Norme e sentenze

Canoni balneari minimi alzati a 2500 euro: il governo mette più equilibrio nel demanio marittimo

L'aumento riguarda circa ventimila concessioni ed è contenuto nel decreto agosto, che è il primo tentativo di riforma del settore (ma ancora non basta)

Il “decreto agosto” contiene un primo, timido tentativo di riforma dei canoni sulle concessioni demaniali marittime. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 14 agosto, ha infatti stabilito un maggiore equilibrio sulle cifre pagate dai titolari di stabilimenti balneari e chioschi sulla spiaggia: per circa ventimila concessionari il canone aumenterà a 2500 euro all’anno a partire dal 2021 (in precedenza la cifra minima era di 362,90 euro) e al contempo sono stati aboliti gli elevati valori Omi, che avevano comportato delle cartelle da centinaia di migliaia di euro per le circa trecento imprese pertinenziali italiane. Mai nessun governo finora aveva avuto il coraggio o la volontà di introdurre una tale rivoluzione sui canoni demaniali marittimi, necessaria per eliminare dei profondi squilibri che le stesse associazioni di categoria denunciavano da tempo, tra chi pagava troppo e chi pagava troppo poco. E anche se la misura non è sufficiente per poter parlare di un vero e proprio riordino, si può dire che l’articolo 100 del “decreto agosto” sia un primo e positivo passo verso una riscrittura complessiva del meccanismo di calcolo dei canoni, a cui il governo probabilmente continuerà a lavorare una volta terminata l’emergenza sanitaria. Intanto, vista l’importanza del provvedimento che abbiamo già anticipato in un articolo precedente, analizziamo nel dettaglio i contenuti del testo e le conseguenze per il settore.

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Risolti i contenziosi dei concessionari pertinenziali

L’articolo 100 del “decreto agosto” è stato inserito direttamente dal consiglio dei ministri per risolvere l’ingiustizia dei circa trecento concessionari pertinenziali. Una misura analoga era arrivata a un passo dall’approvazione all’interno del “decreto rilancio”, sotto forma di emendamento approvato all’unanimità da tutte le forze politiche, ma il testo era stato stralciato all’ultimo minuto.

I concessionari pertinenziali sono circa trecento imprese vittime dei valori Omi introdotti dalla legge 296/2006, che ha comportato degli ingenti aumenti sui canoni per centinaia di migliaia di euro, insostenibili per delle piccole imprese familiari, sui manufatti incamerati dallo Stato. L’ingiustizia è durata tredici anni e purtroppo ha già comportato il fallimento di decine di aziende tra stabilimenti balneari e strutture per la nautica da diporto, ma il provvedimento finalmente ora risolve in via definitiva i numerosi contenziosi in essere e va di fatto a salvare altre centinaia di imprese che erano sull’orlo del baratro per colpa dello Stato.

Nel concreto la norma, «al fine di ridurre il contenzioso relativo alle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative e per la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, derivante dall’applicazione dei criteri per il calcolo dei canoni» legati ai valori Omi, consente di risolvere i procedimenti giudiziari o amministrativi sul pagamento dei relativi canoni mediante il versamento in un’unica soluzione pari al 30% delle somme richieste oppure del 60% sei rateizzato in massimo di sei anni. Per poter usufruire della sanatoria, il concessionario dovrà presentare un’apposita domanda all’ente gestore e all’Agenzia del demanio entro il 15 dicembre 2020 e versare l’importo entro il 30 settembre 2021 (o la prima rata se rateizzato). «Il mancato pagamento di una rata entro sessanta giorni dalla relativa scadenza comporta la decadenza dal beneficio», precisa infine il testo.

Come abbiamo spiegato in un recente video, la norma ha dei riferimenti legislativi precisi che la rendono valida solo per le circa trecento imprese pertinenziali vittime dell’ingiustizia degli Omi, escludendo inoltre esplicitamente coloro che hanno «in corso procedimenti penali inerenti alla concessione nonché quando il concessionario o chi detiene il bene siano sottoposti a procedimenti di prevenzione e a misure interdittive antimafia». Non si tratta, dunque, di “un favore agli stabilimenti abusivi di Ostia” e tanto meno di un generico condono per tutti i balneari, come hanno titolato molti quotidiani generalisti in maniera scandalistica e del tutto infondata (tra i primi ci sono stati, a inizio agosto, Il Fatto Quotidiano e La Stampa, e ieri – nonostante la nostra accurata smentita della scorsa settimana – è arrivato anche il solito Sergio Rizzo su Repubblica: segno che molti blasonati giornalisti hanno enormi problemi di superficialità che non li rendono in grado di fare bene il loro lavoro, a meno che non siano in una vera e propria malafede: in entrambi i casi, hanno la grave colpa di disinformare l’opinione pubblica e questo non può essere accettabile).

