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Balneari, ecco la legge sulle gare delle spiagge. Pasticcio del governo

I Comuni dovranno istituire i bandi e decidere la durata delle concessioni. Previsti indennizzi per i concessionari uscenti e riforma totale dei canoni. Ma molti elementi non tornano.

Per gli imprenditori balneari italiani gli ostacoli sembrano non finire mai, e a distanza di sette mesi dalla legge che ha esteso le concessioni di quindici anni, il governo combina un vero e proprio pasticcio e fa trapelare una bozza di legge segreta – di cui Mondo Balneare è in possesso – che istituisce le gare delle spiagge in maniera molto controversa, tra intenti positivi (innovare il settore, tutelare l’ambiente, riqualificare le imprese, riordinare i canoni) ed elementi negativi (la bizzarra classifica a punti tra balneari, l’assenza di qualsiasi distinzione tra nuove e vecchie concessioni, la mancanza del riconoscimento del valore commerciale delle imprese).

Per sapere qualcosa di ufficiale in più si dovrà aspettare mercoledì 31, quando le associazioni di categoria incontreranno il ministro Gian Marco Centinaio a Roma. Nel frattempo, in questo articolo ricostruiamo i fatti degli ultimi giorni e pubblichiamo il testo integrale del disegno di legge e la nostra analisi.

Cosa è accaduto

Martedì scorso sono trapelati sulla stampa i contenuti della legge che il governo si starebbe apprestando a varare per riformare la gestione delle spiagge (vedi notizia), in notevole ritardo rispetto al termine del 30 aprile stabilito dall’ultima legge di bilancio, ma soprattutto senza che nel testo si parli di esclusione degli attuali stabilimenti balneari dalle gare e dalla direttiva europea Bolkestein, come invece aveva più volte promesso il ministro Centinaio che si sta occupando direttamente della riforma.

A distanza di cinque giorni dalla fuga di notizie, Centinaio non ha né smentito né confermato pubblicamente i contenuti della bozza di legge. Un comportamento alquanto strano, se pensiamo che lo scorso aprile, quando Repubblica pubblicò una “fake news” in merito a una presunta procedura di infrazione in arrivo dall’Europa, il ministro si era giustamente affrettato a negare la veridicità della notizia (vedi articolo). Abbiamo dunque ragione di ritenere che questo testo corrisponda al reale intento del governo, il quale andrebbe in questo caso a disattendere le promesse fatte durante la campagna elettorale, che hanno portato un notevole afflusso di voti alla Lega da parte dei balneari.

Solo ieri mattina la segreteria di Centinaio ha convocato le associazioni di categoria per mercoledì prossimo a Roma, e ciò rappresenta la seconda anomalia di questa vicenda. Finora infatti il governo aveva mantenuto il massimo riserbo sui contenuti della riforma, senza nemmeno sottoporla ai sindacati, che sono stati convocati solo dopo che la bozza di legge è scappata dalle stanze segrete del ministero. Un atto dovuto, giunti a questo punto, per chiarire la posizione ufficiale del governo – ma non si capisce perché Centinaio si sia ostinato a lavorare senza la collaborazione delle associazioni (a cui peraltro aveva chiesto di indicare i nomi dei tecnici per costituire un tavolo di lavoro, mai convocato). Anziché scomparire dopo avere esteso le concessioni di quindici anni, un confronto immediato con i sindacati sui successivi passi da affrontare avrebbe forse evitato l’accumularsi di tensioni dovute all’attesa, e la bozza di legge non sarebbe stata recepita in maniera così improvvisa e negativa come invece è avvenuto. Pur rimanendo un alleato della categoria, sembra insomma che il ministro abbia commesso qualche errore di valutazione che ha portato all’esplodere del caso.

Ma soprattutto – e qui le colpe sono numerose, articolate e diffuse – sarebbe forse stato meglio non ridurre la discussione dell’ultimo anno in “sì alle gare / no alle gare” o “Bolkestein sì / Bolkestein no”. Ciò ha portato infatti a un dibattito incentrato per l’ennesima volta solo sulle evidenze pubbliche delle spiagge, che trascura tutti gli altri temi legati all’innovazione di cui il settore ha un profondo bisogno e che la riforma di Centinaio cerca giustamente di affrontare.

Il testo della riforma e la nostra analisi

La bozza di legge di cui siamo in possesso, proveniente da fonti autorevoli, è articolata in 18 pagine.

Il suo intento, esplicitato all’articolo 1, è quello di dettare «le condizioni e le modalità di esercizio e gestione delle concessioni demaniali marittime al fine di tutelare, valorizzare e promuovere i beni demaniali marittimi, assicurandone la più proficua utilizzazione in relazione alle specificità e alle diverse caratteristiche tipologiche e territoriali». Per fare ciò, il governo all’articolo 2 impegna innanzitutto le Regioni e le Autorità portuali a raccogliere entro due anni dall’entrata in vigore della legge una mappatura completa delle spiagge in concessione, di quelle libere e di quelle concedibili, nonché delle imprese che operano in questo settore e dei canoni da esse sostenuti.

L’articolo 3 è dedicato al grave problema dell’erosione costiera: sembra che il governo non voglia impegnarsi a varare una strategia nazionale di difesa della costa e nemmeno a stanziare delle risorse, ma semplicemente intende impegnare le Regioni a programmare entro due anni un piano di difesa della costa e di ripascimento degli arenili. Tuttavia va segnalato che si tratta solo di una prima stesura dell’articolo, essendo presente l’appunto “Riscrivere a cura del MATTM“, ovvero il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Speriamo dunque che questo passaggio venga migliorato, visto che l’erosione rappresenta un problema molto più grave della Bolkestein.

L’articolo 4 va a definire in maniera generica gli “Impegni del concessionario balneare” in tema di ambiente, sicurezza, accessibilità e promozione, mentre l’articolo 5 va a definire la formula del “Parternariato pubblico-privato“: «Al fine di stabilire un nuovo modello di gestione delle imprese concessionarie nel settore turistico-ricreativo – afferma il ddl – gli enti concedenti promuovono forme aggregative e stabiliscono idonei percorsi tecnico-amministrativi per l’affidamento in uso del demanio marittimo anche attraverso modelli di parternariato pubblico-privato volti a garantire la conservazione e la tutela degli ecosistemi locali costieri […], armonizzare le azioni sul territorio per uno sviluppo sostenibile […], promuovere la riqualificazione ambientale […], individuare indirizzi e azioni per il miglioramento della qualità dei servizi resi dalle imprese balneari, favorendo l’innovazione e la diversificazione dell’offerta turistica».

A entrare nel merito delle evidenze pubbliche pensa l’articolo 6, che istituisce un “Elenco nazionale degli operatori economici idonei a concorrere per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative“. Tenuto presso il Ministero delle politiche agricole e del turismo e deciso da un’apposita commissione di quattro funzionari ministeriali e un rappresentante dell’Agenzia del demanio, l’elenco sarà riservato a chi avrà svolto attività imprenditoriale nel settore turistico-ricreativo in una concessione detenuta in qualsiasi paese dell’Unione europea, e assegnerà un punteggio da 1 a 5 in base a vari elementi tra cui l’esperienza, la tipologia di impresa, le politiche in tema di ambiente e accessibilità, il possesso di certificazioni eccetera.

Ed ecco spuntare in maniera esplicita le gare delle spiagge, regolamentate dall’articolo 7 intitolato “Svolgimento delle procedure per l’affidamento delle concessioni“. «L’ente concedente disciplina la procedura per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative nel rispetto di quanto previsto dall’ordinamento dell’Unione europea – recita la bozza di legge – assicurando nella redazione dei relativi bandi il rispetto dei necessari principi di libertà di stabilimento, di pubblicità, di trasparenza, di partecipazione, di non discriminazione e di parità di trattamento». Si tratta di parole pressoché identiche a quelle contenute nel disegno di legge del precedente governo Gentiloni, che fu molto contestato da Centinaio. E a differenza di quest’ultimo, nella riforma del governo Conte non si fa nemmeno una distinzione tra le concessioni nuove e quelle già esistenti.

Alle gare potranno partecipare solo gli operatori iscritti all’elenco di cui all’articolo 6 ma – e qui c’è un’anomalia – a prescindere dal punteggio assegnato, che dunque non si capisce bene a cosa serva. Inoltre, prosegue il testo, «l’offerta presentata dal concorrente è accompagnata da un piano economico-finanziario asseverato da un istituto di credito» che «deve garantire la sostenibilità economica del progetto a base dell’offerta».

La riforma non vuole istituire una durata fissa delle concessioni a livello nazionale, demandando la decisione ai Comuni. E per quando riguarda il concessionario uscente, è previsto solo un indennizzo a carico del concessionario subentrante «pari al valore degli investimenti non ammortizzati». In una parola, lo zero assoluto rispetto al valore commerciale dell’impresa, che in questa legge non viene affatto riconosciuto e che sarà senz’altro uno dei temi di discussione durante l’incontro di mercoledì.

Infine c’è il tema dei canoni, disciplinato dall’articolo 8, in cui il governo si impegna a «rivedere integralmente i criteri di computo dei canoni concessori abbandonando l’attuale calcolo sulla base dei valori Omi», quelli cioè dei pertinenziali. Si entra nel dettaglio all’articolo 10, in cui si esplicita la volontà di istituire un sistema di canoni tabellari calcolati in base alla tipologia di attività e alla valenza turistica (suddivisa nelle tre fasce di “bassa”, “media” e “alta” che sarà decisa dalle Regioni).

La bozza di legge integrale può essere scaricata in pdf cliccando qui.

Alcune domande al ministro Centinaio

Confidando che il governo faccia maggiore chiarezza nei prossimi giorni, rivolgiamo alcune domande al ministro Centinaio che speriamo possano trovare risposta nel corso dell’incontro di mercoledì prossimo con le associazioni di categoria:

  • Perché nel testo della riforma non si parla di esclusione dalla direttiva Bolkestein, come era stato promesso più volte?
  • Perché il decreto istituisce le evidenze pubbliche delle spiagge senza distinguere tra vecchie e nuove concessioni? E perché vi sono dei concetti che furono contestati quando a usarli fu il governo Gentiloni?
  • Perché la legge è in notevole ritardo rispetto al termine del 30 aprile? E perché il ministro non si è confrontato prima con le associazioni di categoria?

Torneremo sul tema nei prossimi giorni, pubblicando ulteriori analisi non appena il testo sarà ufficializzato, e concentrandoci soprattutto sui notevoli margini di miglioramento che senza dubbio saranno oggetto di discussione nelle prossime settimane.

I commenti della politica

In merito ai contenuti della bozza di legge, ieri abbiamo pubblicato i commenti di alcuni esponenti politici:

• Gasparri (Forza Italia): ”No ad altre norme, spiagge fuori da Bolkestein” (leggi l’articolo »)
• Fidanza (Fratelli d’Italia): ”Da governo bozza di riforma preoccupante” (leggi l’articolo »)

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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