Attualità

Cosa sta facendo il governo per riformare le concessioni balneari, spiegato bene

Il punto della situazione sul dpcm che stanno scrivendo i tecnici dei ministeri, i possibili scenari in arrivo e i motivi per preoccuparsi (ma aspettando un provvedimento definitivo)

Cosa sta facendo il governo Pd-5Stelle per riformare la gestione delle concessioni demaniali marittime? Cosa contiene il provvedimento in fase di lavorazione presso il ministero del turismo? E quando arriverà? Sono alcune delle domande che i titolari di stabilimenti balneari e di attività sulla spiaggia si stanno giustamente ponendo in questi giorni, dopo che la ministra delle infrastrutture Paola De Micheli ha reso noto che i tecnici stanno scrivendo il testo per fissare lo scenario normativo post-2033, cioè al termine della scadenza delle concessioni.

In questo articolo forniamo una ricostruzione sullo stato dei lavori, basandoci sugli unici elementi certi e corretti che abbiamo a disposizione. Lo facciamo perché, in seguito al tavolo interministeriale dello scorso 4 febbraio, stanno circolando delle fantasiose ricostruzioni riprese da alcuni giornali locali e pagine Facebook amatoriali di pseudo-informazione, che in realtà sono solo chiacchiere basate su indiscrezioni prive di ufficialità, pubblicate con l’unico effetto di fare sensazionalismo o propaganda. Il provvedimento è infatti ancora in fase riservata di lavorazione, pertanto non può essere valutato correttamente finché non avrà una forma definitiva. Con questo non vogliamo dire che bisogna abbassare la guardia; anzi in questo articolo spiegheremo perché l’attenzione va mantenuta alta e perché è giusto preoccuparsi per il futuro delle imprese balneari. Ma è altrettanto doveroso attendere che il decreto abbia una forma definitiva e che questa forma venga sottoposta alle associazioni di categoria, per poi valutarla con cognizione di causa. Intanto, ecco il nostro riepilogo che abbiamo tentato di scrivere lasciando fuori gli slogan, le semplificazioni e i giudizi, per chi è interessato ad avere un punto della situazione completo e senza interessi di parte, se non quello di fare un lavoro di informazione affidabile per un settore che si trova immerso nell’incertezza da molti anni.

Cosa sta accadendo

I capiufficio e i tecnici dei quattro ministeri competenti (affari regionali, turismo, infrastrutture e politiche europee) stanno lavorando in questi giorni per redigere il decreto del presidente del consiglio (dpcm) previsto dalla legge 145/2018 al fine di riordinare la gestione delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo. La stesura è ancora riservata e spetta eventualmente ai ministri la facoltà di anticipare i contenuti del testo, ma nessun esponente del governo finora lo ha fatto. Qualcosa in più sarà presto reso noto dal ministro agli affari regionali Francesco Boccia, che incontrerà le associazioni di categoria dopodomani a Bari.

Al momento, l’unica certezza è che il dpcm sarà un provvedimento attuativo delle linee-guida contenute nella legge 145/2018, e questo è un elemento molto importante da tenere presente, che può già dirci molto sui contenuti della riforma in lavorazione.

Perché si sta lavorando a un dpcm

L’articolo 1 della legge 145/2018 (legge di bilancio 2019) ha disposto l’estensione fino al 31 dicembre 2033 delle concessioni demaniali marittime rilasciate prima del 2010, fissando al contempo la scadenza del 30 aprile 2019 per varare un dpcm al fine di stabilire «i termini e le modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime». Lo stesso articolo ha elencato in maniera approfondita tutti gli aspetti che il dpcm sarà tenuto a normare.

La scadenza del 30 aprile non è stata rispettata dal governo Conte 1, retto dalla maggioranza Lega-5Stelle, che ha elaborato solo una bozza di provvedimento trapelata a luglio e mai arrivata alla discussione in parlamento. Infatti, com’è noto, la scorsa estate il governo Conte 1 è caduto ed è stato sostituito dal governo Conte 2, retto dalla maggioranza Pd-5Stelle.

Il governo Conte 2 sta comunque seguendo le linee guida contenute nella legge 145/2018, al fine di completare l’iter iniziato dal precedente esecutivo. Non bisogna dimenticare, infatti, che l’estensione fino al 2033 era stata giustificata con l’imminente riordino organico del demanio marittimo. Non essendo ancora arrivato questo riordino, nelle scorse settimane l’estensione ha cominciato a essere messa in discussione da alcuni enti, come la Procura di Genova che ha invitato le amministrazioni comunali a non prolungare i titoli e il Comune di Castrignano del Capo che addirittura ha revocato l’estensione al 2033 già rilasciata a quattro stabilimenti balneari.

