Norme e sentenze

Balneari, Corte Ue deciderà su proroga concessioni e direttiva Bolkestein

Eclatante rinvio del Tar Lecce sull'annosa vicenda delle spiagge italiane

(11/05/2022, ore 12.25) – La Corte di giustizia europea tornerà a esprimersi sull’annosa vicenda delle concessioni balneari italiane. Questa mattina, infatti, il Tar di Lecce ha rinviato alla Corte Ue la decisione in merito al ricorso presentato da alcuni operatori balneari contro l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che si era opposta all’estensione delle concessioni demaniali marittime al 2033. I nove quesiti che il tribunale amministrativo ha sottoposto alla Corte di Lussemburgo sono molto articolati e mettono in dubbio la validità stessa della direttiva europea Bolkestein, che i balneari italiani contestano da più di dieci anni, oltre a criticare le argomentazioni con cui l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha cancellato la proroga al 2033 e la compatibilità dell’articolo 49 del Codice della navigazione sull’incameramento dei beni alla scadenza del titolo.
La Corte Ue si era già espressa sulla materia nel 2016 con la sentenza “Promoimpresa” che riguardava solo la proroga al 2020, dichiarando illegittimo il meccanismo dei prolungamenti automatici sulle concessioni balneari. Questa volta, invece, la CGUE dovrà rispondere a dei quesiti ancora più puntuali e approfonditi, che minano le basi della famigerata direttiva e della sua applicazione in Italia, alla luce della particolare situazione esistente nel nostro paese per la gestione delle spiagge.

Le origini del contenzioso

Tra il 2020 e il 2021 l’Agcm ha presentato numerose diffide contro le amministrazioni comunali che avevano rilasciato la proroga delle concessioni balneari al 2033, disposta dalla legge italiana 145/2018. Secondo l’Antitrust, infatti, l’estensione di quindici anni era in contrasto con il diritto europeo che vieta le proroghe automatiche e generalizzate sulle concessioni e in particolare con la direttiva Bolkestein del 2006. Alcuni Comuni hanno deciso di ignorare le diffide dell’Antitrust, mentre altri hanno preferito ritirare il rilascio della proroga al 2033: contro questi ultimi erano fioccati i ricorsi dei titolari di stabilimenti balneari e delle loro associazioni di categoria.

A novembre 2021 il Consiglio di Stato ha annullato la proroga al 2033 dichiarandola in contrasto col diritto comunitario e ha imposto al legislatore italiano di riassegnare tutte le concessioni tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2023. Per applicare le disposizioni di Palazzo Spada, lo scorso febbraio il consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità un emendamento al disegno di legge sulla concorrenza che attualmente si trova in discussione al Senato. Nel frattempo, però, i ricorsi dei balneari contro l’Agcm sono andati avanti e stamane è arrivata la prima decisione in merito, quella del tribunale amministrativo leccese presieduto dal giudice Antonio Pasca, che negli ultimi due anni si era già fatto conoscere per una serie di sentenze fuori dal coro in materia di concessioni balneari. E anche in questo caso il Tar di Lecce ha preso una decisione eclatante, rinviando la questione alla Corte di giustizia europea e sottoponendole dei quesiti molto spinosi.