Alcuni pertinenziali che ne hanno avuto la possibilità, nonostante i ricorsi presentati per l’ingiustizia della norma, hanno comunque pagato in tutto o in parte gli enormi canoni richiesti dall’Agenzia del demanio. Per loro, precisa il “decreto agosto” all’articolo 100 comma 2, «sono comunque fatti salvi i pagamenti già eseguiti alla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni». Ciò significa che non potranno riavere indietro i soldi, nonostante la stessa legge abolisca il calcolo legato ai valori Omi.

Abrogato il calcolo dei canoni con valori Omi

Oltre a risolvere i contenziosi in essere, il provvedimento elimina del tutto il meccanismo di calcolo legato ai valori Omi, che era all’origine del problema. Questa è una buona notizia non solo per i pertinenziali che ne sono stati vittime, bensì per tutti i balneari: infatti, finché i valori Omi erano in vigore, qualunque concessionario rischiava di trovarseli applicati, e dei vedere da un giorno all’altro schizzare il suo canone a centinaia di migliaia di euro.

Nello specifico, questo è il passaggio del “decreto agosto” che di fatto porta il calcolo dei canoni ai tradizionali valori tabellari anche per i pertinenziali: «All’articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, con effetto dal 1° gennaio 2021 il comma 1, lettera b) , punto 2.1) è sostituito dal seguente: “2.1) per le pertinenze destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi, il canone è determinato ai sensi del punto 1.3)“».

I canoni balneari minimi aumentano a 2500 euro

Come forma di copertura economica, ma anche per introdurre un maggiore equilibrio nel settore, il “decreto agosto” stabilisce anche che il canone delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo non potrà essere inferiore a 2500 euro a partire dal 2021. Ciò significa che tutti coloro che pagavano meno di 2500 euro all’anno, saranno portati a questa soglia minima (per il 2020 il canone minimo, stabilito dalla consueta circolare del Ministero delle infrastrutture che ogni anno adegua le cifre agli indici Istat, era di 362,90 euro).

Secondo la relazione tecnica allegata al provvedimento, le concessioni demaniali marittime in totale (tra uso turistico-ricreativo, nautica di diporto, cantieristica navale, produttive e industriali) sono 29.689 e l’importo complessivo richiesto con i canoni per l’anno 2019 è di 115 milioni di euro. Di queste 29.689 concessioni, 8.108 pagano più di 2.500 euro mentre le restanti 21.581 pagano meno di 2.500 euro. L’aumento della soglia minima produrrà dunque un aumento del gettito di 31 milioni annui (al contrario di quanto affermano i giornali con i titoloni sulla sanatoria a danno dei conti pubblici, di cui abbiamo già parlato).

Cosa resta ancora da fare

Come detto all’inizio di questo articolo, la norma sui canoni contenuta nel “decreto agosto” è il primo provvedimento dopo molti anni a introdurre un maggiore equilibrio sulle concessioni demaniali marittime, abbassando le cifre di chi pagava oggettivamente troppo e alzando le cifre di chi pagava molto poco. Ma ancora non basta: il governo dovrebbe lavorare a un riordino organico della materia che introduca più fasce di calcolo, suddividendo le zone a seconda della loro valenza turistica e richiedendo delle cifre ancora più mirate in relazione al tipo di attività (sul demanio marittimo infatti non ci sono solo stabilimenti balneari con significativi fatturati, ma anche chioschi in zone remote con un limitato giro d’affari, concessioni temporanee e persino semplici cartelloni pubblicitari; e un riordino ragionato dovrebbe tenere conto di queste differenze). Senza inoltre dimenticarsi che il canone non è l’unica cifra pagata dagli stabilimenti balneari: i titolari di queste imprese hanno infatti molti oneri, dall’Imu sui manufatti (che sono di loro proprietà nonostante si trovino su suolo pubblico) all’Iva al 22% (mentre tutte le altre imprese turistiche hanno l’aliquota agevolata al 10%), fino a sostenere costi obbligatori a beneficio dell’intera collettività, come per esempio la pulizia dell’arenile e il servizio di salvamento. Dunque alzare i canoni più bassi può essere accettabile, ma solo a patto che lo si faccia in modo ragionevole, senza esagerare come è accaduto per i pertinenziali: gli stabilimenti sono pur sempre imprese con molti altri costi da affrontare.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2010 è uno dei giornalisti italiani più esperti e autorevoli in materia di turismo balneare, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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    L’imprenditoria balneare ha margini molto elevati, non comprendo come si mettano sul piatto della bilancia costi comuni a tutti gli imprenditiri quali l’Imu o la tasi ( quando vengono pagate e non utilizzate dai comuni, enti gestori, come leva elettorale).

