Norme e sentenze Toscana

Consulta annulla legge Toscana su concessioni balneari

La legge consente di ottenere titoli ventennali, ma la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo sull'indennizzo per il concessionario uscente perché in contrasto con la normativa nazionale.

La Corte costituzionale ha annullato due importanti pezzi della norma regionale toscana che garantiva fino a 20 anni di concessione agli imprenditori balneari. Con una sentenza emessa lo scorso 23 maggio e depositata solo ieri, la Consulta ha dichiarato illegittima una parte della legge 31/2016 della Regione Toscana, cassando il comma 1, lettere C e D dell’articolo 2 sull’indennizzo per il concessionario uscente, che era tra i criteri per il rilascio delle concessioni pluriennali. Tale misura, secondo la Corte, è in contrasto con la normativa nazionale e invade la competenza esclusiva dello Stato in materia di “tutela della concorrenza”.

La legge 31/2016 della Regione Toscana, approvata a maggio dello scorso anno, tentava di restituire certezza agli imprenditori balneari regolamentando una procedura legale e nota al pubblico come “atto formale”: il concessionario aveva cioè la possibilità di presentare domanda per ottenere una nuova concessione, impegnandosi con un piano di investimenti e passando tramite procedura di evidenza pubblica per avere un orizzonte temporale certo dai 6 ai 20 anni. In caso altri soggetti avessero voluto concorrere alla gara, avrebbero dovuto impegnarsi a versare al precedente titolare un indennizzo pari al 90% del valore commerciale dell’impresa, in base a perizia redatta da un tecnico nominato dal concessionario in essere. Ed è proprio questo aspetto, che rappresentava una garanzia per allontanare potenziali concorrenti e dunque per evitare agli attuali balneari di perdere la propria azienda, a essere stato cassato dalla Consulta. Gli imprenditori di spiaggia toscani si ritrovano così senza il pilastro che per un anno ha permesso loro di ottenere nuove concessioni ventennali (400 circa quelle già rilasciate – che restano valide perché avvenute prima della sentenza – sulle 900 totali di questa regione). La legge toscana aveva insomma permesso di evitare, in maniera facoltativa, gli effetti della direttiva europea Bolkestein del 2006, che ha imposto all’Italia l’abrogazione del regime di rinnovo automatico per aprire allo scenario delle evidenze pubbliche (attualmente oggetto di un disegno di legge in approvazione alla Camera dei deputati).

Questi i passaggi più significativi della sentenza:

4.3.– Sarebbe, poi, invasa la competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile, nella parte in cui, con legge regionale, si impone al concessionario subentrante il pagamento del predetto indennizzo. Si darebbe luogo, in tal modo, ad una deroga all’art. 49 del regio decreto 30 marzo 1972, n. 327 (Codice della navigazione), che limita l’acquisizione alle sole opere non amovibili, sempre che l’amministrazione interessata non preferisca optare per la riduzione in pristino dell’area demaniale, a spese del concessionario uscente.

[…]

6.4.1.– Assume, a tale fine, rilievo determinante la previsione del pagamento
dell’indennizzo da parte del concessionario subentrante.
A prescindere dalle giustificazioni addotte dalla Regione a sostegno della scelta normativa in esame, è di chiara evidenza che un siffatto obbligo, cui risulta condizionato il subentro al concessionario uscente, influisce sensibilmente sulle prospettive di acquisizione della concessione, rappresentando una delle componenti del costo dell’affidamento.
La previsione dell’indennizzo di cui al citato art. 2, comma 1, lettera d), subordinando il subentro nella concessione all’adempimento del suindicato obbligo, incide infatti sulle possibilità di accesso al mercato di riferimento e sulla uniforme regolamentazione dello stesso, potendo costituire, per le imprese diverse dal concessionario uscente, un disincentivo alla partecipazione al concorso che porta all’affidamento.
La normativa regionale impugnata viola dunque la competenza esclusiva statale in materia di «tutela della concorrenza», non essendo peraltro qualificabile come proconcorrenziale (sentenze n. 165 del 2014 e n. 288 del 2010).
6.4.2. – L’inscindibile correlazione dei precetti normativi oggetto delle lettere c) e d) impone di riferire ad entrambe la dichiarazione di illegittimità costituzionale.

La legge regionale toscana era stata impugnata dal governo il 30 giugno 2016. Analogamente, proprio nei giorni scorsi il consiglio dei ministri ha compiuto lo stesso atto con le leggi regionali sulle concessioni balneari del Friuli Venezia Giulia (vedi notizia) e dell’Abruzzo (vedi notizia) e anche per questi provvedimenti si dovrà attendere il giudizio della Corte costituzionale, che per la Toscana è invece già arrivato con la cancellazione di uno dei suoi pilastri.

La stessa Consulta ha cancellato anche la perizia giurata di stima sul valore dell’azienda, che – secondo la legge toscana – dovrebbe essere pagata dal concessionario subentrante. Secondo la tesi della Corte costituzionale, anche tale misura viola la competenza esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza, influendo inoltre sulle possibilità di accesso al mercato.

Il governo si era opposto anche a un terzo aspetto della legge toscana, quello dell’obbligo di gestione diretta dello stabilimento balneare da parte del concessionario (cioè il divieto di sub-concessione), ma in questo caso la Corte non ha ravvisato profili di illegittimità costituzionale, lasciando l’articolo valido.

Ora, senza più la garanzia dell’indennizzo, è molto probabile che l’opportunità aperta dalla legge regionale toscana non sarà più abbastanza sicura per gli attuali operatori, facendo presupporre lo stop delle domande per ottenere nuove concessioni: infatti la legge, anche se rimane in vigore, non ha più il suo paracadute più importante per i concessionari in essere.

> Il testo integrale della sentenza, tratto da Consulta Online, è scaricabile cliccando qui (pdf, 13 pagine).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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