L’ordinanza del Tar Lecce

Con l’ordinanza 743/2022 pubblicata oggi, il Tar di Lecce si è espresso sul ricorso di quattordici operatori balneari di Ginosa con l’intervento ad opponendum delle associazioni di categoria Sib-Confcommercio e Federazione imprese demaniali, le quali contestavano al Comune di Ginosa l’annullamento della determina con cui si era disposta l’estensione delle concessioni balneari al 2033, avvenuto in seguito alla diffida dell’Antitrust. Nella sua lunga e puntuale ricostruzione, il Tar di Lecce sottolinea che «sebbene l’attuazione della direttiva in materia di concorrenza non sembri rientrare nell’ambito delle ordinarie competenze relative alla gestione delle concessioni demaniali marittime, oggetto della sub-delega ai Comuni, l’azione amministrativa in materia di attuazione della direttiva Bolkestein nel settore delle concessioni demaniali marittime si è concretamente attuata nel sistema italiano attraverso la competenza dei singoli Comuni. La riconosciuta e radicata competenza dei Comuni e, per essi, dei singoli dirigenti di settore non avrebbe tuttavia integrato profili di criticità qualora lo Stato Italiano avesse provveduto ad approvare una specifica normativa di effettiva attuazione della direttiva Bolkestein, idonea a garantirne effettiva e uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale. Viceversa, lo Stato Italiano ha approvato norme (tra cui il D.L. 194/2009, convertito con legge 26/2/2010 n.25) recanti recepimento solo formale della direttiva e dichiarazioni di massima sostanzialmente ripetitive dei principi generali espressi dall’atto unionale, rinviando per la concreta disciplina di attuazione ad ulteriori atti normativi invece mai intervenuti (avendo evidentemente lo Stato Italiano perseguito unicamente l’intento di paralizzare la procedura di infrazione n.2008/4908, nel frattempo avviata). In definitiva, la normativa di secondo livello non è mai infatti intervenuta e, per contro, il termine di proroga delle concessioni in essere, originariamente fissato al 31/12/2015, è stato quindi ulteriormente differito dapprima al 31/12/2020 e, successivamente, al 31/12/2033 (legge 145/2018). In assenza di una effettiva legge di attuazione della direttiva e di una regolazione della materia con norme vincolanti ed efficaci sull’intero territorio nazionale, la competenza dei singoli dirigenti comunali ha intanto determinato uno stato di caos e di assoluta incertezza del diritto, con gravi ricadute negative sull’economia dell’intero settore, un settore strategico per l’economia nazionale. Così, ad esempio, alcuni Comuni hanno applicato la legge nazionale e concesso la proroga fino al 31 dicembre 2033, altri hanno espresso diniego disapplicando la norma nazionale (senza tuttavia applicare quella unionale), altri ancora, dopo aver accordato la proroga, ne hanno disposto l’annullamento in autotutela, altri infine sono rimasti semplicemente inerti rispetto alle istanze di proroga avanzate dai concessionari».

Dopo un’articolata disamina sulla gerarchia delle norme e sulla natura non autoesecutiva della direttiva Bolkestein, l’ordinanza del Tar di Lecce contesta vari punti delle argomentazioni della pronuncia del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga al 2033, con delle puntuali osservazioni per le quali si rimanda direttamente alla lettura della pronuncia (pubblicata in fondo all’articolo, NdR). Per questi motivi il tribunale amministrativo ha deciso di rinviare la decisione alla Corte di giustizia europea, chiedendole di esprimersi sui seguenti quesiti:

  1. Se la direttiva 2006/123 risulti valida e vincolante per gli Stati membri o se invece risulti invalida in quanto –trattandosi di direttiva di armonizzazione – adottata solo a maggioranza invece che all’unanimità, in violazione dell’art 115 T.F.U.E.;
  2. Se la direttiva 2006/123 c.d. Bolkestein presenti o meno oggettivamente e astrattamente i requisiti minimi di sufficiente dettaglio della normativa e di conseguente assenza di spazi discrezionali per il legislatore nazionale tali da potersi ritenere la stessa auto-esecutiva e immediatamente applicabile;
  3. Qualora ritenuta la direttiva 2006/123 non self-executing, se risulti compatibile con i principi di certezza del diritto l’effetto di mera esclusione o di disapplicazione meramente ostativa della legge nazionale anche nell’ipotesi in cui non risulti possibile per il giudice nazionale il ricorso all’interpretazione conforme ovvero se invece, in siffatta ipotesi, non debba o possa trovare applicazione la legge nazionale, ferme restando le specifiche sanzioni previste dall’ordinamento unionale per l’inadempimento dello stato nazionale rispetto agli obblighi derivanti dalla adesione al trattato (art. 49), ovvero derivanti dalla mancata attuazione della direttiva (procedura di infrazione);
  4. Se l’efficacia diretta dell’art. 12, paragrafi 1, 2, 3 della direttiva 2006/123 equivalga al riconoscimento della natura self-executing o immediata applicabilità della direttiva medesima ovvero se, nell’ambito di una direttiva di armonizzazione quale quella in esame (“si deve ritenere che gli artt. da 9 a 13 della direttiva provvedano ad una armonizzazione esaustiva …” ex sentenza c.d. Promoimpresa), debba intendersi come prescrizione per lo stato nazionale di adottare misure di armonizzazione non generiche, ma vincolate nel loro contenuto;
  5. Se la qualificazione di una direttiva come auto-esecutiva o meno e, nel primo caso, la disapplicazione meramente ostativa della legge nazionale possa o debba ritenersi di esclusiva competenza del giudice nazionale (al quale sono all’uopo attribuiti specifici strumenti di supporto interpretativo quali il ricorso al rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia ovvero al giudizio di legittimità costituzionale) ovvero anche del singolo funzionario o dirigente di un Comune;
  6. Qualora invece ritenuta la direttiva 2006/123 selfexecuting, premesso che l’art. 49 TFUE risulta ostativo alla proroga automatica delle concessioni-autorizzazioni demaniali marittime ad uso turistico ricreativo solo “nei limiti in cui tali concessioni presentano un interesse transfrontaliero certo”, se la sussistenza di tale requisito costituisca o meno un presupposto necessario anche con riferimento all’applicazione dell’art. 12 paragrafi 1 e 2 della direttiva Bolkestein;
  7. Se risulti coerente rispetto ai fini perseguiti dalla direttiva 2006/123 e dallo stesso art. 49 TFUE una statuizione da parte del giudice nazionale relativa alla sussistenza, in via generale ed astratta, del requisito dell’interesse transfrontaliero certo riferito tout-court all’intero territorio nazionale ovvero se, viceversa, stante in Italia la competenza dei singoli Comuni, tale valutazione non debba intendersi riferita al territorio costiero di ciascun comune e, quindi, riservata alla competenza comunale;
  8. Se risulti coerente rispetto ai fini perseguiti dalla direttiva 2006/123 e dallo stesso art. 49 TFUE una statuizione da parte del giudice nazionale relativa alla sussistenza, in via generale ed astratta, del requisito della limitatezza delle risorse e delle concessioni disponibili riferito tout-court all’intero territorio nazionale ovvero se, viceversa, stante in Italia la competenza dei singoli comuni, tale valutazione non debba intendersi riferita al territorio costiero di ciascun comune e, quindi, riservata alla competenza comunale;
  9. Qualora in astratto ritenuta la direttiva 2006/123 self-executing, se tale immediata applicabilità possa ritenersi sussistere anche in concreto in un contesto normativo – come quello italiano – nel quale vige l’art. 49 Codice della Navigazione (che prevede che all’atto di cessazione della concessione “tutte le opere non amovibili restano acquisite allo Stato senza alcun compenso o rimborso”) e se tale conseguenza della ritenuta natura self-executing o immediata applicabilità della direttiva in questione ( in particolare con riferimento a strutture in muratura debitamente autorizzate ovvero a concessioni demaniali funzionalmente collegate ad attività turistico ricettiva, come hotel o villaggio) risulti compatibile con la tutela di diritti fondamentali, come il diritto di proprietà, riconosciuti come meritevoli di tutela privilegiata nell’Ordinamento dell’U.E. e nella Carta dei Diritti Fondamentali.

Per approfondire

I commenti

Dal Sib-Confcommercio arriva la piena soddisfazione per la scelta del Tar di Lecce. Queste le dichiarazioni a caldo del presidente Antonio Capacchione: «Il tribunale, con un provvedimento assai positivo, ha accolto pienamente le nostre istanze per la rimessione della questione balneare alla Corte di giustizia europea, in quanto ci sono diversi aspetti ancora da chiarire, anche in merito alla sentenza “Promoimpresa” del 2016. La soluzione di questa annosa vicenda non può che essere normativa e va trovata nelle aule parlamentari, e non giudiziarie. Quindi, la scelta del Tar di Lecce dà un’ulteriore spinta al parlamento e al governo per concludere la riforma a cui si sta lavorando».

Esprime grande soddisfazione anche Mauro Della Valle, presidente della Federazione imprese demaniali: «Questa ordinanza dà speranza ai concessionari. Dopo le sentenze del Consiglio di Stato, poco condivisibili sotto più aspetti, la partita sembrava chiusa. Ora c’è ancora speranza per i balneari, che avranno la possibilità di far valere le proprie ragioni innanzi alla Corte di giustizia europea».

