Attualità

Governo presenta legge su gare concessioni balneari, è test per la maggioranza

Approda oggi in consiglio dei ministri il disegno di legge sulla riforma del demanio marittimo, mentre in parlamento si cerca un dialogo per una posizione unitaria

Il disegno di legge sulla riforma delle concessioni balneari è in dirittura d’arrivo e sarà oggetto di confronto sulla tenuta della maggioranza. Al consiglio dei ministri in programma per oggi sarà portata sul tavolo la proposta con cui il governo Draghi intende disciplinare la riassegnazione delle concessioni sul demanio marittimo, dopo che il Consiglio di Stato lo scorso novembre ha annullato la proroga al 2033 e imposto le gare entro due anni: in base a quanto emerso ieri alla Camera durante la discussione sulla mozione di Fratelli d’Italia contro la Bolkestein – la direttiva europea sulla liberalizzazione delle concessioni pubbliche, che riguarda anche le spiagge italiane – pare che l’orientamento di tutte le forze di maggioranza sia quello di ragionare su un testo che preveda delle forme di bando. Questo, almeno, è quanto si è percepito dagli interventi dei rappresentanti politici intervenuti al dibattito preliminare di ieri, trasmesso sulla web tv della Camera, dove le sole forze politiche a parlare esplicitamente di esclusione delle imprese balneari dalle gare e a mettere in discussione la direttiva Bolkestein sono state Liberi e uguali, rappresentata da Stefano Fassina, e Fratelli d’Italia dai banchi dell’opposizione, con la voce del deputato Fabio Rampelli.

Per il resto Partito democratico (Piero De Luca), Movimento 5 Stelle (Sergio Battelli) e Italia Viva (Marco Di Maio) si sono posizionati esplicitamente a favore delle gare con forme di tutela per gli attuali concessionari come il riconoscimento del valore aziendale, del legittimo affidamento, della professionalità e di un indennizzo in caso di perdita della concessione, e anche Lega (Matteo Luigi Bianchi) e Forza Italia (Alessandro Battilocchio) hanno mantenuto una posizione più tiepida rispetto al passato, dando cioè implicitamente per scontati i bandi e senza abusare di slogan come “fuori dalla Bolkestein” e “no alle aste”. Gli esponenti delle due forze di centrodestra hanno ribadito che occorrerà valutare con Bruxelles la possibilità di escludere dalle gare le concessioni già in essere, ma si sono dimostrati più aperti al dialogo con gli alleati: d’altronde, con l’imminente arrivo di una procedura di infrazione europea e la pronuncia di Palazzo Spada che non lascia la possibilità di ulteriori proroghe, è verosimile che tutti i partiti si siano messi a ragionare a partire dall’inevitabilità delle gare pubbliche. Anche perché, nonostante le note diversità di vedute, è piuttosto improbabile che il tema dei balneari sia sufficiente per aprire una crisi di governo, soprattutto se si conta che l’opinione pubblica è in gran parte schierata contro la categoria a causa della grave e diffamatoria campagna mediatica in corso. Come poi saranno scritti i criteri per i bandi, ovvero quali tutele si definiranno per le migliaia di imprenditori che hanno investito sulla base di una durata al 2033 annullata da un giorno all’altro, è un altro paio di maniche e per scoprirlo non resta che attendere un dibattito che continuerà senz’altro a essere infuocato per ancora qualche mese. Quel che è certo è che non si potranno cancellare con una riga di legge centinaia e centinaia di imprese storiche che, pur insistendo su suolo pubblico, rappresentano delle proprietà private a tutti gli effetti, che pertanto non possono essere espropriate senza alcun indennizzo né tantomeno affidate al miglior offerente economico: sulle spiagge italiane è infatti sorto un modello turistico unico al mondo, con un livello di tipicità e di professionalità che tutti sembrano d’accordo nel continuare a preservare pur restando nella cornice del diritto europeo.

Il ministro agli affari regionali Maria Stella Gelmini ha annunciato che prima del consiglio dei ministri di oggi terrà un incontro con i rappresentanti di Regioni, Anci e Upi al fine condividere le linee guida del provvedimento al quale sta lavorando l’esecutivo. Ma in attesa di sapere cosa uscirà da Palazzo Chigi, la decisione di Draghi di discutere il provvedimento sul riordino delle concessioni balneari non è stata esente da critiche. Così il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «È singolare che il consiglio dei ministri oggi potrebbe occuparsi di balneari e non di bollette elettriche. Il problema del paese in questo momento è il costo dell’energia per famiglie e imprese, non certo la vessazione delle imprese balneari. Ci sarebbe da stupirsi. Ma per fortuna c’è ancora il parlamento, la cui centralità è stata sottolineata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che potrà stabilire la gerarchia delle priorità. Qualcuno vada per strada e chieda agli italiani quale sia la cosa urgente che deve affrontare il governo. Meno bollette e più ombrelloni».

Anche le associazioni di categoria sono piuttosto preoccupate. Questo il commento di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria: «Apprendiamo da autorevoli agenzie di stampa che oggi il consiglio dei ministri si occuperebbe di concessioni balneari e non dei problemi gravissimi in cui versa il paese quali il rincaro dei costi energetici che oggi devasta famiglie e imprese, costringendo molte di queste alla chiusura. È vergognoso che di fronte a un’emergenza di tale portata a livello economico e sociale, peraltro ancora in piena pandemia, il governo ritenga invece prioritario svendere il patrimonio costiero turistico dell’Italia anziché tutelarlo. Sempre più spesso ci accorgiamo che al posto di salvaguardare il patrimonio economico del nostro paese, al contrario si pensa di offrire agli investitori stranieri la possibilità di calare in Italia e fare razzia di quanto più prezioso e importante ha la nostra penisola. Gli esempi sono numerosi: oltre a quello che riguarda le coste e le imprese turistiche (alberghi, campeggi, stabilimenti balneari, porti turistici, punti di ormeggio, eccetera) ricordiamo di recente il tentativo di svendita delle concessioni idroelettriche che sono da ritenersi, come le coste italiane, un bene strategico e fondamentale per la nostra economia. Sembra che l’ ombra del panfilo Britannia navighi ancora a ridosso delle coste italiane».

Sulla stessa linea i presidenti di Sib-Confcommercio Antonio Capacchione e di Fiba-Confesercenti Maurizio Rustignoli, che hanno diramato una dichiarazione congiunta: «Sarebbe sbagliato se il governo oggi approvasse un provvedimento normativo senza la condivisione con le Regioni e i Comuni che gestiscono le funzioni in materia e senza la concertazione con le categorie interessate, che non sono solo quelle balneari, ma circa 150 mila aziende che operano sul demanio marittimo (dagli alberghi ai campeggi, dalla nautica ai ristoranti). La questione delle concessioni demaniali marittime è molto delicata, perché riguarda decine e decine di migliaia di aziende perlopiù a gestione familiare che rischiano di perdere il lavoro e i beni di loro proprietà per l’unico torto di avere confidato nelle leggi dello Stato italiano. Ed è una materia assai complicata, la cui attività di normazione presuppone la doverosa mappatura e ricognizione dell’esistente, così come espressamente e correttamente previsto nel disegno di legge sula concorrenza. Riteniamo quindi di buon senso che qualsiasi provvedimento normativo, prima della sua adozione da parte del governo, venga preceduto da un percorso conoscitivo sottoposto a una concertazione con le categorie interessate e condiviso con gli enti locali. Ci rifiutiamo di credere che la questione balneare venga strumentalizzata come arma di distrazione di massa per evitare di affrontare ben altre questioni».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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