Attualità

Spiagge a gara senza valore aziendale, la bozza definitiva della riforma Draghi

Dalla proposta di riordino delle concessioni, l'indennizzo è stato ridotto solo ai beni immobili non ancora ammortizzati. Furiose le associazioni di categoria.

È ufficiale: la proposta di riforma delle concessioni balneari redatta dal governo Draghi non contiene il riconoscimento dell’intero valore commerciale a titolo di indennizzo per i gestori uscenti. Sono dunque confermate le indiscrezioni pubblicate ieri da Mondo Balneare: dalla bozza approvata all’unanimità dal consiglio dei ministri lo scorso 15 febbraio è stato eliminato l’obbligo, per i futuri vincitori delle gare sulle concessioni di spiaggia, di compensare i precedenti titolari del valore di tutti i beni materiali e immateriali; e nell’emendamento al decreto concorrenza trasmesso ieri al parlamento è stato lasciato solo un generico riconoscimento «del mancato ammortamento degli investimenti realizzati nel corso del rapporto concessorio e autorizzati dall’ente concedente e della perdita dell’avviamento», che però non soddisfa affatto le associazioni di categoria.

La settimana scorsa il presidente del consiglio Mario Draghi aveva presentato una bozza per il riordino della gestione delle concessioni demaniali marittime, necessaria dopo che il Consiglio di Stato lo scorso novembre ha annullato la proroga al 2033 e imposto la riassegnazione delle spiagge tramite gare entro due anni. La proposta di Draghi voleva imporre le evidenze pubbliche senza alcuna tutela per gli attuali concessionari, nonostante abbiano investito sulla base di un orizzonte temporale più lungo previsto dalla legge italiana (la 145/2018, che aveva disposto l’estensione dei titoli di quindici anni, poi cancellato da un giorno all’altro). In seguito, la mediazione delle forze di maggioranza e delle associazioni di categoria era riuscita a far modificare il testo inserendo alcuni elementi a favore di chi finora ha gestito bene le spiagge italiane, tra cui l’obbligo, per l’eventuale concessionario subentrante, di riconoscere a quello uscente un indennizzo pari all’intero valore aziendale calcolato sui beni materiali e immateriali. Tuttavia, è bastata una dichiarazione della portavoce della Commissione europea al mercato interno Sonya Gospodinova – che ha espresso perplessità sui vantaggi concessi agli attuali concessionari – per portare il sottosegretario alla presidenza del consiglio Roberto Garofoli, autore e firmatario della bozza di legge, a limare il testo limitando l’indennizzo solo ai beni immobili non ammortizzati e a un non meglio precisato avviamento. All’apparenza si tratta solo di una sfumatura, ma in realtà la differenza è molto profonda: obbligare gli eventuali nuovi concessionari a retribuire i precedenti gestori di tutti i beni materiali e immateriali significa infatti determinare il calcolo di ingenti indennizzi basati sul valore aggiunto creato dalle imprese balneari sulle concessioni demaniali, mentre limitare il tutto ai soli investimenti non ammortizzati ridurrebbe di molto l’entità della buonuscita in caso di passaggio del titolo.

Le uniche speranze, al momento, sono riposte nel parlamento che potrebbe ripristinare un riferimento più completo dell’indennizzo prima di approvare la legge delega, oppure nel successivo decreto attuativo che potrebbe precisare meglio il concetto di “valore aziendale” inserendo di nuovo il concetto depennato. Sono invece al momento confermati gli altri elementi premianti per gli attuali concessionari in fase di evidenza pubblica, ovvero il riconoscimento dell’esperienza professionale e il privilegio per chi negli ultimi cinque anni ha avuto lo stabilimento balneare come unica fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare.

Il comportamento della presidenza del consiglio, peraltro, non è stato affatto trasparente: nonostante il consiglio dei ministri avesse approvato la proposta all’unanimità, la mano del sottosegretario Garofalo si sarebbe permessa di apportare successive modifiche di propria iniziativa e senza un ulteriore passaggio sul tavolo di confronto. E cosa ancora più grave, il parlamento ha ricevuto solo all’ultimo la versione definitiva dell’emendamento governativo, mentre pare che enti come l’Agcm ne fossero in possesso già da alcuni giorni: un’anomalia democratica che ha scatenato un incidente alle recenti audizioni in Senato sul ddl concorrenza, come testimonia questo eclatante video con tanto di reazione furiosa del senatore leghista Paolo Ripamonti.

Il testo definitivo dell’emendamento

Nonostante le tensioni interne alla maggioranza sul tema e le priorità internazionali come la guerra in Ucraina, la presidenza del consiglio ha comunque depositato in parlamento la versione definitiva della bozza di riforma delle concessioni demaniali marittime, che è possibile scaricare in pdf ». Le camere dovranno dunque votare questa proposta, con la facoltà di modificarla in meglio o in peggio.

I commenti dei politici e delle associazioni di categoria

In una nota congiunta, i presidenti di Sib-Confcommercio Antonio Capacchione e di Fiba-Confesercenti Maurizio Rustignoli esprimono profonda delusione: «Apprendiamo, purtroppo, dall’emendamento ufficiale che è stato depositato in parlamento, che non è stato recepito nulla di quanto richiesto con insistenza dal comparto balneare per aprire un percorso riformatore. Siamo assolutamente sconcertati e preoccupati. È incomprensibile che, dopo il confronto con le forze politiche, le nostre richieste non siano state minimamente prese in considerazione da parte della segreteria del premier Mario Draghi. Sparisce, rispetto alle bozze precedenti, persino il riconoscimento del valore commerciale delle aziende. Un emendamento assolutamente riduttivo e inadeguato per il sistema turistico e balneare italiano, che danneggia e mortifica la piccola e media impresa. Per questo chiediamo che il parlamento intervenga per modificare in modo sostanziale l’emendamento. Ci auguriamo l’apertura di un percorso riformatore strutturale che intervenga su tutta la materia complessa del demanio marittimo e non si limiti alle sole evidenze pubbliche. Serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutti: ognuno faccia la propria parte, noi siamo pronti a collaborare per arrivare a un provvedimento migliore e più equilibrato, senza perdere ulteriore tempo. Quello che leggiamo ci lascia assolutamente amareggiati. La categoria – per quello che riguarda Sib e Fiba – ovviamente è in mobilitazione da subito. Ci riserviamo di valutare nei prossimi giorni con i nostri organi direttivi le forme di protesta adeguate a questa situazione veramente difficile».

Ancora più dura la condanna di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Questo è il frutto di quanto partorito da Palazzo Chigi che distrugge, se i contenuti saranno mantenuti in questi termini, il sistema dei concessionari marittimi ai fini turistico-ricreativi (stabilimenti balneari, campeggi, ormeggi, porti turistici e tutte quelle attività turistiche che insistono su una concessione). Questa pagina nera della nostra storia, lo voglio sottolineare, non è stata scritta con la nostra organizzazione: infatti Assobalneari Italia non ha condiviso nulla su quanto presentato, al contrario di altre organizzazioni che hanno invece fornito l’alibi al governo del percorso condiviso, consentendo tutto questo. Ognuno oggi si deve assumere le proprie responsabilità, e soprattutto i balneari italiani queste cose le devono sapere e valutare. Assobalneari ha finora fatto le barricate e continuerà a farle, ricorrendo a tutte le azioni possibili per contrastare questo disegno vergognoso. Anche oggi ho avuto un confronto duro con il ministro al turismo Massimo Garavaglia, in occasione dì un direttivo di Federturismo dove, alle nostre argomentazioni ferme e motivate giuridicamente, il ministro ha risposto con argomenti insignificanti sottraendosi al confronto sui temi e spostando gli argomenti del contendere su banalità, ridicolizzando punti importanti quali la mappatura e la conseguente corretta applicazione della direttiva. Questo è lo scenario in cui oggi ci troviamo. Assobalneari continuerà la sua azione rivendicando i diritti delle imprese balneari italiane promuovendo ogni tipo di azione politica, giuridica e di protesta a tutti i livelli, perché tutto ciò è inaccettabile».

Da parte della politica nazionale, invece, l’unico a criticare la mossa del governo è il deputato del Partito democratico Umberto Buratti: «Esprimo il mio personale rammarico per la scelta compiuta dal governo con l’emendamento depositato al decreto concorrenza in materia di concessioni demaniali marittime. So bene che il momento è assai drammatico a causa dell’invasione della Russia in Ucraina, con tutte le conseguenze drammatiche che ha e avrà nella vita di tante persone sulla sicurezza e l’economia globale; tuttavia non posso evitare di segnalare che in riferimento alla riforma del demanio marittimo è necessario riconoscere i legittimi diritti dei concessionari attualmente operanti con la salvaguardia del valore aziendale e degli investimenti fatti. Prendo atto del comunicato di Sib e Fiba, che considero condivisibile nel merito: eliminando dal testo il riferimento al valore dell’azienda si rischia di mettere in ginocchio un intero settore costituito da migliaia di persone e di famiglie, oltre che compromettere la ripresa economica già messa in pericolo dalla crisi. Il diritto europeo prevede la concorrenza, ma anche la tutela dei diritti fondamentali. Mi auguro che nel corso del suo iter parlamentare il testo sia modificato, altrimenti ci saranno solo contenziosi infiniti. Sono il primo a credere che sia necessaria una riforma organica del settore, ma quello che sta accadendo rischia solo di affossare un comparto strategico per la nostra economia. Ora il parlamento dovrà far sentire la sua voce».

Dalla Regione Emilia-Romagna arriva inoltre la condanna dell’assessore al turismo Andrea Corsini: «Una decisione incomprensibile. Togliere il valore aziendale di impresa tra i criteri delle future procedure di assegnazione e di indennizzo delle concessioni balneari è un grave passo indietro e un danno per tutte le imprese dell’Emilia-Romagna che in questi anni hanno dato qualificati servizi ai turisti e hanno contribuito alla cura del nostro litorale. Il parlamento deve correggere. Il valore aziendale non è un privilegio, bensì il giusto riconoscimento che merita chi ha fatto investimenti e deve essere tutelato anche con indennizzi, come avviene peraltro per altre attività economiche. Abbiamo detto e ribadiamo che la direttiva Bolkestein vada applicata, ma sulla base di criteri che avevamo indicato nel nostro documento – condiviso con i Comuni costieri e le associazioni di categoria – e che sembrava fossero stati in gran parte recepiti all’interno della riforma licenziata dal consiglio dei ministri nei giorni scorsi. È necessario che questi criteri siano presenti e che nell’iter di approvazione parlamentare della legge vengano coinvolte le Regioni per rispettare le specificità dei territori. Solo così potremo avere una legge applicabile e giusta che contemperi la concorrenza e la tutela delle piccole imprese e del lavoro».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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