Norme e sentenze

Spiagge, Tar mette in dubbio concessioni rilasciate senza evidenza pubblica

Secondo il tribunale amministrativo della Toscana, la recente sentenza del Consiglio di Stato ha espresso principi validi anche per i tutti i prolungamenti dei titoli fatti senza pubblicità

Con la pronuncia n. 79/2022 dello scorso 26 gennaio, il Tar Toscana ha dato ragione al Comune di Follonica che contestava la legittimità della richiesta dello stabilimento “Ultima spiaggia”, il quale aveva presentato domanda di concessione ventennale senza evidenza pubblica, chiedendo l’applicazione della legge regionale 31/2016 che prevedeva il rilascio di un nuovo titolo a fronte di un piano di investimenti.

pouf Pomodone

Come funzionava la legge 31/2016

La legge 31/2016 della Regione Toscana regolamentava una procedura nota come “atto formale”, attraverso la quale il titolare di una concessione demaniale marittima aveva la possibilità di presentare domanda per ottenere un nuovo orizzonte temporale fino a un massimo di vent’anni, impegnandosi con un adeguato piano di investimenti e passando tramite procedura di evidenza pubblica. In caso altri soggetti avessero voluto concorrere alla gara, avrebbero dovuto impegnarsi a versare al precedente titolare un indennizzo pari al 90% del valore commerciale dell’impresa, in base a perizia redatta da un tecnico nominato dal concessionario in essere.

All’epoca dell’approvazione della norma regionale, le concessioni balneari erano prorogate solo fino al 31 dicembre 2020; per questo furono oltre quattrocento gli imprenditori del settore che decisero di sfruttare l’opportunità di ottenere una scadenza fino al 2036. Un anno dopo la Corte costituzionale ha annullato alcune parti della legge toscana (in particolare quello sul riconoscimento dell’indennizzo), ma i quattrocento concessionari avevano fatto in tempo a mettersi in tasca un titolo più lungo in maniera legittima.

Il contenzioso di Follonica

Chiedendo l’applicazione della legge regionale toscana, nel 2016 lo stabilimento “Ultima spiaggia” di Follonica aveva presentato un piano di investimenti di oltre un milione di euro e chiesto un nuovo titolo ventennale per poter ammortizzare la somma, ma senza passare dalla pubblica evidenza. L’amministrazione comunale aveva dapprima negato la richiesta, poi l’aveva accolta calcolando tuttavia i vent’anni a partire dal 2010, ovvero dall’anno di rilascio della concessione originale, fissando dunque la scadenza al 2030. Il titolare dello stabilimento “Ultima spiaggia” ha perciò presentato ricorso, ma il tribunale amministrativo ha dato ragione al Comune di Follonica citando la recente sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato che ha annullato la validità di tutti i titoli in essere.

Nel respingere il ricorso del concessionario, il Tar Toscana ha stabilito che «i principi affermati dalla giurisprudenza nazionale e euro-unitaria convergono nel senso di estenderne gli effetti anche a moduli che, al fuori di uno stretto ed asettico automatismo, valorizzino l’entità e la rilevanza economica delle opere da realizzare; ma, anche ed a valle, che pure con riferimento alla presente fattispecie siffatta valorizzazione non possa comportare né un possibile effetto di proroga né un preliminare obbligo di riscontro». In particolare, prosegue il giudice, «l’Adunanza Plenaria, richiamando in termini la sentenza del 14 luglio 2016 CGUE nelle cause riunite C-458/14 e C-67/15 (Società Promoimpresa e altri) – premesso il principio secondo cui il diritto dell’Unione impone che il rilascio o il rinnovo delle concessioni demaniali marittime (o lacuali o fluviali) avvenga all’esito di una procedura ad evidenza pubblica (punto 14 delle sentenze nn. 17 e 18) – abbia precisato che i presupposti canoni assiologici di non discriminazione in base alla nazionalità e di parità di trattamento e gli obblighi di trasparenza e di pubblicità debbano trovare “applicazione ad ogni fattispecie […] che dia luogo a prestazione di attività economiche o che comunque costituisca condizione per l’esercizio di dette attività” (punto 15 delle sentenze)».

Dopo avere ricordato che «anche la Corte costituzionale, a partire dal 2010, è più volte intervenuta sulla questione, dichiarando costituzionalmente illegittime alcune disposizioni regionali – per mancato rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento U.E. (art. 117, primo comma, Cost.) – che prevedevano proroghe delle concessioni demaniali marittime in favore dei titolari delle concessioni», la sentenza sottolinea che, nonostante «i giudici europei indubbiamente, quanto alla tutela del principio di affidamento, contrappongono all’impossibilità che la stessa possa porsi a sostegno di una proroga automatica (istituita dal legislatore nazionale e applicata indiscriminatamente a tutte le autorizzazioni in questione) la diversa considerazione per cui la stessa richiede una valutazione caso per caso che consenta di dimostrare che il titolare dell’autorizzazione poteva legittimamente aspettarsi il rinnovo della propria autorizzazione e ha effettuato i relativi investimenti», «nondimeno, proprio concretizzando tale ultimo rilievo – e lungi (diversamente dalla prospettazione dell’odierna parte ricorrente) dal fondare un obbligo di valutazione sull’an della proroga cui si correla un’aspettativa giuridicamente rilevante in tal senso riconosciuta all’operatore economico uscente – la stessa Corte precisa che il fine di tutelare il legittimo affidamento dei titolari di tali autorizzazioni, in quanto consente di ammortizzare gli investimenti da loro effettuati, potrà trovare consistenza solo al momento di stabilire, secondo trasparenza e par condicio partecipationis, le regole della procedura di selezione dei candidati potenziali».

Per questo motivo, secondo il giudice «l’amministrazione che intenda procedere a una nuova concessione del bene demaniale marittimo con finalità turistico-ricreativa, in aderenza ai principi eurounitari della libera circolazione dei servizi, della par condicio, dell’imparzialità e della trasparenza, ai sensi del novellato art. 37 cod. nav., è tenuta ad indire una procedura selettiva e a dare prevalenza alla proposta di gestione privata del bene che offra maggiori garanzie di proficua utilizzazione della concessione e risponda a un più rilevante interesse pubblico, anche sotto il profilo economico», e pertanto «la proroga legale delle concessioni demaniali in assenza di gara non può avere cittadinanza nel nostro ordinamento». Ciò secondo il Tar riguarda anche le concessioni rilasciate tramite atto formale, in quanto «la valutazione concreta dell’entità e della rilevanza economica delle opere, limitando l’incidenza dell’attività valutativa caso per caso al solo dimensionamento quantitativo, è destinato a rilevare solo in punto di dosimetria della durata all’interno della cornice normativamente prefissata. Ne discende che, anche sotto tale angolo prospettico, l’assetto assiologico e la modulazione organizzativo-procedurale delineata dalle citate decisioni dell’Adunanza Plenaria devono trovare rigorosa applicazione, con conseguente congruità istruttorio motivazionale dei gravati provvedimenti».

Per approfondire

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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