Attualità

Balneari, Fratelli d’Italia presenta ricorso contro sentenze Consiglio di Stato

Il partito si opporrà in Corte costituzionale con l'accusa di "conflitto di attribuzione tra poteri dallo Stato" per la pronuncia che ha annullato la proroga delle concessioni al 2033 e imposto le gare entro due anni

I parlamentari di Fratelli d’Italia presenteranno una proposta di ricorso alla Corte costituzionale contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga al 2033 delle concessioni balneari e imposto le gare entro due anni. Il ricorso, messo a punto dal deputato Riccardo Zucconi insieme al pool di avvocati di Fratelli d’Italia con l’accusa di “conflitto di attribuzione tra poteri dallo Stato”, è stato presentato ieri nel corso di una conferenza stampa a Roma aperta dalla leader del partito Giorgia Meloni e trasmessa in diretta streaming.

«Negli ultimi anni ci siamo attivati per risolvere l’annosa vicenda delle concessioni balneari e questo ricorso è solo l’ultimo tassello del nostro lavoro», ha esordito la Meloni. «La sentenza del Consiglio di Stato è inaccettabile per metodo e per merito: il massimo organo di giustizia amministrativa è andato molto oltre le sue prerogative, arrivando a disapplicare una legge votata dal parlamento italiano e a stabilire la data ultima per la messa a gara delle concessioni, fissandola con un anticipo di dieci anni rispetto a quanto stabilito dalla legge 145/2018» (che aveva esteso la validità dei titoli fino al 2033, NdR).

«Non riteniamo accettabile che la giurisprudenza si sostituisca al legislatore», ha aggiunto la leader di Fratelli d’Italia. «In un paese normale sarebbe stato il governo a presentare questo ricorso, invece Draghi ha convocato in fretta e furia le associazioni di categoria per affermare che bisogna istituire le gare, con anche la scusa che sta arrivando una procedura di infrazione europea. Ciò dimostra che l’attuale governo non ha la volontà politica di salvare le migliaia di imprese balneari. Eppure, se si volesse farlo ci sarebbero tanti argomenti per aprire un contenzioso con l’Unione europea: la direttiva Bolkestein riguarda i servizi e non i beni come le spiagge, e soprattutto ammette deroghe se la risorsa non è scarsa. E l’Italia ha migliaia di chilometri di spiagge libere in cui applicare i principi di concorrenza senza toccare i titoli già in essere».

Anche il deputato Zucconi ha sottolineato che «la giustizia amministrativa ha invaso un campo che dovrebbe essere destinato al legislatore. La mappatura delle aree in concessione, prevista nel decreto concorrenza attualmente al Senato, sta sancendo il principio della scarsità di risorse, presupposto applicativo della Bolkestein. La sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato inoltre che la Bolkestein è autoapplicativa, privando così il parlamento di qualsiasi possibilità di influire su questa e sulle successive direttive. I concessionari attuali non avranno poi nessuna aspettativa degna di tutela, fissando indennizzi non precisi e generici. Queste direttive si inseriscono nel quadro di un uso smodato dei decreti legge che stanno esautorando il parlamento. Se a questa compressione della democrazia si aggiunge anche che importanti settori come questo vengono normati dalla giustizia, è chiaro che il ruolo delle camere e della democrazia popolare è del tutto snaturato. Con questo ricorso non vogliamo difendere dei privilegi, bensì il nostro interesse nazionale».

Sull’iniziativa di Fratelli d’Italia è giunto il plauso delle associazioni di categoria. Queste le parole di Antonio Capacchione, presidente del Sib-Confcommercio: «Apprezziamo il progetto di Fratelli d’Italia che ha deciso di sollevare davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione contro la sentenza del Consiglio di Stato riguardante le concessioni demaniali marittime. Avevamo chiesto da settimane, ai parlamentari e alle istituzioni rappresentative, un “atto di coraggio” e un “atto di orgoglio” a difesa delle prerogative del parlamento che sono state umiliate dal Consiglio di Stato, e il partito di Giorgia Meloni, a nostro avviso, ha finalmente e correttamente raccolto questa sollecitazione. È un fatto estremamente positivo che va non solo a difesa dei 30.000 imprenditori balneari italiani, ma soprattutto delle prerogative del parlamento e delle istituzioni rappresentative. Nel contempo non possiamo anche evidenziare che il Consiglio di Stato, in una sentenza depositata ieri, contraddice quanto affermato nell’adunanza plenaria in ordine alla proprietà aziendale e all’applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni vigenti anteriori al 2009: a conferma che la sentenza del Consiglio di Stato in adunanza plenaria è una sentenza assai discutibile e una brutta pagina della giurisprudenza amministrativa italiana. Per quanto ci riguarda, confermiamo che il Sib impugnerà la sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato davanti alla Corte di cassazione per eccesso di giurisdizione».

Così invece Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Assobalneari Italia accoglie con soddisfazione l’annuncio dato da Fratelli d’Italia di un ricorso alla Corte costituzionale per sollevare conflitto di attribuzione contro le ultime sentenze del Consiglio di Stato, denunciando l’iniquità delle stesse che vorrebbero sostituirsi all’azione legislativa. Anche noi avevamo auspicato che fosse il governo a intraprendere questa iniziativa, e ci fa piacere che sia stata raccolta da Fratelli d’Italia» (leggi le dichiarazioni complete di Licordari »).

