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Decreto proroghe, salta norma per blindare estensione concessioni balneari

Garavaglia: "Nessuna priorità, la legge esiste già". Associazioni divise.

Il governo non ha inserito nessuna norma per confermare la validità delle attuali concessioni balneari all’interno del “decreto proroghe” licenziato ieri dal consiglio dei ministri. In base alle informazioni in nostro possesso, ci sarebbe stato l’intento di inserire nel provvedimento un articolo per mettere in sicurezza le attuali concessioni, dal momento che l’estensione di quindici anni disposta dalla legge 145/2018 è oggetto di una lettera di messa in mora da parte dell’Unione europea nonché di svariate sentenze avverse da parte dei tribunali, che hanno portato molti Comuni costieri a non applicare la norma ritenendola in contrasto col diritto europeo che vieta le proroghe automatiche sulle concessioni demaniali. Tuttavia il governo, ignorando anche la richiesta avanzata l’altro ieri dalle Regioni, ha ritenuto che non fosse necessario inserire nessun provvedimento salva-balneari. L’idea, secondo autorevoli voci di corridoio, sarebbe stata quella di una mini-proroga di due o tre anni per tutti i concessionari che non hanno ancora ottenuto l’estensione al 2033.

Tuttavia il provvedimento è stato stralciato all’ultimo: come ha spiegato il ministro del turismo Massimo Garavaglia, interpellato dall’Ansa, «non serve nessuna proroga perché una norma esiste già, anzi due: una per la proroga al 2033 e un’altra che congela le concessioni per il Covid (la 77/2020, NdR). Si tratta di un falso problema. Poi in Italia tutto è più complicato perché c’è chi interpreta le norme, ma questa è un’altra questione. Ove fosse necessario, potrebbe essere utile fare un’interpretazione autentica di norme già esistenti, ma l’unico messaggio che mi sento di mandare, l’unica cosa certa è che l’estate è tranquilla per tutti, gestori e utenti».

Il problema, in ogni caso, rimane: se infatti molti concessionari hanno effettivamente ricevuto dalle amministrazioni comunali i titoli protocollati con la nuova scadenza al 2033, molti altri hanno in questo momento in mano un titolo invalido, dal momento che diversi funzionari non hanno voluto prendersi la responsabilità di applicare una legge ritenuta in contrasto col diritto europeo, lasciando dunque svariati titolari di stabilimenti con delle concessioni scadute il 31 dicembre 2020. E nonostante la legge 77/2020 a cui si riferisce Garavaglia, che ha dichiarato la validità delle attuali concessioni in relazione all’emergenza Covid, molti Tar stanno comunque disapplicando l’estensione al 2033 (con la complicità dell’Antitrust che sta presentando diffide in tutta Italia) e oggi qualunque privato cittadino potrebbe presentare ricorso in tribunale per ottenere una concessione, rivendicando la supremazia del diritto comunitario su quello italiano. La situazione, insomma, è intricatissima e più che l’ennesima norma-ponte servirebbero con urgenza una circolare applicativa della legge già esistente e, soprattutto, una riforma organica del demanio marittimo che metta fine al caos in corso da troppi anni.

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In merito al mancato inserimento della norma nel decreto proroghe, le associazioni di categoria hanno espresso pareri contrastanti. Cna Balneari in una nota «esprime preoccupazione per il mancato inserimento delle concessioni balneari nel decreto proroghe approvato dal consiglio dei ministri. La norma è necessaria per dare certezze ai titolari di concessione la cui durata è stata prorogata fino al 2033 con la legge di bilancio 2018 e poi confermata con i decreti “rilancio” e “agosto”. L’estensione è stata messa in discussione dalla Commissione europea con una lettera di messa in mora dell’Italia, mentre migliaia di imprese balneari sono ancora in attesa dell’estensione della concessione scaduta nel 2020 per effetto di sentenze dei Tar. A giudizio di Cna Balneari, pertanto, è urgente la conferma della estensione delle attuali concessioni al 2033, avviare la riforma del demanio marittimo e concludere positivamente una querelle aperta con l’Ue da oltre 10 anni che tiene nell’incertezza oltre 30 mila imprese tra stabilimenti balneari, alberghi con spiagge e attività commerciali operanti sul demanio».

