Fiba-Confesercenti Toscana

Balneari, Gazzoli (Fiba): “Sentenza Tar Toscana non riguarda atti formali”

Il presidente regionale di Fiba-Confesercenti fa alcune importanti precisazioni sull'articolo pubblicato stamane da Mondo Balneare

«In merito all’articolo “Spiagge, Tar mette in dubbio concessioni rilasciate senza evidenza pubblica“, pubblicato stamane su Mondo Balneare, quale presidente di Fiba-Confesercenti Toscana ritengo doveroso compiere alcune precisazioni nell’interesse di tutti quegli iscritti che oggi mi hanno contattato disperando che la sentenza del Tar avesse travolto le loro concessioni ventennali e che la sorte di esse fosse stata accomunata a quella delle concessioni rilasciate ai sensi della legge n145/2018». Così esordisce una nota di Stefano Gazzoli, presidente regionale di Fiba-Confesercenti Toscana. «Sebbene nel titolo si dia chiaramente conto del biasimo del Tar per concessioni rilasciate in violazione del principio di trasparenza, nel testo dell’articolo si legge che il concessionario interessato avrebbe domandato l’applicazione della legge regionale toscana n. 31 del 9 maggio 2016», prosegue Gazzoli. «Leggo poi che grazie alla legge regionale 31/2016 centinaia di operatori si sarebbero “messi in tasca” un titolo concessorio ventennale prima che la Corte costituzionale avesse “annullato alcune parti della legge toscana”».

«Fiba Toscana è da anni in prima fila per promuovere soluzioni salva-imprese. Grazie a queste iniziative centinaia di operatori sono stati traghettati oltre la deadline del 31 dicembre 2020 e cioè oltre il termine dell’ultima proroga legale dei titoli concessori in essere rilasciati anteriormente al 31 dicembre 2009», sottolinea il presidente Gazzoli. «Nel 2015, nella pendenza quindi del contenzioso “Promoimpresa”, la via principe, perché a portata di mano, è stata individuata nella presentazione di domande di cosiddetti atti formali ai sensi dell’art. 03, comma 4-bis, del DL n. 400/1993 smi, introdotto dal comma 253 della Legge 27 dicembre 2006, n. 296. Si tratta di una previsione che è tuttora in vigore e che, all’epoca, aveva già superato l’occhiuto sindacato della Commissione europea, la quale, un colpo dopo l’altro, aveva fatto abbattere dapprima il diritto di insistenza e poi la regola del rinnovo automatico sessennale».

«In buona sostanza – spiega il presidente di Fiba Toscana – il citato comma 4-bis consente (tuttora) di richiedere il rilascio di una concessione avente durata massima di vent’anni in ragione di investimenti da effettuare. Si tratta quindi di un procedimento rispettoso del principio di trasparenza in quanto soggetto a forme di pubblicità e quindi all’esposizione della richiesta ad eventuali domande concorrenti. Inoltre, il fatto che la durata della concessione venga commisurata all’entità degli investimenti garantisce sia il rispetto del legittimo affidamento dell’operatore concedente, il quale formula la propria domanda sulla base di un piano economico-finanziario, sia il principio di proporzionalità, in quanto il bene demaniale viene sottratto alla concorrenza per un tempo adeguato a salvaguardare l’investimento del privato».

«Grazie anche a Fiba-Confesercenti, le incertezze iniziali di alcuni Comuni toscani a dare applicazione al comma 4-bis sono state superate con l’approvazione della legge regionale n. 31 del 9 maggio 2016, la quale ha disciplinato i criteri e le condizioni per il rilascio di concessioni ultrasessennali», precisa Gazzoli. «La legge 31/2016 è stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale. Con sentenza n. 157/2017 la Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità della previsione normativa concernente l’indennizzo al concessionario uscente, ritenendo che esorbitasse dall’ambito di competenza normativa regionale. La Corte non ha tuttavia avuto alcunché da osservare circa il rilascio di concessioni ultrasessennali. La prima precisazione da compiere è quindi che, diversamente da quanto adombrato, i concessionari toscani hanno conseguito il titolo ultrasessennale in base alla legge regionale n. 31/2016 proprio perché la Corte costituzionale non ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina procedimentale. Tant’è che anche successivamente alla sentenza n. 157/2017 molte imprese hanno continuato “a mettersi in tasca un titolo più lungo in maniera legittima”».

