Attualità

“Comparto balneare è primo produttore di ricchezza turistica in Italia”

Lo sottolinea il network G20 Spiagge commentando i dati di uno studio basato su dati Istat

Un recente studio di Sociometrica, elaborato su dati Istat, ha generato un notevole interesse da parte di tutti gli addetti ai lavori del settore turistico balneare: «La ricchezza dei Comuni turistici sul loro ranking secondo la creazione di valore aggiunto ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, quale e di che entità sia la ricchezza prodotta dal comparto balneare nel nostro paese»: ad affermarlo è una nota del G20 Spiagge, il network tra i Comuni di Alghero, Arzachena, Bellaria Igea Marina, Bibbona, Caorle, Castiglione della Pescaia, Cattolica, Cavallino Treporti, Cervia, Cesenatico, Chioggia, Comacchio, Forio, Grado, Grosseto, Ischia, Jesolo, Lignano Sabbiadoro, Orbetello, Riccione, Rosolina, San Michele al Tagliamento, San Vincenzo, Sorrento, Taormina, Viareggio e Vieste, che da soli attraggono 70 milioni di presenze turistiche, ovvero il 16% delle presenze complessive in Italia.

«La capacità di generare reddito e l’imprenditorialità nei servizi complementari al settore vengono valutate e misurate: chiaramente siamo di fronte a delle simulazioni statistiche, ma la base da cui sono partiti i ricercatori considera alcuni dati incontrovertibili dell’Istat e il numero delle presenze turistiche nelle località», sottolinea la nota. «Nel caso del network delle maggiori città balneari Italiane, il G20 Spiagge, tutte le località che lo compongono sono inserite tra i 100 maggiori Comuni turistici per valore economico aggiunto, cioè produttori di quel reddito e di quel pil che sostiene l’economia nazionale. Lasciando da parte i valori assoluti in euro che la ricerca presenta, balza agli occhi come il settore balneare italiano sia chiaramente il primo produttore di ricchezza derivata dal turismo del paese».

Commenta Roberta Nesto, coordinatrice del G20 Spiagge e sindaca di Cavallino Treporti: «Il dato economico e le graduatorie nazionali svelano una volta di più la capacità di produrre reddito delle nostre località. È un reddito diffuso, una ricchezza che si spalma sulle comunità, a fronte dei molti disagi che le stesse comunità locali sopportano per produrla. Perché è proprio così: non è facile, con le carenze legislative di cui tutti noi enti pubblici soffriamo, dare un servizio di ospitalità all’altezza delle esigenze del turista moderno. È per questo che non ci stanchiamo di chiedere lo status di città balneare che, una volta per tutte, risolverebbe molte delle nostre difficoltà amministrative».

Mettere insieme i diritti degli abitanti con le esigenze degli ospiti è un’impresa che obbliga ogni anno gli amministratori pubblici a delle enormi fatiche, con un risultato, nel produrre ricchezza oggi misurato dalla ricerca, che potrebbe non solo aumentare, ma anche essere distribuito in maniera più diffusa e utile per le comunità stesse. Il settore balneare, come anche altri settori turistici, ha infatti un effetto moltiplicatore sull’economia generale della località: il dato più seguito e verificato considera che ogni euro speso direttamente nel turismo generi ulteriori 60 centesimi in altri settori (20% industria, 35% servizi, 5% agricoltura). Quindi, oltre alla grande capacità di produrre ricchezza in sé, il sistema della vacanza genera ulteriore valore aggiunto: maggiore numero di imprese, maggiore occupazione, maggiore reddito personale. E non trascurabile è sicuramente un settore produttivo che non si esaurirà: lo stile di vita delle persone ha inserito la vacanza tra le proprie necessità ineludibili, e questo, nelle località balneari italiane, lo affermano tutti e da tantissimo tempo. Forse queste comunità, a iniziare dalle loro amministrazioni, vanno dunque sostenute per il bene dell’intero paese con una attenzione maggiore. Disvelare, con i numeri, è sempre molto utile.

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  1. Nikolaus Suck says:

    La ricerca è parecchio tirata per i capelli, ma tant’è. Trovo invece agghiacciante l’immagine di accompagnamento dell’articolo, con la spiaggia coperta nascosta e rovinata dalla distesa di ombrelloni, che manco un allevamento intensivo di polli in batteria…!
    Questa sarebbe “l’eccellenza che il mondo ci invidia”? Mah…

    • Teo Romagnoli says:

      A.. statista.. sotto ogni ombrellone c’è una famiglia.. evidentemente felice di passare in questo modo le vacanze. E chiunque gestirà in futuro c’è da scommettere i farà esattamente uguale..questo genera PIL. E tasse senza NESSUN COSTO da parte dello stato. Ecco perché interessa tanto l’ applicazione della bolkestein.. per scippare chi è protagonista di questo miracolo creato dal nulla. Bello trovarsi la pappa pronta.

      • Nikolaus Suck says:

        Io direi evidentemente costretta, a starci, e a spendere. Non si vede un fazzoletto di spiaggia libera a perdita d’occhio…

  2. Tanti ombrelloni perché molte persone preferiscono e scelgono questi servizi. E’ un dato di fatto, eccellenze che altri paesi europei non hanno.

    • Nikolaus Suck says:

      Sempre guardando quella foto e realtà del genere, a) mi riesce difficile immaginare che qualcuno “scelga” volentieri di stare come un pollo in batteria, b) anche se fosse, più probabilmente è “costretto” se vuole andare al mare lì, se è tutto pieno così per centinaia di metri, dover altro può andare?

      • a suck sri sempre il solito…..10000 km di coste di cui 7000 liberi non ti bastano per scegliere? augurati di non avere mai problemi di salute in spiaggia
        ..,.,… poi ti renderai conto che significa avere servizi disponibile in strutture come le nostre..,prima di parlare pensa, e no!

      • Come te caro Suck, farei la stessa cosa, ma, trascuri alcune cose fondamentali importantissime, senza quelle spiagge così gremite, non ci sarebbero migliaia di alberghi, decine di migliaia di bar e ristoranti, negozi e quant’altro, con molte centinaia di migliaia forse milioni) di posti di lavoro, e una fondamentale entrata di “valuta”, che consentono a questo Paese di sopravvivere. Per te, sicuramente un ragionamento “tabù”!

        • Nikolaus Suck says:

          Mah io direi il contrario piuttosto. Senza i migliaia di alberghi, bar, ristoranti, negozi etc., quegli stabilimenti non avrebbero clienti e ragione di esistere. Mentre sono abbastanza persuaso che la gente andrebbe comunque lì in albergo, al bar, al ristorante, a fare spese, anche se la spiaggia fosse libera o gestita diversamente. Magari pure risparmiando.

          • Ciò che dici, è ridicolo a dir poco, la tua considerazione che non tiene minimamente conto dell’articolo che stiamo commentando: “Comparto balneare è primo produttore di ricchezza turistica in Italia” Lo sottolinea il network G20 Spiagge commentando i dati di uno studio basato su dati Istat”.
            Lasciatelo dire, sei proprio incorreggibile!

    • Infatti non c’è proprio nessun mercato unico europeo delle concessioni balneari, perché è un mercato quasi solo italiano. La normativa europea interviene esclusivamente per garantire la parità di condizioni di accesso al mercato fra cittadini ue, ma del tutto a sproposito: primo, qualsiasi cittadino ue poteva comprare una qualunque azienda balneare, al pari di migliaia di italiani e stranieri che hanno comprato negli ultimi 10/20/30 anni. Allaa commissione europea ignorano o fingono di ignorare che un mercato in Italia c’è già, c’è sempre stato, e solo delle persone molto poco informate possono parlare di privilegi feudali.
      E poi il mercato è praticamente solo italiano, non comunitario. Non c’è nessuna reciprocità, nessun mercato comune. Non è un mercato comune quello che esiste solo in un paese dell’unione.

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