Attualità Puglia

Un Comune ha revocato l’estensione al 2033 a quattro stabilimenti balneari

Clamorosa decisione a Castrignano del Capo, in Salento: il funzionario ha ritirato il prolungamento disposto lo scorso agosto, perché ritenuto "contrario al diritto comunitario"

Il Comune di Castrignano del Capo (Lecce) ha ritirato l’estensione fino al 2033 già rilasciata a quattro concessionari di stabilimenti balneari. La clamorosa decisione, motivata come «revoca in autotutela», è stata assunta in seguito alla circolare del Ministero delle infrastrutture che ha evidenziato la presunta illegittimità dell’estensione con il diritto europeo.

Il prolungamento fino al 2033 era stato protocollato cinque mesi fa dall’amministrazione comunale e la determina di annullamento dell’estensione è stata inviata ieri dal dirigente dell’ufficio tecnico comunale al demanio, l’ingegnere Gregorio Curri. Questi ha disposto «l’avvio del procedimento di annullamento d’ufficio dell’addendum all’atto concessorio avente a oggetto “Proroga ex lege della concessione demaniale marittima n. 5/2008 del 22/07/2008″», rilasciata lo scorso 21 agosto, «in quanto adottato in violazione al diritto comunitario». I quattro stabilimenti balneari colpiti dalla revoca, che insistono tutti sulla spiaggia salentina di Leuca, hanno ora trenta giorni di tempo per presentare un eventuale ricorso.

Il documento

Le motivazioni del sindaco: “Vittime di un sistema paradossale”

Il sindaco di Castrignano del Capo Santo Papa, interpellato dal Quotidiano di Puglia, ha giustificato così la decisione del suo funzionario: «Siamo al centro di una morsa. Da un lato il legislatore ha avallato la proroga seguendo le richieste degli imprenditori, dall’altra però c’è il Ministero delle infrastrutture che ha chiarito l’impossibilità del diritto nazionale di sopravanzare le indicazioni che arrivano dall’Europa. In mezzo, gli uffici comunali che non sanno che pesci prendere e rischiano pesanti conseguenze dal punto di vista penale. Aspettiamo un segnale da parte del governo, una comunicazione che illumini la strada per le amministrazioni comunali che non possono prendere decisioni così capitali, senza avere chiaro cosa potrebbe accadere. Non c’è serenità e per questo si arriva a cercare di tutelarsi come è possibile. Non siamo noi a dover dare una risposta, ma non possiamo essere neanche noi le vittime di un sistema paradossale».

Lo sconcerto di Federbalneari: “Un precedente molto pericoloso”

Furioso Mauro Della Valle, presidente di Federbalneari Salento, che annuncia: «Da parte di Federbalneari ci sarà tutto il sostegno necessario agli imprenditori danneggiati da questo provvedimento. È incomprensibile che a distanza di quasi un anno dalla pubblicazione, e quindi dopo una stagione passata a programmare investimenti, arrivi il dietrofront comunale. Ci troviamo di fronte a un paradosso dannoso per le tasche di chi lavora con passione e impegno. Siamo sconcertati: un dirigente non può sostituirsi al legislatore. C’è una chiara e volontaria disapplicazione di una norma».

«Credo che sia il primo caso in Italia in cui – prosegue Della Valle – invece di applicare una legge dello Stato, si faccia il percorso inverso, rinunciando a essere dalla parte di chi investe, a proprio rischio e pericolo. Ci sentiamo abbandonati e non intendiamo restare in silenzio. Avevamo suggerito di prendere spunto da quanto accaduto al Comune di Santa Marinella, con l’approvazione di una delibera che costituisce un buon indirizzo soprattutto a garanzia dell’operato amministrativo del dirigente responsabile dell’ufficio demanio marittimo e delle imprese balneari. Invece qui si torna indietro, lasciando aperta la porta a un pericoloso precedente che potrebbe significare la fine degli investimenti di carattere familiare sui lidi e le coste italiane».

Per quanto riguarda i concessionari colpiti dalla revoca dell’estensione, secondo Della Valle «i balneari non hanno nulla da temere: hanno depositato la richiesta, e questa è stata approvata e registrata, pagando il dovuto. Non credo che si possa pensare a un semplice rimborso».

Le responsabilità del caos e le soluzioni

Dopo la circolare della Procura di Genova che nei giorni scorsi ha invitato le amministrazioni comunali a non estendere le concessioni balneari fino al 2033, la revoca decisa dal Comune di Castrignano del Capo rappresenta un ulteriore elemento di panico e incertezza per gli operatori balneari. Si tratta infatti di un pericoloso precedente, che non può lasciare tranquilli nemmeno coloro che hanno già il titolo in tasca. Le responsabilità di questo fatto sono due:

  1. La controversa circolare del Ministero delle infrastrutture, inviata lo scorso dicembre, è andata ad alimentare il caos in una situazione che, prima di allora, era invece pacifica: l’estensione fino al 2033, disposta dalla legge 145 del dicembre 2018, non è stata infatti mai oggetto di nessuna procedura di infrazione europea né è al vaglio di valutazioni di legittimità costituzionale. La norma, insomma, è in vigore a tutti gli effetti, tanto che diverse amministrazioni comunali l’hanno applicata. Da un mese a questa parte, invece, la circolare del Mit ha aumentato i tentennamenti o, peggio, i ripensamenti di chi non vuole applicare l’estensione.
  2. L’estensione fino al 2033 è stata rilasciata con l’impegno contestuale, da parte del precedente esecutivo, di varare entro 120 giorni le linee guida per il riordino completo del demanio marittimo. Il governo Conte 1 non ha mantenuto questo impegno e il governo Conte 2, in base alle informazioni in nostro possesso, non avrebbe ancora iniziato a lavorarci. Finché questa riforma non sarà approvata, potrebbero verificarsi altri casi simili a quello del Comune salentino.

Come abbiamo evidenziato nel nostro appello dei giorni scorsi, è necessario che il Ministero delle infrastrutture faccia chiarezza con una nuova circolare, al fine di spingere tutti i Comuni costieri ad applicare la legge 145/2018: senza estensione, i titolari di stabilimenti balneari hanno in mano delle concessioni in scadenza il prossimo 31 dicembre 2020 e pertanto non possono investire né lavorare con serenità, con gravissimi danni per l’intero settore turistico costiero. Per il settore servono insomma regole certe al più presto, da concordare con l’Europa e con tutte le associazioni interessate.

Un’ultima riflessione riguarda poi la clamorosa revoca decisa dal Comune di Castrignano del Capo. L’estensione fino al 2033 era stata rilasciata ad agosto 2019 ed è plausibile che i quattro stabilimenti balneari salentini abbiano già pianificato investimenti consistenti, in vista dei quindici anni di orizzonte temporale. Come può essere possibile revocare con tale leggerezza un prolungamento già deciso? Non si è pensato alle possibili richieste di risarcimento da parte degli stabilimenti balneari o dei loro fornitori, in caso di ingenti spese già affrontate? Nei prossimi giorni si capirà come gli imprenditori intendono reagire.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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