Veneto

Jesolo, polemica Caner-Gasparri su gare concessioni balneari

L'assessore difende la legge regionale, mentre il senatore di Forza Italia ribadisce che la Bolkestein non si applica alle spiagge. Nel dibattito si inserisce anche il Movimento 5 Stelle.

Il caso di Jesolo continua a far discutere la politica, con l’assessore al turismo della Regione Veneto Federico Caner che invita il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri a «recarsi di persona in Veneto per comprendere cosa sia la legge regionale 33 che ci ha permesso di rispettare la direttiva Bolkestein, la concorrenza e la democrazia». L’origine del botta e risposta è nell’attacco che il parlamentare azzurro ha lanciato dopo l’esito dei bandi su alcune concessioni balneari che hanno visto prevalere una società di Mario Moretti Polegato, patron dell’azienda di scarpe Geox, e dunque una grande multinazionale a scapito delle piccole imprese familiari che hanno sempre contraddistinto il settore.

«Gasparri non conosce la normativa, lo dico senza fare polemiche», ha detto Caner. «Polegato non è certo uno che “fa scarpe e basta”, bensì è un imprenditore famoso e stimato nel mondo, e ha un albergo a Jesolo, il Casa Bianca. È della nostra zona e ci sono imprenditori jesolani con lui nella società che ha fatto istanza con la legge regionale 33 (si tratta della norma che prevede il rilascio di nuove concessioni balneari ventennali a fronte di un piano di investimenti, NdR). Ci sono ora progetti e investimenti importanti sul territorio, quelli che hanno presentato percorsi di evidenza pubblica e hanno vinto. I concorrenti sono tutti della zona sul litorale e non ci sono stati i temuti ingressi di soggetti esterni. Questa da noi si chiama democrazia. Dove è scritto che le concessioni demaniali restino sempre agli stessi?». Per questo la legge regionle 33, conclude Caner, «è un esempio che deve essere preso a livello nazionale, e ci vuole anche un equo indennizzo per i concessionari uscenti: solo la legge nazionale può inserirlo, perché non è competenza regionale. Ecco perché invito Gasparri in Veneto a vedere e capire di persona, e mi chiedo perché il governo non abbia ancora emanato una legge nazionale nel rispetto della direttiva europea Bolkestein che è in vigore da anni e che abbiamo sempre affrontato con le sole proroghe, pagandone le conseguenze in termini di procedure di infrazione. Il Veneto ha dato una risposta concreta e adesso deve farlo il governo nazionale».

Ma il senatore Gasparri non ci sta, e risponde così all’assessore: «In Veneto ci sono stato decine di volte e apprezzo una Regione famosa nel mondo per la sua capacità imprenditoriale che in alcuni settori svetta come un primato mondiale. Il Veneto è una grande terra. Ma la legge regionale sulle concessioni balneari è una pessima legge. Non è conforme alle regole vigenti e favorisce i potentati a danno delle imprese familiari, non prevede neanche indennizzi. E come altre leggi regionali, dovrebbe essere bocciata dalla Corte costituzionale. Lo dimostra quanto è avvenuto a Jesolo, peraltro in piena contraddizione con quanto affermano i partiti nazionali a cui appartengono gli amministratori della città veneta e gli amministratori della Regione. Infatti basta vedere le dichiarazioni della Meloni e di Salvini contro le gare, come quella che si è svolta a Jesolo».

Prosegue Gasparri: «La direttiva Bolkestein non va applicata alle spiagge. Invito con amicizia l’assessore Caner a documentarsi. Scoprirà che il governo di cui la Lega fa parte ha stabilito che le spiagge non sono una risorsa scarsa e quindi non c’è la necessità di applicare la direttiva Bolkestein, che prevede gare quando non ci siano spazi per nuove imprese. Che nel caso delle spiagge sono più che abbondanti per consentire, senza vessare le aziende esistenti, di dare spazio a chi volesse intraprendere questa attività. Rispetto poi Polegato, ma credo che un potente dell’economia dovrebbe lasciare spazio alle piccole imprese del settore, senza realizzare quelle concentrazioni economico-finanziarie che sono al centro delle denunce del settore balneare. Che poi qualche sindacalista del comparto si sia associato all’impresa, rende ancora più grave la vicenda. Manderò all’assessore Caner le lettere che il governo ha mandato all’Unione europea e i risultati del monitoraggio realizzato dall’esecutivo. Così potrà condividere la necessità di rispettare le imprese, senza una colonizzazione che è contraria anche alla cultura veneta che si basa sul rispetto di tante piccole e medie aziende che hanno fatto di questa Regione l’orgoglio d’Italia. Anche nel settore del turismo e della balneazione. Facciano respirare sia le scarpe che le spiagge».

Nella polemica si infila anche il deputato veneto del Movimento 5 Stelle Enrico Cappelletti, che afferma in una nota: «Quella delle destre sui balneari sta diventando una cantilena corporativa insopportabile. Oggi è di nuovo il turno di Gasparri, che ripropone la castroneria delle spiagge “risorsa non scarsa” per scagliarsi contro la legge regionale del Veneto, formulata peraltro da una giunta che lo stesso partito di Gasparri sostiene. In diverse aree del paese, fra cui il Veneto, le spiagge sono una risorsa “satura”, altro che scarsa. Ed è giusto che ci siano meccanismi concorrenziali, con tutele precise per le attuali imprese del settore e paletti normativi che possano scongiurare l’avvento di grandi gruppi pronti a fagocitare il mercato. Insomma, un impianto normativo molto simile a quello già fissato nel decreto concorrenza del 2022, votato convintamente anche da Forza Italia, partito di cui Gasparri è capogruppo al Senato. Oggi invece ci troviamo al cospetto di una maggioranza che difende l’indifendibile, con una ministra del turismo come Daniela Santanchè, vecchia amica di Gasparri e compagnia, che da imprenditrice ha dimostrato di agire nel totale sprezzo delle regole. E che in tema di concessioni demaniali è la quintessenza del conflitto d’interessi. Il governo Meloni è ora che inizi a operare con serietà: la spada di Damocle della procedura d’infrazione Ue sui balneari pende sempre sulle teste degli italiani. Gasparri e cricca non si rendono conto che con la loro sciatta difesa corporativa sono i primi alleati delle multinazionali che spazzeranno via le imprese virtuose del settore. Questa storia inizia a stancare gli stessi imprenditori, che chiedono norme certe per poter investire».

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