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Riforma spiagge, governo al lavoro per decidere scenario dopo 2033

Il dpcm è in lavorazione tra i ministeri competenti: si tratta di un provvedimento amministrativo per attuare le linee-guida stabilite dalla legge 145/2018

Il governo è al lavoro sul provvedimento che riformerà la gestione delle concessioni sul demanio marittimo: il testo, sotto forma di decreto del presidente del consiglio (dpcm), andrà a stabilire cosa accadrà agli stabilimenti balneari e alle altre imprese sulla spiaggia dopo il 31 dicembre 2033, termine di scadenza dell’estensione istituita dal precedente governo Lega-5Stelle.

In seguito al tavolo interministeriale convocato ieri a Roma per lavorare sulla riforma, non esistono comunicazioni ufficiali sui contenuti del dpcm; pertanto tutte le indiscrezioni che stanno circolando in queste ore sono solo chiacchiere su un testo ancora in fase di lavorazione. L’unico fatto certo è che il dpcm sarà un provvedimento amministrativo per attuare le linee-guida fissate dalla legge 145/2018 che, oltre a prolungare le concessioni demaniali marittime di quindici anni, ha anche già stabilito i criteri per scrivere i contenuti del riordino generale della materia. Tali criteri prevedevano, tra l’altro, di effettuare una ricognizione completa delle concessioni sul demanio marittimo e di decidere un nuovo modello di gestione delle imprese balneari secondo parternariati pubblico-privati e rating di qualità e sostenibilità ambientale. Per poter capire come questi princìpi saranno convertiti in norme, è bene attendere di leggere una versione definitiva del provvedimento per poterlo giudicare con cognizione di causa.

I commenti delle associazioni di categoria

Così il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione ha riferito gli esiti del tavolo di ieri: «Grazie all’intensa, ancorché riservata, interlocuzione che abbiamo con i diversi ministeri interessati, le informazioni sul tavolo tecnico sono succintamente le seguenti: a) il lavoro di scrittura del dpcm sta procedendo in perfetta continuità con quanto già elaborato dal precedente governo; b) il perimetro di discussione è dato dalla legge 145/2018, per cui non si va a modificare il suo impianto ivi compreso il differimento di quindici anni delle concessioni vigenti; c) il lavoro continuerà speditamente con cadenza settimanale o al massimo quindicinale».

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«Apprezziamo il lavoro che gli uffici legislativi dei diversi ministeri interessati stanno facendo e l’impegno profuso per l’avvio dell’indispensabile azione riformatrice nel solco di quanto stabilito dalla legge 145/2018 – prosegue Capacchione – ciononostante restano tutti i motivi di allarme della categoria per i ritardi intollerabili dei Comuni e delle Autorità di sistema portuali nell’applicazione della legge medesima. Confermiamo, pertanto, la necessità di una mobilitazione dei balneari che sia la più ampia e unitaria possibile, secondo modalità che andremo a concordare e condividere, come è nostro costume, con le altre organizzazioni del settore».

Anche Cna Balneari, tramite una dichiarazione congiunta del coordinatore Cristiano Tomei e della portavoce Sabina Cardinali, ha commentato le indiscrezioni emerse dal tavolo di ieri: «Cna Balneari è impegnata a tutelare quanto sancito con la legge 145/2018 sulla durata delle concessioni per ulteriori 15 anni. Ed è altrettanto impegnata e attenta affinché il dpcm, all’esame del tavolo tecnico, contenga quanto enunciato nella stessa legge di bilancio rispetto al dopo 2033: sostenere con determinazione la tutela del legittimo affidamento per scongiurare procedure comparative per l’attuale comparto balneare».

Cosa stabilisce la legge 145/2018

Dal momento che il dpcm attuerà i criteri fissati dalla legge 145/2018, vale la pena ricordare, a oltre un anno di distanza, cosa stabiliva la norma che ha esteso le concessioni balneari fino al 2033. Nella legge, approvata a dicembre 2018, si era deciso che il governo avrebbe dovuto varare il dpcm entro lo scorso 30 aprile, e anche se tale termine è scaduto e la maggioranza in parlamento è cambiata, il provvedimento amministrativo a cui stanno lavorando i ministeri del turismo e delle infrastrutture dovrà comunque attenersi a quanto scritto nella legge 145/2018: in questo modo si renderà più solida l’estensione fino al 2033, che fu giustificata dall’impegno a riordinare la materia.

Nel dettaglio, la legge 145/2018 aveva imposto di stabilire le condizioni e le modalità per effettuare la ricognizione e la mappatura del litorale e del demanio marittimo costiero, al fine di fissare i criteri per strutturare:

  • «un nuovo modello di gestione delle imprese turistico-ricreative e ricettive che operano sul demanio marittimo secondo schemi e forme di partenariato pubblico-privato, atto a valorizzare la tutela e la più proficua utilizzazione del demanio marittimo, tenendo conto delle singole specificità e caratteristiche territoriali secondo criteri di sostenibilità ambientale; qualità e professionalizzazione dell’accoglienza e dei servizi; accessibilità; qualità e modernizzazione delle infrastrutture; tutela degli ecosistemi marittimi coinvolti; sicurezza e vigilanza delle spiagge»;
  • «un sistema di rating delle imprese balneari e della qualità balneare»;
  • «la revisione e l’aggiornamento dei canoni demaniali posti a carico dei concessionari, che tenga conto delle peculiari attività svolte dalle imprese del settore, della tipologia dei beni oggetto di concessione anche con riguardo alle pertinenze, della valenza turistica».

Un’analisi più approfondita della legge 145/2018 a proposito di demanio marittimo era già stata elaborata da Mondo Balneare in un articolo pubblicato subito dopo l’approvazione della norma e ci torneremo nei prossimi giorni, non appena avremo notizie più precise sui contenuti del dpcm.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2010 è uno dei giornalisti italiani più esperti e autorevoli in materia di turismo balneare, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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      Buongiorno Franco, sui pertinenziali non abbiamo ancora notizie, ma è certo che il dpcm in fase di elaborazione affronterà anche questa questione. Daremo notizie non appena avremo in mano qualcosa di ufficiale.

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