Solo l’approvazione del dpcm potrà blindare la scadenza del 2033 per tutti i titolari di stabilimenti balneari a cui si applica. Pertanto, il fatto che il governo Conte 2 vi stia lavorando significa che la sua intenzione è quella di tutelare la validità delle concessioni fino al 2033. Il problema è capire cosa intende far accadere dopo la fatidica scadenza. Per valutare tutte le possibilità più realistiche in campo, in attesa di esaminare una versione ufficiale del dpcm, è utile rileggere la legge 145/2018 che contiene già delle precise linee-guida.

Cosa dispone la legge 145/2018

L’articolo 1 della legge 145/2018, come detto, elenca una serie di indicazioni per l’emanazione del dpcm che dovrà decidere le modalità di gestione delle concessioni demaniali marittime dopo il 2033. Vale dunque la pena riassumere il contenuto di questa legge, per capire di cosa si occuperà la riforma del governo.

In breve, il dpcm dovrà stabilire le condizioni e le modalità per decidere i seguenti aspetti:

  • ricognizione e mappatura del litorale e del demanio marittimo costiero, comprese la tipologia e il numero di concessioni attualmente vigenti, delle aree libere e concedibili, delle imprese concessionarie e subconcessionarie;
  • ricognizione degli investimenti effettuati nell’ambito delle concessioni stesse e delle tempistiche di ammortamento connesse, nonché dei canoni attualmente applicati in relazione alle diverse concessioni;
  • metodi, indirizzi generali e criteri per la programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri.

Il tutto a fine di stabilire «i criteri per strutturare» i seguenti paletti, così descritti all’articolo 1 della legge 145/2018:

  • «un nuovo modello di gestione delle imprese turistico-ricreative e ricettive che operano sul demanio marittimo secondo schemi e forme di partenariato pubblico-privato, atto a valorizzare la tutela e la più proficua utilizzazione del demanio marittimo, tenendo conto delle singole specificità e caratteristiche territoriali secondo criteri di: sostenibilità ambientale; qualità e professionalizzazione dell’accoglienza e dei servizi; accessibilità; qualità e modernizzazione delle infrastrutture; tutela degli ecosistemi marittimi coinvolti; sicurezza e vigilanza delle spiagge»;
  • «un sistema di rating delle imprese balneari e della qualità balneare»;
  • «la revisione organica delle norme connesse alle concessioni demaniali marittime, con particolare riferimento alle disposizioni in materia di demanio marittimo di cui al Codice della navigazione»;
  • «il riordino delle concessioni […] tramite individuazione di criteri di gestione, modalità di rilascio e termini di durata della concessione nel rispetto di quanto previsto dall’art. 37, primo comma del Codice della navigazione e dei principi di imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità e tenuto conto, in termini di premialità, dell’idonea conduzione del bene demaniale e della durata della concessione»;
  • «la revisione e l’aggiornamento dei canoni demaniali posti a carico dei concessionari, che tenga conto delle peculiari attività svolte dalle imprese del settore, della tipologia dei beni oggetto di concessione anche con riguardo alle pertinenze, della valenza turistica».

Come sarà declinata la riforma

I princìpi contenuti nella legge 145/2018 indicano in maniera precisa gli ambiti da normare, ma lo fanno in maniera così generale, che possono essere concretizzati in molti modi diversi. Quello che è certo – poiché la legge parla chiaro – è che il governo dovrà istituire «un nuovo modello di gestione»: dunque il demanio marittimo non potrà più essere gestito come è stato fatto finora; anzi sarà oggetto di una profonda revisione a partire dal vetusto Codice della navigazione su cui si basa gran parte della normativa in materia.

In particolare, per quanto riguarda il rinnovo delle concessioni – che è il tema che più interessa i titolari di stabilimenti balneari – le possibilità sono essenzialmente tre:

  1. istituire le gare per riassegnare le concessioni tramite procedure selettive (per fare questo, bisognerebbe determinare i criteri affinché le amministrazioni comunali predispongano i bandi);
  2. garantire automaticamente la titolarità delle spiagge agli attuali concessionari (per fare questo non basterebbe escludere le spiagge dall’applicazione della direttiva europea Bolkestein, ma occorrerebbe sdemanializzarle);
  3. intraprendere una via di mezzo tra i due punti precedenti (per esempio con un regime di “doppio binario”, cioè istituendo le gare solo sulle spiagge libere senza liberalizzare quelle già in concessione, oppure sdemanializzando le aree su cui insistono i manufatti degli stabilimenti balneari e istituendo le gare solo sulle porzioni di spiaggia destinate all’ombreggio).

