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Riforma spiagge, il punto della situazione: governo in alto mare

I tempi stringono e le polemiche aumentano, ma nessun tavolo è stato ancora avviato. Per ora è arrivato solo un decreto sulle concessioni portuali, che però nulla c'entra con gli stabilimenti balneari.

Il governo sembra ancora in alto mare per trovare una soluzione sul riordino delle concessioni balneari, in scadenza il 31 dicembre 2023 in base alla legge sulla concorrenza approvata dal governo Draghi, che va completata con un decreto attuativo entro la fine di febbraio per definire le modalità di riassegnazione dei titoli. Dopo l’uscita del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri sulla necessità di un’ulteriore proroga, che non sarebbe stata affatto gradita dagli alleati di maggioranza né dalle associazioni di categoria dei balneari, gli azzurri appaiono isolati dai tavoli, a cui si starebbero dedicando solo Lega e Fratelli d’Italia. A provocare agitazione tra i concessionari ci ha pensato anche il decreto 419/2022 sulle gare per le concessioni delle banchine portuali, approvato lo scorso mercoledì con la firma dei ministri leghisti Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti: tuttavia, al contrario di quanto si affermava nel tam tam di alcune chat e gruppi social, spesso farciti di disinformazioni e pettegolezzi infondati, tale provvedimento non riguarda affatto le concessioni degli stabilimenti balneari, nemmeno quelle gestite dalle autorità portuali. Difatti le concessioni demaniali marittime a uso turistico ricreativo, anche se comprese in area portuale, non sono sottoposte alla disciplina del decreto 419/2022, prevalendo la finalità delle stesse rispetto alla semplice collocazione in area portuale. Tuttavia, tanto poco è bastato per mandare in agitazione la categoria e gridare al complotto e al tradimento, a dimostrazione che in questo momento di tensione e frenesia è importante verificare sempre le notizie con più fonti attendibili anziché credere solo alle chiacchiere via chat, come abbiamo già avuto modo di segnalare.

Sulle concessioni balneari, come detto, la verità è che nessun negoziato è stato ufficialmente avviato e tutto resta ancora da decidere, nonostante i tempi siano più stretti che mai. La questione sarebbe ora in mano ai ministri di Lega e Fratelli d’Italia; tuttavia le idee tra i due partiti sono divergenti: gli uomini di Matteo Salvini sarebbero dell’idea di lavorare responsabilmente al decreto attuativo della legge sulla concorrenza, a cui hanno già votato a favore, mentre in casa di Giorgia Meloni regnano ancora l’imbarazzo e l’indecisione. Dopo avere promesso, dai banchi dell’opposizione e in campagna elettorale, misure come l’uscita dalla Bolkestein e l’esclusione totale dalle gare, i parlamentari di Fratelli d’Italia non avrebbero ancora le idee chiare su come concretizzare tali impegni, che richiedono tempi ben più lunghi rispetto alla scadenza delle concessioni imposta al 31 dicembre 2023 dalla sentenza di un anno fa del Consiglio di Stato. E senza nemmeno avere la possibilità di istituire ulteriori proroghe automatiche, che sarebbero in contrasto col diritto europeo e perciò verrebbero immediatamente cassate dai tribunali. Per questo le dichiarazioni di Gasparri sono state giudicate come inopportune anche da alcuni sindacati dei balneari, apparendo più come un assist alle opposizioni per affossare sul nascere qualsiasi ulteriore iniziativa a favore delle imprese balneari italiane.

Tuttavia, in questo momento migliaia di piccole aziende familiari sono in attesa di sapere se la prossima stagione estiva sarà davvero l’ultima e come dovranno comportarsi in vista degli eventuali bandi, che alcune amministrazioni comunali stanno già iniziando a predisporre, seppure in assenza del decreto attuativo che il governo sarebbe chiamato a varare entro la fine di febbraio. Ma questa sembra non essere la preoccupazione principale dei partiti di maggioranza, più impegnati a governare la polemica accesasi in seguito alle dichiarazioni di Gasparri, che hanno compromesso un lavoro che fino a quel momento si stava svolgendo sottotraccia.

pouf Pomodone

A eccezione della risposta di ieri al senatore azzurro, arrivata dal capogruppo al Senato Lucio Malan, gli esponenti di Fratelli d’Italia continuano a non rilasciare nessuna dichiarazione che lasci intendere quali sono gli intenti del governo per risolvere l’impasse; mentre la Lega, forse nel tentativo di recuperare consenso fra la categoria, continua a provocare il dibattito. Ai commenti dell’ex ministro Massimo Garavaglia e del capogruppo in Senato Massimiliano Romeo, che abbiamo pubblicato giovedì, ieri si sono aggiunti quelli del deputato Jacopo Morrone e del senatore Roberto Marti, i quali ritengono necessario «un confronto e un dialogo diretti con tutti gli attori del mondo balneare. La nostra richiesta è quella di insediare al più presto un tavolo tecnico dove l’intera compagine di centrodestra possa misurarsi con le associazioni di categoria coinvolte per mettere a punto un piano di interventi utile e concreto nel decreto milleproroghe. È noto che la Lega è da sempre vicina alle istanze delle trentamila imprese che operano nel settore del turismo balneare direttamente o erogando servizi. Secondo un recente studio il settore balneare italiano sarebbe il primo produttore di ricchezza derivato dal turismo del nostro paese: di qui la considerazione di quanto sia cruciale il settore per l’economia e in particolare per le regioni costiere. Il turismo è una miniera d’oro e come tale deve essere tutelato senza sottostimarne i problemi, costruendo progetti di ampio respiro all’interno di una visione complessiva del settore. Sul turismo dobbiamo investire perché il paese ha ancora enormi potenzialità inespresse in questo comparto». Per questo, aggiungono Morrone e Marti, «abbiamo fin da subito considerato prioritario superare le ricadute negative della direttiva Bolkestein con iniziative ad hoc. Siamo tuttora convinti che esistano soluzioni percorribili per mettere d’accordo le esigenze delle imprese italiane del settore e direttive e giurisprudenza Ue».

Le tensioni interne alla maggioranza sono state colte al volo anche dall’opposizione, con una nota del deputato del Partito democratico Andrea Gnassi: «Chiediamo e vogliamo chiarezza. È finito il tempo della propaganda, della campagna elettorale e della pacchia, adesso bisogna governare e noi abbiamo intenzione di fare la nostra parte seriamente. Mentre c’è chi ricerca visibilità sui media locali cercando di regalare ancora illusioni e chi fa battute come quella sulle spiagge e i rifiuti che fanno solo danni al paese, noi in Commissione lavoriamo a una proposta seria e concreta, con tutti gli elementi per farlo sul tema dell’innovazione, della tipicità delle imprese, della considerazione del lavoro e degli investimenti fatti. Basta con le bufale e le balle come l’arrivo di multinazionali a spazzare via tutto, perché basterebbe inserire i giusti correttivi sui numeri di concessioni nell’eventualità del bando per scongiurarle. E non è più il tempo di insistere su posizioni improbabili quali l’uscita dall’Europa o le solite proroghe delle concessioni che non danno alcuna certezza e non farebbero che spostare in avanti il problema senza entrare nel merito. La realtà è che questo governo sul turismo naviga a vista e in piena confusione, tanto da non avere neanche assegnato la delega al demanio. Parliamo di un’industria strategica per il paese, con numeri straordinari che, partendo dalla ricettività, parlano di 226.855 esercizi alberghieri ed extra-alberghieri con più di 5,2 milioni di posti letto in Italia, dove i soli alberghi sono 32.202 per un totale 2,2 milioni di posti letto».

Gnassi, insieme ai colleghi Piero De Luca e Vincenzo Peluso, ha ricostruito tutti i vari tasselli normativi e non dal 2009 a oggi e ha presentato richiesta di un’audizione congiunta urgente, considerata la trasversalità della materia, ai ministri dell’economia e delle finanze, del turismo e delle politiche europee per chiarire le intenzioni del governo in merito al futuro delle concessioni demaniali marittime. «Non si può più perdere tempo: il governo faccia chiarezza, dia la delega al più presto e vada a trattare seriamente con l’Europa. Lo richiede a gran voce un settore che è uno dei motori del paese e conta qualcosa come 12.166 concessioni a uso turistico per un totale di circa 26.700 stabilimenti e un giro d’affari calcolato in oltre 15 miliardi di euro l’anno», conclude Gnassi. Al netto delle posizioni politiche, è certo che tutte le imprese stiano allo stesso modo confidando in una rapida decisione del governo, che metta finalmente fine all’agonia in corso da oltre dieci anni.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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