Di parere opposto è Assobalneari-Confindustria. Così il presidente Fabrizio Licordari: «Condivido l’intento espresso dal ministro Garavaglia di non legiferare ulteriormente sulle concessioni balneari: un’altra norma-ponte avrebbe indebolito la legge 145/2018 e non ce n’è affatto bisogno. Anzi, l’estensione al 2033 va sostenuta con forza e per farlo è sufficiente una circolare applicativa che obblighi i Comuni inadempienti ad applicare una legge dello Stato. Quello che deve fare il governo è poi partire dalla risposta data alla lettera di messa in mora della Commissione europea per sostenere in modo serrato le proprie leggi, facendo capire a Bruxelles che la direttiva Bolkestein non va applicata agli stabilimenti balneari. I motivi li rivendichiamo ormai da tempo, e la materia va studiata in modo approfondito perché la competenza tecnica e la volontà politica sono fondamentali per risolvere questa annosa vicenda».

Sulla stessa linea Antonio Capacchione, presidente del Sib-Confcommercio: «Era destituita di alcun fondamento l’indiscrezione per cui il consiglio dei ministri avrebbe adottato una norma di proroga delle concessioni demaniali marittime. Come è noto le leggi che hanno esteso la durata delle concessioni già ci sono (dalla legge 145/2018 all’articolo 182 comma secondo del dl 34/2020), si tratta solo di applicarle e di rimuovere eventuali difficoltà interpretative o applicative. Stiamo interloquendo intensamente con il governo e con le rappresentanze parlamentari affinché ciò avvenga nei prossimi giorni, stante l’evidente urgenza da noi ripetutamente sottolineata. I balneari italiani sono già al lavoro per l’allestimento delle spiagge. La balneazione attrezzata italiana è pronta per accogliere come ogni anno i turisti italiani e stranieri che hanno sempre apprezzato la qualità e l’eccellenza dei servizi offerti dalle 30.000 famiglie di balneari con 100.000 addetti diretti che costituiscono un fattore di vantaggio competitivo del nostro paese nel mercato internazionale delle vacanze».

Anche Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Italia, è d’accordo con la decisione del governo: «Condividiamo la posizione del ministro Garavaglia e riteniamo non corretto aggiungere un’altra ulteriore norma anche in virtù di due leggi già esistenti che stabiliscono il percorso da intraprendere in modo certo. Occorre procedere subito a definire il quadro regolatorio attuativo e definito dalle norme vigenti, e dunque confermare con i dpcm previsti dalla legge 145/2018 la fase transitoria incentrata sul 2033. Inoltre occorre subito procedere alla scrittura della riforma del post 2033 puntando sulla revisione del Codice della navigazione e sul valore d’azienda, al contempo dialogando con la Commissione Ue per difendere il 2033 e avviare subito la riforma auspicata, vero segnale per sbloccare il contenzioso nei tribunali italiani. Federbalneari Italia lavora in modo incessante con le forze parlamentari in questa direzione a sostegno e nella direzione della certezza d’impresa e del rilancio del turismo».

Chiosa Giorgio Mussoni, presidente di Oasi-Confartigianato: «Riteniamo che il problema delle concessioni balneari vada affrontato con una riforma seria che metta al centro il valore dell’impresa. Questa è l’unica strada per risolvere la questione, altrimenti non ci riusciremo mai».

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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    La cosa positiva è che per la prima volta al TG nazionale si è parlato dei rinnovi automatici e delle aste chieste dall’Europa..forse l’opinione pubblica comincerà a farsi un’idea indipendente dal racconto che i balneari fanno della situazione. Più informazione=più consapevolezza

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      Mahhh.. Io non sarei così sicuro che gli italiani vogliono il bagnino tedesco o francese!!! Poi spiega a tutti perché intanto non partecipi alle aste in Spagna se ci tieni così tanto ad avere una spiaggia!!!

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        Ma che dici…. perché andare lontano da casa magari in Spagna…ah no…li non si può…o Croazia… nemmeno o Portogallo….ah vero…. neppure… quando puoi mangiare su un tavolo già bello che Pronto sotto casa????