«Ma ciò che mi preme di più osservare – aggiunge il presidente regionale di Fiba – è che la sentenza del Tar Toscana non ha proprio niente a che fare con le domande di atto formale, come disciplinate dalla legge regionale toscana n. 31 del 9 maggio 2016. Dall’esposizione di fatto della sentenza n. 79/2022 ricavo che in data 23 marzo 2016 la ricorrente “domandava il prolungamento del rapporto concessorio per ulteriori anni 20 ex art. 3, comma 4-bis, D.L. n. 400/1993 s.m.i., rappresentando di aver investito € 1.038.785,85 e che per ammortizzare tale somma sarebbero stati necessari ulteriori anni 21“. La domanda di prolungamento è stata quindi presentata il 23 marzo 2016 e quindi anteriormente all’approvazione la legge regionale n. 31 del 9 maggio 2016. Sempre dalla sentenza del Tar 79/2022 ricavo inoltre che la concessione demaniale del ricorrente fosse stata rilasciata nell’anno 2010. La stessa prevedeva la facoltà del concessionario di avvalersi di quanto previsto dal comma 4-bis dell’art. 03 DL n. 400/1993. È unicamente questa clausola convenzionale che è stata colpita dalla sentenza del Tar, il quale richiama i principi, desumibili dalla sentenza “Promoimpresa” e dalle decisioni dell’adunanza plenaria del 9 novembre scorso, per affermare che tale clausola è stata costruita come una proroga legale “laddove la valutazione concreta dell’entità e della rilevanza economica delle opere, limitando l’incidenza dell’attività valutativa caso per caso al solo dimensionamento quantitativo, è destinato a rilevare solo in punto di dosimetria della durata all’interno della cornice normativamente prefissata“. La portata della sentenza del Tar è quindi limitata all’effetto giuridico di una clausola convenzionale, ma ciò non ha intaccato il procedimento di cui all’art. 03, comma 4-bis, DL n. 400/1993 smi, riguardo al quale il Tar precisa anzi che esso è “tuttora vigente”».

Conclude Gazzoli: «Immagino che si capisca la premura di rassicurare centinaia di operatori, il cui brutto risveglio di stamani è dovuto a un equivoco che, come visto, può essere facilmente chiarito».

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Fiba Confesercenti

Fiba (Federazione italiana imprese balneari) è la federazione sindacale di categoria degli stabilimenti balneari, in seno a Confesercenti.
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  1. La pubblicazione del ” rende noto” prevista dalla legge toscana non sopperisce all obbligo di espletare i bandi.
    Pertanto anche questi titoli sono decaduti

    • ma davvero ci sara’ quakcuno che reclamera’ ” affidamento” perche’ e’ riuscito ad ottenere un atto formale sulla base di una perizia giurata di un giometra di 20 anni che con 700 euro di compenso ha fatto una perizia di 4 milioni di valore per uno stabilimento ? E con semplice rende noto ? Senza una minima pubblicita’, in violazione ,ad esempio ,dei proncipi della 241.90 ? Non mi sembrano blindati questi atti formali

  2. ………ma non vi è stata alcuna evidenza pubblica nel concedere le proroghe con formulazioni di atti formali in violazione della direttiva europea tutelando,di fatto, illegittimamente i concessionari attuali….

  3. Nikolaus Suck says:

    Francamente questo mi sembra voler negare l’evidenza e arrampicarsi sugli specchi.
    Quella che cerca di sostenere FIBA era appunto la tesi difensiva del ricorrente: “il complesso di censure attivate dalla parte ricorrente poggia sul duplice, complementare assunto per cui, da un lato, oggetto del presente giudizio non è una proroga automatica ex comma 18° dell’art. 1 D.L.
    n. 194/2009 s.m.i. ovvero ex commi 682-683 dell’art. 1 legge n. 145/2018, cui soltanto sarebbero da riferire le conclusioni delle citate decisioni dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato; e, dall’altro, la domanda della società ricorrente riposa invece sull’art. 1,comma 2°, della c.d.m. n. 2/2010, il quale fa salva la facoltà del concessionario “di avvalersi di quanto previsto dal comma 4-bis dell’art. 03 D.L. 5 ottobre 1993, n. 400 conv. in legge 4 dicembre 1993, n. 494, in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare, già introdotto al momento della
    conclusione del procedimento e tuttora vigente”.
    MA il TAR NON è d’accordo e “DIVERSAMENTE osserva” e risponde che “non solo ed a monte, i principi affermati dalla giurisprudenza nazionale e euro-unitaria convergono nel senso di
    estenderne gli effetti anche a moduli che, al fuori di uno stretto ed asettico automatismo, valorizzino l’entità e la rilevanza economica delle opere da realizzare; ma, anche ed a valle, che pure con riferimento alla presente fattispecie siffatta valorizzazione NON possa comportare né un possibile effetto di proroga né un preliminare obbligo di riscontro.”
    Ovvero, in poche parole, la Plenaria si estende anche oltre le proroghe automatiche e a casi come la 494/93 e gli atti formali, e pure in quei casi, come quello deciso, impedisce l’effetto di proroga e la valutazione degli investimenti.
    E non è vero nemmeno l’affermazione dell’articolo secondo cui “La Corte [Costituzionale] non ha tuttavia avuto alcunché da osservare circa il rilascio di concessioni ultrasessennali” perché l’incostituzionalità della legge regionale Toscana sarebbe stata dichiarata solo “ritenendo che esorbitasse dall’ambito di competenza normativa regionale”.
    La sentenza del TAR Toscana smentisce pure questo, precisando al contrario che a prescindere e al di là dell’aspetto della competenza statale o regionale, la Corte Costituzionale “esprima un quadro di principi che copra anche diposizioni successive ed in linea con l’attuale quadro normativo di riferimento, ma soprattutto NON LIMITI il proprio intervento AL DATO ESTRINSECO DELLA VIOLAZIONE FORMALE delle regole di riparto ex art. 117 Cost., ma sorregga il proprio scrutinio ANCHE CON PARAMETRI DI MERITO LEGATI AL DATO SOSTANZIALE della conformità di
    tali assetti di disciplina con gli invocati parametri costituzionali e, per via interposta, euro-unitari.”
    Ovvero, stringendo: la Corte Costituzionale non ha detto solo che la Regione ha invaso le competenze statali, ma anche che in ogni caso il meccanismo delle proroghe con atto formale, chiunque lo preveda, non va bene e viola principi e giurisprudenza sia nazionali che europei.
    In effetti no, non dormirei affatto sonni tranquilli.

  4. E anche perche, la dichiarazione di illegittimita’ costituzionale della norma,nella parte in cui prevedeva l’ indennizzo, ha efficacia ex tunc; eppertanto l’atto, formatosi su un presupposto non piu’ esistente, e’ viziato alla radice(perche’ eventuali controinteressati, senza l’ indennizzo di 4 milioni[!!], avrebbero forse voluto concorrere). Con la conseguenza che il provvedimento non solo non e’ mai divenuto definitivo per il decorso dei 18 mesi(diventa definitivo se per l’atto – valido – viene fatta la regolare pubblicita’, e non solo un “rende noto”), ma addirittura per esso potra’ parlarsi di “inesistenza”, tanto cara al Prof. Sandulli

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