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Decreto rilancio conferma concessioni balneari al 2033, ma salta norma salva-pertinenziali

Il provvedimento rafforza l'estensione già prevista dalla legge 145/2018, mentre sull'abrogazione dei canoni Omi è arrivato il niet della Ragioneria di Stato

Il testo del decreto rilancio sembrava blindato fino a ieri, con una norma dedicata alle concessioni balneari che confermava l’estensione al 2033 e aboliva i valori Omi per i pertinenziali. Poi è intervenuta la Ragioneria di Stato, che aveva spinto i relatori dell’emendamento a ritirare tutto. Infine l’intermediazione tra associazioni balneari, forze politiche di opposizione e governo è riuscita a recuperare solo una parte del lavoro. Risultato: il decreto conferma, rafforzandolo, il prolungamento dei titoli al 2033 già stabilito un anno e mezzo fa con la legge 145/2018, mentre purtroppo è saltata la parte dedicata alle imprese pertinenziali, che sembrava sicura fino all’altro ieri e che invece è del tutto scomparsa dal testo del decreto, facendo ripiombare le vittime dei maxi canoni Omi in un vero e proprio incubo.

Niente gare sulle spiagge fino al 2033

La prima versione del decreto rilancio, risalente allo scorso maggio, all’articolo 182 conteneva già la conferma dell’estensione al 2033. Tuttavia la formulazione della norma era molto generica e non imponeva alcun vincolo per le numerose amministrazioni comunali che ancora non hanno applicato quanto previsto dalla legge 145/2018. Questa era la versione originale del provvedimento:

«In riferimento ai beni del demanio marittimo in concessione, tenuto conto degli effetti derivanti nel settore dall’emergenza da COVID-19 nonché dell’esigenza di assicurare la certezza dei rapporti giuridici e la parità di trattamento tra gli operatori, in conformità a quanto stabilito dall’articolo 1, commi 682 e 683 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per le aree e le relative pertinenze oggetto di riacquisizione già disposta o comunque avviata o da avviare, oppure di procedimenti di nuova assegnazione, gli operatori proseguono l’attività nel rispetto degli obblighi inerenti al rapporto concessorio già in atto, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 34 del decreto legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, e gli enti concedenti procedono alla ricognizione delle relative attività, ferma restando l’efficacia dei titoli già rilasciati. Le disposizioni del presente comma non si applicano in riferimento ai beni che non hanno formato oggetto di titolo concessorio, né quando la riacquisizione dell’area e delle relative pertinenze è conseguenza dell’annullamento o della revoca della concessione oppure della decadenza del titolo per fatto del concessionario».

Con la riformulazione avvenuta ieri, invece, il testo è stato molto rafforzato: ora la legge impedisce esplicitamente ai Comuni e alle autorità portuali di effettuare la devoluzione delle opere e la messa a gara delle concessioni in essere fino al 2033. Così infatti recita la norma approvata ieri in via definitiva, frutto di un emendamento a prima firma di Deborah Bergamini:

«Fermo restando quanto disposto nei riguardi dei concessionari all’articolo 1, commi 682 e seguenti, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per le necessità di rilancio del settore turistico e al fine di contenere i danni, diretti e indiretti, causati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, le amministrazioni competenti non possono avviare o proseguire, a carico dei concessionari che intendono proseguire la propria attività mediante l’uso di beni del demanio marittimo, i procedimenti amministrativi per la devoluzione delle opere non amovibili, di cui all’articolo 49 del codice della navigazione, per il rilascio o per l’assegnazione, con procedure di evidenza pubblica, delle aree oggetto di concessione alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. L’utilizzo dei beni oggetto dei procedimenti amministrativi di cui al periodo precedente da parte dei concessionari è confermato verso pagamento del canone previsto dall’atto di concessione e impedisce il verificarsi della devoluzione delle opere. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando la devoluzione, il rilascio o l’assegnazione a terzi dell’area è stata disposta in ragione della revoca della concessione oppure della decadenza del titolo per fatto e colpa del concessionario».

