Attualità

Cosa sta facendo il governo per riformare le concessioni balneari, spiegato bene

Il punto della situazione sul dpcm che stanno scrivendo i tecnici dei ministeri, i possibili scenari in arrivo e i motivi per preoccuparsi (ma aspettando un provvedimento definitivo)

Cosa sta facendo il governo Pd-5Stelle per riformare la gestione delle concessioni demaniali marittime? Cosa contiene il provvedimento in fase di lavorazione presso il ministero del turismo? E quando arriverà? Sono alcune delle domande che i titolari di stabilimenti balneari e di attività sulla spiaggia si stanno giustamente ponendo in questi giorni, dopo che la ministra delle infrastrutture Paola De Micheli ha reso noto che i tecnici stanno scrivendo il testo per fissare lo scenario normativo post-2033, cioè al termine della scadenza delle concessioni.

In questo articolo forniamo una ricostruzione sullo stato dei lavori, basandoci sugli unici elementi certi e corretti che abbiamo a disposizione. Lo facciamo perché, in seguito al tavolo interministeriale dello scorso 4 febbraio, stanno circolando delle fantasiose ricostruzioni riprese da alcuni giornali locali e pagine Facebook amatoriali di pseudo-informazione, che in realtà sono solo chiacchiere basate su indiscrezioni prive di ufficialità, pubblicate con l’unico effetto di fare sensazionalismo o propaganda. Il provvedimento è infatti ancora in fase riservata di lavorazione, pertanto non può essere valutato correttamente finché non avrà una forma definitiva. Con questo non vogliamo dire che bisogna abbassare la guardia; anzi in questo articolo spiegheremo perché l’attenzione va mantenuta alta e perché è giusto preoccuparsi per il futuro delle imprese balneari. Ma è altrettanto doveroso attendere che il decreto abbia una forma definitiva e che questa forma venga sottoposta alle associazioni di categoria, per poi valutarla con cognizione di causa. Intanto, ecco il nostro riepilogo che abbiamo tentato di scrivere lasciando fuori gli slogan, le semplificazioni e i giudizi, per chi è interessato ad avere un punto della situazione completo e senza interessi di parte, se non quello di fare un lavoro di informazione affidabile per un settore che si trova immerso nell’incertezza da molti anni.

Cosa sta accadendo

I capiufficio e i tecnici dei quattro ministeri competenti (affari regionali, turismo, infrastrutture e politiche europee) stanno lavorando in questi giorni per redigere il decreto del presidente del consiglio (dpcm) previsto dalla legge 145/2018 al fine di riordinare la gestione delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo. La stesura è ancora riservata e spetta eventualmente ai ministri la facoltà di anticipare i contenuti del testo, ma nessun esponente del governo finora lo ha fatto. Qualcosa in più sarà presto reso noto dal ministro agli affari regionali Francesco Boccia, che incontrerà le associazioni di categoria dopodomani a Bari.

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Al momento, l’unica certezza è che il dpcm sarà un provvedimento attuativo delle linee-guida contenute nella legge 145/2018, e questo è un elemento molto importante da tenere presente, che può già dirci molto sui contenuti della riforma in lavorazione.

Perché si sta lavorando a un dpcm

L’articolo 1 della legge 145/2018 (legge di bilancio 2019) ha disposto l’estensione fino al 31 dicembre 2033 delle concessioni demaniali marittime rilasciate prima del 2010, fissando al contempo la scadenza del 30 aprile 2019 per varare un dpcm al fine di stabilire «i termini e le modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime». Lo stesso articolo ha elencato in maniera approfondita tutti gli aspetti che il dpcm sarà tenuto a normare.

La scadenza del 30 aprile non è stata rispettata dal governo Conte 1, retto dalla maggioranza Lega-5Stelle, che ha elaborato solo una bozza di provvedimento trapelata a luglio e mai arrivata alla discussione in parlamento. Infatti, com’è noto, la scorsa estate il governo Conte 1 è caduto ed è stato sostituito dal governo Conte 2, retto dalla maggioranza Pd-5Stelle.