Così invece l’avvocato Bartolo Ravenna, che ha difeso alcuni concessionari balneari di Ginosa nel ricorso contro l’Antitrust: «C’e’ voluto un tribunale per coinvolgere l’Europa. Lo dico da sempre: questa rimane la strada maestra, con la speranza che ora la politica si dia una mossa avviando una trattativa rapida, seria e concreta con l’Europa, evitando ulteriori soluzioni pasticciate e restituendo certezza a un comparto vitale per l’economia italiana ma, soprattutto, dignità e credibilità a un paese che merita considerazione al pari di altre nazioni europee».

Infine, questo il commento degli avvocati Isabella Loiodice e Nicolò Maellaro, anch’essi difensori di alcuni concessionari ricorrenti: «Come richiesto dalla difesa, la Corte Ue dovrà ora sciogliere, fra gli altri, i dubbi circa la stessa validità stessa della direttiva Bolkestein (per non essere stata adottata all’unanimità come invece richiesto per l’approvazione di tutte le direttive di armonizzazione) e dovrà confermare oppure smentire la lettura che il Consiglio di Stato ha dato dell’interesse transfrontaliero certo, ritenendolo rilevante su scala nazionale e non invece su valutazioni fatte caso per caso. Fra i quesiti posti alla Corte lussemburghese dal giudice italiano figura anche la compatibilità dell’articolo 49 del Codice della navigazione con la tutela di diritti fondamentali come il diritto di proprietà, riconosciuti come meritevoli di tutela privilegiata nell’ordinamento dell’Unione europea e nella Carta dei diritti fondamentali. Particolare attenzione merita poi il profilo tanto caro alla giurisprudenza del Tar Lecce relativo all’autoesecutività della direttiva (se sia immediatamente applicabile nel nostro ordinamento oppure no) e se spetti soltanto al giudice nazionale ovvero al singolo funzionario comunale disapplicare una norma italiana ritenuta in contrasto con il diritto unionale».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. fabio moggia says:

    Come sempre si mettono bandiere dove gli altri hanno operato. Il SIB si sta prendendo i meriti nonostante alcuni dei concessionari interessati avessero espresso chiaramente che il SIB non li rappresentava.

  2. Lasciate lavorare la gente in tranquillità, già è dura affrontare la stagione con mille problenatiche ci mancano solo i burocrati a complicare la situazione,voglio ricordare che non esistono solo gli stabilimenti ultramilionari,ci siamo anche noi piccole imprese a carattere familiare che vivono alla giornata.

  3. Su 27 paesi ue non più di tre o quattro hanno servizi balneari e per le caratteristiche peculiari che questi hanno in Italia si può dire che rappresentino appunto una specificità italiana. Non ha senso imporre un interesse transfrontaliero se non è reciproco. Non è europeo un mercato che esiste solo in Italia. Se un servizio è offerto in tutti i paesi ue allora è giusto chiedere che il mercato sia aperto a tutti i cittadini europei. È un sopruso invece pretendere di mandare a casa gli operatori balneari italiani in Italia per far spazio agli altri europei.

    • Si, beh, non è che abbiate mai fatto molto spazio nemmeno agli italiani, se è per questo… Comunque io la sentenza l’ho letta, anche se evidentemente non ho la preparazione giuridica per comprenderla a fondo… e sinceramente mi lascia interdetto la parte in cui il collegio afferma, quasi in modo polemico, che dopo essersi interrogati per anni sulla questione circa l’auto-esecutività della direttiva ed aver finalmente ricevuto una risposta dal Consiglio di Stato a Sezione Unite (che l’ha ritenuta self-executive), loro non sono d’accordo e quindi rimandano la questione alla Corte Europea…
      boh, immaginavo che su quel particolare motivo di ricorso si fosse messa definitivamente la parola fine, almeno per quello che riguardava sedi di giudizio di rango subordinato quali il TAR…

      • Lo spazio io me lo sono fatto da solo comprando un’azienda balneare in vendita secondo quanto permesso e previsto dalle leggi.
        Sul ricorso premetto che di diritto non ne so nulla, ma se ho capito qualcosa di questa vicenda l’esito è scontato.

    • Mi scusi sig. Bfo ma quando sostiene che non più di 3/4 paesi hanno servizi balneari ne è sicuro. Mi può citare un solo paese dell’Unione europea che non abbia servizi balneari?