L’intero articolo ha rischiato di saltare all’ultimo, a causa dell’opposizione della Ragioneria di Stato che paventava una presunta incompatibilità con il diritto europeo e un possibile rischio di procedure di infrazione. Inoltre la campagna mediatica messa in piedi da alcuni esponenti politici (Carlo Calenda in primis) e da molte testate giornalistiche, con le solite falsità e imprecisioni sul tema, aveva acceso i riflettori sulla questione rendendo timorosi alcuni deputati della maggioranza, che si erano tirati indietro all’ultimo. Ma le frenetiche trattative messe in atto dalle forze di opposizione e dalle associazioni balneari sono riuscite a mandare l’emendamento al voto.

Salta la norma sui pertinenziali

È invece stata del tutto cancellata la norma salva-pertinenziali, che prevedeva l’abrogazione degli spropositati canoni Omi, la riapertura dei termini per la definizione agevolata dei contenziosi al 30%, la sospensione dei pagamenti e delle decadenze e l’aumento dei canoni minimi da 362 a 2500 euro annui come compensazione economica. L’emendamento sembrava di approvazione certa (ne avevamo parlato in questo articolo), invece all’ultimo la Ragioneria di Stato è intervenuta chiedendo la cancellazione della norma a causa della presunta mancanza di copertura.

Secondo un copione già visto negli anni passati e nonostante la posizione unanime delle forze politiche, il niet della Ragioneria di Stato è stato perentorio. Per le trecento innocenti imprese balneari pertinenziali questo significherà purtroppo la morte, a causa di canoni spropositati decisi da una legge ingiusta di tredici anni fa, che lo Stato non è in grado di cambiare.

I commenti di politica e associazioni

Nella fase di discussione finale del decreto rilancio, con emendamenti che sparivano e ricomparivano nel giro di poche ore, ci sono giunti in redazione svariati comunicati stampa sul tema; tuttavia abbiamo preferito attendere ogni pubblicazione per evitare di dare informazioni incerte e contraddittorie in quei momenti frenetici (mentre nel frattempo la stampa generalista diffondeva decine di falsità sul tema, con il solito misto di superficialità, disinformazione e propaganda negativa contro i balneari). Ora invece che la norma è stata approvata in via definitiva, pubblichiamo qui di seguito una carrellata di alcuni dei commenti che ci sono giunti a cose fatte.

Deborah Bergamini (deputata Forza Italia): «L’inserimento della proroga al 2033 per le concessioni balneari marittime sana un vulnus e dà finalmente una prospettiva a chi opera e investe nel settore. In un’estate quanto mai difficile per il turismo italiano, Forza Italia è riuscita a dare un po’ di quella certezza che la crisi da covid ha tolto ai 30.000 piccoli imprenditori che operano nel settore. Le liberalizzazioni sono indispensabili, ma non si possono fare partendo dal basso (i balneari), per arrivare poi in alto (le autostrade). Si fanno al contrario e fino a quando non si faranno, Forza Italia resterà dalla parte dei piccoli imprenditori che vivono di licenze e mini concessioni. Naturalmente resta il rammarico dello stop alla proroga per chi opera in prossimità di laghi o fiumi o dello stop alla soluzione della questione dei pertinenziali. Una conseguenza determinata dall’intervento del tutto al di fuori dalle proprie prerogative da parte della Ragioneria di Stato nel corso del processo decisionale parlamentare. Un’ingerenza su cui occorre accendere un faro, perché interviene a gamba tesa in una confronto che la Costituzione affida a maggioranza e opposizioni, non alla Ragioneria».