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    • Sentenza del Consiglio di Stato n. 229/2022 che sinteticamente prevede l’inamissibilità della censura fondata “sul rilievo che l’automatismo della proroga/rinnovo sarebbe contrario all’art. 12 Direttiva 2006/123/CE e alla sentenza Corte di Giustizia, Sez. V, 14 luglio 2016, Promoimpresa S.r.l. e Melis, C-458/14 e C-67/15″ in quanto ” i canoni per cui è causa sono stati liquidati anteriormente al 28 dicembre 2009 e nel vigore dell’ultimo rinnovo disposto anteriormente alla medesima data. Oltretutto il rapporto concessorio s’è costituito in data anteriore alla scadenza del termine di trasposizione (d.28 dicembre 2009) della Direttiva Servizi 2006/123/CE, ed anche il rinnovo di cui alla concessione n. 1/2007 è stato disposto anteriormente a detto termine. Da cui l’inapplicabilità della Direttiva Servizi ai rapporti concessori sorti anteriormente al termine di trasposizione della stessa. […] E comunque, a seguito delle statuizioni di cui alle sentenze dell’adunanza plenaria di questo Consiglio, 9 novembre 2021, nn. 17 e 18, le concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative già in essere continuano a essere efficaci sino al 31 dicembre 2023″.
      Ciò detto, è più interessante un altro passaggio (già noto, peraltro): “il principio dell’accessione gratuita, fortemente penalizzante per il diritto dei superficiari e per gli investimenti, dovrebbe ritenersi riferito all’effettiva cessazione e non alla mera scadenza del rapporto concessorio, in relazione all’esigenza di assicurare che le opere “non amovibili”, destinate a restare sul territorio o ad essere rimosse con inevitabile distruzione, siano nella piena disponibilità dell’ente proprietario dell’area, ai fini di una sua corretta gestione per prevalenti finalità di interesse pubblico”.

      Insomma nulla di nuovo sotto il sole.

        • …già detto: “nulla di nuovo sotto il sole”… speriamo che non salti fuori un sapientone di quelli già noti in questo blog (quelli che non leggono o non capiscono le sentenze) che ci dica che l’art. 12 Direttiva 2006/123/CE e la sentenza Corte di Giustizia, Sez. V, 14 luglio 2016, Promoimpresa S.r.l. e Melis, C-458/14 e C-67/15, non si applicano alle Concessioni demaniali marittime.

        • Nikolaus Suck says:

          E’ già italiano. Tradotto in balneare, la sentenza si riferisce ai rinnovi automatici fatti prima del termine entro cui lo Stato doveva attuare la direttiva, e conferma che tutte le concessioni, senza distinzioni o “doppi binari”, perdono efficacia il 31.12.2023. Cose scontate insomma. Oltre, non va.

      • Senza una legge che traduce la sentenza in un dettato normativo stiamo sempre la punti di partenza. Lo volete capire che non può legiferare il consiglio di Stato? Il parlamento farà una nuova legge e da lì si partirà , e se c’è una mappatura si deve dare il tempo di farla, quindi che i bandi possono essere fatti da domani o fra un anno o due senza un intervento legislativo è pura utopia, nessun comune lo farebbe, nessuno.

            • Nikolaus Suck says:

              Dove si sarebbe “elevata a legislatore”?
              Ha solo limitato – LIMITATO – temporalmente gli effetti della propria decisione, i quali altrimenti sarebbero scattati da subito. Cosa che la Corte Costituzionale ammette, ed è andata a tutto vantaggio della categoria.
              Per il resto ha pedissequamente risposto ai quesiti posti e dettato i principi richiesti. Lo prevede la legge.

      • signor mistral quello che lei dice QUI noi non lo possiamo verificare perchè non siamo tecnici( AL CONTRARIO DI CHI OGGI HA AVUTO IL COMPITO DI LEGGERE E COMMENTERE LA SENTENZA DI IERI IN QUALITA DI TECNICI DI NOSTRA FIDUCIA COMPETENTI IN MATERIA)come lei e suck ( e comunque la vostra continua permanenza sul portale e il vostro accanimento verso la categorie del turismo non fa che confermare le mie ipotesi e di quellE DEI MIEI COLLEGHI che erano presenti il 28 dicembre alla manifestazione A ROMA DAVANTI AL MISE riguardo ad un vostro coinvolgimento diretto nella questione e non per studi) ma dato la vostra non propositività su nessun argomento che viene posto in essere il dubbio permane eccome . sembrate delle sentinelle PAGATE e noi sappiamo da chi .poi se a sollevare tale dubbio sono giudici emeriti della corte costituzionale ED UN POOL DI AVVOCATI/GIURISTI COMPETENTI IN MATERIA permetta che abbia DEI DUBBI? prova ne è la vostra presenza in massa oggi più che mai a ” smontare la sentenza di ieri della VI SEZIONE DEL cds. come mai se siete talmente sicuri che non c è credibilità in questa sentenza e nessun tipo di aiuto per noi ?MA IL CDS NON E QUELLO CHE VOI DIFENDETE A SPADA TRATTA ?ALLORA SE VA NELLA VOSTRA DIREZIONE VA BENE SE INVECE CAMBIA STRADA ……. forse non vi è chiaro che chi deciderà delle nostre sorti non siete voi o il cds ma la politica . chi legifera è lo stato non voi e se lo stato decide di aiutare ” LE CATEGORIE DEL TURISMO” FATEVENE UNA RAGIONE. IO NON VI RINGRAZIO PROPRIO PER NIENTE PERCHE VOI NON AVETE DATO NESSUN SUPPORTO ALLA CATEGORIA TRANNE SOLO QUELLO DI CONTESTARE E MAI DI RENDERE PROPOSITIVO ALCUN VOSTRO INERVENTO……LE PERSONE CHE CON IL LORO SAPERE COMPIONO ATTI AD AIUTARE GLI ALTRI NON RISIEDONO NEL VOSTRO DNA. VI RAMMENTO CHE LA NOSTRA MANIFESTAZIONE è STATO FERMATA PERCHE SI è APERTO UN TAVOLO DI CONFRONTOALTRIMENTI LO SAPETE COSA SAREBBE SUCCESSO?

        • Nikolaus Suck says:

          Io invece ti ringrazio e devo ringraziarti eccome ernesto/antonio, sei una certezza e le risate che mi fai fare ogni volta mi ripagano dell’impegno per rispondere a chi il cervello lo usa. L’invito per il caffé è sempre valido!

        • Boh… non è che abbia capito molto… comunque la ringrazio per avermi dato tutta questa importanza. Io ho solo letto la sentenza, che peraltro è abbastanza breve, e ho riportato i punti salienti. Per me il Consiglio di Stato può dire quello che vuole e la sua linea (in particolare quella della VI Sezione) è molto coerente da anni. Anche l’ultima sentenza è perfettamente in linea come le altre, perciò non ho alcuna critica da muovere, ho solo constatato che non c’è nessuna novità rispetto al passato e che l’ultimo articolo a proposito della sentenza del TAR Lazio era completamente sbagliato, perciò mettevo in guardia i vostri consiglieri a non ripetere l’errore. Basta leggere prima di scrivere.
          Quanto alla mancanza di proposte, non credo che possa rivolgersi a me. Ho fatto delle proposte alle quali hanno risposto solo in tre e lei non era tra questi. Io continuo ad aspettare proposte per superare il guado, tutte le ipotesi che lei tira fuori ogni tanto (rivolte, sollevazioni popolari, barricate a difesa della concessione, ecc.), non aiutano nessuno.

  1. I detrattori non lo vogliono capire, distruggere un comparto che va bene è follia giuridica europea. Finalmente anche i leader di partiti iniziano a capire l’importanza e la gravità delle sentenze per la nostra economia turistica. Fratelli d’Italia farà sicuramente parte del prossimo esecutivo ecco perché questa iniziativa ha una valenza doppia. Non si può sottostare ad ogni dictat europeo, sul punto bisogna essere irremovibili, la balneazione attrezzata Italiana è unica al mondo e non può essere oggetto di principi demenziali autolesionisti. La questione è politica, solo politica.

  2. Mi permetto postare con un copia-incolla, un mio commento di ieri, su questo stesso portale, in risposta a un detrattore dei balneari e dei suoi sostenitori:
    Renzo 13 Gennaio 2022 alle 23:25 Ormai la volgarità, figlia della stupidità di alcuni detrattori dei concessionari e dei loro sostenitori, supera ogni limite. Giorgia Meloni, per quanti non lo hanno ancora capito, sarà presto alla guida di questo Paese ormai allo sfascio, che non riesce nemmeno a far rispettare le proprie leggi, quindi, il suo popolo e la stessa costituzione, demandando la responsabilità ai Giudici. Gli italiani non sono stupidi, e le previsioni di voto, sono significativi. Gli stessi giornalisti “allineati” al potere, hanno “dribblato” (sapendo di essere in torto) la conferenza stampa di FRATELLI D’ITALIA con domande inopportune e fuori luogo, sorvolando sui motivi della stessa conferenza, devono farsene una ragione! Fonte: MondoBalneare.com

    • Abbi pazienza Renzo io come pro-aste perché dovrei votare la Meloni?…come puoi pensare che i balneari siano la maggioranza degli italiani per cui la Meloni vincerà le elezioni?..io posso votarla solo se promette più Pilu per tutti altrimenti credo voterò il partito di Carlo che mi sembra altrettanto convincente.

      • Diario, la RAGGI ne è un esempio, una pro-aste per antonomasia, convinta come te, aveva persino fatto le gare che tutti sappiamo come è andata a finire. Ora, oltre a non essere più sindaca, hanno anche annullato il suo obbrobrio. Cerca di riflettere un attimo prima di scrivere!

  3. …perfetto, così la Corte Costituzionale (fra un anno) dirà (forse) che il Consiglio di Stato non poteva dire nulla sulla miniproroga e le Concessioni che oggi restano in piedi grazie all’art. 103 del D.L. 18/2020, scaduti i 90 giorni dalla fine dello Stato di Emergenza (che Fratelli d’Italia non vede l’ora di far cessare) diventeranno “tamquam non esset” con effetto retroattivo e se nel frattempo non si saranno fatte le gare tutti gli stabilimenti potranno essere sequestrati. Ottimo (ironico)! Veramente il modo migliore per passare il guado!
    Spero ancora una volta in una levata di scudi da parte dei Veri Balneari (con la V e la B maiuscola) contro queste iniziative devastanti finalizzate solo a raccogliere voti. Se non alzate la voce e dite a chiare lettere che non volete intrusioni da parte di questi personaggi si va tutti a fondo.

    • Sisi sequestreranno tutti gli stabilimenti, ma in che mondo vivente , per cortesia, ci sarà una legge di riordino con le gare ma nn per tutti, anzi per pochi . Punto.

  4. Nikolaus Suck says:

    Ha ragione Carlo, questo è un circo. Ogni giorno un’attrazione e una risata. Oggi abbiamo un partito che pensa di poter sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Meraviglioso.
    Peccato che i conflitti possano essere sollevati solo dai poteri dello Stato e tra di loro, e che un partito oltre a non avere tale interesse non ha nemmeno legittimazione perché è solo un’associazione privata. Ridicolo.
    Ma d’altronde il loro lavoro è solo raccattare voti, in qualunque modo, dai boccaloni che pensano di venire “tutelati”.

    • Anche io mi sono posto lo stesso problema. Infatti ho chiesto a gente più preparata di me se fosse possibile proporre, da parte di un partito politico che altro non è che un’associazione culturale con finalità politica, un ricorso alla Corte Costituzionale.
      Certo è che un’azione giuridica sposta il tiro dalle parole “ai fatti”. E adesso dovranno uscire allo scoperto tutti quelli che a parole sono i partiti e i politici amici dei balneari, ma nei fatti non hanno mai fatto nulla se non parole

      • Nikolaus Suck says:

        No non lo possono fare, sono le basi del diritto costituzionale più elementare (sezione “guarentigie”). E anche se potessero, perderebbero e male. Ma intanto fanno rumore e caciara, e la gente tutta contenta li vota, del resto chi se ne frega.

    • Mi sento di spezzare una lancia in favore della Meloni, ma solo rispetto a ciò che intendeva dire (non certo per l’iniziativa che ho già biasimato e stigmatizzato). Loro sono dei parlamentari che, di norma, hanno adeguato e livellato (veramente in basso) il loro linguaggio al pari di chi li ascolta: per farsi capire ha detto che presenterà un ricorso alla Corte costituzionale (non so se ha usato l’indicativo presente o il futuro, ma non cambia molto), intendendo dire in realtà che cercherà di far votare al Parlamento (non so quando visto che per un po’ le attività sono sospese) il ricorso. Come farà non ne ho idea, essendo solissima in minoranza e affermando tutto e il contrario di tutto.
      Il vero problema è che i parlamentari sono il c.d. “legislatore”, cioè il soggetto che fornisce le norme al giurista. Ma vi immaginate personaggi come questi che (come spera Renzo) che diventano fonti del diritto!!! Come scriveranno le leggi… così come parlano oggi? Chi spiegherà a questi che il parlamento può legiferare solo nel proprio ambito di competenza e che una parte della sovranità è stata trasferita ad organismi sovranazionali? Ma se non lo capiranno, cosa faranno? Credo sia questa la domanda più inquietante!

    • Il circo è che vogliono distruggere un settore e creare problemi un sacco di persone….credi che qualcuno non si attaccherà a una corda….non siamo tutti uguali…SUCK

  5. Suck e Mistral,Internet e’ un grandioso strumento di democrazia e di approfondimento.

    L approfondimento ( in questo caso giuridico) non e’ di competenza di tutti e quindi del popolo.

    Tuttavia in questo caso, i temi sono talmente grossolani,(quelli ri- trattati dalle associazioni )che il concessionario non dotato di tali strumenti , dovrebbe comprendere che le iniziative di tali partiti e sindacati sono contro i loro stessi interrssi.

    Ed invece niente, applaudono,battono le ma i, come le foche al circo.

    Evidentementw sono talmente pieni di faknews che e non riescono o non vogliono comprendere i piu primitivi concetti giuridici:
    scarsita di risorse, interesse trasfontaliero, Spagna ecc,esproprio aziendale,ripartizione dei poteri dello stato.

    Ps. Patroni Griffi e’ stato nomimato giudice cistituzionale.

  6. non sapevo che un associazione privata denominata “Fratelli D’italia ” possa sollevare un conflitto di compeenza davanti alla corte costituzionale le motivazione sono ridicole IL CDS non ha cassato nessuna legge del parlamento la “145/2018” semplicemente tra una direttiva comunitaria e una legge dello stato prevale quest’ultima cosa non si fa per raccatare due voti. Sarei conteno se il Senato o la Camera sollevassero realmente il conflitto di competenza rispetto alle note sentenze dell’adunanza plenaria del CDS così probabilmente viene annullata anche la mitigazione degli effetti della fine del periodo concessorio “cosidetta proroga” al 2023. Comunque se non verrà sollevato il conflitto davanti alla consulta il medesimo risultato arriverà temo dalla sentenza della Corte di Cassazione sulla richiesta di dissequestro dei bagni Liggia

  7. Il conflitto di attribuzione tra poteri dello stato verrà presentato da FDI non nella sua qualità di partito politico, ma da i suoi parlamentari di camera e senato, in quanto facenti parte dell’unico organo legislativo costituzionalmente deputato a legiferare e quindi dotati di legittimazione attiva. Nessuno potrà negare che la sentenza in seduta plenaria del CDS è andata molto oltre le sue attribuzioni, esautorando il parlamento dei suoi poteri costituzionalmente garantiti. Grazie FDI e Giorgia Meloni. L’Italia ha bisogno di una classe politica che abbia effettivamente a cuore gli interessi nazionali.

    • Nikolaus Suck says:

      Neanche i parlamentari possono farlo. Il parlamentare non è un potere dello Stato. Lo è solo il parlamento nel suo insieme. E voglio proprio vedere i due rami del parlamento, quello attuale poi,
      deliberare un conflitto di attribuzione per fare un favore ai balneari. Come no.
      La sentenza non è andata oltre in nulla, ha risposto ai quesiti posti dal presidente e dettato i relativi principi di diritto così come richiesto, e previsto dall’art. 99 del d.lgs. 104/2010 (c.p.a.).
      Si può discutere sul termine del 31.12.2023. Secondo me e non solo, non è legislativo e non invade nulla, non è un termine di validità ma solo una limitazione degli effetti della sentenza, che è prevista e ammessa dalla Corte Costituzionale.
      Ma, soprattutto, è un regalo a favore della categoria. Ove mai venisse annullato o cassato, il risultato sarebbe che la sentenza resta ferma per il resto e le concessioni sono da considerarsi decadute e tamquam non essent da subito. Se questo è avere “a cuore gli interessi nazionali”, prego. Non vedo l’ora.

      • Ma perché mai avrebbero fatto un regalo alla categoria? E soprattutto cosa succede se il termine come è ovvio che sia non è legittimo ? Le concessioni decadono e poi tutti abusivi ? Le sequestrano tutte? Si come no. E sti bando chi si prende la responsabilità di farli senza una legge che ne fissa i principi. Per favore dai , un po’ realisti , ecco perché sono 15 anni che nn si arriva al nulla , perché o si abbatte tutto o si tiene tutto i piedi . La prima soluzione creerà un caos inimmaginabile altro che mitigazione degli effetti.

      • Secondo me non hai per nulla ragione, non è una prerogativa dei due rami , ma anche del singolo parlamentare, poi sei tu l’esperto.

        • Nikolaus Suck says:

          Diciamo che abbiamo ragione entrambi, e sarà la Corte, più competente di noi, a valutare la questione. Infatti la Corte fino ad oggi ha negato la legittimazione in singoli casi volta per volta, ma non in generale. Ha quindi detto, ad es., che il singolo parlamentare non può sollevare conflitto di attribuzione nei confronti del Governo per tutelare prerogative attribuite alla Camera a cui appartiene o al parlamento come tale (Ordinanze n. 181/2018 e n. 163/2018). E anche che “competente a sollevare conflitto di attribuzione nei confronti DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA è ESCLUSIVAMENTE LA CAMERA la Camera di appartenenza e non il singolo parlamentare” (sentenza n. 1150/1988). E secondo me rientriamo in questo caso.
          E’ però anche vero che con ordinanza n. 17/2019 la Corte HA effettivamente riconosciuto la legittimazione ai singoli Parlamentari (ma non ai gruppi), ma per fare valere lesioni “da parte di altri organi parlamentari”, quindi ALL’INTERNO del Parlamento stesso per evitare che le maggioranze possano prevaricare le minoranze, NON anche nei confronti di poteri esterni e diversi. Quindi non resta che vedere come deciderà in questo caso.
          Perché hanno fatto un regalo alla categoria? Perché le sentenze di norma hanno efficacia dal momento della loro pubblicazione, quindi in questo caso dal 9.11.2021, e dire che tali effetti si producono solo dal 31.12.2023 vi ha dato – “regalato” appunto – altri due anni pieni.
          Cosa succede se il termine non è legittimo (cosa che è “ovvia” solo secondo te, secondo me non è nemmeno un termine ma, appunto, una limitazione temporale degli effetti, che è altra cosa)? Questo sì è ovvio: le concessioni devono ritenersi decadute da subito come ogni volta che non c’è un termine. Secondo voi poteva e doveva prevederlo solo il legislatore? Può darsi, in tal caso dichiarato che il termine è illegittimo, scompare e viene sostituito dalla decadenza immediata. Ricordati il principio “utile per inutile non vitiatur”.
          Le sequestrano tutte? Non è detto e non per forza, quello dipenderà dall’iniziativa delle Procure, ove ravvisino e procedano per l’occupazione abusiva. Ma la possibilità e il rischio ci sono. A maggior ragione dopo che il buon ing. Galli ha servito alle Procure l’elenco completo su un piatto d’argento addirittura sollecitandone il sequestro, ringraziatelo.
          Chi si prende la responsabilità senza una legge che fissa i principi? I Comuni ed enti locali che ne hanno la competenza in base alla legge ed al principio di sussidiarietà, e che infatti fanno gare da sempre e in ogni materia, anche più complessa del demanio. Leggi e principi per fare bandi e gare già esistono, sia in generale che per il demanio, si possono benissimo usare quelli. Una legge di riordino/riforma è senz’altro utile e opportuna, ma non per forza necessaria, tanto meno imposta o obbligatoria. Chi vuole prendersi la responsabilità, può farlo. Se sia opportuno o meno, è un altro discorso, ma non è impossibile né escluso. Personalmente, ritengo che i Comuni saranno più portati ad attendere se sanno che il riordino è imminente, ma più si perde altro tempo, non si fa nulla e si da l’impressione che resta tutto uguale, più gli enti saranno inclini a procedere. Secondo me questo è essere realisti. E gli eventuali contenziosi, che non possono risolversi in una minaccia strumentale della serie “vi intasiamo i Tribunali” (sarebbe abuso del diritto), saranno gestiti e affrontati, come sempre e da sempre, pazienza. Ringraziano gli avvocati.

  8. Diario, ti ringrazio unisciti ai FRATELLIDIBALLE , ultimamente ho rilanciato la proposta :

    1. Usucapione dei beni demaniali come alternativa alla sdemanializzazione.effetti le concessioni sono tramandate di padre in figlio.
    2.terraformare marte , perche li c e spiaggia e acqua, e dimostriamo la non scarsita delle risorse
    Suck e Mistral saranno i miei consulenti

  9. Teo+Romagnoli says:

    La scarsità di risorsa è mappatura deve essere fatta a livello europeo…perché la direttiva è europea.. nessuno dice che deve essere in centro a rimini ad andare in evidenza. Andate a concorrere in Bretagna o ad Amburgo.. in oltre visto che non piace che le concessioni vengano tramandate di padre in figlio, che i nuovi concessionari PAGHINO come è sacrosanto:
    -Avviamento,
    -stabilimenti, cabine, bagni docce, che quelli sono di proprietà fino a quando sono concessionario e di certo non li lascio li..
    Attrezzature di spiaggia/ bar/ ristorante..
    Almeno 5/10 anni di indennizzo in base al fatturato
    Beni ammortizzabili..
    Del concessionario uscente..
    Praticamente sarebbero da comprare e non cambierà nulla dalla situazione attuale..!
    O forse qualcuno li vorrebbe Gratis???
    Ps noi aspetteremo all’ ingresso ma senza mazzi di fiori..a buon intenditor…poche parole..FATTI !

    • Nikolaus Suck says:

      Magari non li vuole proprio. Magari vuole fare altro o ricomprare tutto più nuovo e più bello. E magari la stessa amministrazione mette a bando una concessione diversa da quella precedente. Portati pure tutto a casa. E’ quello che prevede e richiede la legge.

      • E qui Suck si vede che fai l’avvocato e non il bagnino. Sai cosa vuol dire e quanto tempo puoi impiegare a costruire qualcosa su una spiaggia da zero? Rischi di finire gli anni di concessione senza aver terminato. In spiaggia valgono molto di più i permessi di ciò che è già costruito rispetto alle stesse costruzioni.

        • Nikolaus Suck says:

          Ma il permesso mica è di tua proprietà, è un titolo pubblico che ti permette di fare qualcosa, rilasciato a tutela di norme e pubblico interesse. Quanto agli anni di concessione, ho sempre detto e ribadisco che non è detto che debbano essere fissi, ma entro un massimo ragionevole possono e devono essere parametrati agli investimenti previsti e al loro ammortamento, in tal modo il problema che sollevi non si pone o è contenuto entro il rischio ordinario.

          • Certamente suck, ma se tu rilevi qualcosa che è già esistente è molto diverso dal doverlo ricostruire da zero, con tutte le problematiche connesse, ma questo, facendo tutt’altro, difficilmente lo puoi capire, e lo si intuisce dalla tua risposta

            • Nikolaus Suck says:

              E chi ha detto che rilevo o voglio rilevare qualcosa di esistente. Magari la stessa concessione messa a bando sarà diversa e non coincidente con quella precedente scaduta. È tutto da vedere.

  10. Sono d’accordo teo, anzi se vieni anche tu in fratellidiballe non avrai bisogno nemmeno dell’avviamento,indennizzo:La spiaggia sarà tua senza ricorrere più queste estenuanti proroghe e argomentazioni pseudogiuridiche…..;)

    anche perchè ultimamente l’europa sta trattando l’adesione di diversi stati,quindi prima l’adesione,poi mappiamo anche le loro coste e poi vediamo ;),perchè in italia ?andiamo a Malta!

    All’ingresso della TUA spiaggia, giusto?

  11. Ordinanza corte costituzionale 2017. “ A ciò si aggiunga che, la Corte non ha negato la legittimazione del singolo parlamentare a sollevare conflitto di attribuzione, ma ne ha escluso in concreto la sussistenza nelle specifiche ipotesi che si sono presentate. In effetti, ha già riconosciuto la legittimazione al conflitto, ad esempio alla Commissione parlamentare inquirente per i giudizi d’accusa alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radio televisivi ed alle Commissioni di inchiesta istituite a norma dell’art. 82 Cost.” Io dico che si può fare .

    • Nikolaus Suck says:

      V. mia risposta precedente. Quando l’ha riconosciuta, lo ha fatto per evitare prevaricazioni all’interno dello stesso potere dello Stato. Ma per sollevare il conflitto “esterno” nei confronti dell’autorità giudiziaria, fino ad oggi la legittimazione è stata riconosciuta solo alla Camera nel suo insieme. E’ alla singola prerogativa eventualmente lesa che si deve guardare. Vedremo. Sono curioso anch’io.

  12. Salve ,vorrei sapere come verra’ liquidato secondo voi il valore di azienda, chi paghera’ per il risarcimento del balneare uscente e come verra’ valutato il valre aziendale e gli investimenti pregressi . Grazie per le risposte

  13. Vale la pena argomentare giuridicamente?

    I soli soggetti legittimati ad impugnare una legge di fronte alla Corte Costituzionale in via principale sono lo Stato e le Regioni. Non è dunque configurabile nel nostro ordinamento la legittimazione ad adire la Corte da parte di altri soggetti, quali i singoli cittadini che lamentino la lesione di diritti fondamentali.

    Con le modifiche introdotte dalla legge costituzionale 3/2001 il procedimento per impugnare le leggi regionali ha subito profondi cambiamenti. In particolare sono stati aboliti tutti i controlli preventivi, equiparando la posizione delle Regioni a quella dello Stato.

    La revisione della Costituzione ha modificato l’art. 127 Cost., prevedendo che il ricorso di legittimità da parte dello Stato e delle Regioni per sollevare problemi di incostituzionalità riguardo leggi statali e regionali è successivo: esso deve essere esercitato entro sessanta giorni dalla pubblicazione delle leggi.

    Permane la differenza tra ricorso statale e ricorso regionale con riguardo ai vizi di legittimità denunciabili.

    Infatti, la Regione può contestare una legge dello Stato o di altre Regioni soltanto quando la sua sfera di competenza subisce delle limitazioni ed il relativo ricorso è promosso dal Presidente della Regione, previa delibera della Giunta regionale.

    Con la recente sentenza n. 236/2013 la Corte costituzionale ha confermato che «le Regioni sono legittimate a denunciare l’illegittimità costituzionale di una legge statale anche per violazione delle competenze proprie degli Enti locali” perché la «stretta connessione in particolare […] in tema di finanza regionale tra le attribuzioni regionali e quelle delle autonomie locali consent(e) di ritenere che la lesione delle competenze locali sia potenzialmente idonea a determinare una vulnerazione delle competenze regionali» (sentenze n. 298 del 2009, n. 169 del 2007, n. 95 del 2007, n. 417 del 2005 e n. 196 del 2004).».

    Sempre nella sentenza poc’anzi citata, si richiama anche una costante giurisprudenza della Corte: «le Regioni sono legittimate a denunciare la legge statale anche per la lesione di parametri diversi da quelli relativi al riparto delle competenze legislative ove la loro violazione comporti una compromissione delle attribuzioni regionali costituzionalmente garantite o ridondi sul riparto di competenze legislative (ex plurimis, sentenze n. 128 e n. 33 del 2011, n. 156 e n. 52 del 2010). Nel caso in esame l’automatica soppressione di tutti gli enti strumentali degli enti locali impedisce che questi possano svolgere anche le funzioni eventualmente conferite ai medesimi dal legislatore regionale nell’esercizio delle proprie competenze legislative. Risulta evidente, pertanto, che la questione, se pure sollevata in relazione agli artt. 3 e 97 Cost., coinvolga anche le attribuzioni costituzionali delle Regioni.
    Di contro, lo Stato può impugnare una legge regionale per denunciare il contrasto con qualsiasi parametro di legittimità costituzionale.

    Mentre la Regione deve dunque dimostrare la concreta invasione di una sfera di competenza propria, il Governo non deve dimostrare un concreto interesse a ricorrere, in quanto agisce a tutela dell’ordinamento giuridico complessivo.

    In definitiva, soltanto lo Stato e le Regioni possono ricorrere direttamente alla Corte costituzionale, cosicché gli altri soggetti che non possono adire direttamente il Giudice delle leggi hanno comunque la possibilità di intervenire in via incidentale.

    Il ricorso davanti alla Corte in via incidentale va promosso nel corso di un giudizio di fronte ad un’autorità giurisdizionale. Nel corso di qualunque processo,sia le parti sia il giudice (giudice a quo) possono sollevare questione di legittimità costituzionale.

    Stante a quanto previsto dall’art. 23 della legge 87/1953, il giudice a quo deve comunque verificare la sussistenza di due presupposti fondamentali all’avvio della procedura: la questione deve essere «rilevante e non manifestamente infondata.»

  14. Eeeeh Commissioni Parlamentari, che ti ricordo in talune situazioni hanno potere di sostituirsi al Parlamento per decidere. Il procedimento in sede legislativa è di tipo decentrato e si svolge all’interno della commissione competente, escludendo del tutto l’intervento dell’Assemblea, svolgendo una vera e propria deliberazione. In questo caso la Commissione assume il ruolo di Organo dello Stato, mai e poi mai il singolo parlamentare e nemmeno il gruppo parlamentare. Si tratta di meri componenti di un organo collegiale.

  15. Agli amici balneari, un consiglio semplice semplice.
    Più di ogni altra cosa, i saccenti (presenti in questa chat con pseudonimo) amano essere ascoltati, in questo caso letti:
    se fai loro credere di farlo con attenzione si sentiranno soddisfatti e si disinnescheranno presto da soli, certi di aver convinto!
    Pensieri.

  16. Mi auguro che Patroni Griffi, nel frattempo premiato con la nomina a giudice costituzionale, abbia almeno la correttezza deontologica di astenersi nella discussione del ricorso alla Corte Costituzionale, per evidente conflitto di interessi.

  17. @Mistral grazie dell’interesse e della disponibilità a valutare.
    Posto che tante (quante però realmente? Anche e soprattutto a questo speravo intendesse rispondere la famigerata ‘mappatura’, più che a fare questioni di lana caprina sulla ancor più famigerata risorsa scarsa) concessioni negli anni sono passate di mano per liberi accordi di mercato seguendo le sorti di aziende balneari comprate e vendute, dove oggi sopravvivano concessioni pluridecennali mai passate di mano, il regolatore impone un limite temporale massimo alla titolarità della stessa concessione da parte di uno stesso soggetto. Può stabilire un orizzonte temporale ragionevolmente lungo (15/20 anni? La mia veramente modesta (per dimensioni e prestigio, non per redditività) azienda balneare in poco più di 30 anni di vita ha avuto 3 proprietari, e io stesso normalmente avrei venduto dopo 10/12 per passare a fare magari qualcosa di più interessante) entro il quale l’imprenditore o vende la propria azienda a condizioni di mercato o restituisce al comune la concessione alla scadenza naturale del titolo, che che verrà messo a gara, gara a cui lui stesso, concessionario uscente, sarà liberissimo di partecipare. Chi fosse interessato a entrare nel mercato dispone di due vie: acquista un’impresa in vendita o attende un bando di gara. L’aspetto centrale e se vogliamo innovativo è che all’acquisto di un’impresa balneare il nuovo operatore si vede riconosciuta dal concedente la durata totale della concessione, e non la durata residua ereditata dal precedente titolare. E sempre si tratta di una durata limitata e fissa e nota precedentemente. Il titolo viene quindi ‘resettato’ alla sua durata totale ogni volta che nel libero mercato un’azienda viene ceduta e acquisita. L’ente concedente in qualità di regolatore interviene e forza un turnover se e soltanto se il mercato non riesce ad assicurarlo da sé, ritirando il titolo scaduto e, se vuole, immettendolo di nuovo sul mercato tramite bando.
    In questo modo si salvano da un lato tutela del valore aziendale, dinamiche di libero mercato, libero turn over degli operatori, e dall’altro l’idea che una concessione è un titolo strettamente temporaneo, insieme al principio che a uno stesso concessionario non può essere rinnovato automaticamente o prorogato, il titolo a scadenza.
    A me pare una soluzione molto liberale (nell’accezione migliore del termine), che salva l’incentivo a creare valore e vieta al contempo che la concessione sia tramandata ai bisnipoti, come fosse un titolo feudale, che è l’aspetto fondamentale che si contesta, direi, giustamente. Certe quotazioni effettivamente non si spiegano se non sulla base del presupposto, ora venuto meno, di una rendita perpetua.
    Direi che il principio di libertà di stabilimento è rispettato.
    Immagino inoltre che lo stato disponga di tutti gli strumenti necessari a individuare e sanzionare eventuali cessioni fittizie a congiunti o prestanome (un po’ più complesso verificare i soci di società di diritto bulgaro per esempio, ma anche a questo inconveniente si dovrebbe poter rimediare).
    Oltre a ciò lo stato potrebbe anche auspicabilmente rivedere, anche retroattivamente, i regolamenti edilizi. I casermoni di cemento, le abitazioni private su demanio (gente che per altro non avrebbe difficoltà a pagarsi un alloggio in affitto..) rimasuglio dei tempi che furono, le centinaia e centinaia di metri occupati in lunghezza dove da una sola vecchia concessione data 60 anni fa se ne potrebbero ricavare 3 o 4 ‘moderne’, a tutto questo il governo dovrebbe mettere mano. E potrebbe fare ancora di più: stabilire un 30/40/50% minimo di spiaggia libera ovunque. Ma qui sarebbero i comuni a levare gli scudi.
    Mie personali e umili opinioni (Walter Maria di’ pure umilissime, va bene)
    Grazie Mistral e sincera cordialità anche da parte mia.

  18. Anch’io ringrazio BFo per il contributo alla riflessione. L’argomento trattato è ben più interessante e costruttivo delle idiozie complottistiche, delle sterili riflessioni sulla scarsità o meno della spiaggia, dell’infondatezza della natura di concessioni di beni per le concessioni balneari e via di questo passo.
    La speculazione innescata da norme improvvide come quelle sul diritto di insistenza o dei rinnovi automatici ogni sei anni è il peggior danno che possa immaginarsi in questo comparto. Chi ha venduto a milioni di euro ha fatto il botto, chi ha imprudentemente comprato dopo il 2010 rischia veramente di rimanere sul lastrico. É giusto? No!
    Ma prima di ragionare sulle soluzioni, voglio tornare sulla mia proposta e in particolare sulla durata della concessione. Lei mi conferma la validità della proposta nella parte in cui 12 anni sono un lasso temporale ragionevole (“avrei venduto dopo 10/12 per passare a fare magari qualcosa di più interessante”). Si tratta di un arco temporale ideale per fare investimenti, per avere un ritorno economico degno di un’attività imprenditoriale (con tutti i rischi che comporta) e per ammortizzare gli investimenti. Non solo, ma nel caso delle pertinenze demaniali (la durata può essere portata a 24 anni), anche per migliorare ciò che si è avuto al momento del rilascio della concessione e quindi ottenere il riconoscimento economico per aver migliorato il bene. Questo presuppone un’approccio di tipo economico-finanziario avanzato, con un PEF (piano economico finanziario) serio e certificabile da organismi terzi, non dal direttore della banca locale amico di famiglia o dell’amministratore locale.
    L’altro aspetto di questo sistema è che l’acquirente, come ha giustamente fatto notare, sa con certezza quanto durerà la concessione e perciò potrà acquistarla al prezzo commisurato alla durata residua, con un notevole ridimensionamento dei prezzi, non più stellari, ma perfino accessibili a chiunque se residuano pochi anni prima della nuova gara. La speculazione esce dal sistema a vantaggio di tutti.
    Quindi primo punto fermo durata della concessione!
    Altro aspetto interessante è il turn over. Su uno stesso litorale non tutte le concessioni simili, sono pure uguali in termini di redditività. La gara consentirà a chi si è “fatto le ossa” in una concessione “sfigata” di partecipare dopo 12/24 anni alla gara per ambire a quella migliore. Questo è giusto ed equo, mentre è profondamente ingiusto che una volta messo il piedino in una casella da lì non ci si muova più.
    I casermoni. Posto che non tutti sono brutti o devastanti, ma troppi sì, però è vero che una pianificazione seria e una buona lungimiranza da parte dello Stato potrebbe portare allo “spacchettamento” delle mega strutture per trasformarle in strutture più piccole e più moderne a vantaggio di tutti: in primis dell’imprenditore che potrebbe costruire e gestire dei gioielli architettonici e aziendali altamente redditizi e che lo stesso potrebbe ottenere dei tempi di durata della concessione più lunghi in base al PEF (anche fino a 30 anni), in più ne avrebbero grandissimo beneficio sia l’utenza che i Comuni che l’ambiente naturale. Anche in questo caso un’ipotesi win-win.

    Rimane aperto il problema di chi è stato “vittima” della speculazione e ha acquistato dopo il 2010 (vedi Sentenza CdS 229/2022). Lo scrivo tra virgolette perché queste vittime non sono del tutto incolpevoli. Dove ho prestato le mie consulenze, già dal 2010 dopo le prime proroghe, ho sempre messo in guardia Comuni e concessionari dall’affrontare spese ingenti per costruzioni e acquisti di concessioni, in quanto le proroghe non potevano durare all’infinito e i costi non potevano giustificare le entrate in caso di interruzione della concessione per scadenza naturale (prima 2012, poi 2015 e poi 2020). Non ho una soluzione che compensi interamente queste esposizioni finanziarie, anche perché non rientra nella logica dinamica del libero mercato. Per intenderci nel caso del fallimento delle banche, una cosa è il correntista e l’acquirente di obbligazioni che devono essere sicuramente tutelati, sebbene in misura diversa, altra cosa è l’acquirente di azioni che ha acquistato quello che si chiama banalmente “capitale di rischio”. Il parallelo con le concessioni ci porta a distinguere nettamente chi ha acquistato prima della Bolkestein e del D.Lgs. 59/2010, chi ha acquistato prima della Sentenza della CGUE 14/07/2016, chi ha acquistato dopo tale sentenza, ma prima della L. 145/2018, e chi ha acquistato dopo il 1° gennaio 2019. Non sono tutti sullo stesso piano!
    Quale può essere la soluzione? Normare specificamente la buonuscita (che ricomprende l’indennizzo + l’avviamento) graduando l’entità dell’indennizzo in base al legittimo affidamento che il concessionario acquirente poteva aver riposto al momento dell’acquisto nella legislazione vigente e nella giurisprudenza consolidata, fino all’azzeramento dell’indennizzo e il mantenimento solo dell’avviamento per le situazioni di acquisto temerario. Voglio ricordare che oltre alle sentenza della CGUE e alle norme dello Stato, molte avvisaglie provenivano anche dalla Corte costituzionale nel decennio tra il 2010 e il 2020 e che sono state sistematicamente ignorate dal Parlamento, dalle Regioni, dai Comuni, ma non di meno dai concessionari acquirenti.
    In sintesi lo Stato ha combinato un pasticcio e per “resetare” tutto e ripartire con criteri coerenti con il libero mercato e con l’equità sociale dovrà considerare qualche milione di euro da mettere sul piatto, mentre i concessionari imprudenti dovranno mettere in conto il costo della loro temerarietà.

    Riformulo la mia proposta riassunta in pochi punti:
    1) Durata delle concessioni per almeno 12 anni in caso di opere di facile rimozione, ovvero fino ad un massimo di 24 anni per concessioni relative a pertinenze demaniali che prevedano interventi di ristrutturazione, manutenzione straordinaria o efficientamento energetico.
    2) Canoni calcolati sulla base del valore di mercato locale, tenendo conto anche della reddittività della concessione.
    3) Gare basate esclusivamente sul criterio dell’offerta economicamente più vantagiosa con rialzi sul canone (Stato) e sovracanone (Comune) che non superi il 10% del punteggio.
    4) Ristoro da parte dello Stato (in quanto proprietario) al concessionario uscente per l’incremento di valore del bene (solo per le pertinenze demaniali e solo su opere regolarmente autorizzate dal gestore della concessione), ridotto della differenza tra il valore di mercato del canone di concessione (valore delle locazioni commerciali) e il canone effettivamente pagato.
    5) Pagamento da parte dello Stato della buonuscita composta dall’indennità di avviamento commisurata al canone effettivamente pagato dal concessionario uscente e solo se non risulti concessionario di una nuova concessione nell’ambito nazionale nei successivi 5 anni (tale pagamento avviene solo dopo il decorso dei 5 anni), più un indennizzo commisurato al livello di legittimo affidamento riposto dagli acquirenti di concessioni già esistenti in base alla normativa vigente alla giurisprudenza costituzionale e alle pronunce della Corte di Giustizia della UE (pagamento immediato a prescindere dalla titolarità di nuove concessioni.
    6) Barriere di ingresso per concessioni multiple alle persone giuridiche e imprese collegate (vedi D.Lgs. 50/2016) in ambito nazionale e alle persone fisiche e loro congiunti in ambito locale.

    Si tratta di una soluzione equilibrata che non penalizza chi ha investito negli anni passati e che non esclude gli investimenti per gli anni futuri.

  19. Il legittomo affidamento e’ stato oggetto drlla sentenza della Corte di giustizia europea del 2016, che individua il termine entro cui puo essere fatto valere

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