      • oggi per la prima volta ho sentito parlare di Golden Power da parte del governo, per evitare sul demanio posizioni ostili di grandi imprese estere . Non ne capisco il senso Si individua già un rischio causatO da quello che dovrebbe essere la soluzione di UN GRAVE E NON PIU TOLLERABILE PROBLEMA CAUSATO DA NOI AIMÉ TUTTORA BIBITARI.
        Mi si riconosca il valore di quello che con i miei attributi ho costruito,valore aziendale, poi venga anche Putin a vincere le gare, in nome della democrazia e dei pentastellati, e godiamoci tutti la narrazione di ribassi di tariffe ,e migliori servizi.

      • Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria.
        Li ho messi in ordine alfabetico..

          • Nikolaus Suck says:

            A parte che se stiamo parlando di servizi balneari e non di concessioni di spiaggia, in Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Romania ci sono per esperienza diretta, ma poi com’era quella storia che bisognava considerare anche i laghi, i fiumi, gli stagni e le pozzanghere?

            • Si, sapevo che avresti obiettato Suck, algido turista del Nord, solo che mettendo insieme tutti i paesi che hai elencato numericamente mettiamo insieme, si e no, I turisti che frequentano Gatteo a Mare, mi sono permesso di trascurarli. Non me ne vogliano i colleghi di Gatteo😂

  4. Ci sarebbe da chiedersi, perché i suddetti sacrosanti quesiti, non se li sono posti gli stessi Giudici del CDS prima di emettere la famosa sentenza, magari rimettendoli alla Corte UE, così come ha fatto il TAR di Lecce, d’altronde, credo non ci sarebbe stato nulla di male. Tuttavia, la Corte Europea, temo continuerà a fare gli interessi di tutti gli Stati membri, AD ECCEZIONE DELL’ITALIA, sollecitando le gare, per ovvi motivi di “interesse” e di opportunità, che solo e soltanto il nostro Paese, potrà loro dare, in misura ineguagliabile, poco importerà la sorte di migliaia di piccole imprese familiari italiane, (che tanto hanno “costruito” per più di un secolo) e dei loro diritti “soppressi” (legge 88/2001 e 145/2018), perché “CE LO HA CHESTO L’EUROPA”!

    • Direi: draghi ha sbagliato il dettato allo scolaretto Griffi, infatti già promosso per meriti sul campo.
      La sentenza dice: ora o mai più.
      E la fiducia ho paura la farà da padrona., in barba alla democrazia .

    • Le migliaia di piccole imprese han dimenticato che le spiagge son di tutti e pertanto se date in concessione vuol dire trasmesse per l’utilizzo a tempo determinato, non certo a vita.

      • ma parli anche di CGL CISL UIL? io credo che i sindacati siano utili, certo i balneari, anziché la triplice, sono sparpagliati tra tante sigle, che però fanno un lavoro necessario al confronto democratico. Poi se vogliamo , al fine di una narrazione da propaganda possiamo chiamarli lobby o come volete . Se delinquono però, i sindacati tutti denunciateli e fatevi le vostre ragioni se pensate di averle .

  5. Non mi stancherò mai di ripeterlo, siamo come il parmigiano dovremmo avere il marchio DOP, dovrebbero tutelarci altro che balle

    • Dovrebbero allora tutelare anche i consumatori dalle derive monopolistiche e permettere a più persone di entrare nel mercato , nella gestione delle spiagge.
      Tutto questo lo si può fare solo con la direttiva bolkestein

      • Parli di mercato… A me risulta che gli stabilimenti si sono sempre comprati e venduti con sacrifici… chi ti impedisce di farlo? Metti i tuoi risparmi, fatti un bel mutuo, poi lavora e fai lavorare nel rispetto della legge e aspetta il vicino europeo cui consegnare le chiavi senza ringraziamento in nome dell’interesse transfrontaliero!

      • Non è vero, se ti vuoi comprare uno stabilimento balneare basta cercare, il problema è che in questo caso bisogna pagare gli investimenti, l’avviamento, le attrezzature ecc.ecc.

  6. summerplaya says:

    Questa sentenza ha scombinato tutti i piani e le CERTEZZE “dell’avvocato”… Uniti ce la faremo a tutelare il nostro lavoro e le nostre aziende!

  7. Claudio piras says:

    Finalmente una persona con gli attributi uno come lui bisogna farlo subito Presidente della Repubblica o in alternativa almeno Presidente del Consiglio bravo Pasca sei un grande

    • Bravo Piras, ciò che hai scritto del Presidente Pasca, è assolutamente vero, un presidente di Tribunale che dovrebbe essere d’esempio alla magistratura italiana, affinché venga ripristinata quella fiducia necessaria per un Paese civile, anche se non mancheranno i soliti detrattori come l’incocepibile Carlo e qualche suo sostenitore che ben conosciamo, su questo portale!

      • Nikolaus Suck says:

        Guarda che anche lui “ritiene l’applicabilità dell’articolo 12 della direttiva in questione alle concessioni demaniali marittime” e conferma che vi sono sia “chiaro conflitto delle leggi nazionali dispositive di proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime con la direttiva 2006/123 (articolo 12), oltre che con l’articolo 49 del Trattato”, che “l’evidente inadempimento dello Stato Italiano rispetto agli obblighi derivanti dall’adesione al trattato”.

  8. Un rinvio che sul piano giuridico non serve alla causa dei balneari, alimenta le illusioni anzi sara’ controproducente anche in diritto.
    Va incontro a quella pate sindacale/politica che giocando con una parte del sistema turistico italiano, tenta di averne un tornaconto.
    Avanti tutta

    • Si sbaglia, punti come il concetto di proprietà privata europea, più ampia di quella italiana, il valore aziendale, l’esecutività della direttiva, sono questioni affrontate dal giudice italiano in modo radicale, contro i balneari, baipassando anni di lavoro e sacrifici. Sono un pazzo nn si renderebbe conto del disastro delle evidenze e della grave questione lavorativa sottesa. Non concedere diritti a chi ha gestito ben prima della direttiva è sconsiderato è un abnorme sopruso. Qua nn parliamo di grandi aziende , parliamo di gente che vive di quello, ma come si fa a nn capire. Il culo caldo dell’ antitrust e dei giudici della plenaria completamente svincolato dalla realtà di fatto e non solo giuridica. Il diritto si evolve quando ci sono questioni complesse , be questa è una di quelle. Sparare a zero sulla categoria e fare demagogia è imbarazzante.

      • Le persone che vivono di quello dovrebbero ricordare che stanno mangiando grazie all’uso di un terreno che non appartiene a loro ma a tutti e pertanto anche gli altri han diritto di usarlo per poterci ricavare la pagnotta. La concorrenza è sacrosanta e il comportamento degli attuali gestori è di una vergogna sconcertante : meritano di esser odiati.

        • Le persone che lavorano per lo stato devono ricordarsi che lo stato e’ di tutti , e non solo di quelli che ci lavorano a vita tramite un puerile concorso

          • Nikolaus Suck says:

            Infatti quelli che ci lavorano non lo fanno per se stessi e per il proprio tornaconto, ma come dipendenti e impiegati “nell’interesse esclusivo della Nazione”, e per questo hanno passato il “puerile concorso”. Studia un pochino.

            • Tu invece avresti bisogno di avere sottomano un paio di statistiche, ma una sola basterebbe: confronta i giorni di malattia totalizzati in un anno dai dipendenti pubblici e quelli messi insieme dai lavoratori autonomi te compreso. Poi dimmi chi fa l’interesse della nazione.
              Tito Boeri economista degno di massima stima, non a caso osteggiato da tutte le parti politiche in qualità di presidente inps usava definire la produttività del pubblico impiego uno scandalo.
              Lo sapevi Suck che i posti in posta e nelle ferrovie ancora nel 2022 spesso si tramandano di padre in figlio? E lo stesso non poche volte accade anche nelle facoltà universitarie e nei reparti ospedalieri.
              Chi fa l’interesse della nazione? I parassiti? I raccomandati? I mantenuti?
              (Senza offesa per chi il proprio pubblico impiego lo svolge con onestà e dedizione)

            • … interesse esclusivo della Nazione, (sic!) ma prova a dare una sbirciatina alla cartina geografica dei 27 Paesi membri, e dicci se la BOLCKSTEIN sta facendo l’interesse della Nazione Italia. Pretendendo le gare. CAPRONI CAPRONI CAPRONI

        • Ha ragione Andrea. Ci riconosca quanto ci è dovuto e poi si accomodi, le concessioni italiane sono a sua disposizione. Non ha che l’imbarazzo della scelta. Arrivare a dire che meritiamo di essere odiati solo perché siamo balneari e abbiamo fatto quello che la legge Ci ha permesso di fare lo trovo veramente aberrante. Mi vergogno per lei.

