Attualità

Balneari, nessuna certezza su milleproroghe: centrodestra in massimo riserbo

L'annuncio di una nuova proroga ha creato scompiglio

C’è grande fermento tra i balneari sul tema del prolungamento delle concessioni, ma i parlamentari di maggioranza sono ancora restii a condividere i contenuti dell’emendamento che dovrebbe rinviare le gare di qualche mese. Le dichiarazioni del senatore Maurizio Gasparri, diffuse due giorni fa, hanno destato molto scalpore e freddezza: l’esponente di Forza Italia ha annunciato che il suo partito presenterà una proposta di modifica al decreto milleproroghe per posticipare l’entrata in vigore della legge sulla concorrenza approvata dal governo Draghi, che prevede le gare entro il 31 dicembre 2023; ma secondo alcuni, questa esposizione rischierebbe di avere un effetto controproducente.

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La questione è delicatissima: a novembre 2021 il Consiglio di Stato ha annullato l’estensione delle concessioni balneari al 2033 e imposto la loro immediata riassegnazione tramite procedure selettive, vietando qualsiasi ulteriore forma di proroga automatica poiché in contrasto col diritto europeo e in particolare con la famigerata direttiva Bolkestein. Per recepire la pronuncia di Palazzo Spada, la legge sulla concorrenza voluta da Mario Draghi ha fissato al 31 dicembre 2023 il termine per espletare i bandi, ma poi il premier si è dimesso in anticipo, lasciando al governo Meloni il compito di varare il decreto attuativo entro la fine di febbraio per decidere le modalità con cui organizzare le gare. Tuttavia, le forze di centrodestra si sono sempre dichiarate contrarie alle gare delle concessioni balneari, promettendo ripetutamente agli attuali titolari che avrebbero garantito la continuità delle loro aziende. E nemmeno le amministrazioni comunali sono pronte a organizzare le evidenze pubbliche su migliaia di concessioni, dal momento che non sono ancora stati fissati i criteri con cui farlo; senza dimenticare che la Corte Ue dovrà presto pronunciarsi su una serie di puntuali quesiti sottoposti dal Tar di Lecce che potrebbero ribaltare la situazione. Per questo, l’unica strada possibile sembrerebbe quella di un ulteriore differimento dei termini, che però cozzerebbe contro le disposizioni del Consiglio di Stato.

L’estensione al 2033, disposta dal primo governo Conte con la legge 145/2018, era stata giustificata come un arco di tempo necessario per lavorare alla mappatura del demanio marittimo e alla complicatissima riforma delle concessioni, ma poi la maggioranza Lega-Movimento 5 Stelle è caduta e quel provvedimento non è mai stato completato, apparendo dunque come un’altra proroga automatica dopo che la Corte di giustizia europea, nel 2016, aveva già bocciato quella al 2020 approvata dal governo Monti. Per questo motivo, diverse amministrazioni comunali si erano rifiutate di applicare una norma ritenuta in contrasto col diritto europeo, fino ad arrivare alla nota sentenza del Consiglio di Stato che l’ha del tutto annullata. Un’altra proroga automatica, dunque, sarebbe un provvedimento illegittimo e privo di speranze. L’unica strada verosimile per introdurre un ulteriore differimento dei termini sarebbe la cosiddetta “proroga tecnica“, ovvero lo spostamento della scadenza solo ed esclusivamente per consentire al legislatore di definire le modalità con cui espletare i bandi, e alle amministrazioni comunali di organizzarli. Anche alla luce del fatto che dopo avere approvato la legge sulla concorrenza, il governo Draghi si è dimesso e perciò il nuovo esecutivo non ha avuto ancora il tempo di valutare e decidere su una questione così complessa e lasciata a metà. Ma tutto ciò potrebbe avvenire solo a condizione che lo spostamento della scadenza sia di pochi mesi – sei o dodici al massimo – e che al termine di questa, vengano organizzati i bandi senza se e senza ma. Proprio questa sarebbe l’ipotesi più realistica attualmente al vaglio delle forze politiche; tuttavia lo scenario metterebbe molto in imbarazzo gli esponenti di maggioranza, da tempo impegnati a promettere la totale esclusione degli stabilimenti balneari da qualsiasi forma di gara pubblica, che però richiederebbe delle azioni molto lunghe e complicate, oltre che incompatibili con i tempi dettati dal Consiglio di Stato.

Per il momento, dunque, non è ancora chiaro come i partiti di centrodestra intendano concretizzare l’emendamento nel tentativo di uscire da questo vicolo cieco. Ad oggi non è in corso nessuna interlocuzione con le associazioni di categoria e i nostri ripetuti tentativi di estrapolare qualche informazione dai parlamentari referenti sono andati a vuoto. L’atteggiamento sembra essere quello di un attento riserbo, proprio per evitare possibili reazioni negative da parte della stampa generalista e dell’opinione pubblica, tendenzialmente avversa alla categoria dei balneari. Per questo, l’annuncio del senatore Gasparri è apparso ad alcuni come un assist agli oppositori per giustificare lo stralcio dell’emendamento in seguito alle scontate reazioni negative che già si sono viste ieri su alcuni media, oltre che un gesto per scombussolare gli equilibri interni alla maggioranza. Per il momento, infatti, le reazioni degli altri partiti di centrodestra sono state piuttosto fredde e contenute.

In casa Fratelli d’Italia, l’unica dichiarazione è quella rilasciata all’Ansa dal capogruppo al Senato Lucio Malan: «Sui balneari noi abbiamo preso una posizione chiara nella scorsa legislatura, li abbiamo sempre difesi. Ora vedremo il dettaglio tecnico della proposta, che deve essere efficace e praticabile. Dobbiamo paragonare la situazione con quella di altri Stati membri dell’Unione europea, che hanno applicato norme assai diverse dalle nostre e da quelle applicate in Italia dal governo precedente». Ancora più laconica la reazione della Lega, con il commento del senatore Massimo Garavaglia, ex ministro del turismo, pubblicato dal Fatto Quotidiano: «Il parlamento è sovrano. Si rischia una seconda procedura di infrazione con l’Ue? Più che altro bisogna vedere cosa dice il Consiglio di Stato. La sua sentenza afferma che verrebbe automaticamente disapplicata, ma andranno fatti gli approfondimenti del caso». Più aperto e collaborativo è invece il commento del capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, sempre diramato dall’Ansa: «Sul tema dei balneari sarebbe utile a tutto il centrodestra convocare un tavolo di confronto con tutte le associazioni di categoria per valutare come intervenire sul decreto milleproroghe. La posizione della Lega è sempre stata a difesa delle trentamila imprese che operano nel settore turistico balneare, di cui oltre 7.000 che gestiscono direttamente stabilimenti balneari e circa 23.000 operatori che erogano servizi accessori e nell’indotto. Parliamo di un settore che occupa 300 mila addetti. Questo governo procederà con buonsenso a supporto del comparto produttivo balneare».

In sostanza, al netto di quanto facciano credere gli articoli faziosi e i millantatori di professione, sembrerebbe che la maggioranza non sia ancora affatto pronta per risolvere il problema, e che le dichiarazioni di Gasparri abbiano creato più scompiglio che certezza. Ma qualcosa andrà senz’altro fatto nei prossimi giorni, soprattutto per dare conforto a migliaia di piccole imprese familiari che si stanno avvicinando alla prossima stagione estiva senza alcuna certezza sul proprio futuro.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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