Attualità

Spiagge: Draghi vuole le gare subito, balneari e partiti sul piede di guerra

Il pressing di Lega, Forza Italia, Pd e associazioni di categoria ha sventato il blitz di fine anno e ottenuto la convocazione di un tavolo tecnico, ma il governo vuole chiudere la questione entro gennaio

Da una parte c’è il premier Mario Draghi che vuole approvare il prima possibile una legge per riassegnare le concessioni demaniali marittime attraverso le gare pubbliche, dall’altra ci sono le associazioni degli imprenditori balneari che – con una forte e positiva posizione unitaria – chiedono di non avere fretta nel disciplinare una materia così complessa, e soprattutto di concordare i contenuti del provvedimento con le sigle sindacali in quanto dirette interessate. Per ora il punto di mediazione si è trovato con la strappata promessa di un tavolo tecnico – l’ennesimo in undici anni di rinvii – ma l’esecutivo ha comunque fretta e vuole chiudere la questione entro la metà o al massimo la fine di gennaio: ciò significa che per gli imprenditori balneari ci saranno ancora dei lunghi e agitati giorni di incertezza sul loro futuro, iniziati il 9 novembre scorso quanto il Consiglio di Stato ha annullato la proroga delle concessioni balneari al 2033 e imposto la riassegnazione dei titoli entro due anni tramite procedure di evidenza pubblica.

A due giorni dal confronto romano tra i presidenti delle associazioni balneari e i ministri Massimo Garavaglia (turismo), Giancarlo Giorgetti (sviluppo economico) e Mariastella Gelmini (affari regionali), i retroscena si fanno sempre più nitidi: «Draghi ha una norma già pronta – ha denunciato in un videomessaggio il presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio Antonio Capacchione – e voleva approvarla nel decreto milleproroghe di venerdì scorso». Ma dal momento che la notizia è uscita dai corridoi di Palazzo Chigi, le associazioni sono riuscite a sventare il blitz: «È grave e sbagliato che il governo volesse varare una riforma senza ascoltare la categoria, i Comuni e le Regioni – ha aggiunto Capacchione – perciò abbiamo detto che non accetteremo colpi di mano: vogliamo prima vedere le carte per dare il nostro contributo al fine di arrivare a una soluzione corretta ed efficace». Per ribadirlo, le sigle di settore hanno radunato martedì circa trecento concessionari davanti al Ministero dello sviluppo economico (il limite massimo di partecipanti era imposto dalla questura di Roma ai fini del contenimento del covid) mentre i loro rappresentanti erano a colloquio coi tre ministri.

Sui contenuti del provvedimento, tuttavia, vige il massimo riserbo: dopo la sentenza del Consiglio di Stato è certo che le gare non potranno essere ulteriormente rinviate come si è fatto negli ultimi anni attraverso proroghe dichiarate illegittime dall’Unione europea, perciò il fulcro del dibattito sarà nei criteri con cui le concessioni saranno riassegnate; ma non è ancora chiaro quanto il governo sia disposto a recepire le istanze delle associazioni di categoria che chiedono l’inserimento di “paletti” come il riconoscimento della professionalità, del valore aziendale e del legittimo affidamento al fine di tutelare, seppure passando attraverso le evidenze pubbliche, gli attuali balneari che finora hanno gestito bene le spiagge e che non meritano di essere sostituiti con altri soggetti (oltre al fatto che le attuali imprese sono di proprietà privata, seppure insistano su suolo pubblico, e questa è un’altra matassa da sbrogliare).

In aggiunta alle Regioni già dichiaratesi disponibili a collaborare col governo, l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato dai partiti di maggioranza, che tuttavia hanno posizioni diverse tra loro: Forza Italia invita l’esecutivo a non avere fretta (così i senatori Massimo Mallegni e Maurizio Gasparri in una nota di ieri sera: «Sulla questione dei balneari la decisione spetta al parlamento con un’approfondita discussione che tenga conto del lavoro istruttorio che le Regioni hanno già fatto nel passato e che deve essere una delle basi di partenza per le norme che dovranno eventualmente essere varate. Fughe in avanti del governo non sarebbero utili e non sono in alcun modo necessarie, visto che anche la discutibile sentenza del Consiglio di Stato ha rinviato l’entrata in vigore di eventuali regole innovative al gennaio 2024. Quindi non c’è spazio né per decreti, né per manovre ardite che sarebbero fuori dalla Costituzione»), e anche Lega e Partito democratico vogliono salvaguardare le imprese esistenti dalle evidenze pubbliche indiscriminate e rivendicano un maggiore coinvolgimento del parlamento; mentre il Movimento 5 Stelle chiede la riassegnazione immediata delle concessioni, opponendosi addirittura al confronto con le associazioni di categoria promesso dai ministri («La convocazione dell’ennesimo tavolo tecnico va nella direzione sbagliata: per le concessioni balneari bisogna indire le gare in tempi congrui per concluderle entro dicembre 2023, come ha stabilito una sentenza del Consiglio di Stato che adesso va rigorosamente rispettata. Non possiamo accettare nuovi rinvii, da anni serve una regolamentazione del comparto», recitava una nota di ieri dei deputati pentastellati). La questione è insomma assai complessa, e viene davvero difficile pensare che il governo sarà in grado di risolverla entro un mese, salvo derive autoritarie che però porterebbero gli imprenditori balneari e i partiti sul piede di guerra.

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
Seguilo sui social: