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L’Ue stringe la morsa sui balneari: sentenza e procedura di infrazione in arrivo

Oltre all'atteso pronunciamento della Corte di Lussemburgo, la Commissione starebbe per recapitare il parere motivato e una maxi sanzione per non avere avviato le gare

Ancora prima della fatidica sentenza della Corte di giustizia europea sulle concessioni balneari, attesa per dopodomani, sul fronte delle spiagge italiane la situazione sta precipitando, con la Commissione Ue che starebbe per recapitare il parere motivato per avviare ufficialmente la procedura di infrazione e relativa sanzione. Bruxelles intende strigliare il governo Meloni per non avere ancora completato la riforma avviata da Draghi, che prevede la riassegnazione dei titoli tramite gare pubbliche entro la fine di quest’anno: in base alle informazioni in nostro possesso, confermate da autorevoli fonti, la lettera dovrebbe arrivare subito dopo la sentenza della Corte di Lussemburgo e sarebbe molto negativa per la categoria, che non avrebbe più scampo dalle evidenze pubbliche. L’attuale esecutivo viene accusato di avere tirato troppo la corda, approvando l’ennesima proroga – nonostante l’ormai acclarata illegittimità dei rinnovi automatici, che difatti ha portato all’immediata bocciatura da parte del Consiglio di Stato – anziché disciplinare il futuro del settore con delle regole compatibili col diritto europeo.

Il doppio attacco di Bruxelles

C’è grande attesa, dunque, per l’esito delle decisioni che gli organi dell’Unione europea renderanno note nelle prossime ore. Da una parte c’è la Corte di giustizia Ue, chiamata dal Tar di Lecce a esprimersi su nove quesiti che mettono in discussione l’applicabilità della direttiva Bolkestein da cui ha avuto origine tutta l’impasse; e dall’altra c’è la procedura di infrazione su cui la Commissione aveva allertato a dicembre 2020, inviando una prima lettera di messa in mora. Da allora il Consiglio di Stato ha annullato la proroga al 2033 decisa dal primo governo Conte e la legge sulla concorrenza di Mario Draghi ha imposto le gare entro il 31 dicembre 2023, ma poi il partito di Giorgia Meloni ha promesso di portare le concessioni balneari fuori dalle evidenze pubbliche previste dal diritto comunitario, facendo il pieno di voti nella categoria.

Una volta al governo, però, la questione è stata affidata al ministro agli affari europei Raffaele Fitto che ha proposto di disciplinare le gare, ottenendo il niet delle associazioni di categoria che sono arrivate alla mediazione della proroga di un anno per prendere tempo. Ma Bruxelles non ha gradito le mosse dell’esecutivo, e per questo sta preparando un attacco su più fronti, da cui la premier è chiamata a difendersi facendo meno male possibile a migliaia di imprese, vittime di una dannosa gestione che sta distruggendo un florido settore economico.

Le possibili decisioni della Corte Ue

Se l’avvio ufficiale della procedura di infrazione appare ormai scontato, più difficile è prevedere l’orientamento del giudice europeo rispetto ai nove precisi quesiti sottoposti dal presidente del Tar di Lecce Antonio Pasca. Lo scenario peggiore che potrebbe capitare è che l’intera questione venga respinta al mittente per inammissibilità: la Corte Ue si è infatti già pronunciata sul tema con la sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016, dichiarando l’illegittimità delle proroghe automatiche ma anche stabilendo il diritto al legittimo affidamento per i concessionari che hanno confidato sul precedente regime normativo del rinnovo automatico delle concessioni (attivo fino al 2010 e poi abrogato dall’ultimo governo Berlusconi per uscire dalla precedente procedura di infrazione), pertanto il giudice potrebbe anche solo affermare che non ha più nulla da aggiungere sull’argomento. Oltre a ciò, alcuni dei quesiti sottoposti dal Tar di Lecce – come quello sulla legittimità dell’articolo 49 del Codice della navigazione, che prevede l’incameramento dei beni al termine della concessione – sono questioni strettamente nazionali e per questo potrebbero essere rinviate al giudice italiano.

Un’altra possibilità è invece che la Corte Ue si esprima almeno su una parte dei quesiti: in tal caso il legislatore italiano dovrebbe analizzare a fondo la sentenza per individuare i margini di tutela del settore nel completamento della riforma, che però, giunti a questo punto, è sempre più difficile possa andare lontano dalle evidenze pubbliche. Dall’abrogazione del rinnovo automatico del 2010 si sono susseguiti tredici anni di continui rinvii, durante i quali la categoria non è stata preparata ad affrontare un radicale cambiamento normativo; e ora che questo cambiamento appare inevitabile, il timore è che anche le possibili tutele rimaste finora in piedi – come il riconoscimento degli indennizzi e della professionalità – possano essere messe in discussione dall’Europa. Ma la speranza è che ciò non accada, e che il governo trovi una strada compatibile per risolvere l’irresponsabilità di questi anni, salvaguardare migliaia di imprese in prevalenza a gestione familiare e al contempo garantire la certezza del diritto per tutti.

La diretta per informarsi

Per orientarsi in questo difficile momento, Mondo Balneare organizza una diretta online in programma giovedì 20 aprile dalle ore 15 alle ore 18, che sarà trasmessa in streaming sul nostro sito web e sui nostri canali Facebook e YouTube. Politici, giuristi e rappresentanti delle associazioni di categoria saranno invitati ad analizzare la situazione alla luce della sentenza europea, che sarà pubblicata la mattina stessa. Per maggiori informazioni, leggi il programma e gli ospiti della diretta »

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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