Ancora non sappiamo quale sia la volontà politica dell’attuale governo, che per prendere una decisione deve tenere conto di tre attori in campo:

  • gli attuali titolari di stabilimenti balneari, che fino al 2010 hanno investito sulla base di un contratto di rinnovo automatico delle concessioni (e che rivendicano il diritto al “legittimo affidamento” e alla proprietà delle loro imprese);
  • l’Unione europea, che è contraria a qualsiasi tipo di rinnovo automatico sulle concessioni pubbliche (nel rispetto della sentenza della Corte Ue “Promoimpresa” del 14 luglio 2016);
  • l’opinione pubblica, da sempre sensibile in merito alla sdemanializzazione delle spiagge.

Mediare tra queste tre posizioni non è affatto facile; d’altronde è per questo che sono passati ben dieci anni dall’abrogazione del rinnovo automatico e dal recepimento della direttiva Bolkestein, senza che nessuno dei sette governi alternatisi finora sia mai riuscito ad approvare una legge di riforma del settore.

Le ipotesi in campo

Arrivati al termine del nostro ragionamento, non possiamo ora che abbandonare i fatti per entrare nel campo delle ipotesi. E lo facciamo riprendendo la bozza di provvedimento elaborata dall’ex ministro del turismo Gian Marco Centinaio: è infatti molto plausibile che i tecnici ministeriali possano avere ripreso a lavorare a partire da quella bozza, che conteneva le evidenze pubbliche delle concessioni balneari a partire dal 2034. D’altronde, rileggendo la legge 145/2018, si possono notare alcuni termini come “parternariato pubblico-privato” che già aprivano alle procedure di selezione, ma che all’epoca erano passati in secondo piano a causa dell’entusiasmo per l’estensione di 15 anni voluta dallo stesso Centinaio e approvata col favore di tutte le forze politiche. È insomma possibile che il governo Conte 1 abbia negoziato con l’Europa l’estensione al 2033 in cambio dell’impegno a istituire le evidenze pubbliche subito dopo: anche se nessun esponente del precedente esecutivo lo ha mai ammesso, non si spiegherebbe altrimenti la bozza di provvedimento sulle evidenze pubbliche uscita lo scorso luglio. In tal caso, il governo Conte 2 in questi giorni starebbe semplicemente lavorando sul solco dello stesso impegno (e in perfetta coerenza con le idee politiche di Pd e M5S a proposito delle gare).

Inoltre, non va dimenticato che tutti i tentativi di riforma del demanio marittimo fatti finora, dalla “bozza Fitto” alla “bozza Centinaio” passando per il “ddl Arlotti-Pizzolante”, hanno sempre tentato di introdurre le evidenze pubbliche delle concessioni, al netto del colore politico del governo in carica. Anzi, se lo scorso luglio persino la Lega, che si è sempre proclamata contraria alle gare, era pronta invece a istituirle nell’ambito dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle che ha sempre spinto per le evidenze pubbliche, non c’è motivo per cui non debba farlo il Partito democratico, che su questo tema è sempre stato più vicino ai grillini. Per questo, la categoria deve tenere gli occhi bene aperti: lo scenario delle gare resta quello più plausibile e, se il governo arriverà davvero fino in fondo, occorrerà arrivarci pronti e con le migliori condizioni possibili, come abbiamo già avuto modo di spiegare in questo video.

“Gare” può però significare tante cose, dalle aste indiscriminate senza alcuna tutela per gli attuali concessionari (che aprirebbero all’esproprio legalizzato e al dominio dei grandi gruppi economici) fino alle evidenze pubbliche con meccanismi di premialità per chi è già titolare dello stabilimento balneare e con l’obbligo di riconoscimento del valore commerciale a carico del concessionario subentrante (che di fatto sarebbero un modo per favorire gli attuali balneari nel continuare a condurre le proprie imprese, pur passando dalle procedure selettive). Con le mille possibili variabili intermedie in termini di rating, obblighi e requisiti che possono spostare gli equilibri da una parte o dall’altra. Quali di queste strade intraprenderà la riforma del governo Conte 2, è ancora presto per dirlo. Per ora l’unica certezza è la scadenza fino al 2033: per sapere cosa accadrà dopo, non resta che attendere l’estate, quando presumibilmente uscirà il provvedimento ufficiale (approfittando della stagione che impegna la categoria e la rende più inibita alle proteste).

Come sempre, su queste pagine daremo tutte le notizie tempestive e verificate del caso. Intanto, la categoria può prepararsi a mantenere saldi i nervi e alta la guardia, per valutare il da farsi non appena saranno ufficializzati i contenuti del provvedimento. Le associazioni di categoria, com’è noto, si sono già dette pronte a organizzare mobilitazioni unitarie di protesta e non abbiamo dubbi nel ritenere che la prossima stagione sarà parecchio calda per il settore.

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
Seguilo sui social: