Attualità

Riforma spiagge, governo al lavoro su periodo transitorio fino al 2025

Il ministro Garavaglia: "Impossibile fare le gare in un anno"

Il governo sta lavorando sulla definizione di un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2025 prima di riassegnare le concessioni balneari tramite gare pubbliche. Lo ha annunciato il ministro del turismo Massimo Garavaglia, nel corso di un recente incontro pubblico a Riccione. «Entro fine anno verranno fatti i decreti», ha precisato Garavaglia. «Ma avere un solo anno per completare le procedure, in tutti i Comuni italiani, relative alle manifestazioni di interesse per le concessioni balneari, diventa complicato. Dunque ritengo ragionevole un periodo transitorio di due anni e penso che questa sia una modifica al decreto concorrenza che non incontrerà ostacoli. Allo stesso modo penso che non ci siano problemi nel considerare gli indennizzi per il valore aziendale delle imprese».

A novembre 2021, con una sentenza dell’adunanza plenaria, il Consiglio di Stato ha annullato la proroga al 2033 delle concessioni balneari disposta dalla legge 145/2018, poiché ritenuta in contrasto col diritto europeo (e in particolare con la direttiva Bolkestein) che vieta proroghe automatiche e generalizzate sulle concessioni pubbliche come quelle di spiaggia. Per evitare la decadenza immediata di tutti i titoli in essere e per dare tempo al legislatore di lavorare a un nuovo impianto normativo, Palazzo Spada ha stabilito che le concessioni debbano restare valide fino al 31 dicembre 2023.

Per tentare di risolvere la situazione, lo scorso febbraio il consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità un emendamento al disegno di legge sulla concorrenza che introdurrebbe le gare pubbliche già a partire del prossimo anno, ma la proposta è stata criticata da Regioni e Comuni: tenendo conto che il ddl sarebbe approvato a giugno e che sarebbe necessario un ulteriore decreto attuativo da varare entro dicembre, gli enti locali dovrebbero espletare migliaia di bandi in meno di un anno, che è un arco di tempo giudicato insufficiente per la complessità delle procedure. Di qui le ragioni per cui si sta ragionando su un periodo più lungo, che pare il governo voglia andare a negoziare con l’Unione europea già nei prossimi giorni. Infatti non è ancora chiaro come l’esecutivo intenda giustificare un’altra sorta di proroga automatica e generalizzata, dal momento che questo meccanismo è stato bandito sia dalla Corte di giustizia europea (con la sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016) che dalla recente pronuncia di Palazzo Spada.

Un altro tema su cui al momento si sta lavorando nella X commissione del Senato, attualmente alle prese con l’esame del ddl concorrenza, è poi quello degli indennizzi: gli imprenditori che hanno investito sulla base della scadenza al 2033, poi annullata, chiedono infatti che in caso di passaggio di mano della concessione, l’eventuale subentrante riconosca economicamente l’intero valore aziendale dell’impresa privata. Ma definire dei criteri oggettivi per calcolarlo non è un lavoro facile, oltre al fatto che la Commissione europea ha più volte espresso perplessità su questo meccanismo, giudicandolo una forma indebita di vantaggio per i concessionari uscenti. Anche su questo tema, insomma, non è ancora detta l’ultima parola.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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