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          Bravissimo diario. Allora prendi quel pezzo di spiaggia che si trova nel nostro bel paese del tuo bel comune ma non al centro bensì lontano dove tu, come hanno fatto i nostri nonni, dovrai investire tanti dindini ed avviartelo il locale ..e non arrubbarlo al tuo concittadino. Ipocrita

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            Purtroppo Carlo non posso prendere nessuna spiaggia perché i Piani d’Utilizzo dei Litorali sono bloccati perché le spiagge sono una risorsa LIMITATA..aspetto i bandi che cercherò di promuovere in ogni sede e sempre.

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      Teo Romagnoli says:

      Dario insisti pure “Don Chsciotte” è sacrosanto che le spiagge restino a chi le gestisce da anni…tu spavaldo europeista xche non provi a concorrere per uno stabilimento in costa azzurra, Croazia o Spagna o Grecia? Non ne avresti la possibilità. Lo vuoi fare in italia???

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    Avv. Lucano says:

    Inutile un ulteriore legiferazione quando si lotta per ottenere un applicazione di una legge in vigore. Una circolare interministeriale che dia un indirizzo certo ai funzionari deve essere la strada, con denuncia per omissione di atti di ufficio per chi si rende inadempiente. Il funzionario ha si il potere di disapplicare una norma in contrasto con la legge europea , ma visto il noto contrasto in atto a livelli giuridici e istituzionali massimi e la mancanza di una direttiva dettagliata in merito e di una riforma organica del demanio , nessuna amministrazione può permettersi di non applicare la legge dello stato, così facendo genera caos e si espone a condanne come il comune di Lecce, così come crea disuguaglianza nell’applicazione della stessa norma sul territorio nazionale. Vergognoso è il comportamento dell’AGCM che consapevole della impossibilità di impugnare l’estensione in alcuni comuni dove è trascorso il termine di 30gg crea caos con la consapevolezza che da sola non può risolvere nulla , se non far scoppiare rivolte sociali e incertezza negli amministratori come a Roma. Ora se lo stato vuole tutelare queste aziende ha la possibilità e gli strumenti per farlo . Poi chi dice che i fondi del Recovery arrivano solo se si applicano tutte le riforme chieste dall’Europa sbaglia. Uno perché l’Italia è la terza economia dell’Unione e non la faranno mai fallire è solo un tira e molla , due perché ogni decisione legata agli investimenti per ogni stato è condizionato ad una trattativa con la commissione che cederà su alcune cose in cambio di altre, sicuramente non può ottenere tutto mi pare evidente. Quindi una modifica abbassando il tempo di proroga nn ha senso se la lotta è far uscire le concessioni balneari già esistenti dalla direttiva.

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    Credo ormai che i più, (Garavaglia per il Governo, Licordari, Capacchione e tanti altri) sono d’accordo sul fatto che le leggi ci sono e non ne servono altre, bisognerà semplicemente rispettarle, oltretutto, non cambierebbe nulla, in quanto, i “bastian-contrario”, continuerebbero a delinquere con il “pretesto” della direttiva europea! I Comuni che non hanno ancora prorogato, se ne assumeranno le responsabilità come giustamente detto dall’avv Lucano.

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    Buongiorno, non trovo giusto in questo momento di difficoltà per l’Italia e gli italiani togliere il lavoro agli attuali concessionari . La direttiva Bolkestein va rivista, ci sono situazioni oramai consolidate dove tantissime famiglie sperano, per non ritrovarci tutti per strada a 50/60 anni alla ricerca di un lavoro ( per voi tutto questo sembra giusto? ) voi parlate perché un lavoro lo avete!!!!!. Quindi il governo deve necessariamente aiutare tutti i concessionari, i quali hanno fatto investimenti, dato lavoro a famiglie , giovani e che reggono l’economia della penisola. Togliete ai comuni la possibilità ,dopo aver prorogato le concessioni fini al 2033 ( con rinnova a partire dal 2019) attraverso il mezzo del autotutela, basta basta il governo ha delineato il tutto attraverso la legge 145/2018. Il governo faccia una CIRCOLARE rivolta principalmente ai comuni i quali devono rispettare la legge. Parlo , in quanto mio marito è grazie a voi uno dei futuri disoccupati a 59 anni. FINITELA

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      Nikolaus Suck says:

      Signora perché da per scontato che Suo marito debba per forza essere uno dei (presunti) “futuri disoccupati”? Non è un lavoratore dipendente che rischia il licenziamento ma un imprenditore commerciale, che rispetto a qualsiasi altro imprenditore di settori diversi ha e ha avuto per lungo tempo il vantaggio di poter sfruttare per il proprio guadagno e utilità una risorsa non sua ma della collettività, a condizioni di assoluto favore rispetto al mercato privato. In base ad una concessione con una scadenza, che anche ove rinnovata non è mai venuta meno e di cui quindi doveva tenere conto, e se è saggio lo ha fatto.
      Quindi da un lato non si può “aiutare”, ancora di più, in modo ulteriore e diverso rispetto a qualsiasi altro imprenditore di un altro settore economico (il ristoratore cui scade il contratto delle mura, magari sempre dopo 50 anni che sta lì, chi lo “aiuta”? Nessuno!). Dall’altro lato, ha la l’esperienza, la capacità e la possibilità per dimostrare di (continuare ad) essere il migliore e più meritevole a gestire la spiaggia, a vantaggio proprio e collettivo, semplicemente partecipando alla gara sulla risorsa collettiva, il cui sfruttamento temporaneo deve essere garantito a l’aria di condizioni a chiunque vi aspiri. Se è (ovvero continua ad essere) effettivamente il migliore e più meritevole, con il progetto più vantaggioso per tutti, perché non dovrebbe vincere? Altrimenti, sempre in quanto imprenditore che come tale gode della libertà di iniziativa economica, può mettersi in discussione privando a vincere altre concessioni o facendo altro. Ma non può esigere, da imprenditore commerciale, che lo Stato gli protegga il lavoro come a un dipendente, e gli lasci a vita un bene collettivo. Questo non lo prevede e non lo ha mai previsto nessuna legge.

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        Teo Romagnoli says:

        Sei fuori? Ma lo sai quante concessioni statali durevoli ci sono??? Le risorse comuni come acqua, minerarie ecc…tu ti dimentichi che il signore la concessione l’ha COMPRATA cosa che tu non vuoi fare! Vorresti soffiargliela con 4 spicci..mi sembra proprio la guerra dei poveretti..quando arriveranno mafie, cinesi e multinazionali a comprare a suon di milioni intere coste, noi poveretti resteremo col cerino in mano e la spiaggia sarà un lusso per i ricchi stranieri! Anche tu ti pentirai della lotta ai mulini.

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          Nikolaus Suck says:

          Durevoli, ma mai eterne o a vita. E non si COMPRANO, non sono una proprietà. Possono al massimo passare di mano in caso di trasferimento di azienda come elementi della stessa ma sempre mantenendo e tenendo presente la loro scadenza legale. Poi tornano in mano allo Stato che può ri-assegnarle. Chi le dovesse vendere o “comprare” come eterne sbaglia e fa una cosa scorretta perché non lo sono e non lo sono mai state, per legge.
          Notare poi una contraddizione molto significativa: prima sostiene che uno vorrebbe “soffiare” le concessioni “a pochi spicci” (in realtà se ne ottiene l’assegnazione legalmente pagando il canone previsto, se questo è “soffiarle” vuol dire che costano poco!); e poi poche righe dopo al contrario che se le compreranno i soliti cinesi, mafie e multinazionali “a suon di milioni”.
          Quale delle due? Decidetevi.

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    Ludovica non si capisce perché lo stato dovrebbe aiutare i balneari più degli altri esercizi..voi avete dato lavoro ai vostri dipendenti e se perderete la concessione potrete sfruttare la vostra competenza lavorando come dipendenti del nuovo concessionario, certo con guadagni diversi ma dando valore all’esperienza

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      Tutela imprese says:

      Vabbè va . Ma che discorso è? Dimmi quale imprenditore può accettare di lavorare nel posto che ha avviato come dipendete successivamente perché ha esperienza ? Ma in che mondo vivi? Come ti dovrebbe rispondere questa gente ? Basta provocazioni qua si gioca con la vita delle persone , non siamo parlando di opportunità di investimenti, sono piccole imprese al 90%. O pensi la gente nn lo sappia? Lascia perdere Briatore

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        Nikolaus Suck says:

        Bravo tutele imprese, perché dovrebbe? Ma allo stesso modo perché un imprenditore, che è appunto tale a tutti gli effetti e nel bene e nel male, dovrebbe poter pretendere tutele a vita come fosse un dipendente (quando manco più i dipendenti sono tutelati a vita)?
        Funziona in entrambi i sensi eh. Invece voi volete fare gli imprenditori (e guadagnare come tali) ma tutelati come dipendenti, cosa chiaramente assurda.

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          Tutela imprese says:

          Perché lei divide le due categorie imprenditori e dipendenti , mentre noi siamo nel mezzo , non siamo dipendenti ma abbiamo aiutato lo stato a preservare e a far fruttare un bene, traendone il giusto profitto ed è per questo che non possiamo essere considerati come gli altri imprenditori. Non abbiamo mai avuto la tutela dei dipendenti ne la pretendiamo ma abbiamo la necessità di continuare a lavorare, perché teoria e leggi concorrenziali o meno , se perdiamo asta e nessuno c’è lo garantisce e lo sappiamo , andiamo a casa e che le piaccia o meno diventeremmo dopo una vita a gestire un bene per noi è per lo stato disoccupati e avremmo seri problemi a continuare a portare avanti le nostre famiglie. Il problema è enorme e non potete far finta che non esiste .

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            Nikolaus Suck says:

            Aiutare lo Stato a preservare e far fruttare il bene va parte della concessione ed è un obbligo connaturato alla stessa non un favore che avete fatto allo Stato. È vero non potete essere considerati “come gli altri imprenditori”, perché rispetto ad altri avete avuto in vantaggio/privilegio di poter sfruttare risorse collettive, a canoni molto più bassi del mercato di qualsiasi bene strumentale.
            Certo che nessuno vi garantisce che vincete, quello ve lo dovete conquistare con le vostre capacità imprenditoriali. Qualsiasi imprenditore ha bisogno di “continuare a lavorare” e lo fa con le proprie forze e senza avere e senza nemmeno chiedere le garanzie che chiedete voi. È l’altra faccia della libera iniziativa economica e dei guadagni che questa permette. E non esistono imprenditori “che stanno in mezzo”, troppo comodo.

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      Teo Romagnoli says:

      Dario sei un cinico b..ma ti sembra onesto fare passare un’umigliazione del genere ad un’ anziano da padrone a sgaloppino. Ti commenti da solo

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        Mi dispiace Teo Romagnoli per i tuoi dipendenti che tratti da sgaloppini..non si capisce perché i tuoi dipendenti debbano essere e rimanere nella condizione di sgaloppini e voi in quelli di imprenditori per investitura storica…rispondo anche alla tua indicazione di gareggiare in altri paesi e rispondo di nuovo che voglio realizzare il mio progetto nel mio bel paese che amo e cioè l’ITALIA e in ultimo ti ricordo che tu non hai comprato la spiaggia ma l’azienda che ci sta sopra e che in caso di sconfitta puoi anche portarti via…io non voglio le vostre aziende e i vostri materiali.

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    Avv. Lucano says:

    Non ci riusciranno signora, la direttiva è ingiusta , iniqua e disapplicata ovunque, non tiene conto di principi che hanno la stessa valenza o addirittura maggiori della concorrenza. La storia delle nostre coste e delle imprese che hanno contribuito allo sviluppo del paese non possono ruotare e scadere come yogurt, devono essere preservate e sostenute, le famiglie che portano avanti queste imprese sono la parte più bella del Made in Italy, non sarà certo Breton a dirci come dobbiamo gestire le nostre eccellenze. Il governo sa che qualsiasi passo sbagliato in questo momento porterebbe dei problemi sociali e occupazionali enormi, su questa cosa le forze politiche devono essere intransigenti, l’Europa se ne farà una ragione se vuole sopravvivere.

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      Avvocato, solo lei merita una risposta…. leggendo questo suo commento mi sono venuti i brividi . Difendiamo la nostra terra. Inoltre se dovesse andare tutto all’asta, gestire un bando pubblico è molto difficile data l’inesperienza di molti comuni, bisogna rispettare dei parametri. Quindi ciò porterebbe ad agevolare e ad assegnare un bene Pubblico a truffatori e malavitosi, questo è purtroppo capitato nel mio comune, dove un’azienda ha gestito una concessione demaniale e dopo tre anni ha dichiarato fallimento ed è sparita. Grazie Dott Ludovica

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    Diario, Suck, fatevene una ragione, “scippare” una azienda a danno di chi l’ha realizzata a proprie spese, curata, fatta crescere, senza aver avuto il vantaggio di ricorrere ad “aste”, e senza aver tolto nulla a nessuno, sarà impossibile. Solo chi non ha alcuna capacità di “comprendere” continuerà a insistere, vanamente!

