Norme e sentenze

Proroga al 2033 annullata, Consiglio di Stato dà torto ai balneari

Un gruppo di concessionari di Lavagna aveva rivendicato il diritto a godere dell'estensione, in quanto era rimasta in vigore per due anni prima di essere cancellata, ma Palazzo Spada ha dato loro torto

Con tre sentenze gemelle emesse lo scorso martedì 19 marzo (numero 2662, 2664 e 2679), il Consiglio di Stato ha dato torto ad alcuni concessionari balneari di Lavagna (Genova) che rivendicavano la validità dei loro titoli fino al 31 dicembre 2033. L’estensione al 2033 era stata rilasciata in base alla legge 145/2018 (“legge Centinaio”), che aveva disposto il prolungamento di quindici anni per le concessioni balneari; tuttavia, in seguito alle pronunce dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato di novembre 2021 che hanno annullato la proroga al 2033 ritenendola in contrasto col diritto europeo, il Comune di Lavagna aveva ritirato la sua decisione e dopo 23 mesi (quindi oltre i 18 mesi consentiti dalla legge per revocare un provvedimento in autotutela) ha comunicato ai concessionari la nuova scadenza dei loro titoli, stabilita dallo stesso Consiglio di Stato al 31 dicembre 2023.

I balneari di Lavagna avevano immediatamente presentato ricorso al Tar Liguria, anche alla luce della loro particolare situazione: la proroga al 2033 era infatti stata rilasciata pochi mesi dopo la disastrosa mareggiata di ottobre 2018, che aveva distrutto diversi stabilimenti della località. Grazie al lungo orizzonte temporale disposto dalla legge 145/2018, i concessionari avevano potuto ottenere i finanziamenti bancari necessari per ricostruire le loro strutture, e perciò l’annullamento della proroga li aveva messi in difficoltà. Tuttavia il Tar Liguria ha dato loro torto, con una serie di sentenze fotocopia che hanno fatto presupporre che i ricorsi non fossero stati nemmeno analizzati caso per caso. Anche il Consiglio di Stato, al quale i balneari liguri si sono in seguito appellati, ha confermato la prima decisione dei giudici amministrativi.

La pronuncia del Consiglio di Stato è particolarmente negativa per i concessionari balneari, in quanto conferma che la proroga al 2033, se rilasciata in modo automatico e senza alcuna istruttoria come ha fatto il Comune di Lavagna, è da considerarsi non valida in base a quanto affermato a novembre 2021 dai giudici di Palazzo Spada in adunanza plenaria. Non basta, dunque, che siano passati oltre due anni dal momento in cui la proroga è stata rilasciata a quello in cui è stata annullata: a questo proposito, sottolinea infatti il Consiglio di Stato, «nessun legittimo affidamento dell’appellante può ritenersi sussistente, non venendo neppure in rilievo i poteri di autotutela decisoria dell’amministrazione ove solo si consideri che l’atto con cui il Comune di Lavagna ha inizialmente attestato l’avvenuta proroga della concessione ha assunto una valenza meramente ricognitiva, essendo l’effetto di cui si discute scaturito direttamente dalla legge; ciò con l’ulteriore rilievo che […] detto atto non reca alcuna specifica valutazione della situazione della società, speciale e diversa dalla generalità degli altri concessionari, bensì soltanto un generico richiamo alla proroga ex lege disposta dall’art. 1, commi da 682 a 684 della l. n. 145 del 2018».

Anche in merito all’indennizzo invocato dai concessionari, il Consiglio di Stato ha dimostrato una totale chiusura, affermando che l’eventuale ammortamento degli investimenti sostenuti dovrà, ove ne ricorrano i presupposti, costituire oggetto di considerazione «in sede di indizione delle procedure competitive di assegnazione delle concessioni».

I commenti

Fabrizio Licordari, presidente nazionale dell’associazione di categoria Assobalneari-Confindustria, è uno dei concessionari di Lavagna che aveva presentato ricorso confidando che il caso potesse rappresentare il riconoscimento del principio del “legittimo affidamento”. Appresa la notizia, ha commentato così la sentenza: «Si tratta di una decisione che di giuridico ha ben poco, e che dimostra che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Con queste sentenze si manifesta il potere assoluto dei giudici, che mettono addirittura in discussione la sentenza della Corte di giustizia europea del 20 aprile scorso, riaffermando i principi di una sentenza del Consiglio di Stato che è stata schiaffeggiata e umiliata dalla Cassazione a sezioni unite. La pronuncia contro i concessionari di Lavagna ha il sapore di una ripicca e sembra volersi arroccare in una ostinata difesa dei principi dell’adunanza plenaria, raccapriccianti per qualsiasi tecnico del diritto. In uno Stato di diritto non è accettabile che un imprenditore, fidandosi delle leggi approvate dal parlamento, realizzi degli investimenti sulla base di una norma in vigore e vagliata anche dalla Commissione europea (la proroga al 2033 era infatti contenuta nella legge finanziaria), e che dopo due anni questa legge venga abrogata come se fosse uno scherzo. La vita delle persone, il loro lavoro e i sacrifici fatti non sono un gioco da liquidare con qualche paginetta di parole messe in fila con capacità dialettica, bensì vanno trattate con rispetto e considerazione. Io la sentenza la rispetto ma non la condivido, perché alla stessa stregua dell’adunanza plenaria, ha calpestato e ha giocato con tecnicismi discutibilissimi e strumentali».

Prosegue Licordari: «Questa delusione ci rende ancora più determinati non per il caso personale, ma perché riguarda tutti i miei colleghi indistintamente. Non potremo chiedere di andare al cospetto della Corte dì giustizia europea, ma ritengo un dovere sacrosanto portare questa vicenda che riguarda tutti al massimo livello di giudizio, ovvero innanzi alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Non si tratta infatti del caso di quattro concessionari isolati, bensì di una battaglia per tutti i balneari che si stanno vedendo ledere i propri diritti e che si sentono impotenti. Nonostante l’amarezza del momento, ho piena fiducia nelle forze politiche che compongono questo governo, e contro il quale ritengo una sciocchezza spaziale andare a manifestare, come invece qualcuno sta incitando a fare. In queste ore è in corso un’interlocuzione con i tecnocrati di Bruxelles e noi abbiamo il dovere di dare supporto, forza e consenso al lavoro che viene portato avanti dopo i risultati della mappatura, e non, al contrario, organizzare una manifestazione di protesta».

Così invece Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio, ha giudicato la pronuncia «Le nuove sentenze del Consiglio di Stato non presentano novità rispetto a quanto deciso dell’adunanza plenaria. È la conseguenza dell’assenza di un ricorso del governo davanti alla Corte costituzionale per rivendicare le sue prerogative legislative. In disparte ogni considerazione giuridica sul riconoscimento, anche in queste ultime sentenze, della doverosità dell’indennizzo che non viene negato, ma solo rinviato in sede di gara o sulla mappatura per la quale si sottolinea l’assenza di criteri legislativi. Insomma, si conferma le necessità di una nuova legge. Opportuna e doverosa la mobilitazione della categoria e la manifestazione da noi indetta per il prossimo 11 aprile».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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