterminato per legge dallo Stato».

Inoltre, nel documento si ritiene necessario che Regioni e Comuni possano concorrere nella definizione dei criteri dei bandi di gara con l’obiettivo di valorizzare il paesaggio e gli elementi identitari della fascia costiera attraverso la qualificazione dell’offerta turistico-balneare, tenendo conto delle peculiarità dei diversi territori. Altri elementi dovranno riguardare la valutazione circa il numero massimo di concessioni da rilasciare a ogni operatore economico, in modo da garantire l’adeguata pluralità e differenziazione dell’offerta nell’ambito territoriale di riferimento, e la determinazione di limiti minimi e massimi di durata delle concessioni, anche per assicurare un congruo periodo al rientro degli investimenti.

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