Maurizio Gasparri (senatore Forza Italia): «Nonostante strane interferenze e manovre interessate, sulle quali faremo luce nell’ambito di organi istituzionali (sto facendo anche una personale inchiesta sulla ragioneria generale del Tesoro), è stata confermata l’estensione delle concessioni balneari al 2033. Una norma che faceva già parte della legge di stabilità del 2018 e che, con l’approvazione della proposta di Forza Italia, è stata inserita nel decreto che sta per andare al voto alla Camera e che poi arriverà al Senato. Ora gli operatori balneari hanno una certezza ulteriore: le loro concessioni dovranno essere automaticamente estese e nessuna autorità locale si potrà opporre. La prossima tappa è il superamento totale e definitivo della direttiva Bolkestein. I nemici del turismo, dell’economia e delle spiagge sono stati sconfitti ancora una volta. Rattrista invece l’ostilità nei confronti dei pertinenziali, abbandonati da grillini e Pd. Una politica vessatoria e vendicativa che correggeremo presto. A chi scrive sciocchezze, diffondendo notizie inesatte, replichiamo con la verità dei fatti. Hanno vinto gli operatori delle spiagge e hanno perso gli speculatori, quelli che vogliono svendere il nostro paese agli stranieri. I grillini in primo luogo, che sono in ginocchio davanti ai cinesi, ai quali stanno svendendo le nostre infrastrutture e ai quali vorrebbero vendere anche le nostre spiagge. La nostra inchiesta prosegue sulla ragioneria del Tesoro, su altri gruppi di interesse e sui grillini. La speculazione non vincerà. Le concessioni proseguono e i comuni si adeguino. Si adegui anche qualche magistrato zelante che per motivi misteriosi alimenta fenomeni speculativi».

Carlo Fidanza (europarlamentare Fratelli d’Italia): «La maggioranza ha provato il colpo gobbo, ma è stata costretta alla marcia indietro. L’emendamento originario dei relatori sulle concessioni balneari avrebbe gettato ulteriore confusione in un settore in cui incredibilmente si fa fatica a far attuare l’estensione al 2033 prevista dalla legge vigente. Soltanto davanti alla denuncia delle opposizioni e delle associazioni di categoria i relatori hanno riformulato l’emendamento evitando il peggio. Rimane il rammarico per i concessionari pertinenziali, che invece ancora una volta si vedono ingiustamente penalizzati. E rimane la sensazione di una maggioranza nemica di un settore fondamentale per il nostro turismo».

Andrea Gnassi (sindaco di Rimini e responsabile Anci Turismo): «Da una parte annunciano bazooka economici e miliardi di euro per sostenere turismo e economia colpite al cuore dalla pandemia. Dall’altra parte, si procede con bombardamenti chirurgici reali, per colpire e affossare un intero settore in bilico da 13 anni, quello dei pertinenziali. Che la Ragioneria dello Stato abbia bocciato senza appello l’emendamento approvato da tutte le forze politiche solo venerdì scorso in commissione bilancio non è solo una figuraccia, non è solo una vergogna. È il segno di un disinteresse totale nei confronti di 300 imprese, migliaia di lavoratori e interi comuni che si trovano alle prese con aree dismesse e abbandonate, quando al contrario potrebbero sbloccarsi a beneficio della competitività dei territori costieri del paese. È uno schiaffo a imprenditori, lavoratori, sindaci, Anci che avevano scritto e proposto l’emendamento, e uno sfregio verso i parlamentari di ogni schieramento che solo quattro giorni fa lo avevano votato. Addirittura non è stata concessa neanche la proroga a congelare i canoni, almeno per il tempo di riprendere la cosa. Bocciatura e basta. Un devastante blitz al solo scopo di distruggere imprese e occupazione. Altro che mani tese, altro che recovery fund. Le problematiche di copertura finanziaria che parrebbe siano state invocate per non mandare avanti gli emendamenti sono assurde, considerato che gli importi mantenuti a residuo sul bilancio dello Stato non ci sono, al contrario di contenziosi vinti dagli stessi concessionari. Qui si dà di fatto il colpo di grazia a chi anni fa è stato già messo nelle condizioni di non poter pagare un canone decuplicato dalla sera alla mattina e che ha già portato sull’orlo del fallimento tanti. Che in 55 miliardi di euro di manovra di rilancio non si trovino di fatto pochissime risorse a fronte del fatto che i pertinenziali avrebbero pagato una (giusta) parte, crea un danno irreparabile. Io credo e spero che le prossime ore portino ordine in questo provvedimento privo di qualsiasi razionalità. Chiedo ai parlamentari tutti di insistere nel convincere della necessità dell’emendamento».

