Fiba-Confesercenti Sib-Confcommercio

Riforma spiagge, Sib-Fiba: “È tempo di responsabilità, non di slogan”

L'appello delle due associazioni in vista del riordino delle concessioni balneari a cui sta lavorando il governo Draghi

CARRARA – È un appello alla «responsabilità» e alla «ragionevolezza» quello giunto questa mattina dall’assemblea organizzata da Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti alla fiera Balnearia di Carrara. Mentre ieri Assobalneari-Confindustria, Cna Balneari e Base balneare hanno proclamato il rifiuto totale di qualsiasi forma di gara pubblica per riassegnare le concessioni di spiaggia, respingendo in toto la proposta di riforma del governo Draghi che sarà discussa la prossima settimana in Senato, Sib e Fiba intendono «respingere gli slogan semplicistici» e confrontarsi a partire da quel disegno di legge, con l’intento di migliorarlo negli aspetti ritenuti insoddisfacenti. Primo fra tutti il riconoscimento del valore aziendale, che le due associazioni chiedono venga calcolato sui beni materiali e immateriali e non solo sugli investimenti non ancora ammortizzati, come invece propone la riforma Draghi. Per questo Sib e Fiba hanno convocato una grande manifestazione di piazza a Roma il prossimo 10 marzo alle ore 11, che ha ricevuto il sostegno di sindaci, governatori regionali e altre associazioni di categoria.

«Le chiacchiere non sono più tollerabili», ha esordito il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione. «Stiamo vivendo il problema dell’incertezza sul futuro delle nostre aziende da ben dodici anni, e se dopo tutto questo tempo c’è ancora qualcuno che pensa di risolvere la situazione con i soliti slogan del “no alle aste” e “no alla Bolkestein”, si sbaglia di grosso perché non ci hanno portato e non ci porteranno da nessuna parte. Migliaia di imprese balneari sono oggi esposte al rischio di sequestri e di gare immediate senza alcuna forma di tutela: per questo la politica smetta di riempirci di chiacchiere e cominci ad agire con i fatti. Questo è il momento di essere propositivi e realisti: nessun balneare vuole perdere la propria azienda, ma purtroppo oggi non siamo nelle condizioni giuste per chiedere l’esclusione dalle gare. Occorre piuttosto migliorare la proposta di riforma del governo, che riteniamo inaccettabile: per questo il 10 marzo a Roma dobbiamo essere in tanti a chiedere un’adeguata disciplina transitoria al fine di regolamentare le diverse situazioni che esistono sul demanio e per pretendere il diritto alla proprietà aziendale, al riconoscimento dei beni materiali e immateriali e al legittimo affidamento».

Sulla stessa onda il presidente di Fiba-Confesercenti Maurizio Rustignoli: «Il 10 marzo faremo capire alla politica che noi balneari non stiamo pretendendo di mantenere alcun privilegio, ma anche che non accettiamo l’esproprio delle nostre aziende. Chiedere di cestinare del tutto la proposta di riforma del governo è tuttavia un errore da stupidi: occorre invece trattare con responsabilità a partire da quella base per migliorarla a nostro favore. Solo così potremo lavorare su un percorso che tuteli le nostre aziende nel breve-medio periodo, per poi avere più tempo e condizioni più favorevoli al fine di ottenere la certezza definitiva per le nostre aziende».

Sull’impossibilità di rispettare i tempi dettati dalla recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha annullato la proroga delle concessioni al 2033 e imposto di riassegnarle tramite gare pubbliche entro la fine del 2023, si è espressa anche la responsabile al demanio di Anci Toscana Sandra Scarpellini: «La pronuncia di Palazzo Spada, oltre a invadere le prerogative del parlamento, ha dettato dei tempi obiettivamente impossibili per noi Comuni che dovremo occuparci di espletare migliaia di gare. Non solo per la mancanza di funzionari, ma anche perché definire i criteri delle evidenze pubbliche significa cambiare il futuro sia delle aziende sia di interi territori turistici che si sono costruiti su questo modello. Occorre pertanto prendersi più tempo per attuare la riforma, mantenendo l’attuale modello di piccole e medie imprese e tenendo fuori le possibili infiltrazioni mafiose».

In rappresentanza della politica nazionale sono intervenuti Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia), Piero De Luca e Umberto Buratti (Partito democratico). Quest’ultimo ha raccolto l’appello alla responsabilità, citando il motto di Einaudi «conoscere per deliberare» e ricordando che «anche se si escludessero le spiagge dalla direttiva Bolkestein, resterebbe il Trattato fondativo dell’Unione europea a imporre le gare delle concessioni balneari. Nessun parlamentare vuole distruggere un comparto che funziona e che rappresenta un’eccellenza nel mondo, sarebbe una follia, ma dobbiamo agire con serietà e prendendoci un tempo adeguato: farlo entro il 2023 è impossibile». Per questo, ha aggiunto De Luca, «il Partito democratico lavorerà per dare certezze al settore balneare conciliando l’esigenza di un’apertura alla concorrenza con i diritti degli attuali imprenditori, a partire dal riconoscimento del valore aziendale sui beni materiali e immateriali, della professionalità in fase di gara e della tutela dei lavoratori occupati nel settore».

Da parte di Fratelli d’Italia, invece, Zucconi ha ribadito la totale contrarietà al provvedimento governativo e ha condiviso gli ultimi aggiornamenti sul ricorso in Corte costituzionale che lo scorso gennaio il suo partito ha presentato contro la sentenza del Consiglio di Stato: «Stranamente la decisione è stata stranamente calendarizzata per luglio, mentre di solito non servono più di due mesi. Per questo, lunedì presenteremo una richiesta urgente di anticipare i tempi della discussione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
Seguilo sui social:
  1. Teo Romagnoli says:

    Ai sindacati dico che giovedì 10 sarò a Roma con voi ! Ma permettermi di dire che avete fallito in toto ! Settimane di trattative che hanno valso nel progetto di legge firmato ad unanimità dal consiglio dei ministri, però un segretario qualunque ha potuto spazzare via in 5 secondi. Ergo la linea è sbagliata !
    Ci vogliono fregare e voi predicate ancora moderazione…?? Un cacchio.. rivolteremo Roma e se il 14 ci infileranno nel 1000 proroghe torneremo a finire il lavoro..al grido: draghi, molla, tanto il governo crolla!

    • Massimiliano says:

      Siete voi che dovete mollare siete una lobby e spadroneggiate da decenni senza dare nulla allo Stato in yermini di sffitto del demanio e anche di tasse….L’unica cosa che fate è arruffianarvi i potenti

  2. Ma la multa che farà la Commissione europea se non faremo le gare senza riconoscimento del valore aziendale escludendo i gli investimenti non ancora ammortizzati le pagheranno i concessionari balneari. Io come cittadino mi rifiuto

    • Teo Romagnoli says:

      Ma paghi l’infrazione sulle autostrade dei Benetton che hanno fatto 43 morti e vinto cause con lo stato per 9 miliardi.. bravo..! Rovina famiglie. Noi siamo ottimi contribuenti volano del turismo e di investimenti nel territorio e custodi delle coste.

  3. Il principio è Non alle aste.
    Non si parli più in indennizzi ecc. Bisogna battersi per far passare che le vecchie connessione siano rinnovate automaticamente, invece, visto che le spiagge ancora libere sono tantissime, le nuove concessione vadano alle aste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.