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      Nikolaus Suck says:

      Gli unici che insistono siete voi parlando di scippo di aziende quando vi è stato detto mille volte (e sapete) che le

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      Mhh allora io non capisco nulla…certo leggere che i balneari sono una via di mezzo tra imprenditori e dipendenti fa dispiacere per l’una e l’altra categoria a cui probabilmente riuscite ad essere equamente antipatici

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    Nikolaus Suck says:

    Gli unici che insistono siete voi parlando di scippo di aziende quando vi è stato detto mille volte (e sapete) che le gare riguardano non le aziende ma le spiagge, e basta. Le aziende portatevele dove volete.

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      Suck e Diario, personalmente, non avrei avuto il coraggio di fare certe richieste, mi sarei vergognato moltissimo!

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    Dal mio punto di vista,questo è quello che succederebbe con le gare per far capire hai fruitori delle nostre coste il concetto.Il vincitore della gara avrà fatto un’offerta più vantaggiosa ,(in poche parole più soldi offerti allo stato per stare li Cinese,Tedescho,Italiano,ecc…che sia molto più probabile multinazionali)
    con una scadenza prefissata magari a 6 anni, dovrà in questi trarne un vantaggio economico aziendale investire in beni durevoli costruire un immagine di impresa,ammortizzare in pochi anni l’investimento e poi
    sgombrare, e rimanere disoccupato anche lui, secondo me quello che succederà sarà questo: Il turista andrà in spiaggia troverà i servizi quintuplicati (perché caro turista tutti questi costi li dovrà pagare qualcuno e quindi saranno soldi che usciranno dalla tua tasca, chi dice il contrario mente sapendo di mentire) sicuramente più scadenti perche i nuovi imprenditori non avranno l’esperienza degli attuali,il turista a quel punto comincerà a fare paragoni, ed opterà di portare i propri soldi in altre nazioni con imprenditori più preparati servizio migliore e prezzi più contenuti, l’italiano PROASTE che non ha mai realizzato nulla nella vita, che non sia una copia di qualcunaltro si troverà di nuovo a lamentarsi vome lo fa ora, avra fatto un danno economico ha tutto il settore turistico (alberghi,B&B,ristoranti,ecc…..ecc) e darà la colpa a qualcuno per il suo fallimento, inventarsi un impresa porta tanti sacrifici tante notti insogne tante preoccupazioni ma a molti la pappa gli piace già pronta e calda perché sono dei falliti,altrimenti di nuove imprese sul settore c’è ne sarebbero da fare a centinaia, ma li bisognarebbe percorrere strade inesplorate, trovare la ricetta giusta farsi la clientela, stare sveglio la notte, combattere con la burocrazia investire in un idea inesplorata intraprendere una strada in incognito e usare il cervello che molti non hanno. Buonagiornata

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      Pasquale hai centrato il problema. Tutti gli ipocriti che gridano andiamo all’asta non si rendono conto che anche se i balneari scendessero a compromessi ed accettassero le aste, non è pensabile che il vecchio concessionario che ha sacrificato generazioni per avviare un azienda con mutui, finanziamenti, scoperti di conto, 15 ore di lavoro al giorno e non solo d’estate, poiché c’è chi ha una struttura molto grande che ha bisogno di manutenzione tutto l’anno e quindi dipendenti tutto l’anno, qualora perdesse l’asta, si troverebbe a cedere l’azienda senza una remunerazione del valore della stessa. È assurdo. Perché l’indennizzo di cui si parlava faceva riferimento solo ai beni ammortizzabili, ma il valore commerciale di un azienda non ha niente a che vedere con il valore ammortizzato. Quello è un fatto puramente fiscale. Quindi il principio economico sacrosanto della compravendita di un’azienda che anche insiste sul demanio deve essere rispettata. Perché un conto è la proprietà aziendale e un conto è la proprietà del terreno e cioè della sabbia. Quindi ai strilloni delle aste io dico: andiamo anche alle aste ma preparate i soldini per comprare le loro AZIENDE qualora i vecchi concessionari dovessero perdere la concessione Altrimenti sarebbe un furto legalizzato

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      Grazie Pasquale per la tua descrizione che alla fine mi fa sentire convinto di volerci provare ad avviare e gestire uno stabilimento per il tempo previsto dalla concessione stendendo un piano finanziario che mi faccia rientrare dei costi con guadagno..le tue parole mi convincono anche che tu non hai idea di cosa voglia dire pianificare se parli di offerte economiche stratosferiche che ti obbligano ad alzare i prezzi tanto da perdere i turisti. Le tue parole confermano che i balneari non si sono mai realmente confrontati con il mercato e mi fanno capire che al primo bando avrò diverse chance di vincere io come il ristoratore, il dipendente, la cooperativa, ecc perché i commenti sono insensati per un imprenditore non tutelato come voi, cioè uno normale!

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    Avv. Lucano says:

    Ditemi in quale paese sano del mondo degli imprenditori per difendere una legge pienamente in vigore del proprio Stato e oggetto di diatriba infinita con l’Europa , debba spendere denari priori per costituirsi innanzi alle corti amministrative contro un autorità amministrativa indipendente dello stato che si avvale a spese dei contribuenti del libero foro? Un paradosso italiano incredibile, una insensata campagna anche mediatica contro gli interessi della propria nazione, un uso random (come dice il dott. Pasca) delle proprie competenze senza una valutazione e comparazione adeguata degli interessi in gioco.

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    mio nipote 12 anni fa prese in affitto da un privato, un locale vuoto, inutilizzato , da ristrutturare in una zona allora dove non c’era movimento. In questo periodo con grandi sacrifici fisici ed economici, ha rilanciato il locale come bar e ristorantino, portando tanta gente e rivitalizzando la zona. Dietro lui, hanno aperto altre attività commerciali a carattere familiare, trasformando il posto in una zona ambita x una attività commerciale. Be ora, il proprietario , dopo avergli aumentato notevolmente l’affitto 6 anni fa, ha deciso di non rinnovarglielo più, trovando un altro affittuario che gli ha offerto una cifra molto più alta per la gestione del locale. Questo è possibile perchè il locale è soggetto ad un libero mercato, e nessuno stato o governo gli tutela il DIRITTO A VITA di occupazione di quell’esercizio, come pretendo i balneari italiani, oltretutto su un suolo PUBBLICO di tutti. Allora o le leggi garantiscono tutte le attività, e non quelle solo sul demanio, o anche voi bagnini dovete essere soggetti a queste regole , non arroccandovi dietro un diritto esclusivo come se foste dipendenti pubblici !!!!

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    gianni.baz says:

    A suck e diario, c’è una spiaggia con struttura turistica in olanda a scheveningen servono già € 20 mila per avere informazioni in loco relativamente al regime delle concessioni.
    Io metto 7 mila vi interessa ?? aspetto i Vostri !

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      Nikolaus Suck says:

      baz Lei è assai ripetitivo questa cosa se la sta giocando per la terza volta. Se Le piace tanto se la prenda Lei. Diario vuole rimanere in Italia, e io faccio un lavoro diverso e che mi appaga.
      In ogni caso ci conferma che anche in Olanda, altro Stato UE, il regime delle concessioni esiste ed è applicato, smentendo ancora una volta il ritornello che “nessuno Stato lo applica”.
      Grazie anche per questo.

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      Ancora?…io voglio fare il progetto in Italia perché penso faccia bene e dia valore al mio paese. Grazie però dell’offerta!

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    Massimo Nucera says:

    In Calabria ci sono km di spiaggia libera che possono essere concessi, in tutti i comuni i piani comunale delle spiagge sono approvati, se qualcuno vuole aprire uno stabilimento lo può fare tranquillamente.
    Per info potete scrivere che rispondiamo in tutto.
    Massimo Nucera

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    Massimo Nucera says:

    0409/2021 10201/2021 Comune di MELITO DI PORTO SALVO Bando per il rilascio di concessione di area/e demaniali marittime per finalità turistico-ricreative; 06/04/2021 06/05/2021 chi vuole partecipare può farsi la sua attività, quindi non parliamo di scarsità gentilmente.

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    VOLETE LE SPIAGGIE VOI IPOCRITI OPPORTUNISTI VI TROVERETE SOLO SABBIA E COSÌ’ CAPIRETE …… AAFINC..PDM…

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