      • le aziende di tutti i settori, la concorrenza se la fanno senza che la proprietà cambi di mano
        se deve cambiare il concessionario, poi si compri la mia azienda visto che non posso delocalizzata.
        Qui però iniziano le grane, infatti si parla di portafoglio, quello che si vorrebbe pieno con reddito di cittadinanza o furo di aziende altrui

  9. Nikolaus Suck says:

    Interessante. Il Presidente Pasca ritiene di dissentire dal Consiglio di Stato, e come giurisprudenza a favore e giustificativa di tale dissenso, oltre ad una singola sentenza del Consiglio di Stato del 2012 ampiamente superata da tutte quelle successive della stessa Sezione cita…se stesso!
    Io però terrei fermo che anche il TAR Lecce “ritiene l’applicabilità dell’articolo 12 della direttiva in questione alle concessioni demaniali marittime” e conferma che vi sono sia “chiaro conflitto delle leggi nazionali dispositive di proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime con la direttiva 2006/123 (articolo 12), oltre che con l’articolo 49 del Trattato”, che “l’evidente inadempimento dello Stato Italiano rispetto agli obblighi derivanti dall’adesione al trattato”.
    Già solo per questo, non si capisce perché i balneari che su tutto ciò ancora provano a sostenere l’esatto contrario lo considerino il loro eroe.
    Per il resto, nell’attesa di quel paio di anni che ci vorranno (ma nel frattempo lo Stato è tenuto ad attuare la direttiva, ritenuta applicabile e da attuare anche da parte del TAR Lecce, e non può prendere altro tempo), mi appunto una mia ipotesi personale di risposta ai quesiti, poi vedremo:
    Quesito 1 La Corte si è già pronunciata e la questione è già risolta;
    Quesito 2 La Corte si è già pronunciata;
    Quesito 3 La Corte si è già pronunciata;
    Quesito 4 Sarà risolto in base al quesito 1, errore di presupposto;
    Quesito 5 La Corte si è già pronunciata;
    Quesito 6 La risposta è in atti e nella stessa direttiva;
    Quesito 7 La Corte non ha competenza, irrilevante per la decisione del caso specifico;
    Quesito 8 La Corte non ha competenza, irrilevante per la decisione del caso specifico;
    Quesito 9 Irrilevante per la decisione del caso specifico.
    Ovviamente sono solo ipotesi, lieto di essere smentito.

    • Che poveraccio suck a elargire queste perle giuridiche per qualche spicciolo o addirittura gratis…in ogni caso nessun balneare mollera,mi dispiace per te.Puoi continuare con i tuoi pipponi giuridici quanto vuoi,ma come tu sei convinto della tua posizione che vacilla,noi difenderemo la nostra fino alla fine. Buona estate avvocato.

  10. Ehi Suck….mi sembri un po’ nervoso
    Ti dico io cosa accadra: ?
    Si faranno le aste ma non a breve con parametri che avvantaggeranno il concessionario uscente
    E quando sara’ tu insieme al compagno carlo e compagnia a 5 stelle passerete intere estati a rosicare sui guadagni dei balneari
    Fatevi una famiglia sempre se qualcuno vi vuole accanto ma ne dubito

    • Nikolaus Suck says:

      Ora che ho l’opinione di qualunque sto più tranquillo. Vedremo… rosica male chi rosica ultimo. Saluti dalla famiglia.

  11. leggere di italiani contro italiani è davvero triste sono balneare da molto tempo speravo di arrivare alla pensione con questo lavoro ma dei burocrati che di mareggiate trombe d’aria non sanno nulla pontificano sul mio lavoro. quando ti trovi nel bel mezzo di un evento naturale estremo non sai quante attrezzature salverai e se la vita ti verrà risparmiata ho pena per quelli che giudicano il prossimo senza aver mai svolto un lavoro così duro e rischioso

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