Antonio Capacchione (presidente Sib-Confcommercio): «Mentre è stato opportunamente e doverosamente confermato il rafforzamento normativo del differimento della scadenza al 2033 delle concessioni demaniali marittime vigenti, è stato purtroppo ritirato tutto quanto convenuto in favore dei pertinenziali. Per l’ennesima volta si è perpetrata una ignobile ingiustizia verso la parte più debole della nostra categoria. Ciò è inaccettabile e intollerabile! Ci auguriamo che si ponga immediatamente rimedio a tale grave errore in danno di circa 300 famiglie che da 13 anni sono vessate, perseguitate e maltrattate dalle nostre istituzioni. Nel frattempo continuiamo con forza e determinazione nell’impegno per la tutela e messa in sicurezza giuridica ed economica della balneazione attrezzata italiana, e ringraziamo ancora una volta tutti i parlamentari e le forze politiche che sono al nostro fianco perché consapevoli che la difesa del lavoro balneare e delle 30 mila aziende familiari costituisce un interesse pubblico a tutela del made in Italy e della competitività del nostro paese nel mercato internazionale delle vacanze».

Maurizio Rustignoli (presidente Fiba-Confesercenti): «La conferma dell’estensione al 2033 è un segnale importante per le imprese balneari, per recuperare certezza e fiducia per affrontare la stagione nonostante il momento difficile dovuto all’emergenza covid-19. Una richiesta che Fiba avanzava da tempo, poiché le nostre imprese si trovavano in una situazione complicata: la maggior parte di queste, infatti, aveva la scadenza del titolo concessorio a dicembre 2020 mentre la maggior degli enti locali italiani, di fatto, non aveva ancora recepito la legge 145/2018 che estendeva i titoli concessori al 2033. Con il decreto rilancio è stata finalmente fatta chiarezza. Ora è necessario che diventi immediatamente operativa e che i molti Comuni ancora inadempienti procedano all’estensione dei titoli concessori. Esprimiamo invece rammarico per la mancata risoluzione della drammatica questione delle concessioni pertinenziali che coinvolge alcune centinaia di imprese balneari: un provvedimento atteso da anni e non più rinviabile».

Marco Maurelli (presidente Federbalneari Italia): «Federbalneari Italia accoglie il voto di fiducia espresso dalla Camera al decreto rilancio con una soddisfazione a metà: se da un lato, infatti, l’estensione delle concessioni balneari, che da adesso si confermano estese al 2033, è un risultato importante per dare certezze alle migliaia di imprenditori balneari che lavorano sulle spiagge e che possono guardare con serenità al futuro, dall’altro lo stralcio delle norme relative al riequilibrio dei canoni e alla messa in ordine delle cosiddette “concessioni pertinenziali” lascia la federazione profondamente delusa. L’approvazione del riequilibro dei canoni, con innalzamento di quelli minimi a 2500 euro, e la soluzione della questione dei pertinenziali avrebbe corretto nei fatti una situazione complessa e negativa che penalizza e danneggia le imprese turistiche ammettendo forme di concorrenza sleale. La federazione sostiene da sempre, infatti, la necessità di rendere più equi i canoni e questo provvedimento poteva essere l’occasione per iniziare un percorso che eliminasse le sperequazioni esistenti, specialmente in questo momento di rilancio post emergenza covid. Ma non solo: non si comprende il motivo per cui lo Stato e in particolare la Ragioneria generale abbia voluto rinunciare al gettito che ne sarebbe derivato e che, secondo le stime del Centro Studi di Federbalneari, sarebbe stato di quasi 100 milioni di euro. Una cifra importante che, oltre a rendere più equa la situazione delle concessioni, avrebbe costituito un contributo importante alla ripresa economica e al rilancio dell’intero comparto del turismo. Continuiamo a credere nell’importanza di modernizzare il sistema turistico balneare italiano attraverso interventi sui canoni minimi e sulle concessioni pertinenziali: bene, quindi, per quanto riguarda l’estensione delle concessioni ma, già da stasera, siamo al lavoro per elaborare delle proposte e aprire dei tavoli di confronto su tutte le questioni ancora aperte per un settore strategico che può dare un contributo importante al rilancio economico del nostro Paese. È fondamentale che il governo metta in campo, al più presto e con grande determinazione anche interventi di trasformazione dell’offerta turistica: misure indispensabili per riscrivere il turismo legato al mare, al territorio e ai servizi correlati e per salvaguardare un settore che conta oltre 1 milione di posti di lavoro e che oggi rischia la chiusura di migliaia di imprese».