Il governo Conte 2 sta comunque seguendo le linee guida contenute nella legge 145/2018, al fine di completare l’iter iniziato dal precedente esecutivo. Non bisogna dimenticare, infatti, che l’estensione fino al 2033 era stata giustificata con l’imminente riordino organico del demanio marittimo. Non essendo ancora arrivato questo riordino, nelle scorse settimane l’estensione ha cominciato a essere messa in discussione da alcuni enti, come la Procura di Genova che ha invitato le amministrazioni comunali a non prolungare i titoli e il Comune di Castrignano del Capo che addirittura ha revocato l’estensione al 2033 già rilasciata a quattro stabilimenti balneari.

Solo l’approvazione del dpcm potrà blindare la scadenza del 2033 per tutti i titolari di stabilimenti balneari a cui si applica. Pertanto, il fatto che il governo Conte 2 vi stia lavorando significa che la sua intenzione è quella di tutelare la validità delle concessioni fino al 2033. Il problema è capire cosa intende far accadere dopo la fatidica scadenza. Per valutare tutte le possibilità più realistiche in campo, in attesa di esaminare una versione ufficiale del dpcm, è utile rileggere la legge 145/2018 che contiene già delle precise linee-guida.

Cosa dispone la legge 145/2018

L’articolo 1 della legge 145/2018, come detto, elenca una serie di indicazioni per l’emanazione del dpcm che dovrà decidere le modalità di gestione delle concessioni demaniali marittime dopo il 2033. Vale dunque la pena riassumere il contenuto di questa legge, per capire di cosa si occuperà la riforma del governo.

In breve, il dpcm dovrà stabilire le condizioni e le modalità per decidere i seguenti aspetti:

  • ricognizione e mappatura del litorale e del demanio marittimo costiero, comprese la tipologia e il numero di concessioni attualmente vigenti, delle aree libere e concedibili, delle imprese concessionarie e subconcessionarie;
  • ricognizione degli investimenti effettuati nell’ambito delle concessioni stesse e delle tempistiche di ammortamento connesse, nonché dei canoni attualmente applicati in relazione alle diverse concessioni;
  • metodi, indirizzi generali e criteri per la programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri.

Il tutto a fine di stabilire «i criteri per strutturare» i seguenti paletti, così descritti all’articolo 1 della legge 145/2018:

  • «un nuovo modello di gestione delle imprese turistico-ricreative e ricettive che operano sul demanio marittimo secondo schemi e forme di partenariato pubblico-privato, atto a valorizzare la tutela e la più proficua utilizzazione del demanio marittimo, tenendo conto delle singole specificità e caratteristiche territoriali secondo criteri di: sostenibilità ambientale; qualità e professionalizzazione dell’accoglienza e dei servizi; accessibilità; qualità e modernizzazione delle infrastrutture; tutela degli ecosistemi marittimi coinvolti; sicurezza e vigilanza delle spiagge»;
  • «un sistema di rating delle imprese balneari e della qualità balneare»;
  • «la revisione organica delle norme connesse alle concessioni demaniali marittime, con particolare riferimento alle disposizioni in materia di demanio marittimo di cui al Codice della navigazione»;
  • «il riordino delle concessioni […] tramite individuazione di criteri di gestione, modalità di rilascio e termini di durata della concessione nel rispetto di quanto previsto dall’art. 37, primo comma del Codice della navigazione e dei principi di imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità e tenuto conto, in termini di premialità, dell’idonea conduzione del bene demaniale e della durata della concessione»;
  • «la revisione e l’aggiornamento dei canoni demaniali posti a carico dei concessionari, che tenga conto delle peculiari attività svolte dalle imprese del settore, della tipologia dei beni oggetto di concessione anche con riguardo alle pertinenze, della valenza turistica».

Come sarà declinata la riforma

I princìpi contenuti nella legge 145/2018 indicano in maniera precisa gli ambiti da normare, ma lo fanno in maniera così generale, che possono essere concretizzati in molti modi diversi. Quello che è certo – poiché la legge parla chiaro – è che il governo dovrà istituire «un nuovo modello di gestione»: dunque il demanio marittimo non potrà più essere gestito come è stato fatto finora; anzi sarà oggetto di una profonda revisione a partire dal vetusto Codice della navigazione su cui si basa gran parte della normativa in materia.

In particolare, per quanto riguarda il rinnovo delle concessioni – che è il tema che più interessa i titolari di stabilimenti balneari – le possibilità sono essenzialmente tre:

  1. istituire le gare per riassegnare le concessioni tramite procedure selettive (per fare questo, bisognerebbe determinare i criteri affinché le amministrazioni comunali predispongano i bandi);
  2. garantire automaticamente la titolarità delle spiagge agli attuali concessionari (per fare questo non basterebbe escludere le spiagge dall’applicazione della direttiva europea Bolkestein, ma occorrerebbe sdemanializzarle);
  3. intraprendere una via di mezzo tra i due punti precedenti (per esempio con un regime di “doppio binario”, cioè istituendo le gare solo sulle spiagge libere senza liberalizzare quelle già in concessione, oppure sdemanializzando le aree su cui insistono i manufatti degli stabilimenti balneari e istituendo le gare solo sulle porzioni di spiaggia destinate all’ombreggio).

Ancora non sappiamo quale sia la volontà politica dell’attuale governo, che per prendere una decisione deve tenere conto di tre attori in campo:

  • gli attuali titolari di stabilimenti balneari, che fino al 2010 hanno investito sulla base di un contratto di rinnovo automatico delle concessioni (e che rivendicano il diritto al “legittimo affidamento” e alla proprietà delle loro imprese);
  • l’Unione europea, che è contraria a qualsiasi tipo di rinnovo automatico sulle concessioni pubbliche (nel rispetto della sentenza della Corte Ue “Promoimpresa” del 14 luglio 2016);
  • l’opinione pubblica, da sempre sensibile in merito alla sdemanializzazione delle spiagge.

Mediare tra queste tre posizioni non è affatto facile; d’altronde è per questo che sono passati ben dieci anni dall’abrogazione del rinnovo automatico e dal recepimento della direttiva Bolkestein, senza che nessuno dei sette governi alternatisi finora sia mai riuscito ad approvare una legge di riforma del settore.

Le ipotesi in campo

Arrivati al termine del nostro ragionamento, non possiamo ora che abbandonare i fatti per entrare nel campo delle ipotesi. E lo facciamo riprendendo la bozza di provvedimento elaborata dall’ex ministro del turismo Gian Marco Centinaio: è infatti molto plausibile che i tecnici ministeriali possano avere ripreso a lavorare a partire da quella bozza, che conteneva le evidenze pubbliche delle concessioni balneari a partire dal 2034. D’altronde, rileggendo la legge 145/2018, si possono notare alcuni termini come “parternariato pubblico-privato” che già aprivano alle procedure di selezione, ma che all’epoca erano passati in secondo piano a causa dell’entusiasmo per l’estensione di 15 anni voluta dallo stesso Centinaio e approvata col favore di tutte le forze politiche. È insomma possibile che il governo Conte 1 abbia negoziato con l’Europa l’estensione al 2033 in cambio dell’impegno a istituire le evidenze pubbliche subito dopo: anche se nessun esponente del precedente esecutivo lo ha mai ammesso, non si spiegherebbe altrimenti la bozza di provvedimento sulle evidenze pubbliche uscita lo scorso luglio. In tal caso, il governo Conte 2 in questi giorni starebbe semplicemente lavorando sul solco dello stesso impegno (e in perfetta coerenza con le idee politiche di Pd e M5S a proposito delle gare).

Inoltre, non va dimenticato che tutti i tentativi di riforma del demanio marittimo fatti finora, dalla “bozza Fitto” alla “bozza Centinaio” passando per il “ddl Arlotti-Pizzolante”, hanno sempre tentato di introdurre le evidenze pubbliche delle concessioni, al netto del colore politico del governo in carica. Anzi, se lo scorso luglio persino la Lega, che si è sempre proclamata contraria alle gare, era pronta invece a istituirle nell’ambito dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle che ha sempre spinto per le evidenze pubbliche, non c’è motivo per cui non debba farlo il Partito democratico, che su questo tema è sempre stato più vicino ai grillini. Per questo, la categoria deve tenere gli occhi bene aperti: lo scenario delle gare resta quello più plausibile e, se il governo arriverà davvero fino in fondo, occorrerà arrivarci pronti e con le migliori condizioni possibili, come abbiamo già avuto modo di spiegare in questo video.

“Gare” può però significare tante cose, dalle aste indiscriminate senza alcuna tutela per gli attuali concessionari (che aprirebbero all’esproprio legalizzato e al dominio dei grandi gruppi economici) fino alle evidenze pubbliche con meccanismi di premialità per chi è già titolare dello stabilimento balneare e con l’obbligo di riconoscimento del valore commerciale a carico del concessionario subentrante (che di fatto sarebbero un modo per favorire gli attuali balneari nel continuare a condurre le proprie imprese, pur passando dalle procedure selettive). Con le mille possibili variabili intermedie in termini di rating, obblighi e requisiti che possono spostare gli equilibri da una parte o dall’altra. Quali di queste strade intraprenderà la riforma del governo Conte 2, è ancora presto per dirlo. Per ora l’unica certezza è la scadenza fino al 2033: per sapere cosa accadrà dopo, non resta che attendere l’estate, quando presumibilmente uscirà il provvedimento ufficiale (approfittando della stagione che impegna la categoria e la rende più inibita alle proteste).

Come sempre, su queste pagine daremo tutte le notizie tempestive e verificate del caso. Intanto, la categoria può prepararsi a mantenere saldi i nervi e alta la guardia, per valutare il da farsi non appena saranno ufficializzati i contenuti del provvedimento. Le associazioni di categoria, com’è noto, si sono già dette pronte a organizzare mobilitazioni unitarie di protesta e non abbiamo dubbi nel ritenere che la prossima stagione sarà parecchio calda per il settore.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2010 è uno dei giornalisti italiani più esperti e autorevoli in materia di turismo balneare, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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    Salve Alex,
    Nel malaugurato caso delle gare, secondo lei potrebbe essere un’ipotesi percorribile dare un punteggio a chi in questi anni ha creato valori come bar, ristoranti, piscine ecc… su terreni non di loro proprietà?

    • Alex Giuzio
      Alex Giuzio says:

      Buongiorno Alessandro, la sua ipotesi è percorribile ed è già stata tentata in passato: penso al ddl Arlotti-Pizzolante che voleva introdurre un meccanismo di premialità in fase di gara per chi dimostrava di avere innovato e qualificato l’offerta. Anzi ritengo che l’attuale governo, se dovesse istituire le evidenze pubbliche, potrebbe seguire una strada molto simile. D’altronde la stessa legge 145/2018 impone di istituire un “rating di qualità” che può benissimo basarsi sull’esperienza professionale pregressa.

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    giampiero Livi says:

    Buon giorno
    ancora non ho capito in caso di gara, la gara sarà aggiudicata a chi presenta un offerta ed un piano migliore, l’indennizzo a chi và?
    La gara è relativa alla concessione demaniale, presumo non all’azienda che ci sussiste che avrà un valore commerciale di avviamento etc.
    grazie
    Giampiero

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    Perche’ agli ambulanti a qui siamo sempre stati paragonati li anno tolti dalla bolkestein e noi no!!! Uscireve possibile andiamo in piazza e subito!!!!

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      Buongiorno Luca, come scritto nell’articolo, per risolvere la situazione delle concessioni balneari non è sufficiente escluderle dall’ambito di applicazione della direttiva Bolkestein. Infatti le spiagge, in quanto demanio pubblico, rientrerebbero comunque nei trattati europei che prevedono l’assegnazione tramite gara. Anzi, la Bolkestein dà persino qualche tutela in più (scarsità delle risorse, interesse transfrontaliero certo, eccetera). Insomma, è possibile escludere le spiagge dalle evidenze pubbliche anche lasciandole nel perimetro della Bolkestein.

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    Luigi Deplano says:

    Tutti state parlando di stabilimenti balneari e punti spiaggia che andando in gara hanno un tetto di € 200.000 per avere rilevanza internazionale, ma nessuno parla o nomina altri tipi di attività svolte nel demanio marittimo, vedi cantieri nautici, cantieri navali, rimessaggi, approdi e porti turistici, ristoranti e alberghi o foresteria, etc. etc. che il tetto di € 200.000 per la rilevanza internazionale e un’esiguità favorendo grossi gruppi economici a discapito degli attuali concessionari che diventerebbero preda del ribasso economico nella valutazione dei beni e non ammortizzati

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    Buongiorno, per chi come me ha uno stabilimento la cui concessione è del 2011 in scadenza al 31 dicembre 2020, cosa succederà?
    Nell’articolo si parla di concessioni rilasciate entro il 2010.
    Vi ringrazio anticipatamente per l’articolo in ogni caso molto esaustivo.

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      Per le concessioni rilasciate dopo il 2010, ovvero dopo l’abrogazione del rinnovo automatico, dovrebbe esserci una durata predeterminata e pertanto sono escluse dall’estensione di 15 anni.

