Attualità

Decreto proroghe, salta norma per blindare estensione concessioni balneari

Garavaglia: "Nessuna priorità, la legge esiste già". Associazioni divise.

Il governo non ha inserito nessuna norma per confermare la validità delle attuali concessioni balneari all’interno del “decreto proroghe” licenziato ieri dal consiglio dei ministri. In base alle informazioni in nostro possesso, ci sarebbe stato l’intento di inserire nel provvedimento un articolo per mettere in sicurezza le attuali concessioni, dal momento che l’estensione di quindici anni disposta dalla legge 145/2018 è oggetto di una lettera di messa in mora da parte dell’Unione europea nonché di svariate sentenze avverse da parte dei tribunali, che hanno portato molti Comuni costieri a non applicare la norma ritenendola in contrasto col diritto europeo che vieta le proroghe automatiche sulle concessioni demaniali. Tuttavia il governo, ignorando anche la richiesta avanzata l’altro ieri dalle Regioni, ha ritenuto che non fosse necessario inserire nessun provvedimento salva-balneari. L’idea, secondo autorevoli voci di corridoio, sarebbe stata quella di una mini-proroga di due o tre anni per tutti i concessionari che non hanno ancora ottenuto l’estensione al 2033.

Tuttavia il provvedimento è stato stralciato all’ultimo: come ha spiegato il ministro del turismo Massimo Garavaglia, interpellato dall’Ansa, «non serve nessuna proroga perché una norma esiste già, anzi due: una per la proroga al 2033 e un’altra che congela le concessioni per il Covid (la 77/2020, NdR). Si tratta di un falso problema. Poi in Italia tutto è più complicato perché c’è chi interpreta le norme, ma questa è un’altra questione. Ove fosse necessario, potrebbe essere utile fare un’interpretazione autentica di norme già esistenti, ma l’unico messaggio che mi sento di mandare, l’unica cosa certa è che l’estate è tranquilla per tutti, gestori e utenti».

Il problema, in ogni caso, rimane: se infatti molti concessionari hanno effettivamente ricevuto dalle amministrazioni comunali i titoli protocollati con la nuova scadenza al 2033, molti altri hanno in questo momento in mano un titolo invalido, dal momento che diversi funzionari non hanno voluto prendersi la responsabilità di applicare una legge ritenuta in contrasto col diritto europeo, lasciando dunque svariati titolari di stabilimenti con delle concessioni scadute il 31 dicembre 2020. E nonostante la legge 77/2020 a cui si riferisce Garavaglia, che ha dichiarato la validità delle attuali concessioni in relazione all’emergenza Covid, molti Tar stanno comunque disapplicando l’estensione al 2033 (con la complicità dell’Antitrust che sta presentando diffide in tutta Italia) e oggi qualunque privato cittadino potrebbe presentare ricorso in tribunale per ottenere una concessione, rivendicando la supremazia del diritto comunitario su quello italiano. La situazione, insomma, è intricatissima e più che l’ennesima norma-ponte servirebbero con urgenza una circolare applicativa della legge già esistente e, soprattutto, una riforma organica del demanio marittimo che metta fine al caos in corso da troppi anni.

In merito al mancato inserimento della norma nel decreto proroghe, le associazioni di categoria hanno espresso pareri contrastanti. Cna Balneari in una nota «esprime preoccupazione per il mancato inserimento delle concessioni balneari nel decreto proroghe approvato dal consiglio dei ministri. La norma è necessaria per dare certezze ai titolari di concessione la cui durata è stata prorogata fino al 2033 con la legge di bilancio 2018 e poi confermata con i decreti “rilancio” e “agosto”. L’estensione è stata messa in discussione dalla Commissione europea con una lettera di messa in mora dell’Italia, mentre migliaia di imprese balneari sono ancora in attesa dell’estensione della concessione scaduta nel 2020 per effetto di sentenze dei Tar. A giudizio di Cna Balneari, pertanto, è urgente la conferma della estensione delle attuali concessioni al 2033, avviare la riforma del demanio marittimo e concludere positivamente una querelle aperta con l’Ue da oltre 10 anni che tiene nell’incertezza oltre 30 mila imprese tra stabilimenti balneari, alberghi con spiagge e attività commerciali operanti sul demanio».

Di parere opposto è Assobalneari-Confindustria. Così il presidente Fabrizio Licordari: «Condivido l’intento espresso dal ministro Garavaglia di non legiferare ulteriormente sulle concessioni balneari: un’altra norma-ponte avrebbe indebolito la legge 145/2018 e non ce n’è affatto bisogno. Anzi, l’estensione al 2033 va sostenuta con forza e per farlo è sufficiente una circolare applicativa che obblighi i Comuni inadempienti ad applicare una legge dello Stato. Quello che deve fare il governo è poi partire dalla risposta data alla lettera di messa in mora della Commissione europea per sostenere in modo serrato le proprie leggi, facendo capire a Bruxelles che la direttiva Bolkestein non va applicata agli stabilimenti balneari. I motivi li rivendichiamo ormai da tempo, e la materia va studiata in modo approfondito perché la competenza tecnica e la volontà politica sono fondamentali per risolvere questa annosa vicenda».

Sulla stessa linea Antonio Capacchione, presidente del Sib-Confcommercio: «Era destituita di alcun fondamento l’indiscrezione per cui il consiglio dei ministri avrebbe adottato una norma di proroga delle concessioni demaniali marittime. Come è noto le leggi che hanno esteso la durata delle concessioni già ci sono (dalla legge 145/2018 all’articolo 182 comma secondo del dl 34/2020), si tratta solo di applicarle e di rimuovere eventuali difficoltà interpretative o applicative. Stiamo interloquendo intensamente con il governo e con le rappresentanze parlamentari affinché ciò avvenga nei prossimi giorni, stante l’evidente urgenza da noi ripetutamente sottolineata. I balneari italiani sono già al lavoro per l’allestimento delle spiagge. La balneazione attrezzata italiana è pronta per accogliere come ogni anno i turisti italiani e stranieri che hanno sempre apprezzato la qualità e l’eccellenza dei servizi offerti dalle 30.000 famiglie di balneari con 100.000 addetti diretti che costituiscono un fattore di vantaggio competitivo del nostro paese nel mercato internazionale delle vacanze».

Anche Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Italia, è d’accordo con la decisione del governo: «Condividiamo la posizione del ministro Garavaglia e riteniamo non corretto aggiungere un’altra ulteriore norma anche in virtù di due leggi già esistenti che stabiliscono il percorso da intraprendere in modo certo. Occorre procedere subito a definire il quadro regolatorio attuativo e definito dalle norme vigenti, e dunque confermare con i dpcm previsti dalla legge 145/2018 la fase transitoria incentrata sul 2033. Inoltre occorre subito procedere alla scrittura della riforma del post 2033 puntando sulla revisione del Codice della navigazione e sul valore d’azienda, al contempo dialogando con la Commissione Ue per difendere il 2033 e avviare subito la riforma auspicata, vero segnale per sbloccare il contenzioso nei tribunali italiani. Federbalneari Italia lavora in modo incessante con le forze parlamentari in questa direzione a sostegno e nella direzione della certezza d’impresa e del rilancio del turismo».

Chiosa Giorgio Mussoni, presidente di Oasi-Confartigianato: «Riteniamo che il problema delle concessioni balneari vada affrontato con una riforma seria che metta al centro il valore dell’impresa. Questa è l’unica strada per risolvere la questione, altrimenti non ci riusciremo mai».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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