Fabrizio Licordari (presidente Assobalneari-Confindustria): «È l’ora di finirla di dare retta a delle minoranze che vivono nella teoria e nella demagogia e che fanno solo prendere aria alla lingua e si scagliano contro imprese sane e produttive, eccellenza per il comparto del turismo, come quelle balneari. Ed è proprio dagli stabilimenti balneari che il comparto del turismo duramente provato, in questa estate molto difficile, è ripartito. La voglia di riappropriarsi del benessere psicofisico duramente provato dalla pandemia ha indotto la gente a vincere le paure e, fidandosi proprio delle strutture balneari, a tornare al mare. Il distanziamento degli ombrelloni e l’applicazione delle misure anti-covid hanno evidenziato che le strutture balneari italiane, garantendo maggiore tranquillità (difficile da trovare nelle spiagge libere spesso incustodite), si rivelano preziose per il nostro paese. È evidente che ciò ha anche contribuito a far trovare l’accordo bipartisan tra Maurizio Gasparri, alfiere per il centrodestra unito, uno degli esponenti politici italiani che da anni si batte per dare certezze alle imprese balneari, e il ministro Dario Franceschini, responsabile del turismo italiano, a trovare una quadra per ribadire l’estensione delle concessioni, così come già prevista dalla legge 145/2018. Questa posizione comune, basata su una visione pratica delle cose, a difesa di imprese che altri Paesi ci invidiano e tentano di esportarne il modello, è oggetto di vergognosi attacchi da parte di un manipolo organizzato tra politici demagoghi e giornalisti al loro servizio che, viene da pensare, obbediscono a poteri forti ed economicamente potenti che, con la scusa di regole europee adottate ad hoc, vorrebbero probabilmente appropriarsi di interi tratti di costa italiana.
Questo pensiero, che è più di un sospetto, si conferma anche nel fatto che troviamo davvero singolare l’interesse strumentale da parte della Ragioneria generale dello Stato a sentenze europee che nulla hanno a che fare con il bilancio dello Stato, come appunto l’errata applicazione della direttiva Bolkestein. E poi pare possibile che in uno Stato normale di diritto sia necessario varare una norma per fare applicare una legge già esistente, quando sarebbe bastata una semplice circolare ministeriale, come Assobalneari Italia aveva richiesto l’anno scorso al ministro De Micheli?
Ci sono troppi elementi che nella vicenda delle concessioni demaniali marittime devono fare riflettere e che sono poco chiare. Una su tutte: perché, visto che si tratta di concessioni di beni, si fanno rientrare nell’applicazione della direttiva che si rivolge ai servizi? Sia ben chiara una cosa: i balneari italiani, e in prima fila Assobalneari Italia, porteranno avanti fino in fondo è senza arretrare di un millimetro la giusta battaglia per eliminare la direttiva Bolkestein per i concessionari demaniali marittimi dall’ordinamento italiano, così come già accaduto per altri settori».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Antonella says:

    Cosa cambia se le spiagge rimangono ai “legittimi proprietari” chi le ha oggi hanno sempre pagato il demanio se si cambia non sai se lasci la strada sicura per una non sicura

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