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    Buon giorno Alex.Siamo piccoli concessionari dagli anni 80/90 .In primis come “noleggiatori di articoli da mare “e successivamente ,nel 2007,dopo il rinnovo e l’ampliamento delle concessioni,”spiagge attrezzate “, con la possibilita’di collocare ,ma solo durante la stagione,piccole strutture amovibili (un calvario autorizzativo decennale).le concessioni sono ancora oggi in scadenza al 31/12/2020 ed al momento non si intravede la volonta’ degli uffici preposti all’applicazione della legge per il rinnovo dei 15 anni.Naturalmente gli investimenti per le poche srutture,realizzate in passato sono certamente tracurabili.Cosa dovremmo aspettarci dalla futura riforma ?grazie

    • Alex Giuzio
      Alex Giuzio says:

      Buongiorno Andrea, ho tentato di far capire nel mio lungo articolo cosa dobbiamo aspettarci dalla futura riforma. Ulteriori elementi potranno essere noti solo dopo che il governo si deciderà a divulgare il testo del provvedimento a cui sta lavorando.
      Per quanto riguarda l’estensione di 15 anni, la legge resta valida e gli uffici comunali, volenti o nolenti, sono costretti ad applicarla.

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    Buongiorno,vogliamo parlare di chiarezza? giustizia? bene,cominciamo a mandare all’asta tutti quelgli Stabilimenti balneari che vanno ogni anno in gestione. Proprietari che fittano a cifre esorbitanti ( parliamo dai 45000 € sino a 80/90000€) strutture quasi sempre fatiscenti,dove tocca a te riverniciare,antiruggine,,manutenzione ombrelloni,lettini mare,comprare docce,utensileria ecc.. Ogni anno,siamo noi ad investire nelle loro attività!!!
    Gente che chiede nel migliore dei casi la metà della cifra in nero( mea culpa,ma devo lavorare).
    A San Benedetto del tronto ci sono circa 116 stabilimenti,e almeno il 70% è dato in gestione ,basta lasciarli aprire e farsi un giro negli stessi per vedere. stabilimenti che negli anni nn hanno investito nemmeno nelle passerelle in plastica, dove ancora chi si batte il petto non provvede nemmeno ad invistire in tavoli e sedie…ma di che parlate?? di giustizia? perseverare le aziende familiari??
    scavate sotto se volete essere equi, andate tra la gente se volete sapere! io purtroppo di questo ci vivo,(sotto ricatto in un certo senso) da circa 9 anni e le aste le pretendo,perchè se dentro quelle imprese ci sono io, se quelle imprese le sostengo con i miei soldi e il mio lavoro, voglio esserne padrone, non importa se per 10, 20 o30,voglio avere le loro stesse opportunità!
    In un paese come l’italia ,non potrò mai scendere in piazza contro le associazioni altrimenti, mettendoci la faccia,sarei fuori da tutto!
    un ultima domanda se mi è concesso;
    se gli stabilimenti e le concessioni sono di proprietà del demanio,come può essere definito chi lucra su un bene che effittavimante non è e non è mai stato di sua proprietà anche perché mi sembra di ricordare che le concessioni siano state concesse sin dall’inizio( dal prima berlusconi se non erro) con contratti di 6 +6,quindi non è stato mai affidato un bene a vita! io non conosco il termine,ma mi viene in mente INDEBITO ARRICCHIMENTO. chiedo scusa per la confusione nell’esprimere la situazione,ma sono una semplice lavoratrice,sono una di quelle che MANTIENE le imprese balneari di chi si assicura una rendita standosene comodo a casa.

    • Avatar

      Buongiorno Rosa, comprendiamo il suo punto di vista. Il subaffitto della concessione è un tema che andrà senz’altro affrontato nella riforma del demanio marittimo. Già nei disegni di legge dei governi precedenti si era tentato di tutelare i gestori delle spiagge, parlando per esempio di “esperienza professionale diretta” come criterio di preferenza, in modo da favorire i veri lavoratori del mare a scapito di chi ci lucra sopra. Inoltre, più volte si è tentato di inserire il divieto di subaffitto. Vedremo cosa uscirà dal dpcm di imminente uscita.

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    Nello Tizzoni says:

    Sono Nello, anche io balneare disperato. Domande:
    1. ma perchè la Spagna e il Portogallo hanno 75 anni di proroga? Non sono anche loro europa?Non dovrebbe il nostro Governo difendere la rostra categoria?.

    2. per chi ha acquistato la concessione prima dell’ingresso dell’italia nel recepimento Bolkestein, da precedente concessionaire, c’è un riconoscimento del valore per un eventuale subentrante? Chi stabilisce il quantum?

    3. Chi nel frattempo ha investito, come viene valutato il valore anche dell’avviamento commerciale?

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      Buongiorno Nello, proviamo a risponderle per punti.

      1. La disparità di trattamento rispetto a Spagna e Portogallo è da sempre uno dei cavalli di battaglia dei balneari italiani. Confidiamo che l’attuale governo tenga conto dell’ingente documentazione in materia che le associazioni di categoria hanno inviato.

      2. Il riconoscimento del valore commerciale a carico del concessionario subentrante è un altro dei punti fermi tra le richieste delle associazioni di categoria. Ancora non sappiamo come il dpcm del governo intende gestire la faccenda, che può essere articolata in vari modi (per esempio, secondo la legge 31/2016 della Regione Toscana sul cosiddetto “atto formale”, la perizia per stabilire il valore commerciale va stabilita da un tecnico nominato dal concessionario uscente) e secondo diversi criteri (la possibilità più plausibile è che venga seguita la norma UNI 11729:2018 sulla “Stima del valore di mercato delle imprese balneari”).

      3. Anche questo è un aspetto che dovrà decidere il dpcm del governo, del quale ancora non sappiamo nulla.

      Grazie per seguire attivamente il nostro lavoro di informazione.

  9. Avatar
    Piergiorgio says:

    Buongiorno
    nessuno ha posto il problema delle concessioni demaniali per uso abitativo
    Tutte le case che insistono sul demanio marittimo
    Rientra nello stesso decreto e regolamentazione?

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    Sono un ex balneario in pensione
    Voglio chiarire una diceria che circola nel mio ex ambiente.
    Parlo riguardo all’ allungamento del periodo di concessione in Spagna di 75 anni.
    Durante le mie recenti vacanze (2018-2019-) alle Canarie e a torremolinos, marbella, Valencia ecc mi sono interessato ( come ovvio) alla questione concessioni in questi posti famosissimi.
    Ebbene, parlando per esempio con gli addetti alla posa dei lettini e degli ombrelloni, mi è stato detto che loro sono alle dipendenze dei comuni e che le spiagge sono totalmente libere ( centinaia di kilometri, ) infatti chiunque può mettersi con il proprio asciugamano davanti alla “prima fila” e starci quanto vuole senza pagare un euro.
    Non solo, a fine giornata ,circa alle 19) gli addetti devono togliere TUTTI gli ombrelloni e TuTTI Ì lettini ed accatastarli in ordine in un luogo generalmente abbastanza vicino alla passeggiata a mare.
    Dunque tutte le spiagge rimangono …deserte di attrezzature fino al giorno successivo quando sempre gli addetti ( uno ogni 200 metri circa) ricominciano a rimettere gli ombrelloni ed i lettini ( in affitto a circa 12 euro 1 ombrellone e 2 lettini per tutto il giorno), rimanendo inteso che se qualcuno ( in genere moltissimi)
    Volesse posare il proprio ombrellone portato da casa o il proprio asciugamano davanti agli ombrelloni posati dagli addetti può tranquillamente farlo senza che nessuno possa in qualsivoglia modo impedirlo.
    Questa è la mia esperienza diretta e pratica fatta in tutte quelle spiagge menzionate ( dimenticavo Gandia, grosso comune sulla costa Blanca, con decine di km di spiagge frequentatissimo dagli inglesi).
    Rimango in attesa di delucidazioni da questa rivista che sempre ho letto ed apprezzato.

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    Invio un link che ( purtroppo!!!)
    Sfata il mito delle spiagge spagnole con concessioni private
    Rinnovate per 75 anni.
    Ho già fatto un commento su questo argomento.
    Questo giornale che ho sempre apprezzato per obbiettività e coerenza, forse
    Dovrebbe chiarire in maniera inequivocabile questa realtà spagnola.
    ( purtroppo, e lo dico da ex balneario in pensione!)
    Alimentare falsi miti non fa bene alla nostra categoria.
    https://www.lovevalencia.com/it/valencia-spiagge-ecco-principali-differenze-italia.html

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