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    Brada Mante says:

    Le pertinenze a valori OMI erano eque. Gli altri imprenditori che usano immobili privati per l’esercizio delle stesse attività Commerciali ma collocate in prossimità del demanio marittimo subirebbero una concorrenza sleale.

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    Brada Mante says:

    Le pertinenze demaniali pagate a valori OMI erano eque. Gli altri imprenditori che usano immobili privati per l’esercizio delle stesse attività Commerciali, ma collocate in prossimità del demanio marittimo, subirebbero una concorrenza sleale con l’eliminazione delle tariffe a valori OMI. GLI ALTRI IMPRENDITORI SOPPORTEREBBERO COSTI PER CANONI DI LOCAZIONE MOLTO PIÙ ALTI DEI CONCESSIONARI CHE SVOLGANO ATTIVITÀ ANALOGHE DI RISTORAZIONE E BAR NELLA STESSA ZONA. SI PENSI ALLE STRADE CHE COSTEGGIANO LA DIVIDENTE DEMANIALE, DALLA PARTE DEMANIALE I CONCESSIONARI PAGHEREBBERO SOLO LE TARIFFE PER OCCUPAZIONE DELL’AREA MENTRE GLI ALTRI CHE SI TROVANO DALLA’ALTRO LATO DELLA STRADA PAGHEREBBERO I CANONI A TARIFFE DI MERCATO. per evitare Queste sperequazioni era stato introdotto Il canone a tariffe OMI sulle pertinenze demaniali.

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      Cara Brada dovevi scrivere questo commento al governo e far sentire la tua voce perché gli unici che ascoltano sono i balneari per qualche ragione incomprensibile

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    Non c’è una rappresentanza di coloro che vorrebbero partecipare alle gare e bisognerebbe riunirsi in un’associazione per far sentire la propria voce nelle istituzioni più dei balneari che saranno anche tanti ma non di più degli interessati

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    Salve sono titolare di una concessione demaniale marittima sulla quale esercito l’attività di edicola stagionale e rivendita di prodotti estivi. Per la mia situazione l’aumento del canone minimo a 2500€ sarà difficile da sostenere.

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    Giustissimo il riordino dei canoni demaniali, ma ancora molto più importante il rinnovo delle concessioni in scadenza al 31 12, ancora nessuno si preoccupa di deliberare una norma che obblighi i sindaci a rinnovare queste benedette concessioni (vedi il sindaco di Olbia).

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    Premetto che non ho nessun pregiudizio contro i concessionari pertinenziali, ma la soluzione adottata per salvarli è profondamente iniqua e ingiusta.
    Vorrei solo fare presente che tra le circa 21.581 concessioni demaniali che dovranno pagare il canone demaniale elevato a 2.500 euro(minimo stabilito dal “decreto agosto”) ci sono tante piccole o micro imprese(chioschi,bar,edicole,negozi, ecc…) stagionali, che hanno in concessione pochi/pochissimi mq. e limitato giro d’affari, a differenza degli stabilimenti balneari che hanno in concessione centinaia/migliaia di mq. con fatturati significativi.
    Con il “decreto agosto” si è deciso di scaricare il peso dei mancati introiti statali dovuti dai concessionari pertinenziali, su buona parte di queste piccole o micro imprese, che si troveranno il canone demaniale aumentato del 600% (da 362,90 euro a 2.500 euro), invece le imprese che pagavano più di 2.500 euro di canone demaniale(8.108 concessioni demaniali circa – in gran parte stabilimenti balneari) non avranno un solo euro di aumento rispetto a quello che pagavano precedentemente.
    Aumentare significativamente il canone demaniale a piccole o micro imprese, che in tanti casi sono in difficoltà economiche(quest’anno di contro anche il covid 19) è profondamente iniquo e ingiusto.
    Se un’aumento dei canoni demaniali doveva esserci, allora si dovevano aumentare i canoni demaniali in maniera proporzionale per tutti i concessionari demaniali.

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    Per gli stabilimenti pertinenziali per chi non ha pagato ed era in contenzioso si applichera’ il 30% e chi ha pagato per intero?
    Addirittura le diminuzioni dei canoni sono attive dal 2021 quindi chi e’ stato corretto ed ha pagato tutto come sempre rimane penalizzato. Quindi i canoni in scadenza ora per l’anno 2020, dovranno essere pagati alle vecchie tariffe? Mi sembra una grande ingiustizia. Mi date il Vs parere ??

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    Roberto Dell'elce says:

    Ho un’edicola stagionale su demanio marittimo, con l’aumento del canone saro’ costretto a smantellarla e riconsegnare la concessione demaniale. Un aumento alla cieca senza tenere conto delle micro imprese con fatturati minimi e’ un’ingiustizia. Si doveva applicare l’aumento in base ai mq occupati e della zona dove e’ collocata l’impresa.

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